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lavoro pubblicato martedì 15 marzo 2016
ultima lettura venerdì 12 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LE RAGAZZE DELLA CAYENNA

di Adelaide Amori. Letto 521 volte. Dallo scaffale Generico

L’afa soffocante e intollerabile di quest’estate torrida, costringe le persone a cercare un po’ di refrigerio verso le spiagge del...

L’afa soffocante e intollerabile di quest’estate torrida, costringe le persone a cercare un po’ di refrigerio verso le spiagge del litorale romano.

Anche Tosca e Adelaide si fanno contagiare da quest’esodo forzato alla ricerca di brezza marina.

Amiche da sempre. Delle due Adelaide è la fagottara[1] D.O.C. e se ne fa un vanto!

Anche stamane è stracarica di roba per il mare, compreso un frigorifero portatile al cui interno giace ogni bendidio.

Tosca ha portato l’essenziale!

Dopo aver parcheggiato rigorosamente al sole, le due ragazze si dirigono verso l’ingresso della spiaggia libera attrezzata, dove ormai da anni sono delle habituè: La Cayenna.

La spiaggia è gestita da ex detenuti. È ben curata.

La parte che circoscrive il chiosco-bar è adibita a giardino, con tanto di praticello all’inglese e cespugli di macchia mediterranea.

Dopo il rito del caffè, consumato in piedi al bancone del bar, le amiche affittano due lettini, si spogliano, si ricoprono di crema protettiva e infine si spalmano al sole.

Tosca si accende una sigaretta che fuma frettolosamente. Adelaide non sopporta il sole a lungo e corre a bagnarsi.

L’acqua non è un granchè, ha un colore simile a quello del Gange, però è fresca.

Decide di fissare un punto imprecisato dell’orizzonte, per distogliere lo sguardo dalla fogna in cui galleggia.

Mentre fa vagare i pensieri, cullata dall’acqua, intona persino un motivetto: “Mare, mare, mare, voglio annegare…”

Il bagno dura un quarto d’ora poi, sopraffatta dal voltastomaco, esce e si dirige verso una delle docce all’aperto.

Lì c’è un trucido[2] che con meticolosità si sta sciacquando i gioielli di famiglia, rimestando nei boxer come in una busta di cozze. La scena è disgustosa e Adelaide opta per un’altra doccia di poco più lontana, ma sgombra.

Tornata dall’amica si ristende al sole.

Tosca sta leggendo un libro di Vittorio Sgarbi: “Nel nome del figlio”.

A differenza di Adelaide, lei è una lettrice accanita e onnivora, nello stesso periodo riesce a portare avanti anche tre o quattro letture!

Ma il loro passatempo preferito è un altro.

Da supine, con il volto semicoperto dal tettuccio del lettino, le ragazze della Cayenna sbirciano il popolo che anima quel lembo di spiaggia. Dalla massa confusa e colorata dei costumi e degli ombrelloni, emergono di tanto in tanto personaggi degni di nota, che diventano i protagonisti dei brevi romanzi che le ragazze cuciono loro addosso, proprio come un bravo sarto fa con i vestiti dei suoi migliori clienti.

Ora sono concentrate su un povero vecchio, che hanno ribattezzato “la cornacchia” per via del suo aspetto fisico.

In effetti l’uomo ha una testa minuta dalla quale spunta un naso adunco, similmente ad un becco.

I capelli sono corti, lisci, un po’ radi… concentrati soprattutto sulla nuca. La schiena è leggermente incurvata.

Il collo striminzito s’inserisce su due flosce spallucce. Il busto dell’uomo è corto, nella quasi totalità occupato da un’imponente pancia. Sotto di essa, dai boxer di un blu scolorito, spuntano due zampette da uccello.

La cornacchia è un gran marpione[3]. Con fare furtivo si avvicina a una giovane donna cinese, piuttosto corpulenta, che sta facendo il bagno e in quattro e quattr’otto attacca bottone.

Lei accetta di buon grado l’assedio dell’anziano signore e ne sembra compiaciuta. I due parlano animatamente e la “cornacchia”, lentamente, si fa sempre più vicino alla sua preda.

Dopo un po’ Tosca ed Adelaide distolgono lo sguardo dai due colombi.

Tosca torna a leggere. L’altra continua un andirivieni spasmodico tra lettino e mare, riducendo il telo da spiaggia alla stessa stregua di uno strofinaccio per pavimenti.

Passa un quarto d’ora e Adelaide, annoiata, ripunta lo sguardo sulla cinese e il vegliardo.

Nel frattempo c’è stata una svolta: sono entrambi sdraiati e lui si sta prodigando a spalmarle la crema solare sul dorso.

Hai capito il cornacchione?

Decide così di abbandonarli per un po’ alla loro sorte.

Estrae dalla borsa il telefonino assieme alle cuffie e si mette ad ascoltare una playlist di canzoni scaricate da internet.

Quando riemerge dal suo abisso musicale, vede che la cinese è seduta a riva da sola e sta fissando la battigia. Passano una decina di minuti, che la vede rivestirsi, racimolare le sue cose e andarsene.

Dove sarà finito il vecchio cornacchione?

Il sole si è spostato e le ragazze lo seguono con i lettini.

Colpo di scena!

Dalla posizione in cui erano poco prima non riuscivano a vederlo, ma ora sì!

Incredibile il vegliardo è tornato all’attacco!

Si è messo intorno ad una bella signora, un po’ in carne, sulla quarantina.

Lei è seduta su uno scoglio incastonato nella sabbia. Indossa un pareo, con su delle stampe di coralli, legato attorno all’abbondante vita. Lui è in una posizione comica. Le sta di fronte, con un ginocchio premuto a terra. L’altra gamba è piegata ad angolo retto. Il debosciato poggia il gomito sulla gamba piegata e si sorregge il mento. Il suo viso è irradiato da un’espressione beota e felice. Inforca degli occhiali a goccia con delle lenti azzurrine che gli conferiscono un’aria da gallinaccio, sempre per rimanere in tema di uccelli.

I due conversano animatamente. Appare evidente, a questo punto, che il nonnetto sa sfoderare validi argomenti per far presa sulle donne.

Le ragazze, divertite, decidono di focalizzare i loro sguardi verso due presenze note di quella spiaggia.

Pochi ombrelloni più su ci sono il professore e sua moglie.

Quelle poche notizie che sanno sul loro conto, le ragazze le hanno carpite al bar della Cayenna.

Alla spiaggia arrivano sempre molto presto, molto prima di Tosca e Adelaide.

La moglie del professore ha una faccia simpatica. Un naso importante, delle piccole efelidi sparse sulle guance. Gli zigomi sono alti, pronunciati. Il sorriso dolce. Avrà all’incirca una cinquantina d’anni e un fisico leggermente appesantito.

Sfoggia un carrè corvino che le conferisce un’aria d’allegra eleganza.

Il professore è un uomo piccolo di statura, brizzolato, con un principio di calvizie. Anche lui sulla cinquantina. Il suo punto di forza sono gli occhi, scuri e intelligenti. Il suo sorriso, un tempo radioso, ultimamente ha assunto una piega un po’ amara.

È un precario della scuola pubblica che, dopo aver servito lo stato con devozione per svariati lustri, con la riforma della” buona scuola” di Renzi ( che di buono ha solo l’aggettivo qualificativo), rischia di essere spazzato via come una merda di cane da un marciapiede.

Insegna Arte. È un uomo molto amato dai suoi studenti, ma esserre dei bravi insegnanti, non è una garanzia per il posto di lavoro, purtroppo!

Il professore è l’attrazione della spiaggia. Finito di leggere il suo quotidiano, si alza dalla sedia a sdraio e si dirige a riva per dar sfogo alla sua creatività.

Con maestria scolpisce nella rena dei piccoli capolavori, vascelli, sirene, delfini, mostri marini… che le mareggiate notturne inghiottiranno.

Costruisce i suoi sogni di sabbia sulla riva del mare, per farseli distruggere dall’acqua. Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che Mimmo, il professore per l’appunto, agisca così perché non possiede abbastanza coraggio per perseguire i suoi sogni. In realtà, così facendo, forse vuole sottolineare la sua precarietà, che è un po’ quella di tutti, che è quella della vita stessa.

Mentre è immerso nella sua opera, è sempre attorniato da una schiera di ragazzini che, fra urla e schiamazzi, si danno un gran da fare a portargli sabbia e acqua, come tanti piccoli e indefessi manovali di un cantiere.

Al termine di ogni sua creatura, l’uomo viene letteranlmente sommerso dalla meraviglia contenuta negli sguardi estasiati dei suoi piccoli aiutanti.

A pochi metri di distanza da questo baccano, ben mimetizzata dietro una rivista femminile e dietro due grossi occhiali da sole scuri, c’è una singolare presenza che non distoglie neanche un minuto il suo sguardo dal professore, è Calogera Mazzabubù… ma questa è un’altra storia.

A mezzogiorno preciso il professore e l a moglie vanno via sotto braccio.

Adelaide va a farsi un altro bagno. Tosca si fuma una sigaretta, poi torna alla sua lettura.

Dalla torretta del guardiaspiagge si diffondono le note di una canzone di Capossela: Non è l’amore che va via…

Con un’andatura dinoccolata, ecco che, a questo punto, fa il suo ingresso un’altra stravagante ospite della Cayenna! È Amy Winehouse. Non è un fantasma, ma in realtà una giovane ragazza che per via dell’impressionante somiglianza con la defunta cantante, è stata ribattezzata così da Tosca e Adelaide.

Stringe in mano una lattina di coca-cola, che sarà l’unica cosa che consumerà in tutto l’arco della sua sosta in spiaggia, nell’altra tiene la borsa del mare.

Da questa estrae il telo da mare e si posiziona a pochi metri dalle nostre amiche. Subito inizia una manovra di adescamento nei confronti del bagnino.

Amy non dimostra più di vent’anni. Non molto alta, fisico filiforme, quasi anoressico. Le braccia e le gambe soprattutto, sono molto magre. I capelli scompigliati, di un intenso castano scuro, le arrivano alle spalle. Gli occhi, di un verde indefinito, sono velati da una profonda tristezza.

Con molta scioltezza attacca a chiacchierare con l’uomo, sparando alla rinfusa una serie di pensieri sgangherati. Il bagnino, in un primo momento sembra lusingato dalle attenzioni della giovane ragazza, ma a breve ne capisce il disagio emotivo e, con la scusa del lavoro da sbrigare in spiaggia, diplomaticamente se ne libera.

Amy, con lo stesso sguardo di un cucciolo di cane abbandonato sull’autostrada, si va a bagnare.

Dopo un po’ ritorna, beve un sorso di coca – cola e si sdraia al sole.

All’una o giù di lì, le ragazze della Cayenna pranzano.

Inizia il rito della preparazione. Avvicinano i lettini, si accomodano sedute ed Adelaide, col suo fare fantozziano, comincia la distribuzione dei pani e dei pesci.

Qualcosa rotola in terra, mentre il nugolo delle sue imprecazioni sale verso il cielo.

Oggi il menù prevede: pasta fredda condita con i pomodori, olive, mozzarella, pesto alla genovese; macedonia di ananas e pesche.

Alle due amiche è sempre piaciuta la spiaggia della Cayenna, per quell’aria d’anarchia che si respira…

Qui, più che in altri lidi, pare che ognuno si senta libero di comportarsi come desidera, in antitesi quasi col nome della famosa colonia penale francese da cui il posto prende nome.

Finito di bivaccare, una delle due, oggi è il turno di Tosca, va al chioschetto a prendere i caffè che vengono poi sorseggiati comodamente da sdraiate.

L’estate è una benedizione: col caldo e il santo ozio, anche se solo momentaneamente, evaporano i pensieri e assieme ad essi tutti i travagli dell’esistenza.

Ora la radio sta passando: Bella d’estate… mitico Pino Mango!

Solo l’acqua e la musica riescono a cullarti e a farti scivolare in una specie di limbo dove il tempo pare sospeso, e per un attimo sembrano interrotte anche l’ansia del quotidiano, l’incertezza del futuro e la fatica di vivere.

Tosca e Adelaide piombano in un tedio semincosciente che le fa sentire molto partecipi al destino delle otarie.

A spezzare quest’apatia terapeutica ci pensa una conoscente di Tosca: Marisella!

Come un boato improvviso, un tuono in una giornata di sole, Marisella riporta bruscamente le due ragazze dentro un tempo misurabile.

- Che te piasse n’colpo secco, Tosca! Amoree… come stai?

Marisella è una vecchia conoscenza di Tosca. Una vera pazza! Viene al mare con quasi niente, eccetto costume e copricostume. Apparentemente sfoggia un fare socievole, allegro, caciarone… in realtà è afflitta da una profonda misantropia, peggiorata dopo che Pierre, il compagno di una vita, l’ha mollata per una vicina di pianerottolo, più giovane di lei e, a suo dire, “molto volgare”.

Ossuta e sopra le righe, Marisella ha un viso singolare: assomiglia a Totò da giovane!

Decidono di entrare in acqua tutte e tre. Marisella incomincia uno show dissacratorio nei confronti del genere maschile, che coinvolge anche altre bagnanti. Due signore russe, particolarmente prese dai discorsi coloriti di Marisella, se la ridono di gusto!

Dopo un’abbondante mezz’ora di ammollo, parolacce e ilarità, le tre donne escono.

Marisella, quasi esaurita la riserva di tolleranza verso il prossimo, si trattiene altri dieci minuti con le ragazze e poi si prepara per la dipartita.

Veloce come la luce, s’infila il copricostume e si sfila da sotto il bikini bagnato. Poi, agitando il pezzo di sotto in aria, mimando un gesto di saluto, esclama: - Ciao puttane! Me ne vado…senza le mutande… così pija ‘mpo’ d’aria pure lei, che, poverella, sta sempre al chiuso!

E scappa via così, riempiendo l’aria con la sua risata esagerata e carica di lacrime non versate.

Alla radio stanno passando una vecchia canzone di Prince, When doves cry!

A riva delle donne con dei fazzoletti bagnati sulla testa, presumibilmente d’origine polacca, stanno col sedere immerso nell’acqua. Hanno messo a galleggiare in mare delle bottiglie di birra!

La loro allegria luccicante di denti d’oro, è percepibile anche dalla distanza da cui Tosca e Adelaide le stanno osservando. È così contagiosa che le due amiche iniziano a ridere per il solo gusto di farlo!

Amy, dopo la delusione col bagnino, durata meno di un rutto, si è già riconsolata con un robusto giovanotto completamente calvo e abbondantemente tatuato.

Il vecchio ribattezzato”la cornacchia” è rimasto solo. Sta ancora un altro poco, poi se ne va.

Da una delle troppe borse di Adelaide, salta fuori un geco che era rintanato lì chissà per quale motivo e che, saettando, si dilegua fra la sabbia.

Il sole si è fatto meno cocente. Questa è l’ora in cui si sta meglio.

La spiaggia man mano si sta sfoltendo.

Dal mare si alza una brezza leggera e piacevole che sfiora e s’infila delicatamente tra i capelli di Tosca e Adelaide.

Sulle loro teste passa un piccolo aereo con uno striscione che sventola la pubblicità di una nota marca di pneumatici.

Più in alto ci sono delle lunghe scie bianche, spumose e dense che, come per un inquietante sortilegio, permangono in cielo senza dissolversi, deturpandolo come delle orrende ferite purulente.

Il sole ora si è fatto una bella palla vermiglia. Tra non molto si tufferà nell’orizzonte come da atavico copione.

Tosca e Adelaide si rivestono e si avviano verso l’uscita.

Il bagnino sistema lettini e ombrelloni, riponendoli in cataste ordinate.

A riva non c’è più nessuno. A pelo d’acqua galleggiano solo i vuoti delle bottiglie di birra.

Raf sta cantando Siamo soli nell’immenso vuoto che c’è …

Solo che spesso la sensazione è quella che sia un immenso vuoto a perdere.



[1] Dicesi di persona che, nelle uscite campestri o marine, non rinuncia a portarsi dietro ogni genere di confort o di vettovaglia adatti alla circostanza, in gergo romanesco i fagotti per da cui deriva il termine.

[2] Dicesi di persona dall’aspetto e dai modi piuttosto volgari e beceri.

[3] Persona che ostenta comportamenti furbeschi finalizzati alla conquista di una donna o di un uomo.



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