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lavoro pubblicato martedì 23 febbraio 2016
ultima lettura sabato 6 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Ancora un ballo

di EvaFairwald. Letto 554 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un amore. Un luogo. Un tempo. La trafficante e il figlio di un duca, l’umana e l’essere fatato, intrappolati fra ragione e attrazione.

La stanza era tranquilla e le fiamme tremolanti sul davanzale facevano rilucere gli occhi di Kara come quelli di un demone. Guardava fuori ripensando alle proprie scelte, consapevole che ogni errore sarebbe tornato a tormentarla, prima o poi. Combattuta fra le leggi ufficiali che infrangeva costantemente e quelle dettate dal sangue e dalla fiducia, lo stava trascinando a fondo nella sua vita di inganni e lui non lo sapeva nemmeno. Avrebbe dovuto scrivere Axel von Steinfeld sulla propria lista di passi falsi? Come poteva la sua presenza essere così sbagliata, quando tutto ciò che facevano insieme era troppo favoloso per rinunciarvi?

«Non possiamo restarcene qui e basta?» le chiese, baciandole il collo e avvolgendola fra le braccia.

«Sei il figlio del duca, Axel, e lui dà questo ballo in onore dei suoi amici e associati al di fuori di Faerie… senza presenziarvi. Questo lascia il comando a te.» rispose Kara.

Axel era ancora a torso nudo e il suo cuore e le linee magiche palpitavano contro la schiena di Kara, lasciata scoperta dall’abito lungo. Pelle su pelle, il pizzicore della magia la fece rabbrividire e sudare allo stesso tempo. Lui c’era sempre quando aveva bisogno e lei non gli avrebbe dato buca. Tuttavia, i suoi segreti erano come un bidone dell’immondizia pieno di menzogne, pronto per essere scaricato e schiacciare la loro già confusa relazione.

«Allora? Tu sei mia alleata.» le sussurrò all’orecchio «Gli altri non mi servono.»

«Ti supporterò sempre, ma non posso essere l’unica. La guerra per il trono un giorno inizierà, l’aiuto di una trafficante potrebbe non bastare e…»

«Ne uscirò con una corona sulla testa, amore» le rispose facendola voltare «e ti avrei al mio fianco, se solo potessi.»

«Lo so, me l’hai detto in passato e io ti avevo già creduto a suo tempo.»

«E lo sentirai di nuovo perché è vero.»

«Certo. Vero, sconveniente e impossibile.»

«Non significa che non ti apparterrò per sempre.»

Kara lo fissò in quegli occhi blu elettrico e la chiarezza fece breccia nella sua armatura di falso distacco. Un coinvolgimento romantico con lei non era esattamente la pubblicità ideale per un nobile del popolo magico come Axel, eppure, mantenere le distanze era stato più difficoltoso del previsto. Sapevano che non avrebbero mai potuto stare ufficialmente insieme, ma interrompere la comunicazione non era una possibilità percorribile. Non importava quanto si impegnassero, quante volte si fossero promessi di non essere una coppia: i loro cuori strisciavano sempre di nuovo insieme, ingarbugliando i loro cammini e rivelandone le debolezze.

«Pensavo avessimo stabilito di non dire mai più cose che non sono compatibili con le nostre vite.» rispose lei.

«Come per esempio il fatto che tu ignori di amarmi proprio come sempre, se non di più?»

«Forse. O come il tuo fingere di non sapere che dovresti fare più attenzione.»

«Andrà tutto bene, ho le guardie e la magia.»

«Le mie fonti dicono che sei osservato.»

«Da te mentre dormo?»

Lui sorrise e Kara roteò gli occhi. La capacità numero uno di Axel era comportarsi come un imbecille, l’aveva già fregata una volta con quell’atteggiamento, mascherando quanto invece fosse furbo.

«Non sono una maniaca, tesoro, dico sul serio.»

«Anch’io. Credo che tu mi guardi quando dormo, in modo che io percepisca il tuo sguardo ingordo, mi svegli e…»

«Axel!»

«Dimmi che non è così.»

Kara fece scorrere le dita su una linea magica, una vena spessa e viola che trasportava magia invece di sangue. Si estendeva dal collo all’anca destra, attraversando il busto e attorcigliandosi attorno all’ombelico. La nervatura pulsava e brillava sotto il suo tocco. Sentiva le onde di desiderio spandersi dalla sua aura e raggiungerla… rimanere lontano da Axel era difficile, specialmente quando se ne stava discinto di fronte a lei.

«Sono ovunque, è così che riescono a far rispettare le loro leggi.» sussurrò lei, distratta dal petto nudo che andava su e giù.

«Beh, non sono in questa stanza.»

Kara sussultò, ma non perché le mani di Axel le vagavano lungo la spina dorsale. Parte del suo futuro era inevitabilmente legata alla propria capacità di dissimulare e di tenere la bocca chiusa. Le cose non sarebbero cambiate e la lealtà non era soggetta a zone grigie. Avrebbe scelto Axel o ciò che rimaneva del proprio passato?

«Sono là fuori, in attesa di un tuo errore.»

«I Tidsson possono seguirmi quanto gli pare: quello che succede a Faerie non è affar loro.» rispose lui premendo la mano di Kara sulla linea magica.

«Però le conseguenze influenzeranno la dimensione umana e loro hanno dei programmi precisi.»

«E io ho i miei, amore.»

La linea magica brillò più vivida sotto i polpastrelli di Kara; la magia di Axel reagiva sempre alla sua presenza e lui non era capace di fermarla. Si chinò e la baciò, affamato e impaurito dall’eventualità che lei potesse un giorno sgattaiolare via. Kara si preoccupava troppo e lui voleva solo che, per un secondo, scordasse chi fossero e come le loro vite fossero diventate così complicate. Desiderava tornare a quella notte, quando si erano incontrati per la prima volta e non immaginava ciò che sarebbe accaduto. Allora, Kara era solo una ragazza con ambizioni esagerate e lui non sapeva che conquistare le stelle e intrappolarle nei propri intrighi sarebbe diventata la sua specialità. Era più di un semplice progetto per lei? La sua guerra personale l’avrebbe uccisa?

«La morte segue i nostri passi,» mormorò lei, schiudendogli le labbra con le proprie «ma noi le mostriamo la strada. Puoi contare su di me per tenere a bada i miei cugini Tidsson.»

«Grazie.»

Lui la baciò ancora. Le sue labbra erano umide e lui doveva gustarle il più possibile, perché il resto della serata si preannunciava stressante. Odiava farsi carico delle responsabilità di suo padre e Kara sapeva essere una buona medicina. Le sue dita le viaggiarono lungo le cosce e sentirono qualcosa di ruvido sotto la seta.

«Indossi uno stiletto al mio ballo, amore?» le chiese, agganciando i suoi occhi grigi.

«Come ho detto: la morte segue i nostri passi. Se mi giro per affrontarla, voglio essere preparata.»

Axel forzò un sorriso ma non aveva torto. Sapeva che l’idea di suo padre di organizzare una festa del genere era avventata e fargli cambiare programma era stato impossibile.

«Questa notte si tratta solo di un innocuo evento sociale.»

«Sì, innocuo quanto un ammasso di cospiratori.»

«Non permetterò che ti accada nulla.»

«So prendermi cura di me stessa, lo faccio da un bel pezzo ormai.»

«Oh, lo so. Però dire queste cose suona così virile.»

«Va bene… adesso puoi tornare a sistemarti i capelli.»

«Insinuare che i miei capelli necessitino di essere riavviati è oltraggioso!» disse lui dando un’occhiata allo specchio sulla destra «Ho ancora un aspetto stupendo, amore, anche dopo la notte scorsa.»

«Devi avere un talento per quello.» disse lei camminando verso il letto e porgendogli gli abiti «Vestiti, vai di sotto e mostra a tutti chi sarà il prossimo sovrano del Regno Tedesco di Faerie.»

Axel annuì accogliendo il consiglio. Kara indossò una mascherina nera e lo lasciò solo. Camminò giù per le scale ricoperte di velluto blu, lasciando affondare i tacchi alti nel tessuto come una cometa nella notte. L’abito bianco faceva risaltare le guance rosee e i capelli biondi erano disciplinati in un raccolto intrecciato: non avrebbe ingannato nessuno, Kara Schwert era troppo conosciuta per non essere notata. La mascherata era solo un’altra sciocca farsa per celare il vero scopo della serata. Nessuno sarebbe stato completamente irriconoscibile, visto che il punto era proprio esibire quanti amici supportassero i von Steinfeld. Kara scosse la testa, era troppo tardi per sparire e abbandonare Axel non era comunque un’opzione. La mano destra carezzò il legno lucido del corrimano e presto lo mollò per sfilare attraverso il salone.

Molti degli invitati erano già arrivati e camerieri diligenti offrivano bicchieri di champagne blu. Tutto era stato decorato con accessori blu e bianchi, i colori ufficiali della famiglia di Axel; blu per la magia e bianco per la purezza del loro lignaggio come diretti discendenti di Freyja. Alcuni dei centrotavola, posti fra i lunghi banchi del buffet, imitavano persino un campo pieno di cerchi di pietre e composizioni rappresentanti il loro simbolo: i passaggi fra Faerie e la dimensione umana. I von Steinfeld erano stati i guardiani dei cancelli sin dall’alba dei tempi e a nessuno era concesso di dimenticarlo. Sembrava solo appropriato che adesso il portinaio volesse sorvegliare l’intero territorio.

Kara prese mentalmente nota di ogni volto, camminando da un punto all’altro, controllando ed evitando ogni occasione per socializzare. Conosceva già la maggior parte dei presenti, ma sicuramente loro non avrebbero voluto essere associati a lei pubblicamente. I suoi servizi di spaccio garantivano il massimo livello di discrezione e lei lavorava solo con gli standard più alti. Tuttavia, sapere che i von Steinfeld potessero fare affidamento su di lei era comunque rassicurante; indicava una ricchezza tale da potersi permettere il miglior fornitore disponibile per soddisfare ogni esigenza mistica. Axel la stava mettendo in mostra per acquisire indirettamente più prestigio in quella dimensione e, secondo lei, stava avendo successo nella propria missione. Qualcuno le faceva l’occhiolino, altri la ignoravano cauti quando gli passava vicino, solo per salutarla in qualche angolo oscuro pochi minuti dopo. Si godeva il cibo e tentava di mantenere i drink analcolici… una vera fatica per lei. Non si fidava di quel mix affollato di creature sovrannaturali, lo percepiva come una polveriera pronta a esplodere. Un branco di licantropi era rappresentato dal maschio alfa e da tre beta smarriti, anche la Società del Canino Cremisi aveva spedito degli emissari e le streghe erano appena arrivate. Medium, fate, mutaforma e perfino cacciatori di taglie chiacchieravano tranquilli nella stessa stanza, come se non fossero soliti scannarsi a vicenda. Kara era piuttosto sorpresa dal numero e dalla varietà dei supposti alleati e sperava che anche loro fossero stupiti. Stava per riempire il piatto di nuovo, i rotolini di sushi al salmone creavano dipendenza, quando quattro trombe assordanti troncarono ogni conversazione e assorbirono l’attenzione di tutti. Un banditore in livrea bianca e blu in piedi sul balcone annunciò l’entrata di Axel.

«Signore e signori, vi preghiamo di dare il benvenuto al vostro anfitrione, Axel von Steinfeld, figlio di Ragnar von Steinfeld, Duca della Giurisdizione del Nord e dell’Ovest, Supervisore della Giurisdizione del Sud e dell’Est, Guardiano dei Cancelli, Custode dei Confini e Alto Consigliere del Re del Reame Tedesco di Faerie.»

Axel comparve in cima alla scala, avviluppato da un cono di luce accecante e da scintille blu. Camminava aggraziato, con un lungo incedere di calcolata lentezza, dando agli ospiti l’opportunità di crogiolarsi nella sua radianza magica mentre la luce teatrale svaniva. Si fermò a metà strada, dove sapeva che il lampadario di cristallo avrebbe comunque fatto luccicare la camicia bianca contro la giacca blu scuro.

«Vi sono grato per la vostra presenza qui questa sera.» disse lui, scrutando la moltitudine in cerca dell’unica faccia che davvero gli interessava «Vi ringrazio anche da parte di mio padre, che apprezza i vostri sforzi e segni d’amicizia.»

Axel fece una pausa e tutti lo fissarono trattenendo il fiato. La sua aura irradiava onde rassicuranti che raggiungevano ciascuno come una sorta di discreto calore. Una serie di sottili catenelle d’oro tintinnava contro la giacca mentre procedeva sul pavimento di marmo, pronto a dare attenzione a ogni singolo ospite. La massa si chiuse attorno a lui, impaziente di confermare il proprio apprezzamento e di accaparrarsi un colloquio privato con lui. Solo Kara mantenne una certa distanza, lasciando Axel al proprio lavoro. Incontrare ciascun sostenitore personalmente era cruciale e lei non dubitava che lui sapesse usare il proprio fascino per arrivare ai loro cuori e risorse. Ogni razza aveva qualcosa di diverso da offrire, non importava quanto fosse grande o importante, diversificare le alleanze era una buona tattica. Le streghe erano lusingate, dato che di solito il popolo magico tendeva a disprezzarle; i cacciatori discernevano nuove opportunità all’orizzonte; i licantropi bramavano altre soluzioni per tenere le loro trasformazioni sotto controllo; i vampiri smaniavano per vedere se la commercializzazione del sangue di fata potesse diventare concreta e così via. Nessuno partecipava alla festa senza aspettative e Axel doveva mediare ogni posizione, accordando a sufficienza da legarli alla propria causa e mantenendo abbastanza potere da rimanere superiore.

Axel parlò e deliziò ogni creatura che riuscisse a intercettare per più di un’ora, prima di decidere di aver bisogno di una pausa. Solo allora si concesse di aggirarsi negli angoli e di unirsi a Kara. Capitava di rado che indossasse il bianco, le sue notti tendevano a farsi sanguinose mentre si occupava della propria attività, lo SWORGE Club & Lounge. Tuttavia, riteneva che quel colore le donasse, almeno cercava di ridarle un po’ dell’innocenza persa troppo presto. Axel si avvicinò e le carezzò il polso, il tocco freddo del bracciale d’oro che le aveva donato gli rammentò di quando lei era stata indifesa e sola. Le cose erano cambiate ed era arrivata in alto… molto più di quanto lui avesse immaginato.

«Almeno la metà degli ospiti è o è stata fra la mia clientela.» disse lei voltandosi.

«Vedo che le maschere hanno avuto una grandissima utilità.»

«I suggerimenti di tuo padre fanno schifo, Axel.»

«Credimi, lo so.»

«Sistemerai tutto. Ho fiducia in te.»

«Balleresti con me?» le chiese.

«Certamente, mio Signore.» gli rispose con un sorrisetto malevolo.

«Sei proprio una stronza, amore.»

«Io? Perché?» chiese lei, con gli occhi grandi come quelli di una bambola.

«Ricordo la prima volta che mi chiamasti così.»

«E?»

«Nemmeno ora ci credi. Non l’hai mai fatto, né mai lo farai.» le disse con una punta d’amarezza.

«Beh, ritengo che questa notte ci voglia qualche provvedimento eccezionale. Sei stato un anfitrione magnifico e ti meriti un po’ più di…»

«Rispetto?»

«Stavo per dire incoraggiamento, ma vada per rispetto, se ti fa piacere.»

«Andare via funzionerebbe meglio.» bisbigliò trascinandola sulla pista da ballo, mentre il valzer guidava i loro passi.

«Va così male?»

«Le loro pretese crescono ogni minuto e temo che mio padre li deluderà e trasformerà in nemici.»

Kara lasciò che le dita gli accarezzassero le spalle, erano tese sotto la giacca e la sua voce era colma di rabbia. Percepì le onde dell’aura scontrarsi contro il proprio stomaco, ora che non tentava più di contenersi.

«È troppo presto per lamentarsi. Almeno lasciagli credere che valuterai le loro proposte. Tienili in sospeso.» disse lei.

«I vampiri vogliono vendere il nostro sangue. Come ti sembra?»

«Delirante… sarà meglio che stiano fuori dal mio mercato, prima che io porti un po’ di sole nelle loro vite.»

«Merda, Kara!» disse stringendole le mani sui fianchi.

«È per questo che mi hai dalla tua parte. Mandali da me e io troverò una via di mezzo. È il mio lavoro, Axel, lascia che lo faccia per te.»

«Non ti autorizzerò mai a vendere sangue fatato.»

«Ma loro non devono necessariamente saperlo. Posso farlo sintetizzare nei miei laboratori, modificarlo come ci pare e dire che una volta che il sangue è fuori dal corpo perde il suo incanto magico. Ci sono migliaia di scuse. Ne sceglieremo una insieme quando sarà il momento.»

«Faresti questo per me?»

«Sono l’unica alleata che non hai bisogno di meravigliare, hai fatto abbastanza per me quando non potevo reggermi in piedi da sola.»

«Non mi devi nulla, amore.»

«Non fa differenza. Siamo uniti nel crimine.» sussurrò.

Kara si accorse di come la sua stretta si allentò e di come le onde mutarono gradualmente intensità. Erano entrambi impazienti e con un caratteraccio e, per quel motivo, uno sapeva esattamente come confortare l’altro.

«Sarà difficile…»

Axel stava per dire altro, quando all’improvviso tutte le finestre scoppiarono in uno strillo acuto. Le scaglie di vetro colpirono carne e pietra come frecce infernali, spargendo sangue e schegge su ogni superficie.

«Stai giù!» gridò Axel, spingendo Kara sul pavimento.

«Qualcuno si è imbucato al tuo innocuo evento sociale!» urlò lei puntando il dito verso destra.

Gruppi di ombre slanciate volavano attraverso le aperture atterrando fra la folla. I loro volti erano nascosti sotto strati di stoffa nera che lasciava fuori solo gli occhi: luminosi e con colori ultraterreni, incastonati in facce dipinte di nero. Colpivano gli ospiti con fulmini rossi, più per farli andare velocemente che per ucciderli.

«Popolo magico.» mormorò lui come se fosse stata una maledizione mentre si alzava in piedi «Non ti muovere, fingiti morta.»

Kara annuì, ma fremeva per fare qualcosa. Tutti coloro che non giacevano o che non erano gravemente feriti, cercavano di fuggire, senza nemmeno pensare di aiutare il loro ospite; grandi alleati, pensò. Lo guardò camminare verso gli aggressori più vicini, mentre le sue guardie personali gli si chiudevano attorno con grandi scudi assorbimagia. Avrebbe giocato a fare l’eroe e non c’era nulla che potesse fare per assisterlo; gli aveva consigliato di mischiare alcuni dei suoi uomini fra gli ospiti, ma lui aveva rifiutato perché avrebbero potuto sentirsi minacciati. Adesso erano chiaramente in svantaggio numerico, una pessima situazione per combattere. I suoi otto soldati avrebbero avuto difficoltà a sconfiggere gli almeno venti intrusi che imperversavano ovunque.

«Fermi dove siete!» ordinò lui.

Le figure si voltarono e una alta lasciò il lato della sala sbraitando comandi con voce asciutta e profonda.

«Gruppi Uno e Due, raccogliete i corpi, saranno dei messaggeri perfetti. Tutti gli altri mettano in sicurezza l’entrata.»

«Chi siete? Che cosa volete?» urlò Axel, facendo un passo in avanti da dietro lo scudo ovale; la patina di magia liquida ronzò, preparata a catturare e immagazzinare ogni assalto.

«Io sono nessuno e tutti, von Steinfeld.» rispose il nemico, rimanendo fermo a pochi metri da Axel «La tua famiglia non siederà mai sul trono.»

«Alla nostra gente serve un nuovo inizio.»

«Su questo siamo d’accordo. Il futuro richiede una Repubblica!»

Axel vide gli occhi gialli dell’opponente farsi spiritati e velati: qualcosa era fuori posto e lui doveva venire a capo della questione.

«Chi diffonde queste assurdità?»

«Giura che resterai fuori da questa guerra e non vi sarà fatto alcun male.» rispose il nemico ignorando la domanda.

Axel scoppiò a ridere e raccolse la propria energia interiore, doveva essere vigile, gli servivano informazioni e uccidere non era il modo per ottenerle. Con la coda dell’occhio vide le altre ombre far levitare le creature incoscienti fuori dalle finestre, ma non se ne poteva occupare in quel frangente… poteva solo sperare che Kara non fosse una di loro.

«Intendi un mucchio di plebei che litigano su tutto, senza alcuna nozione di come governare il popolo più ribelle mai esistito?» rispose Axel, avvertendo il vigore che gli dilatava le linee magiche. Aveva deciso di provocarlo e di fargli scaricare la sua forza.

«Sei uno sciocco, proprio come tutti gli altri aristocratici!»

«Tenetevi pronti.» ordinò Axel ai soldati «Li voglio vivi.»

Lo sconosciuto chiuse le braccia e lanciò un fulmine carminio con entrambe le mani. Due guardie saltarono per proteggere Axel, ma lui eluse il loro valore e catturò l’elettricità nel palmo. La percepì dimenarsi come un serpente intrappolato, che mordeva e sibilava, tentando di penetrare il suo spesso guscio di potere interiore. Gli sfrigolò attorno alle dita e creò una nebbia scura; le scintille che illuminavano la foschia scomparvero appena lui ondeggiò il pugno. Sperava che una semplice dimostrazione delle proprie capacità sarebbe stata sufficiente a spaventarli.

«Non hai nessuna possibilità contro di me.» disse Axel «Riferisci al tuo padrone che Faerie sarà in buone mani e ponete fine a questa follia!»

«Non c’è alcun padrone, noi respiriamo come tanti ma governeremo come uno solo!»

«Allora morirete anche come uno solo!»

«Anche tu e il tuo titolo!»

Quindici altri nemici unirono veloci le forze a quello che aveva parlato, creando un cerchio e tenendosi per mano.

«Per la Repubblica!» sbraitarono invasati.

Un fulmine colossale prese forma fra loro come un fungo atomico in espansione, sviluppandosi ardente e pulsando come se fosse stato vivo… prosciugando coloro che l’avevano prodotto. Axel arretrò accogliendo la protezione degli scudi e si preparò a sopportare il colpo. Magiche fibre viola serpeggiarono dal suo corpo alle guardie e alla palizzata, unendo tutti e tutto come tentacoli. Stava forzando le linee magiche fino al limite, ma la sua conoscenza superiore gli consentiva di padroneggiare la magia in modi ancora sconosciuti agli altri. Era ora di mostrare di che cosa fosse capace ed era solo grazie a Kara, se aveva ottenuto accesso a una tecnica simile. Usò l’ultimo secondo prima dell’impatto per voltarsi: lei lo osservava, ancora sdraiata mentre una delle ombre che raccoglieva i corpi si approssimava. Il suo cuore saltò un battito, straziato fra il dovere e l’urgenza di salvarla; poi il cervello reclamò pieno controllo su di lui per sopravvivere allo scontro, calciando l’amore fuori dalla mente.

Kara aveva agguantato il pugnale assicurato all’interno della coscia appena Axel l’aveva lasciata. L’impugnatura d’avorio aveva accettato il tocco delle sue unghie lunghe, scorrendo fra le dita e salutando la stretta sicura della mano. Udiva i passi di una persona in avvicinamento. Non c’erano altri corpi attorno a lei, la pioggia di vetro era stata più clemente in quella porzione della sala e tutti gli ospiti erano scappati. Sapeva di essere la preda designata, tuttavia era già stata in situazioni rischiose ed era certa di trovare una via d’uscita. I suoi pensieri erano chiari e i sensi amplificati dal flusso d’adrenalina. Credeva nelle proprie capacità e confidava nell’acciaio incantato forgiato dai suoi antenati. Kara provò a inspirare ed espirare il più piano possibile e il fiato caldo si condensò in piccole perle d’umidità sul pavimento: non ideale per un cadavere. Anche il disastro battente che aveva nel petto non era il compagno perfetto per una donna morta.

«So che sei viva.» le disse la creatura magica accucciandosi accanto a lei, la sua voce suonava molto giovane.

Kara si irrigidì e sollevò la testa per guardarlo; la sua uniforme non era poi così spessa attorno al collo, lì aveva una possibilità concreta.

«Sono solo un’umana… una prostituta per l’after party.» mormorò per confonderlo con il suo viso da cucciolotto «Non conosco nemmeno nessuno qui, non ho mai…»

«Non ti porterò da nessuna parte,» i suoi occhi color acquamarina brillarono contro la pittura nera colmi di ingenuità «se solo giuri fedeltà alla Repubblica.»

Nel pronunciare l’ultima parola, le pupille si dilatarono selvagge e le iridi si sbiadirono, come offuscate. Kara aveva un’idea di quello che sarebbe successo dopo e non era ansiosa di viverlo. Fece scattare il pugnale da sotto il corpo e lo trafisse alla gola. La lama lo trapassò fino all’elsa, impavida e vorace. Il sangue blu gorgogliò fuori dalla bocca, soffocò un grido e scorse giù verso il collo, unendosi al fiotto che defluiva dalla ferita. Kara ritrasse l’arma e lui cadde sulla schiena abbandonando la propria linfa calda sulle sue mani curate. Si guardò attorno, temendo che gli altri venissero per lei e aveva ragione. Il più vicino guizzò nella sua direzione e scagliò un fulmine. Kara si rotolò nel sangue e lo schivò nascondendosi dietro alla sua vittima; la corrente arse il liquido blu e fece contorcere la creatura morta con spasmi violenti che spremettero ancora più sangue. Il lezzo irritò gli occhi di Kara e il colpo successivo arrivò prima che potesse evitarlo. Udì la saetta sfrecciare attraverso l’aria come un fischio rabbioso e lei tenne istintivamente il pugnale davanti a sé. Parò vedendo appena ciò che faceva. L’arma si scaldò e vibrò scuotendole il braccio fino alla spalla; l’elsa lampeggiò e la lama magica rifletté la botta, rimandandola al mittente. L’essere, incredulo, rimase elettrificato e collassò contro una colonna come un mucchio di sporcizia. Kara cambiò mano; il sangue indugiava colloso sull’abito e sulla pelle, l’intero lato destro le doleva, l’impugnatura era troppo calda e la lama era fumante. Controllò ancora i dintorni, non troppo convinta di poter sopportare un altro attacco senza il soccorso della magia. Un’ombra slavata sotto il lampadario aveva il suo sguardo alienato fisso su di lei. Kara si alzò; la pressione del momento le martellava le orecchie e le induriva i muscoli. La figura sollevò le mani ma repentinamente si fermò per studiare la furia della scena che aveva di fronte.

Il gruppo di Repubblicani scatenò l’incantesimo. Il potere batté con collera ruggente, sovraccaricando gli scudi e strattonando le connessioni. L’energia personale di Axel distribuì la forza equamente fra i soldati e le linee magiche gli tremarono sottopelle e sul pavimento. Ogni fibra del suo corpo sobbalzò, come se provocata da un ago esitante in cerca di un’arteria e il sudore gli colò lungo il collo come dita ossute. L’elettricità lo scottò dall’interno, testando le sue difese. Voleva urlare fino a esaurire il proprio strazio ma non poteva permettersi di spaventare le guardie, quindi trattenne la sofferenza inferta dalla magia ostile che tentava di smembrarlo una cellula alla volta. Axel von Steinfeld si limitò a rimanere in piedi, riempiendo i polmoni fino a farli quasi esplodere.

Il riflesso abbacinante della detonazione post magica si attardava ancora attorno a loro, i soldati erano scossi ma operativi.

«Rispondete con dei vortici intrappolanti per ognuno di loro.» comandò con un ringhio «Io prendo il capo.»

«Sì, mio Signore.»

Gli aggressori indietreggiarono increduli. Axel e gli altri avrebbero dovuto essere feriti, come minimo! Si erano esercitati con quell’attacco combinato per settimane e sapevano che gli scudi non avrebbero potuto assorbire la magia abbastanza in fretta. La concentrazione di quella folgore era stata calcolata per sfondare addirittura un blocco sostenuto da più di venti persone. Come aveva potuto fallire? Perché quel von Steinfeld era così resiliente?

Axel e le guardie approfittarono di quel momento di debolezza e avanzarono con la magia che erompeva loro dai palmi. I passi echeggiavano nel silenzio innaturale, seguiti dalle urla di terrore degli intrusi. I loro livelli energetici erano adesso troppo bassi per reagire e, quando raggiunsero le pistole, i tornado gli erano già addosso. Piccoli cicloni di elettricità blu circondarono ogni essere, roteando così vicini ai loro corpi, che ogni movimento significava bruciare. Solo allora, Axel si voltò e vide Kara inzuppata di sangue scuro; gli altri nemici dietro di lei erano rimasti incredibilmente immobili, invece di cercare di fuggire.

«Vittoria o Valhalla! Lunga vita alla Repubblica!» urlò il capo.

Axel balzò verso di lui ma, prima che potesse agire, una grande spada apparve sopra ogni Repubblicano e discese svelta attraverso i loro colli fino ai cuori in un affondo decisivo. Le creature senza vita caddero nell’energia rovente con il tonfo metallico delle else contro la superficie dura. Il sangue fatato inondò il marmo bianco, dipingendolo con una perfetta sequenza dei colori dei von Steinfeld.

«Ritirate i vortici!» ordinò, eliminando il proprio.

Axel si inginocchiò per esaminare il più vicino, stava per svolgere il tessuto nero, quando tutti si dissolsero davanti ai suoi occhi, spade incluse.

«No!» gridò, tirando un pugno sul pavimento, finalmente liberando il dolore «Quattro di voi vadano fuori a cercare indizi. Gli altri restino qui, raccogliete i superstiti e identificate i morti. Chiamate dei rinforzi.»

«Sì, mio Signore.»

Axel sbuffò e si alzò in piedi. Che sorta di Signore era uno incapace di proteggere i propri ospiti a una festa? Come avrebbe…

«Non è colpa tua.» gli disse Kara prendendolo fra le braccia.

«Perdonami per averti lasciata.»

«Sto bene, sapevi che non mi sarebbe accaduto nulla.»

Axel annuì e la tenne stretta.

«Chi cazzo sono i Repubblicani?» sbottò «Chi li controlla? Questo è un nuovo livello di follia!»

«Lo scopriremo.»

«Sono spariti tutti!»

«I loro corpi sono andati. Quello che ho ucciso io ha lasciato un bel po’ di DNA in giro, su di me e sul mio abito di Prada… quel pazzo aveva buon gusto.»

«E che cosa facciamo dopo che l’avrai analizzato?»

«Te lo dirò quando i risultati saranno pronti.» gli disse baciandogli la guancia «Vieni fuori con me, prendiamo dell’aria fresca.»

Kara lo afferrò per mano e lo condusse sul patio; i vetri rotti stridevano sotto le scarpe e sangue nero, rosso e blu rigava il loro cammino. Almeno i vampiri se ne erano andati al primo segno di pericolo.

«È stato un suicidio sociale.» disse Axel sedendosi su una panchina «Non mi rivolgeranno mai più la parola, ogni cosa è perduta.»

«Ti sei accorto che nessuno ha sollevato un dito per aiutarti?»

Axel abbassò la testa e Kara gli si sedette in grembo.

«Già… nemmeno gli altri del popolo magico.»

Il suo corpo era più caldo del normale e il prurito della magia era frenetico, così Kara gli aprì la camicia. Le linee magiche, solitamente viola e nette, erano adesso nere e gonfie, con i bordi indistinti e infiammati che gli arrossavano la pelle. Gli sfiorò leggermente quella che gli attraversava lo stomaco e Axel trasalì: aveva urgentemente bisogno di depurarsi.

«Quella non è comunque il tipo di gente che vuoi attorno.»

«Le mie scelte sono limitate e io non sono dell’umore per discutere.»

Lui sollevò il mento e il chiaro di luna brillò nei suoi occhi, trasformandoli in profondi specchi acquosi. Le lacrime minacciavano di cadere e lui non era in grado di controllarle.

«E allora non farlo. Taci per una volta.»

Kara gli sfiorò le labbra con le proprie finché Axel rispose al suo tocco: l’ultima ancora prima di precipitare nell’abisso dell’autocompatimento.

«Perché credi ancora in me?» le chiese con un mormorio sommesso.

«Perché conosco il tuo cuore.» gli disse, facendogli scorrere le dita fra i capelli «E capisco la tua anima.»

Axel la baciò di nuovo, assaporando il salato delle proprie lacrime, sciogliendosi nell’unico amore che non avrebbe mai perso.



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