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lavoro pubblicato venerdì 4 marzo 2016
ultima lettura domenica 8 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Can you hear me, Major Tom?

di MacBacon. Letto 417 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Per superare questo livello, il penultimo, dovrei sorvolare la foresta vivente alla mia destra, entrare nella grotta di ghiaccio, colpire le torri di guardia nemiche, sganciare le bombe sul campo militare mimetizzato tra le rocce.......

Per superare questo livello, il penultimo, dovrei sorvolare la foresta vivente alla mia destra, entrare nella grotta di ghiaccio, colpire le torri di guardia nemiche, sganciare le bombe sul campo militare mimetizzato tra le rocce, penetrare con nell'unico boccaporto lasciato sguarnito nella Fortezza imperiale...
Invece con la mia navicella proseguo dritto e poi viro a sinistra, dove i creatori del gioco c'hanno messo un deserto puntellato qua e là dallo stesso cactus, perché tanto non era previsto che nessuno ci si addentrasse più di tanto.
Disattivo la modalità "navigator", mettendo a tacere la voce ossessiva del computer di bordo che mi intima "turn right! turn right!" e faccio sparire pure la freccia rossa lampeggiante che mi tratta come un cretino che non sa dove sia la destra.
Voglio proseguire ancora a sinistra. E ancora, e ancora.
Voglio arrivare ai limiti del quadro. Voglio vedere che ci sta ai limiti dell'universo di questo gioco spaziale. Ho sempre sognato di farlo, fin da quando giocavo a "Terra salva" col Commodore64. Lì, dopo qualche minuto che vagavi beato nello spazio, senza voglia di sparare addosso a nessuno, per quanto malvagio fosse, il gioco si bloccava perché in tua assenza la Terra era stata invasa dalle navicelle aliene: Game Over.
Non mi va più di sparare, mietendo altre vittime innocenti tra i tanti assoggettati al potere oscuro dell'Imperatore Khronk.
Nessuno mi insegue. Dal Comando Centrale dell'Alleanza hanno smesso di richiamarmi all'ordine. Tanto lo so che, in mia assenza, le astronavi a difesa della Fortezza ripeteranno lo stesso giro perlustrativo una, dieci, cento volte. Che quell'unico boccaporto lasciato 'sprovvedutamente' aperto non sarà richiuso. Che dalle torri di guardia partiranno, ogni 7 secondi, due laser rossi che si perderanno nel vuoto. Che nella grotta di ghiaccio l'orso azzannerà alla gola lo stesso sfortunato pilota, paracadutatosi dopo l'abbattimento del suo caccia, che tornerà a farsi abbattere ogni 25 secondi.
Mi lascio alle spalle un mondo monotono, ripetitivo, che va sui suoi binari prefissati.
Non ho rimpianti. Nessuno che mi aspetti in una casa inesistente in cui non potrò mai fare ritorno. Non ho famiglia, affetti, ricordi.
Sto in un eterno presente alla guida di questo cazzo di velivolo ultraleggero da combattimento. Il mondo che ho visto, l'ho visto attraverso il vetro della mia cabina di pilota. Le mie mani guantate non hanno mai toccato altro che una cloche.
Allora voglio sapere cosa c'è oltre. Voglio capire se questo mio interminabile "spara e schiva" è davvero l'unico motivo della mia esistenza. Voglio vedere se dopo questo deserto approssimato si aprono terre inesplorate, paradisi di bellezza che nessuno si è dato mai la briga di cercare.
Vado avanti a velocità costante. Sotto di me solo sabbia e cactus. Uno ogni 9 secondi.
Fuori dalla mia cabina, il cielo è un grande spazio luminoso. Sembra che tra un po' potrei sparirci dentro. Ma la distanza tra me e lui rimane costante.
Deve pur esserci un confine, una barriera, un muro, un cancello. Qualcosa che dice "qui finisce", che mi dia il senso di tutto ciò che mi sono lasciato indietro. Fosse pure uno squallido muricciolo su cui fermarsi ad orinare.
Ma continuo ad avanzare. Sabbia, cactus e la mia ombra regolare. Non mi scoraggio.
Ci deve essere, questo limite estremo. Ci devo arrivare.


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