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lavoro pubblicato venerdì 11 marzo 2016
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

ISTINTO ANIMALE, ANIMALE DISTINTO

di Ennio. Letto 488 volte. Dallo scaffale Viaggi

In realtà questo non è un mio lavoro, bensì un breve scritto che mia figlia Giulia produsse in occasione dell'arrivo in Italia di un cane che lei aveva trovato mentre camminava di sera a San Pedro de Atacama in Cile. Spero sia possibile.

ISTINTO ANIMALE, ANIMALE DISTINTO
di Giulia Piantato

La mia, come ogni storia che si rispetti, ha inizio in un luogo esotico e sconosciuto.
Il mio nome è Argo.
Ma no! Non si tratta di quell’Argo… quello greco e famoso che tutti conoscete.
La mia avventura ha come sfondo un piccolo paesino nel nord del Cile, al confine con la Bolivia: San Pedro de Atacama. È questo il luogo da cui vengo, in cui sono nato e vissuto fino a quando la mia mamma ha deciso di farmi esplorare nuove realtà.
Beh, innanzitutto, devo specificare che quella che chiamo Mamma non è la mia vera mamma; cioè, come spiegare… fino all’età di tre mesi io ero un callejero, un randagio, diciamo; senza fissa dimora, ribelle e incosciente, facevo parte di quella che potremmo definire una baby gang.
Con i miei amici “di strada” dormivo, giocavo e distruggevo cassonetti dell’immondizia per cercare cibo; lo ammetto, qualche volta ho anche sgraffignato un paio di delizie dai negozietti del paese.
Credo comunque che il mio essere selvatico, dovete anche sapere che faccio parte di quella specie chiamata Coydog o Dogote (mamma, quella a quattro zampe, o papà erano un coyote), mi abbia permesso di superare questi difficili mesi esposto alla malnutrizione, alle intemperie ed anche il cimurro, che mi ha colpito non appena la mamma (l’altra, quella a due zampe) ha iniziato a prendersi cura di me.
Comunque, quando si dice istinto animale… appena vista Giulia, così la chiamano, decisi che sarei diventato devoto a lei sola.
A San Pedro noi randagi siamo tanti e ognuno sceglie o viene scelto da uno di questi viaggiatori scapestrati che passano di lì per caso, e finiscono per viverci mesi o addirittura anni.
Si era già sparsa la voce tra noialtri dell’arrivo di questa due-zampe dalla parlata strana; era diventata famosa perchè dicevano che, di solito, quando passava ti allungava un po’ di crocchette (girava con una borsa piena) o un pezzetto di pane, ma soprattutto perché quando ti vedeva ti dava sempre una carezza o, addirittura, ti faceva i grattini sulla pancia!
Quindi era stabilito. Giulia doveva diventare la mia nuova mamma; averlo saputo ciò che mi aspettava… passammo a San Pedro all’incirca cinque mesi; era tutto un andare e venire da un postaccio che non mi piaceva per niente, dove c’era sempre ad aspettarmi una ragazza che il più delle volte mi pizzicava il sederino e dove la mamma doveva compilare sempre un sacco di scartoffie; nemmeno lei sembrava molto contenta di portarmi lì.
Intanto la mia vita continuava regolare, ora facevo la pappa tre volte al giorno e dormivo al calduccio; beh… certo non eravamo ricchi, vivevamo in una stanzina con un materasso per terra, senz’acqua calda e senza riscaldamento, ma eravamo molto felici!
Poi, un giorno, quella pazza mi ha detto: “Vamos” e mi sono ritrovato in Perù!
Dopo avermi fatto ingerire delle goccette dal sapore cattivo, che dopo mezz’ora mi hanno catapultato in uno stato di ubriachezza, mi ha rinchiuso in un trasportino e ficcato nella stiva di un bus con molti zainoni, e via!
Devo ammettere che mi sono sempre comportato da vero eroe durante i nostri viaggi; non ho mai fatto i capricci e nemmeno sporcato il trasportino.
Viaggiare mi piaceva molto, dopo il primo shock, ho capito che una volta aperto lo sportellone del bus la mamma sarebbe stata sempre lì ad aspettarmi; lei, invece, era più scalmanata di me: litigava molto con autisti di bus, proprietari di camping (quasi sempre dormivamo in tenda), perché pare che la gente si approfittasse un po’ del fatto che c’ero io e che, diciamocelo, non ero proprio delle dimensioni di un chihuahua.
Sta di fatto che ce la siamo sempre cavata, anche a costo di dover dormire coricati a terra nelle stazioni dei bus; io giocavo a fare l’addetto alla sorveglianza.
Ogni posto nuovo suscitava in me una grande euforia! Inebriato da mille odori nuovi non capivo più niente e molte volte venivo sgridato, mi sono addirittura preso qualche scappaccione. Il mio ricordo migliore è sicuramente quando mi sono imbattuto per la prima volta in questa immensa pozzanghera chiamata oceano; io, un cane del deserto, per giunta mezzo coyote, sguazzavo come una foca nell’acqua!
Figuriamoci che quando vivevamo a Montañita, in Ecuador, mentre la mamma lavorava nel ristorante io scomparivo per ore e andavo con i miei amici a giocare in spiaggia; inutile dire che quando tornavo da lei mi aspettava sempre una bella ramanzina.
Sapevo che la mia vita non sarebbe mai più stata come quella di prima, ma ancora non sapevo quanto sarebbe effettivamente cambiata fino al giorno in cui intraprendemmo quello che sarebbe stato il nostro ultimo viaggio.
Questa volta era diverso, Giulia era spaventata, mi diceva che ci avrebbe aspettato un viaggio lungo e brutto ma io non capivo; capivo ancora meno quando venni trascinato dentro al mio trasportino nella stiva di un volatile gigante, al buio e con un forte rumore che mi accompagnò per più di dieci ore.
Ora ho un anno esatto e risiedo in Italia; ho la cittadinanza e mi sono anche un po’ imborghesito, vivo infatti in una bella casa con il nonno, che me le da un po’ tutte vinte e mi porta a fare lunghe passeggiate ogni giorno.
La mamma vive a Londra, ma torna a trovarmi ogni volta che può; ogni sera comunque preferisco fare un giretto nella sua cameretta per essere certo che non mi abbia fatto qualche scherzo e si sia nascosta!
Quando la rivedo siamo inseparabili, come ai vecchi tempi.
Sono un cagnolino molto felice.



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