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lavoro pubblicato lunedì 29 febbraio 2016
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il giramondo 4

di Tonino. Letto 549 volte. Dallo scaffale Storia

In una bolgia infernale nei pressi del porto di Tangeri, un omone con chiare fattezze italiche cerca disperatamente, pur schiacciato da una masnada di...

In una bolgia infernale nei pressi del porto di Tangeri, un omone con chiare fattezze italiche cerca disperatamente, pur schiacciato da una masnada di olivastri e sudati marocchini, di imbarcarsi sul traghetto per la Spagna. L'omone è teso, preoccupato, si guarda ripetutamente indietro e, innalzando a mo' di bandiera bianca il suo passaporto, grida disperato: "Italien!! Lassè passè!! Fate large!!". Ma perché scappa costui? Forse è braccato? E se sì, da chi?
Quello che si può dire è che ha incautamente comprato "fumo" da un indigeno equivoco, che ha toccato il culo a una seducente "velata" locale, e ha ordinato una birra media in una bettola della Casbah tangerina. Sta di fatto, che c'è una folla inferocita che lo insegue per linciarlo, e l'unica sua speranza è...FUGGIRE! E alla svelta!!
L'omone si chiama Cesare, viene da qualche posto sperduto della Padania d'Europa, ed è in Africa in cerca di qualcosa che però, nella terra marocchina, non ha trovato. Cesare sono io, e sto per raccontarvi una storia.

Dopo 2 ore ricurvo e mimetizzato tra quel ostinato e esule popolo africano, odo una voce nitida e acuta che mi fa drizzare sull'attenti: è il segnale del "liberi tutti"; simultaneamente sento scatenare i sigilli del cancello, che blocca e comprime quel popolo di fuggiaschi che, disperati ma caparbi come me, cercano "l'America".
C'è un ultimo scoglio però da superare: il Cerbero graduato con annesso grugno taurino che, come un Minosse incazzato, ha in mano il futuro dei potenziali traghettati. Egli non guarda con attenzione i passaporti, ti fissa chirurgicamente negli occhi, ed è dalla luce del tuo sguardo che decide...la tua "vita" o la tua "morte".
Basso, tarchiato, con capigliatura folta e pelle ambrata, ha una voce rauca da "sergente di ferro". Con sicurezza virile liquida, graziandoli con un cenno della testa e un comando secco, tutti quei poveri "reietti" che, quasi chiedendo l'elemosina, pongono rispettosamente al suo cospetto le loro "papiers".
Io sono circa il ventesimo della fila. Avverto, lì in fondo, il suo sguardo penetrante: mi ha inquadrato! Come un morituro in attesa dell'esecuzione, attendo il mio turno. Tocca a me.
Disinvoltamente faccio sbirciare il mio documento al militare, proteso a superarlo il più presto possibile; ma egli in maniera decisa e autoritaria mi blocca il passaggio e grida rauco: "ALT!!" E' il gelo.
Con uno scatto isterico mi sequestra il passaporto scrutandolo nei minimi particolari; fissandomi negli occhi sbraita alcune domande in franco-magrebino che però non capisco; poi d'un tratto alza il tono di voce: sono pietrificato; nello stesso istante due energumeni mulatti sbucati dal nulla, lo affiancano pronti ad intervenire; quando tutto sembrava ormai perduto, il mio ultimo neurone di salvataggio viene in mio soccorso: con la faccia come il culo, con le vesti da cabarettista consumato, faccio uscire dalla mia bocca una frase disperata, che però risulterà salvifica: "ITALIANO MAROCCO, UNA FAZZ, UNA RAZZ!! EH!!"
Alla mia battuta, come una mummia rediviva, quel "sarcofago" tenebroso si illuminò di una luce divina, che trasformò il suo ghigno funebre in una maschera comica con tanto di dentatura da squalo in bella vista. Gesticolando e ridendo alla "grossa", coinvolse nel suo delirio comico i suoi guardaspalle e tutto il popolo "migratore" dietro di me, che sghignazzava di gusto dandomi generose pacche sulle spalle.
Anche questa volta ce l'avevo fatta. Il Sergente mi restituì il passaporto e ridendo disse: "ALLER!!". Con un sorriso rispettoso, lo superai e imboccai il ponte che mi portava sul traghetto; a metà del tragitto sentii, con la "coda" dell'orecchio, uno dei militari scompisciarsi in francese: mi sembrava dicesse "questi italiani come al solito non capiscono un cazzo", tutto condito da una grassa risata marocchina. Pur ferito nell'amor patrio accelerai il passo: ero finalmente sul battello, quasi in salvo. Salpammo dopo un ora e sbarcammo in Spagna dopo 3 ore di viaggio.
Fiuuu!! L'avevo scampata bella! Ma ora con pochi spiccioli dovevo arrivare in Francia! Come fare? Non mi preoccupai, avevo Lui! Il mio neurone di salvataggio!!

Continua...



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