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lavoro pubblicato venerdì 4 marzo 2016
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

J O N I K A - I

di Byron. Letto 1247 volte. Dallo scaffale Eros

JONIKA     Lei dalla finestra poteva osservare la baia e vederlo mentre tornava dalla pesca con due giovani del posto. Perché mai un signore straniero fosse giunto in quel luogo sperduto – si domandava - e si compiacesse del...

JONIKA

Lei dalla finestra poteva osservare la baia e vederlo mentre tornava dalla pesca con due giovani del posto. Perché mai un signore straniero fosse giunto in quel luogo sperduto – si domandava - e si compiacesse del passare le sue giornate a scrivere e disegnare seduto tra il mirto e i cespugli di salvia. Le serate in osteria tra pietanze e vino e la musica dei bouzuki sino a notte fonda o all’alba. Lo ascoltava dalle finestre ridere con gli altri e le altre e le piaceva molto il suo tono baritonale ed in suo esprimersi in tre o quattro lingue.

Sentirlo ritornare alla sua dimora di pietra da solo con i suoi passi gentili passando di fronte alle finestre socchiuse della sua casa un poco la intristiva immaginando chissà perché una solitudine che accostava alla sua, da dieci anni vedova. Un poco invece la turbava. Le piaceva molto quel’uomo abbronzato dai modi gentili e dall’aspetto di un selvaggio che nemmeno le costose camicie di seta riuscivano a contenere.

Lui passava al mattino a volte davanti alle sue finestre e quando era capitato che i loro sguardi si incrociassero non aveva mai negato un sorriso sincero e galante ed un saluto cordiale. E lei avida di attenzioni maschili aveva subito ricambiato gioiosa ritrovandosi poi dopo a sentire di nuovo quella febbre in basso e quel languido scorrere dei suoi fluidi più intimi. Sorrideva di se stessa e delicatamente le capitava di accarezzarsi in piedi, ovunque si trovasse in casa, specialmente quando alla finestra lo vedeva allontanarsi lento e trasognato verso la sua casetta circondata da un pergolato di uva piantato da suo nonno Yoannis. Ed il tocco, spesso interrotto da una voce di una vicina che la chiamava o da un pensiero rivolto ad una faccenda domestica da sbrigare, riusciva a volte farsi più intenso e profondo. Più carnale e spudorato. Sino a penetrarsi a fondo e con foga. Allora si stendeva sul letto e denudatasi a metà, alzando la gonna esponeva le sue carni ancora giovani e turgide all’aria salina e calda dell’estate mettendosi, quale unica scelta che le era possibile, lo stendersi sul dorso allargando le gambe e poi carezzandosi con le due mani insieme, oppure ponendosi prona, o distesa, o col culo sospinto al cielo dedicandosi con la sinistra alla fica già gonfia e palpitante e con la destra a carezzarsi il fiorellino che aveva dietro.

L’orgasmo giungeva presto e a volte ripetutamente sino a che lei piacevolmente sfinita si abbandonava ad un sonno leggero e beato.

Due colpi alla porta di legno d’ulivo la fecero sobbalzare nel letto. “Kiria Heleni disturbo?”. Era lui il suo inquilino straniero. Si siede sul letto con il cuore che le saliva in gola. L’affitto della casa di Yoannis? Ma no, lo consegnava sempre e puntuale passando la domenica davanti alla chiesa dove lei si attardava a fare due chiacchiere con qualche altra donna del paese.

Si alza e cerca di ricomporsi almeno la gonna. Va scalza alla porta. Non sa che ore siano, l’una, le due del meriggio. Arriva alla porta con le palpitazioni ed apre sorridendo con occhi ancora incollati dal sonno profondo. Lui le sorride: “non volevo disturbarla ma ho pensato che stesse per cucinare ed allora..” le mostra una cesta con dentro una aragosta e due polpi. Cucinare. Si ricollega alla realtà. E’ ancora mattina. Che sonno profondo era stato. “entri pure kirie Giorghi” e mentre lo guardava estasiata gli fa cenno di entrare e di sedersi in cucina.

siamo appena tornati dal recupero delle nasse e ….”.

è stato molto gentile a pensarmi, sono anni che nessuno pensa di portarmi una aragosta. Lei è un buon ospite paga il giusto puntualmente e non deve sentirsi in obbligo di niente”. Lui si era seduto rilassandosi e continuava a sorridere quasi la linea delle labbra fosse una scultura inamovibile. Lei lo osservava tutto spudoratamente esplorativa. Aveva dismesso il suo solito riserbo e moderazione ben consapevole che difficilmente le sarebbe ricapitato cosi vicino cosi a portata di mano.

Si era quasi incantata nel vedere l’uomo vestito dei soli pantaloni di lino bianco e sgualcito sporco di barca e di pescato. Era ipnotizzata da quel corpo asciutto e nervoso con pochi muscoli e del colore del bronzo. Gli occhi di brace tra l’oro ed il rame. I capelli curati e corvini. Non sembrava neanche un inglese. E quella sua voce roca e rotonda senza picchi acuti le dava la sensazione del suono di un ottone d’orchestra.

Heleni è lei ad essere sempre gentile ed io zotico marinaio per scelta non trovo neanche un momento per ringraziarla” le disse sincero e perentorio “ sempre preso alle mie cose. Sono stato imperdonabile”. E fattosi più malizioso “Trascurare un fiore come lei. Da mesi oltretutto!”.

quattro” civettuola e lusingata nel profondo, Heleni si concesse di posargli una mano sulla spalla nuda velata di sale e di sorridergli affettuosa avvicinandosi a una spanna da lui dalle sue gambe e dal suo petto. Lui le appoggiò affettuosamente la sinistra sui sodi fianchi alla spalla delle natiche con un gesto avvolgente ma leggero, guardandola negli occhi dal basso.

Lei a quello sguardo e contatto ebbe un tremito in basso e si senti di nuovo colare tra le gambe. Che incominciarono a tremarle. Era immobile paralizzata dall’emozione che si trasformava in piacere. Avrebbe potuto stare così gli chiusi occhi al soffitto per ore e forse raggiungere l’estasi. Ma Ghiorghi la cinse anche con la destra avvicinando il ventre al suo volto e sfiorandolo col naso attraverso il leggero cotone della veste. Le alza la gonna leggera arrotolandola e scoprendo la nudità di lei. Lui ora col naso carezza il solco cercandone il fondo e puntando in alto al piccolo frutto. Lo accarezza col naso. Lo stuzzica poi lo mangia avvolgendolo con le labbra e tormentandolo con la punta della lingua.

Ghior..” ansima..senza respiro “Kirieee…” mugola implorante….lui continua più forte, spingendola a se dai fianchi, se la sbatte in bocca ritmicamente. Aspira e succhia e aspira voluttuosamente la sua femminilità liquida ubriacandosene. E poi ancora.

Ahhhhhh….ghhhhhhhh……. godoo” urla sommessamente la donna accarezzando i capelli e la testa di lui. Si abbandona agli ultimi sussulti del suo ventre e si appoggia al tavolo stravolta a gambe aperte e con l’orchidea dilatata e madida della magica linfa.

Ghiorghi si alza in piedi con la verga che quasi gli strappa i pantaloni le accarezza teneramente il volto ed all’orecchio gli sussurra “ora cucina Donna Heleni. Cucina per noi. Vado a prendere del vino” la bacia sulla fronte e va via, mentre si accende un sigaro e si lecca dalle labbra il sapore di Heleni.



Commenti

pubblicato il martedì 29 marzo 2016
NoiSiamo, ha scritto: A Byron che commenta in versetto, io rispondo in modo maldestro sei stato bravo, e vero pescatore con l'aragosta diavolo tentatore. Della bella heleni alla porta hai bussato e lei al tuo verme ha subito abboccato. A gambe aperte, con l'orchidea dilatata diligentemente l'hai leccata e l'hai annaffiata.
pubblicato il martedì 5 aprile 2016
Byron, ha scritto: mi fa piacere ti sia piaciuto il mio racconto. come d'altronde molto, mi son piaciute le rime tue gustose e maliziose. ti sarei garo cara e stimata amica di un prossimo tuo commento al prossimo mio racconto. ci tengo. :)
pubblicato il giovedì 25 agosto 2016
Pippy, ha scritto: Elegante, delicato....eppure così eccitante nella sua compostezza e nelle descrizioni così sublimi.
pubblicato il venerdì 26 agosto 2016
Byron, ha scritto: ti sono grato per avermi voluto leggere. gratificato delle tue osservazioni. solo l'eleganza e la delicatezza rendono il godimento della carne qualcosa di molto vicino all'Olimpo. ti dedicherò se me lo permetti, il seguito..

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