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lavoro pubblicato giovedì 10 marzo 2016
ultima lettura martedì 12 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Murnhog (Capitolo 2)

di DatFurryKitsune. Letto 513 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il macchinario davanti ad Isaac era appena stato aperto. Doveva solo entrarci dentro e per alcuni minuti sarebbe stato incosciente. Non era molto entu...

Il macchinario davanti ad Isaac era appena stato aperto. Doveva solo entrarci dentro e per alcuni minuti sarebbe stato incosciente. Non era molto entusiasta dell'idea: lo spaventava un po' non sapere cosa sarebbe successo alla sua struttura, ma d'altro canto quelle modifiche che aveva richiesto gli sarebbero state utili durante il viaggio che avrebbe iniziato domani.
- Allora? Volete entrare? - Il modello Tesla davanti a lui gli fece un cenno. Questo modello era usato per gli ingegneri e gli addetti alle macchine. Era rozzo, squadrato, ma decisamente robusto. Possedeva quattro braccia, e due di queste erano dotate di complesse strumentazioni che incuriosivano non poco Isaac. Attorno all'ingegnere fluttuava un piccolo automa che proiettava tramite l'energia dell'anima un piccolo ologramma con diversi dati e alcuni comandi per il macchinario.
37 si era appena accomodato, quando il macchinario lo bloccò in posizione.
- Posso farle una domanda? - Chiese all'ingegnere. Questi sbuffò, e gli fece cenno di parlare sempre guardando i dati sulla proiezione.
- Come fa quel piccolo automa a comunicare con il macchinario? - Tesla lo guardò dritto negli occhi, dando l'impressione di essere incredulo di fronte alla domanda di Isaac.
- Vi pare che lo sappia? In teoria le gemme dell'anima comunicano in qualche modo, ma per i dettagli chiedete a una di quelle teste d'uovo degli scienziati. Prima che me lo chieda, no, non so come verrà disattivato. Ora taccia e mi faccia fare il mio lavoro -
Proprio mentre stava finendo queste parole, comparve un modello Caius seguito da due automi soldato. L'ingegnere lo notò, e sbuffò di nuovo: - Oddio, e adesso cosa c'è? Posso finire il mio lavoro in santa pace? -
- Dov'è che ho già visto questa scena? - Intervenne Isaac.
- In un certo laboratorio di ricerca sulle gemme dell'anima. Vi vedo in forma, 37 - disse il comandante.
- Non ho ancora avuto il piacere di chiedere il tuo numero di unità, ora che ci penso - mentre parlava questo, Isaac notò un 23 sulla struttura di Caius.
- Immagino l'abbiate già letto - riprese il comandante - comunque sono qui per dirvi che verso sera dovete presentarvi al sesto settore di produzione dei Mecha. Lì incontrerete il vostro compagno di viaggio. -
Isaac pensò alcuni secondi, poi si ricordò di una cosa: - Quello non è forse il settore di produzione sperimentale? Che diamine di compagno mi ha assegnato il Supremo? -
- E' una sorpresa. Credo che andrete d'accordo... - finito di dire questo il comandante abbandonò il settore.
- Avete finito? Posso procedere? - chiese il modello Tesla. 37 gli fece cenno di sì. L'ingegnere diede alcuni comandi alla macchina, poi per Isaac si fece buio.
***

Augustus stava camminando vicino al dodicesimo settore di modifica delle strutture, pensando alle parole che l'Oracolo gli aveva detto ieri. Nel profondo del suo animo una profonda paura stava formandosi.
"Sarò in grado di gestire questa situazione?" Pensò tra sé e sé. "Questo è proprio ciò che temevo. Non so nulla di questo nemico. Come proteggerò il mio popolo? Cosa mi chiedono di fare i creatori?"
Tutte le domande che si poneva le aveva poste all'Oracolo il giorno prima. Le risposte lo lasciarono con ancora più dubbi di prima:
"Non è stato un caso che tu sia stato scelto come Supremo dei Mecha. Devi solamente procedere con decisione, quando verrà il momento prenderai le decisioni giuste."
"Ma non scherziamo!" Oltre alla paura si stava formando una profonda rabbia, seguita dal disperato bisogno di risposte. "Sopra di me non si trova solo la responsabilità dei Mecha, ma anche quella dell'Ordine."
Mentre pensava da dietro un angolo sbucò Caius 23. Il comandante, sorpreso, si mise sull'attenti, poi fece per andarsene. Augustus lo fermò: - Numero 23. Devo parlarti di alcune cose. -

Questi si girò, ancora più sorpreso di prima. Dopo una breve pausa gli rispose: - Mi dica -

- Dimmi per quale motivo i Creatori ci hanno costruiti? Per quale motivo viviamo? -

La risposta alla domanda era una e sola: - Per riunire i popoli che incontreremo in futuro, e per non ripetere gli errori che i Creatori fecero. Questo è chiamato l'Ordine dei Creatori. -

Augustus si girò: - Esatto... Seguimi, ti devo mostrare una cosa. -

I due si incamminarono, e come il giorno precedente Augustus tagliò per la piazza, poi si diresse in un corridoio fino alla stanza dell'Oracolo. Fece un cenno alle due guardie che lo lasciarono passare, ma che si misero in guardia alla presenza di Caius.
- Lasciatelo passare. Lo autorizzo io - disse Augustus. Immediatamente i due automi si ritirarono ai loro posti di guardia.
Il comandante, seppur spinto da una grande curiosità, esitò ad entrare: - Siete sicuro che sia permessa la mia entrata? Solo il Supremo può incontrare l'Oracolo. -

- Sei l'unica persona alla quale possa confidarmi - fu la risposta.
- Perché proprio io? -

- Perché sei l'unico Mecha che ha provato il dolore. -

Caius non seppe come rispondere a quelle parole, ma gli sorse il dubbio se il Supremo avesse provato la stessa sensaszione che provò lui il giorno precedente.
Inspirò profondamente, poi entrò. Di fronte a lui si presentò uno spettacolo unico. Si aspettava un Mecha come molti altri, ma questo era qualcosa di completamente diverso. Una gigantesca sfera di luce fluttuava in una incavatura nel muro. Attorno alla luce gravitavano due anelli. Gli anelli non erano attaccati a nulla, semplicemente fluttuavano e ruotavano in maniera casuale. Alle pareti laterali della stanza e sul soffitto si trovava una vetrata che lasciava passare la luce dall'esterno.
- L'Oracolo parla solo a chi conosce il suo nome, il nome del suo modello. In passato, nell'epoca dei Creatori, si stima esistessero dodici modelli. Questo è il secondo modello -

"Il secondo modello." Caius non sapeva cosa pensare. Ciò che si trovava di fronte a lui era qualcosa di incredibile. Un artefatto costruito dai creatori più di duecento anni fa.
- Dimmi, Caius - La voce del Supremo lo destò dai suoi pensieri - Come ti sentiresti se fossi al mio posto? -

Le parole del Mecha che gli stava di fronte continuavano a stupirlo. Quello che era successo negli ultimi dieci minuti era stato un susseguirsi di sorprese. Guardò a terra pensando.
"Non capisco perché mi stia dicendo questo. Che anche lui abbia provato dolore?"
A stento trovò la forza di parlare: - Noi Mecha, a differenza degli esseri biologici, non siamo in grado di provare dolore corporeo. Il motivo è la nostra struttura di metallo che non possiede alcun sistema nervoso. Tuttavia possediamo sentimenti. - Alzò lo sguardo verso il Supremo -La paura è un sentimento che può provocare un profondo dolore. Se ci si lascia sopraffare da essa, ci si può sentire anche morire. Come è successo a me ieri.-

Augustus lo guardò, mentre il comandante continuò a parlare: -quello che mi sta dicendo lo capisco: sente sulle sue spalle una grande responsabilità e non crede di essere in grado di compiere ciò che i creatori ci hanno ordinato. Ma stia attento. Se lascia che questi dubbi prendano il sopravvento potrebbe inspirare il dubbio tra i Mecha-

Detto questo, Caius si incamminò fuori dalla stanza: -Se fossi al suo posto sicuramente proverei un certo disagio. Ma allo stesso tempo cercherei di non mostrarlo. Faccia tesoro delle mie parole-

Il Supremo rimase fermo. In parte queste parole gli avevano chiarito molti dubbi, ma allo stesso tempo lo preoccuparono. "Devo mostrarmi più forte concluse. Devo mostrare ai Mecha che sarò in grado di tirarli fuori da questa crisi."
Guardò l'Oracolo, "La prima volta che vidi Oracle mi meravigliai. Quando lo sentii parlare e affidarmi il ruolo di guida dei Mecha mi spaventò. Avevo paura che un giorno come questo potesse arrivare." Guardò fuori da una delle vetrate, mentre pensava a cosa sarebbe successo in futuro.

***

Dopo essere stato dimesso in modo "particolarmente" gentile dal modello Tesla, Isaac si diresse dove gli aveva detto il comandante. Si aspettava di tutto, ma ciò che gli stava davanti non poteva avere un nome più adatto: Colossus 88. Era enorme, Alto un metro in più di Isaac, tre metri e venti, per la precisione. Il corpo era massiccio e tondeggiante, da sopra sbucava fuori una sfera che faceva da testa, e si potevano vedere le incisioni di due occhi. Le gambe erano tozze e massiccie, così come le braccia, sulle quali erano montati due enormi scudi retrattili. Per quanto potessero rientrare nella struttura, erano abbastanza grandi da svolgere il loro lavoro anche mentre erano chiusi. Isaac si chiedeva quanto potevano essere grandi se fossero stati estratti.
-Signor Isaac- un esile Galileo sbucò da dietro il gigante -le presento il suo compagno di viaggio. Forza, Colossus, saluta-

Questo porse una delle sue enormi mani di fronte a 37. La strinse, dopodiché si rivolse allo scienziato: -Questo modello è nuovo? Non avevo idea fosse in sviluppo.-

-Sì, anche se a dire il vero il numero 88 è ancora un prototipo.-

Isaac si stupì: -Davvero? Non mi devo aspettare qualche sorpresa, vero?-

-Beh... potrebbe tentare di staccargli un braccio, come è successo a noi. Non lo fa apposta, vede, sta soltanto scoprendo il mondo per la prima volta, come un bambino.-

A queste parole il gigante indicò il braccio fantasma di 37: -Strano. Rotto?- la sua voce era puerile, come quella di un bambino. Appena sentii queste parole Isaac nascose il suo braccio.
-Seriamente, posso fidarmi di lui?- chiese, timoroso del gigante che gli stava davanti.
Lo scienziato rise e rispose: -Non si preoccupi, benché sembra ragionare come un neonato, le sue capacità di apprendimento sono eccezionali.-

Isaac contemplò Colossus per alcuni secondi, notando che lui stava ancora osservando il suo braccio fantasma. La curiosità di 37 non tardò a prendere il sopravvento. Notò un ingranaggio lasciato in un angolo del laboratorio, puntò il braccio e lo sollevò con la telecinesi, facendolo avvicinare. L'enorme Mecha rimase a guardare.
Dopo avergli mostrato cosa era capace di fare, Isaac gli disse: -Questa è telecinesi. Hai capito?-

-Telecinesi. Spostare oggetti?- chiese Colossus.
-Sì. Col pensiero.-

-Telecinesi. Pensiero...- L'enorme Mecha sembrava riflettere sulle parole di 37, che si ritrovò a pensare: "forse il comandante aveva ragione, potrebbe essere divertente viaggiare con questo tizio."
-Allora, andiamo Colossus?- gli chiese.

***

Issac e Colossus si trovavano davanti al cancello della piazza dei Mecha. Dietro di loro centinaia di macchine umanoide li osservavano. Era un evento storico: per la prima volta dei Mecha lasciavano la città. Con loro due piccoli automi soldato gli facevano da scorta. La porta si aprì davanti a loro. 37 era pronto a scoprire cosa aspettava loro là fuori. Inspirò, e con decisione fece il primo passo verso l'esterno.

Da dentro la sua stanza Augustus guardava la scena. Dopo settanta anni all'interno della loro città, il suo popolo si trovava davanti a un grande cambiamento.
-E' giusto quello che stiamo facendo- gli disse da dietro Caius 23. -Se vogliamo seguire l'ordine abbiamo bisogno di uscire. Non possiamo continuare a rinchiuderci qui dentro temendo il mondo esterno-

-Lo so- fu la risposta del Supremo.

Una figura eterea, dalle forme femminili, coperta da una potente luce guardava i due Mecha lasciare la città alle loro spalle. Sorrise, spiegando le grandi ali d'aquila sulla sua schiena. Dietro di lei una voce la rimproverò.
-Sai di essere solo un'osservatrice, vero? Non provare a intrometterti come facesti in passato-

-Non posso- rispose -lo sai che amo gli umani. Anche se ormai sono scomparsi, le loro anime vivono ancora dentro queste loro creazioni...-

Ci fu un sospiro: -Suppongo che le mie parole siano inutili allora. Ricordati solo che questa tua decisione può avere delle conseguenze-

-Lo so, sono pronta a farmene carico.- Continuò a guardare le due macchine, mentre si immaginava quali avventure avrebbero vissuto.



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