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lavoro pubblicato mercoledì 16 marzo 2016
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Iskander

di Chozo. Letto 403 volte. Dallo scaffale Fantasia

Racconto di introduzione di un personaggio del gioco di ruolo Anima: Beyond Fantasy. Uno di molti...

Il vecchio guerriero cadde in ginocchio, la sua testa un nido di dolore ronzante, un braccio avvolto attorno alle costole spezzate. Accanto a se stava un suo compagno, il cranio fracassato. La luce di fronte a lui lo accecava, eppure il sole era alle sue spalle. La sua spada era spezzata, la sua unità distrutta, tutto in troppo poco tempo per poter comprendere appieno le cause.

“Animo, miscredenti, animo! Mostratemi la forza della vostra fede malata! Non avrete tradito l’Impero così a cuor leggero, spero!”

Il guerriero con un grugnito si tirò in piedi. Un grido dietro di se lo fece voltare brevemente, giusto per vedere uno dei pochi non ancora morti o feriti scagliarsi verso la radiazione luminosa da cui era uscita quella voce strafottente. Un fendente a due mani da sopra la testa, il rumore di un impatto metallico, il suo corpo coperto di cotta di maglia volare brevemente e schiantarsi di schiena al suolo.

La stella fasulla era spenta, al suo posto stava di nuovo il maledetto giovane con i suoi tre scudi macchiati di sangue. I suoi occhi marroni scrutavano sgranati da sotto il suo ciuffo biondo inzuppato di sudore, un sorriso da maniaco gli sconvolgeva i lineamenti affascinanti mentre roteava in modo derisorio la mazza stretta nella mano destra. La sua armatura era decorata con i leoni dell’Impero, ma invece della solita solennità o magnificenza questi trasmettevano la ferina crudeltà delle bestie che erano. La parte più peculiare della sua tenuta erano indubbiamente i tre dischi metallici incastrati nel suo braccio destro, uno all’altezza della mano, uno del gomito ed uno della spalla andando in ordine di dimensione. Il primo aveva i bordi affilati come lame, il secondo era tondeggiante e liscio come vetro ed il terzo massiccio e coperto di spesse borchie. Il suo nome era Iskander, uno degli uomini più odiati e temuti all’interno dell’Alleanza. Vedendolo in azione non era difficile capire perché.

Altri due guerrieri accorsero urlando, scattando in direzioni opposte cercando di accerchiarlo. Il giovane li accolse con una risata, voltandosi verso il suo avversario di destra lasciando la schiena completamente coperta all’altro. I due sembrarono esitare di fronte a quella vistosa apertura, cosa che Iskander non si fece sfuggire, scattando come una furia sullo sprovveduto che aveva di fronte.

“Cosa aspetti? Uccidimi! Avanti!”

La sua mazza prese a mulinare come una tempesta, senza alcun pensiero al difendersi o al preoccuparsi di cosa lo circondasse. La sua vittima riusciva a malapena a frapporre la spada tra se e la testa metallica che rischiava ad ogni fendente di spezzarlo in due, incredulo e terrorizzato. Vedendo il suo compagno in pericolo quello alle spalle del giovane si smosse, scagliandosi in un facile affondo verso la sua schiena indifesa. Volarono scintille, la sua carica si interruppe bruscamente e senza preavviso, l’elsa della spada gli si conficcò dolorosamente in petto e gli tolse tutto il fiato. A meno di un metro dal suo bersaglio era comparsa a mezz’aria una barriera luminosa dai contorni indefiniti, solida come una parete di mattoni, su cui aveva sbattuto in piena carica venendone prevedibilmente respinto. Iskander lasciò istantaneamente cadere l’assalto verso l’uomo che aveva di fronte come se non stesse aspettando altro, voltandosi e scagliandosi contro il nemico che aveva cercato di coglierlo nel suo punto cieco, fracassandogli la mandibola con un brutale colpo di mazza. Senza nemmeno aspettare che questo finisse di cadere a terra continuò la rotazione, tornò verso il suo bersaglio originale e gli tirò un pugno in pieno viso, mirando con il lato affilato dello scudo che gli copriva la mano. Il disgraziato cercò nuovamente di frapporre la sua arma, ma la lama della spada si spezzò di netto ed il bordo tagliente gli affondò nel setto nasale e si assestò in profondità nel suo cervello, uccidendolo all’istante.

Iskander scosse il braccio sinistro come se vi fosse atterrato un disgustoso insetto ed il cadavere cadde a terra in una postura scomposta. L’uomo che poco prima lo aveva attaccato con tanta baldanza ed era stato respinto a terra aveva osservato l’intera scena con orrore crescente, ed ora che l’attenzione del mostro si stava di nuovo spostando su di lui qualcosa sembrò crollare nel suo animo di combattente. Voltò le terga e si diede ad una fuga scomposta prima ancora di finire di alzarsi, strappando manciate d’erba come un animale in preda al panico.

“Così, un prode combattente dell’Alleanza di fronte ai propri compagni uccisi sceglie la fuga. Disgustoso. Non meriti nemmeno un inseguimento”

Il giovane, una smorfia di disappunto dipinta sul volto, fece un gesto rabbioso verso il fuggitivo con lo scudo macchiato di sangue. Per un attimo il bordo affilato sembrò illuminarsi come se incandescente, poi una sottile falce radiosa si staccò da esso e schizzò con la velocità di un dardo di balestra verso il suo bersaglio, affondando in profondità nelle sue cosce prima di svanire come un riflesso passeggero. Il codardo cadde rovinosamente in avanti, ma appena si riprese dall’impatto ricominciò a strisciare con la medesima foga, se non con più disperazione.

Il vecchio guerriero si avvicinò zoppicando, raccolse la spada che il suo compagno aveva lasciato cadere e gliela infilò pesantemente nella schiena, inchiodandolo al suolo.

“Ha ragione, sai?” rispose con severità di fronte al suo sguardo sconvolto, prima di vederlo sciogliersi nell’abbraccio della morte.

Facendo leva con un piede estrasse l’arma dal cadavere, respirò profondamente e si avvicinò al giovane, di nuovo sorridente.

“Mi piace il tuo atteggiamento, vecchio. Sembri della stessa generazione del mio povero padre. Una spanna al di sopra di questi incapaci senza fede né convinzione. Qual’è il tuo nome?”

“Gunther, figlio di Johan. Non è necessario che mi dica il tuo, Iskander dalla Criniera Vermiglia. La tua fama ti precede. Quello che non sapevo è che una qualche stregoneria presta il suo aiuto inglorioso alle tue gesta”

“Nessuna stregoneria, Gunther. Questa è solo la forza della mia dedizione, nonché frutto dell’allenamento che mi è stato impartito. Dio ha voluto donarmi molta più energia di quanta possa contenerne il mio umile corpo. Ma basta parlare di me. Voglio sapere cosa ci fa qualcuno con abbastanza dignità da fronteggiarmi con tutte quelle costole rotte in un’armata di infami traditori”

Il vecchio guerriero si tolse l’elmo scheggiato ed impugnò la spada con entrambe le mani. Non aveva speranze di uscirne vivo, il massimo che poteva sperare di fare era ferire quella bestia e sperare che qualcuno dopo di lui lo finisse. Anche se di famiglia povera era comunque un fiero figlio di Togarini e come tale sarebbe morto.

“Non è traditore chi per primo è stato tradito. La linea dei Sacri Imperatori è spezzata, sul trono siede la figlia del folle che ha preteso la nostra ubbidienza mentre dava la Chiesa in mano ad una strega ed eliminava chiunque osasse andargli contro. Le terre degli eretici si sono ribellate a noi, il Supremo Arcivescovo non riconosce la successione e sguardi predatori guardano alle nostre terre come già servite loro su di un piatto d’argento. Necessitiamo un leader forte ed esperto per riportare l’equilibrio, un uomo come il Signore della Guerra Gaul, non una ragazzina mai uscita dalla capitale”

“Nonostante il rispetto che provo per te, questo non mi sembra un bel modo di parlare della donna che amo, Gunther”

Il vecchio guerriero rimase interdetto, fermo in una posizione di guardia, mentre il suo avversario lo studiava con sguardo improvvisamente serio.

“Stai parlando dell’Imperatrice?” chiese alla fine, ancora incredulo di fronte a quell’improbabile annuncio.

“E di chi altri potrei, mio stolto nemico? Figlia dell’Imperatore Maledetto, cresciuta tra le sue guardie, coraggiosa abbastanza da proclamare libertà di religione nelle sue terre e di affrontare il terribile mondo della politica rifiutando nettamente qualsiasi matrimonio di circostanza. Amica e discepola dei più formidabili cavalieri dell’Impero, protetta del Signore della Guerra Von Horsman, cosa può essere se non la donna ideale?”

Iskander puntò la mazza lorda di sangue verso il suo basito avversario, il suo folle sorriso radioso di fierezza innominabile.

“Per lei muovo il mio braccio, per lei difendo le sue terre, per lei seguo gli ordini dei miei superiori e agisco nel bene dell’Impero. Anche se non risponderà mai al mio affetto, anche se non udirà mai il mio nome od osserverà mai il mio viso, solo il pensiero di poter essere strumento del suo sogno è un motivo d’essere che mi basta per questa vita e per la successiva. Voi miscredenti, chiusi nel vostro terrore e nel vostro dubbio, ciechi di fronte alla sua radiosità ed alla sua magnificenza, avete scelto di tradirla piuttosto che di riporre in lei la giusta fiducia. Per questo verrete puniti. Per questo verrete estirpati. Era e sarà mio privilegio fare di voi un esempio, mostrarvi cosa è la vera dedizione, la vera ed unica fede che un uomo può e deve provare”

Durante il suo lungo monologo la situazione nel resto del campo di battaglia si stava ormai stabilizzando, e non a favore dell’Alleanza. Si erano infiltrati nel territorio dell’Impero in un tentativo di sabotaggio non ufficiale, in quanto le due potenze non erano ancora in guerra, incappando nella peggiore delle unità che potessero capitare loro. Sembravano essere a conoscenza dei loro piani, ma volendo ancora evitare una guerra aperta invece di denunciarli avevano scelto di fare un massacro per cercare di dissuadere futuri tentativi. Per quanto non fossero nemmeno vicini al livello di fanatismo ed abilità di Iskander, gli uomini sotto il suo comando si battevano come demoni completamente privi di pietà o paura, esilarati dalla loro stessa giustizia. La maggior parte dei compagni di Gunther era morta, il resto si stava dando ad una fuga disorganizzata, eppure i più esperti, consapevoli della sconfitta, continuavano a lottare cercando di provocare più danni possibile prima della fine. Adesso si stavano riunendo intorno a lui, attirati dalla possibilità di abbattere il comandante avversario, così perso nelle sue folli proclamazioni da non considerare il rischio in cui si stava mettendo.

Eppure Gunther aveva visto come combatteva il giovane, aveva imparato a diffidare delle aperture che mostrava. Il suo bel volto era arrossato di passione, eppure i suoi occhi frementi scorrevano con lucidità su ognuno dei nuovi arrivati che si avvicinava minaccioso. Nell’istante in cui i rinforzi sembrarono terminare ed i guerrieri che portavano lo stemma blu dell’Alleanza si prepararono a caricare nel loro ultimo impeto, la sua arringa terminò ed i suoi scudi si accesero di un bagliore ultraterreno, risuonando di un terribile ruggito. Il vecchio guerriero riconobbe la forma della fonte di luce questa volta, finalmente nitida senza essere abbagliante: la parola Elisabetta, il nome dell’Imperatrice, tracciata con elegante calligrafia e ripetuta infinite volte in intrecci complessi che si avvolgevano attorno al braccio del giovane come una qualche splendida pianta esotica. Poi la radianza si fece accecante, Gunther urlò e si gettò nel suo affondo finale, percependo senza vedere la presenza dei compagni al suo fianco mentre nelle sue orecchie risuonava la voce infervorata del suo folle nemico.

“Venite, miscredenti! Svanite nella luce di Sua Maestà!”




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