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lavoro pubblicato domenica 20 marzo 2016
ultima lettura mercoledì 4 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Pessimismo antropologico

di Enricadea. Letto 402 volte. Dallo scaffale Pensieri

Lo dicevano Hobbes e Rousseau, che la natura umana è per natura naturalmente snaturata. Il filosofo dei lumi recitava: “la proprietà privata è la disfatta dell’uomo”, ma lui di fronte a un tale declino aveva già.....

Lo dicevano Hobbes e Rousseau, che la natura umana è per natura naturalmente snaturata. Il filosofo dei lumi recitava: “la proprietà privata è la disfatta dell’uomo”, ma lui di fronte a un tale declino aveva già individuato la soluzione per risollevarsi, costituire una società fondata sulla compartecipazione e la ricerca della felicità collettiva.
D’altronde il “porgi l’altra guancia” è un principio già predicato dal più importante uomo sulla faccia della terra, il Signore che tutto può e che è ordinatore di quest’universo.
Ma sarà giusto pensare che percorrere i sentieri propostici dalla Chiesa o da scrittori intramontabili basterà all’intera umanità per redimersi dalle proprie colpe?
La verità è che tra il segugio a caccia della propria preda e il datore di lavoro affamato di smania per il controllo non esiste alcuna differenza.
E allora tanto vale munirsi di telecamera e riprendere una tipica giornata d’ufficio, così come vengono registrati i servizi su National Geographic, saremmo affascinati allo stesso modo?
Non possiamo far altro che rimanere a bocca aperta ammirando la velocità con cui il ghepardo rincorre la gazzella e quando questa meno se lo aspetta viene assalita dal suo cacciatore, divenendo il suo pasto per la giornata.
Beh, ho assistito pressappoco alla stessa scena giusto qualche giorno fa.
Ma non mi trovavo nelle distese della savana.
Ero semplicemente seduta al computer, quando vengo a sapere che un mio caro familiare ha appena perso il posto di lavoro.
Potrei raccontarvi tutta la vicenda, ma probabilmente a pochi interesserebbe e altri virerebbero dritti al punto della questione, che vi presento in poche parole: la meschinità del genere umano è disumana.
Non ho ancora a che fare con il mondo del lavoro, mi definisco ancora protetta dalla mia campana di vetro che, ahimè, sta lentamente crepandosi e quando si frammenterà del tutto ho paura di sapere che sarà questo il mondo a cui verrò incontro.
Non aveva avuto mica tutti i torti Gulliver a rintanarsi nella sua stalla per non percepire neanche più l’odore di quei “fetidi umani”. Peccato che la vita da equino non mi intrighi parecchio, altrimenti nella stalla mi ci sarei trasferita già da un pezzo.
E’ proprio vero allora che “only the fit survive”, ma con quale scopo?
Abbiamo lottato per anni con l'intento di ottenere l’uguaglianza e la libertà personale e di questo la storia ci è insegnante. E adesso che i moti rivoluzionari si sono placati che cosa continueremo a scrivere?
Tra qualche secolo le future generazioni ci leggeranno nei libri di scuola e quello che apprenderanno sarà un concetto semplice, l’odio reciproco.
Non c’è rispetto, non c’è dignità o compassione, in parole povere non c’è umanità.
Che cosa voglia dire uomo non lo so più neanche io, ma se dovessimo riscriverne la definizione potrebbe essere la seguente:
«uomo - uò·mo, - sostantivo maschile.
Soggetto munito di un cuore e di un cervello, ma incapace di coordinare entrambe le cose per garantire la sua felicità e quella di coloro che gli stanno accanto. Il suddetto “uomo” è parte integrante di una comunità, ma gli risulta impossibile realizzarlo, a tal punto da nuocere gravemente al benessere altrui, solo per preservare il proprio.
Sin. “bestia/animale”// risultato non completamente attendibile, probabilmente gli animali sono molto più umani dell’uomo stesso».


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