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lavoro pubblicato domenica 20 marzo 2016
ultima lettura martedì 7 gennaio 2020

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Ora che sono morto

di stefanoiodice. Letto 601 volte. Dallo scaffale Pensieri

Stavo solo bevendo un caffè in compagnia di un amico. Poi un dolore improvviso, inaspettato, intenso, alla nuca.  Non c'erano state avvisaglie fino a quel momento. A 46 anni non ti aspetti che certe cose possano accadere proprio a te. In fo...

Stavo solo bevendo un caffè in compagnia di un amico. Poi un dolore improvviso, inaspettato, intenso, alla nuca. Non c'erano state avvisaglie fino a quel momento. A 46 anni non ti aspetti che certe cose possano accadere proprio a te. In fondo sei ancora giovane, tutto sommato ancora in forma, vai a giocare a calcetto e reggi abbastanza bene il tempo di gioco. Solo una volta, mentre eravamo in famiglia, mio suocero mostrava ai presenti di un pranzo domenicale, il suo nuovo amico; lo sfigmomanometro digitale. A turno, i presenti morivano dalla voglia di rilevarsi la pressione a vicenda, immedesimandosi in esperti del settore della medicina; “quanto hai? 126/78? E' ottima! Brava alla zia! Vedi che camminare ti fa bene?”. Alla zia a quel punto, le si disegnava un sorriso quasi imbarazzato, ma sincero. Era sollevata. Come se il suo quadro di salute si potesse riassumere da quei due numeri che quel piccolo monitor mostrava. Poi di nuovo sotto con un altro. Prendi il bracciale, infilalo al braccio, stringi bene, avvia la funzione. Il tutto condito da suspense e trepidazione. Poi ancora complimenti, pacche sulle spalle, sorrisi vivaci e sotto con il prossimo. Ogni tanto qualche rimbrotto era riservato per chi adottava delle abitudini scorrette di vita e superava le soglie pressorie al di sopra dei limiti massimi consentiti dalla OMS, consultati durante la rilevazione, da internet, con le varie voci che descrivevano il range del soggetto; 'pressione arteriosa normale', 'pressione arteriosa accettabile', 'pre-ipertensione', 'ipertensione stadio 1'...

Sarebbe arrivato anche il mio turno, ma non ne avevo voglia. Dopo un pranzo domenicale, quante variabili potevano influire sulla rilevazione di quei numeri? Poi non mi andava di far parte di tutto quel teatrino inutile. Cedetti alle provocazioni di chi mi prendeva in giro; “sicuro avrà la pressione a 200 con tutto il caffè che prende!”.

La curiosità ebbe il sopravvento; “dai metti sto cazzo di bracciale e vediamo un po'!”.

Ci sono migliaia di possibilità che possono portarci a un trapasso precoce. Questo succede ogni giorno. Un incidente, un malore improvviso… Se vivessimo nella savana dovremmo fare come le zebre quando sfuggono dai leoni. Perché i leoni, a parità di mezzi, ci farebbero comunque il culo. L'uomo però è una macchina perfetta. Ha saputo evolversi e prendere così il sopravvento verso tutte le altre specie. È solo per questo che molti di noi sono ancora vivi, perché fanno parte di una specie che nel proprio istinto protegge i propri simili. Come fanno d'altronde tante altre specie animali. Certo, ma è l'uomo che ha preso in mano lo scettro del potere. Chissà quale evento potrebbe ribaltare le cose. Il classico asteroide che colpisce il pianeta, su milioni di miliardi di altri pianeti disponibili, la ancor più classica tempesta solare della quale parlano i media ogni anno, come se il suo arrivo fosse sempre più imminente, quasi come l'arrivo di una nuova stagione televisiva. Quanto ci sguazzano invece su alieni, virus letali, cambiamenti climatici, un bel raffreddore globale, un vulcano con un giramento di coglioni più grosso del dovuto, la nostra autodistruzione che passa da diverse tappe che avvengono contemporaneamente, come la fame, la mancanza d'acqua, la povertà, le guerre civili, le guerre nucleari. Queste per elencare solo quelle che solleticano maggiormente la nostra fantasia, quelle che secondo noi sono le più probabili, perché il nostro sapere e la nostra saggezza ha messo in preventivo queste cause. Quella saggezza che non ha assimilato ancora, almeno in maniera globale, come mettere da parte quelle cause “evitabili” da parte nostra. A lungo andare il pianeta non sarà poi così clemente. Possiamo creare tutte le cose artificiali che vogliamo. Purificare l'acqua sporca di merda per berla tranquillamente, respirare con le bombole di ossigeno, mangiare micro pillole che contengono tutti i fabbisogni necessari al nostro sostentamento. A parte capire se quella sarà poi una vita degna di essere vissuta, dobbiamo essere quanto meno un minimo furbi per lasciarci un'alternativa valida nel caso tutto ciò non dovesse andare in porto. Quella alternativa, nel caso estremo appena elencato, è la natura. Ragionamenti questi che possiamo fare con spavalderia perché molto improbabile di vederle accadere prima che ci esploda un aneurisma in testa o semplicemente morire di vecchiaia nel letto di casa propria con profumi di incenso che pervadono la stanza. Sarebbe quello l'ideale. Andarsene sulla soglia degli 80-90 anni con una vita piena di soddisfazioni. Un lasso di tempo che per noi è tanto lungo che nei sistemi celesti equivale a una grattata di culo da parte del sole. Quanto tempo ci vuole per far esplodere sto cazzo di pianeta? Quante grattate di culo ci vogliono prima che una tempesta di asteroidi si abbatta su tutte queste teste di cazzo? Saranno affari delle generazioni future. Ecco che rientra in gioco il senso di protezione che abbiamo nei confronti dei nostri simili. Perché non essere così incisivi nel prevenire tale catastrofe come faremmo nel caso di un pericolo immediato? Oltre a a riflettere su tali circostanze, cosa posso fare io come individuo oltre a essere soggiogato dai giochi di potere dei quali sono vittima e nello stesso tempo protetto e protettore? Non sta a me cambiare il mondo, questo è chiaro. È chiaro pure che questo è il ragionamento che compie la quasi totalità degli uomini. È chiaro che la facoltà di riuscirci ricade su un manipolo di individui che detengono il potere ed è nelle loro coscienze che deve smuoversi qualcosa. Saranno loro che in punto di morte capiranno di aver vissuto tutto il tempo necessario a poter fare qualcosa. Quel qualcosa però non è stato fatto. Capiranno solo in quel momento di aver scaraventato la loro insulsa vita nella merda. Sarà troppo tardi, per loro e per tutti. Quindi parlando di cose, come detto prima, “evitabili”, quanti cicli di vita e morte devono passare prima che un bambino, senza colpa alcuna, non potrà più correre fuori a giocare perché l'aria sarà irrespirabile e l'anarchia prenda il sopravvento per sovvertire il sistema che ci regge in piedi, o meglio dire in ginocchio, prima che i popoli si annientino a vicenda per mancanza di acqua, per diversità di cultura, per denaro, per euforia scatenata da frustrazione, per motivi che sempre ci sono stati e sempre ci saranno. Queste cose stanno già accadendo e ci preoccupiamo di un ipotetico pericolo che possa arrivare dal cielo. Quale saggezza possiede l'uomo? Poi guardo il mondo da una prospettiva diversa. Vedo un pianeta popolato da uomini che insieme sono riusciti a costruire tutto ciò che vediamo, che usiamo, che migliora la nostra vita giorno dopo giorno. Sto parlando di cose troppo in grande. Rientro nel mio mondo, composto da particelle più elementari. Dal mio nucleo. Me ne sono andato troppo presto. Sarebbe stato bello poter vedere tutte queste cose ancora per un po'. Solo ancora per poco… Sapere almeno con un leggero anticipo quanto tempo ancora mi restava. Avrei potuto dire al mio capo che è una testa di cazzo, provarci con la mia collega che ogni mattina mi sventola il culo sotto il naso, mandare a cagare il globo intero e subito dopo riabbracciarlo, mangiarmi l'ultima pizza, provare la cocaina, provare il paracadutismo, veder crescere il figlio di mia sorella ancora per un po', andare in una spiaggia nudista, distruggere la mia auto affinché nessuno dopo di me la guidasse, andare allo stadio a vedere il Barcellona o i Mondiali di calcio, dipingere di verde il mio studio, bruciarmi tutti i miei risparmi in cene extralusso e massaggi thailandesi, andare in Brasile, dare mille euro al lavavetri del semaforo, prendere a sprangate la porta di ingresso dei miei vicini che non hanno rispetto degli altri condomini, ubriacarmi fino a svenire, pisciare da un'auto in corsa, puntare i miei soldi al casinò... Sarei riuscito a fare felice ancora una volta mia moglie, che ora piange sfogliando l'album del nostro matrimonio. Povera donna. Una relazione tra alti e bassi, come tante. È una donna forte. Mi ha insegnato a dare il giusto peso alle cose. Quando ci siamo conosciuti scattavo per ogni cosa; la pianta secca, il mobile che non si chiudeva bene, l'allergia a quel cazzo di tappeto che ci regalò sua mamma… L'amore che ci univa però era forte e ha permesso alle nostre strade di non allontanarsi troppo. Ha avuto molta pazienza, ma mi amava e per questo fino all'ultimo non mi ha mai fatto mancare la sua presenza. Poi i periodi di noiosa abitudine con i quali tutti prima o poi devono farci i conti. Allontanarsi però non era facile, qualcosa ci ha sempre tenuto vicini. Voleva un figlio, ma il mio egoismo non le ha permesso di realizzare un desiderio primordiale che una donna come lei meritava di raggiungere. Lei però è ancora in tempo. Da questo letto non mi alzerò mai più. Li sento i discorsi del personale medico mentre fanno il giro di vista di noi “poveri vegetali” -così li chiamano alla tv-, trattenuti a forza su questa terra da farmaci che oltre a permetterci di respirare tramite un tubo, lentamente divorano quel che rimane dei nostri organi. Viene tutti i giorni a trovarmi. Mi stringe la mano. La speranza in lei è ancora viva, ma io non ho la possibilità di dirle che è finita. Ho tanti rimpianti e se solo avessi la certezza di avere ancora una sola possibilità di riuscire a riscattarmi, lo giuro, lo farei. Avrei dovuto almeno avvis…

Oh cazzo… è un allarme! L'ennesimo del monitor… Suona ancora!…


No! È la sveglia! Sono le 7:00. Stavo solo sognando. Sono qui. Sono ancora qui che respiro, senza tubo, senza fili, tutto intorno a me gira come prima! Tornerò in ufficio. Farò la stessa vita di prima. Ho visto gli errori che ho fatto ma che mai cercherò di rimediare.




Commenti

pubblicato il domenica 20 marzo 2016
toPnBlock1salvatore, ha scritto: Dare mille euro al lavavetri è proprio una bella cosa! Mi è piaciuta l'allusione a una "botta di pressione" e la suspance generata nel momento della misurazione: sorta di evento premonitore in cui s'incontrano il gioco cretino e l'istinto della specie a proteggersi, da cui, tutte le altre riflessioni. Non mi sono piaciute le frequenti parolacce :)

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