ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 18 febbraio 2016
ultima lettura lunedì 9 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Reading Into Your Soul- parte 1 (traduzione)

di DrWatson. Letto 590 volte. Dallo scaffale Fantasia

Giusto un piccolo esperimento per vedere se le storie in italiano sono più apprezzate. Questa è la traduzione della prima parte di Reading Into Your Soul, già postata in inglese. La seconda parte è in traduzione :D da ricordare, è una storia di magia

Inghilterra, Medioevo. Una giovane ragazza, vestita con un semplice abito bianco che riflette le sue povere condizioni, sta leggendo un libro, seduta al tavolo della sua casa. Dei rumori arrivano dall'esterno. È un rumore confuso, ma dopo qualche secondo riesce a distinguere perfettamente le urla della gente, il suono metallico delle spade, gli zoccoli dei cavalli sul terreno, gente che corre ovunque. Capisce subito che sta succedendo qualcosa. Anche se spaventata, guarda cautamente fuori dalla finestra: è guerra. I cavalieri sui loro cavalli uccidono persone da ogni lato, i soldati sono ovunque. Uccidono e tagliano la gola a chiunque, uomini, donne, vecchi o bambini senza alcuna differenza. Entrano nelle case della gente e uccidono chiunque cerchi di fermarli. Lei è spaventata e preoccupata perché sua madre non è a casa ora, lei è là fuori, se è ancora viva. Il flusso dei suoi pensieri è interrotto da un improvviso schianto. I soldati sono entrati anche a casa sua e in pochi secondi sono nella sua stanza. La ragazza cerca di fuggire ma alcuni soldati la fermano, sotto il comando del loro leader.
"Cercate ovunque! Trovate quel maledetto manoscritto!" lui urla furiosamente ai suoi soldati. Loro cercano ovunque, fra i libri a non solo, lasciando tutto a soqquadro dietro di loro. La ragazza cerca di ribellarsi, di liberarsi ma quegli uomini sono più forti di lei a molti di più. Lei urla di lasciarla stare, chiede cosa vogliono da lei, quando uno di quei soldati dice di averlo trovato, ha trovato il manoscritto. Il comandante si avvicina per osservare il documento, sembra originale e quindi dà il comando di uccidere tutti in città e tornare a casa. La ragazza non si arrende, urla, strilla e scalcia ovunque. Il comandante si volta e la osserva, pensieroso.
"Non uccidetela, portatela al castello" ordina. Lei è sorpresa, e il comandante lascia la stanza. I soldati la trascinano via, costringendola a lasciare la sua casa, quando fra la confusione, lei sente delle grida, qualcuno che la chiama: "Ariane! Ariane!!". In quel grido disperato, la ragazza riconosce subito la voce di sua madre che la chiama. Ariane si volta e la cerca fra la folla riversata per strada.
"Madre! Madre!" urla. La trova con lo sguardo, finalmente riesce a vederla, quando un cavaliere, passando con il suo cavallo dietro sua madre, le trafigge con la sua spada, uccidendola immediatamente. Ariane non riesce a credere ai suoi occhi. Disperata, grida con tutta la sua voce, piange come non mai e maledice chiunque, mentre i soldati continuano a tenerla e la trascinano verso i loro cavalli. Qualcuno la colpisce alla testa con l'elsa della sua spada e lei sviene.

Avendo compiuto la loro missione, i soldati e i cavalieri sono sulla via di casa verso il loro castello. Ariane è ancora incosciente, viene trasportata in groppa a un cavallo. Quando lentamente si sveglia, si ritrova con i suoi lunghi capelli sul viso e polsi legati.
"Oh, guardate, si è svegliata" dice un cavaliere che stava di fianco al suo cavallo, con tono ironico.
"Allora può camminare da sola" risponde un altro, che salta giù dal suo cavallo, la spinge giù e occupa il suo posto sull'animale. Lei cade giù a terra, ancora confusa e legata al cavallo. Deve tirarsi su in fretta altrimenti verrebbe trascinata via, mentre i soldati ridono di lei.
"Il Re sarà molto contento" commenta un altro soldato. Perciò, lei deve camminare per tutto il viaggio, notte, giorno e notte ancora.

Dopo due giorni, finalmente arrivano al castello e tutti i soldati vengono accolti, mentre entrano la Grande Sala del mastio, portando tesori e doni dalla città conquistata. I consiglieri e gli abitanti della città hanno preso posto ai lati della sala, un giovane ragazzo siede sul trono, osservando infastidito i trombettieri che suonano. Le truppe percorrono la navata centrale, guidati dal loro comandante. Finalmente le trombe smettono di suonare.
"Sua Maestà..." inizia il comandante, con espressione sorpresa. Il Lord nota la sua sorpresa e spiega:
"Bentornati a casa. Mio zio è attualmente occupato con degli affari della città vicina e non poteva essere qui oggi. Io presiedo la cerimonia al suo posto"
"Sicuramente" risponde il comandante. "Questi sono i soldati che hanno combattuto con onore e sconfitto i nemici della città di Lovejoy. Abbiamo compiuto la nostra missione, risparmiato nessuno, distrutto le loro case e portato i tesori per la ricchezza della gloriosa Villa Ecclesiae. Abbiamo recuperato il manoscritto, come ci è stato ordinato, e difeso il nome della nostra città" continua, lodando fin troppo le loro azioni di guerra. Il Lord non sembra molto contento in realtà. Ariane, in una delle prime file, riesce a vederlo bene. In realtà, lei lo sta proprio fissando, lui sembra fuori luogo là, non sembra malvagio, come tutti gli altri. È vestito con abiti di stoffe pregiate, decorazioni dorate, un mantello rosso scuro sulle spalle e una spada pende da un fianco. Ha dei lunghi capelli biondi, quasi dorati, e una piccola corona dorata in testa. Non può essere più grande di ventisei anni.
"Immagino che questi erano gli ordini di mio zio" dice il ragazzo.
"Esattamente, mio signore" il comandante replica. Tutta la folla applaude, Ariane si guarda intorno, disorientata.
"Vi rivolgo i miei complimenti e ringraziamenti, soldati, per aver contribuito al prestigio della nostra città e al rafforzamento del nostro potere, rischiando la vostra stessa vita" dice. Ariane lo osserva, non riesce a capire quale sia la sua vera natura. Le sue parole vanno contro la sua apparenza e l'unica cosa che lei riesce a pensare, ascoltando le sue parole, è la distruzione della sua città, l'uccisione di sua madre.
"Potete tornare alle vostre famiglie ora, felici di aver servito il vostro regno e consapevoli di godere di tutto il nostro rispetto e gratitudine" finisce.
"C'è un'altra cosa" dice il comandante. "Abbiamo portato dei doni. Anche se vostro zio non è qui ora, pensiamo che dovremmo mostrare una piccola cosa che abbiamo preso dalla città nemica"
"Va bene, cos'è?" chiede il Lord. I soldati che la stavano tenendo, sempre con le mani legate, la trascinano davanti.
"Una donna?" chiede il Lord, deluso e offeso.
"Si, sire. Lei era la proprietaria del manoscritto. Anche se non crediamo possa sapere qualcosa, abbiamo pensato che sarebbe potuta essere utile a Sua Maestà" risponde, sarcastico, mentre i soldati ridono sommessamente. Il Lord la osserva, il suo vestito bianco con sottili nastri blu, è ora sporco di fango, le pende giù da una spalla. I suoi lunghi capelli ricci, di colore castano, le coprono parzialmente il viso, mentre lei lo fissa direttamente negli occhi. Lui è sorpreso, nessuno lo avrebbe fatto, riesce a vedere molta rabbia e odio nel suo sguardo. Il Lord si alza e si avvicina a lei. Quando è arrivato di fronte, i soldati la colpiscono per farla inginocchiare. Il Lord lo fulmina con gli occhi, poi le solleva il viso e le chiede il suo nome. Lei non risponde, semplicemente lo guarda come se lo stesse uccidendo con la mente. A lui non piace tutto quest' odio.
"Rispondi, puttana! Il Lord ti ha chiesto il tuo nome!" dice il comandante. Lei fissa anche lui nello stesso modo e rivolgendosi al Lord, risponde: "Non sono affari tuoi", con tono di sfida. La folla inizia a mormorare, "Come osa?", "Puniscila!", "Maledetta!", "Dalle una lezione!". Tutti quanti osservano il Lord, aspettando la sua mossa.
"Cosa stai aspettando, codardo? Tuo zio non sarebbe contento del tuo comportamento" bisbiglia il comandante. Il Lord gli lancia uno sguardo ammonitore, ma riesce a sentire la pressione della folla e dei consiglieri della città. Lui non ha abbastanza potere per affrontarli tutti, deve fare qualcosa. Lei continua ad osservarlo, studiando le sue mosse e i suoi atteggiamenti, mentre lui le dà uno schiaffo sul viso.
"Portatela nella cella d'isolamento. Sono sicuro che mio zio sarà contento della sua presenza" ordina, mentre si volta e lascia la sala. Ariane lo segue con lo sguardo, da dietro i suoi capelli, sorpresa e forse delusa, incapace di capirlo, mentre i soldati la trascinano via violentemente.

Qualche ora dopo, Ariane è imprigionata in una piccola cella circolare, con una sola piccola finestra con le sbarre ed un largo davanzale, dove lei sta seduta, guardando fuori. Prima del cancello della cella, c'è un'altra piccola finestra e un tavolino, di fianco al cancello. La luce illumina parzialmente il cancello, ma a lei non interessa niente di tutto questo. Una chiave gira nella serratura e la pesante porta in legno, l'ingresso della prigione, si apre. Lentamente e silenziosamente, il Lord entra nella stanza e poggia un piatto sul tavolino. Ariane non ha sentito nulla, perciò lui può osservarla meglio, mentre sta seduta alla finestra, con la testa bassa e le gambe distese sul davanzale, i capelli disordinati davanti al viso e i segni delle corde ai polsi. La sola luce della Luna colpisce il suo vestito bianco.
"Ehi, ciao" lui dice, cercando di non spaventarla. Ma lei si spaventa eccome e scende giù dal davanzale a indietreggia fino a nascondersi nell'angolo più buio della cella.
"Riesco a vederti ancora, con quel vestito bianco" dice lui, sorridendo. "Non devi avere paura, non voglio farti del male" aggiunge, cercando di calmarla. Ma lei non si muove e non parla.
"Come ti chiami, ragazza?" chiede lui. Lei non risponde, lo guarda soltanto, sospettosa e diffidente. Lui prende il piatto dal tavolo e lo spinge dentro la cella, attraverso un'apertura nel cancello.
"Ti ho portato qualcosa da mangiare dalla cucina, non se ne accorgeranno mai" aggunge. "Senti, io non so cos'è successo, cosa ti hanno fatto... Io non sono il re qui, sono solo il futuro erede del regno. Mio zio è il re, lui è davvero terribile... Io non so nulla dei suoi ordini" spiega, tristemente. "Oh, io sono Bruce". Lei lo osserva, incerta se credergli o no, poi on un filo di voce sussurra: "Ariane". Bruce non riesce a sentirla per cui chiede "Scusa?".
"Il mio nome... è Ariane" ripete lei.
"Ariane! Che bel nome! Mi piace" replica lui.
"Grazie..." lei dice, timidamente.
"Prima..." continua lui "non volevo colpirti. È solo che... tutti mi stavano fissando, aspettando che facessi qualcosa... La gente di questa città sa essere davvero orribile. Dovevo fare qualcosa, o non sarebbe andata a finire bene nemmeno per me". Lei lo fissa, non è convinta, non riesce a capire la sua scusa.
"Non so... Quando ti ho vista per la prima volta, ho visto molta rabbia nei tuoi occhi, non so se è per via di quello che è successo negli ultimi due giorni o no... Nel primo caso, mi dispiace...". Ariane lo guarda, furiosa e offesa.
"Vi dispiace?! Scusa non è abbastanza" sussurra lei. Lui cerca di capire e poi chiede: "Dimmi cos'è successo, raccontami tutto". Ariane non ne vuole parlare, è troppo difficile, ma lui aspetta le sue spiegazioni, per cui lei inizia a parlare, con rabbia e a singhiozzi
"Che dire, hanno distrutto la mia città, ucciso chiunque... Hanno ucciso tutti! Hanno distrutto tutto! Le uniche cose che potevo vedere erano sangue ovunqud e persone che urlavano" racconta, disperata. "Sono entrati a casa nostra, hanno preso tutto, hanno preso me, hanno ucciso mia madre sotto ai miei occhi!!" continua, piangendo. Bruce guarda giù al pavimento, triste e sentendosi in colpa, vorrebbe averlo potuto evitare.
"Loro mi stavano trascinando via quando l'ho vista, lei stava gridando il mio nome, cercava di ragguingermi, ma la spada di uno dei vostri l'ha raggiunta prima"continua a raccontare. Bruce la guarda, con le lacrime agli occhi, e vorrebbe fermarla, il suo racconto, o il suo dolore ma non sa come fare.
"Avevo poche cose prima, ora non ho più nulla, nemmeno la mia libertà ormai" finisce lei.
"Posso fare qualcosa al riguardo" dice Bruce. "Ti farò uscire di qui, ad ogni costo. La mia famiglia ti ha già ferito abbastanza, voglio rimediare per ciò che è in mio potere". Lei si asciuga le lacrime, pensando che forse ha parlato troppo. A testa bassa, Bruce lascia la stanza. Lei lo segue con gli occhi, domandandosi ancora chi lui sia veramente.

Il giorno seguente, a tardo pomeriggio, Bruce ritorna alla sua cella, sempre segretamente e silenziosamente.
"Ariane?" la chiama. Lei è seduta nel pavimento di fronte alla finestra a si volta quando lo sente, ma non si muove, nè si nasconde.
"Ciao. Ti ho portato qualcosa da mangiare" dice lui, mentre spinge dentro il piatto.
"Vi ringrazio" risponde lei.
"Come stai oggi?" chiede lui.
"Come crede che stia?" risponde lei, un po' polemica.
"Giusto, scusa, domanda stupida" commenta lui.
"No invece, scusa" dice lei, guardando in basso. Lui si siede nel pavimento, nella sua direzione, dall'altro lato del cancello. Lei lo guarda, lui è silenzioso e a testa bassa.
"Cosa c'è che non va?" chiede lei. Lui alza lo sguardo, sorpreso dalla sua domanda.
"Stavo pensando... Ci vorrà un po' per tirarti fuori di lì". Lei non capisce.
"Mio zio sta per tornare e dovrò essere molto cauto. Non so nemmeno chi ha le chiavi..." spiega, riflettendo.
"Chi sei tu veramente, Bruce?" chiede lei, improvvisamente. Poi, ripensando alle sue parole, aggiunge "Posso... Posso chiamarti Bruce?"
"Ahah, certo, è il mio nome" risponde lui, ridendo un po'. "E cosa intendi dire?"
"Intendo... Sembri una brava persona ma ti comporti in modo strano a volte. Come fai a restare qui, in mezzo a tutta questa gente... malvagia?"
"Già... Ho pensato di andarmene più di una volta ma finisco sempre per sperare che un giorno tutta questa malvagità lascerà questo castello e io non ho bisogno di abbandonare il regno dove sono nato". Fa una pausa e poi ricomincia. "Dopo la morte di mia madre, suo fratello, mio zio, ha preso il potere perché io ero troppo piccolo e così è iniziato tutto. A lui piace, ama conquistare altre città, ama il sangue e farebbe qualsiasi cosa per aumentare il suo potere. Lui ha la malvagità nel sangue e a volte io devo comportarmi allo stesso modo, o rischio pure io"
"Rischi che cosa?" chiede lei.
"La mia vita, la mia libertà, Ariane. Te l'ho detto che farebbe di tutto. Non gli importa nulla del nostro legame di sangue, a lui importa solo il potere. Quando è venuto a sapere del manoscritto per la prima volta, è diventato matto. Ha scoperto che qualcuno della nostra famiglia praticava la magia e così ha visto un altro modo per guadagnare potere e lo voleva ad ogni costo, lo sai."
"Ho visto il manoscritto una volta, quand'ero piccola e mio padre stava sistemando le cose di mio nonno. È soltanto una serie di simboli strani e incomprensibili, senza alcun significato. Dopo quella volta, l'avevo pure dimenticato"
"Già, non capisco in che cosa stia sperando" commenta Bruce mentre si solleva. Lei lo guarda con uno sguardo uno interrogativo, come se dicesse 'dove stai andando?'. Lui lo nota e spiega: "Dato che mio zio è qui, preferisco andare fuori. Se non mi vede, può sospettare qualcosa e se scopre che sto parlando con te può essere un problema". Lei si alza per salutarlo, quando sentono una chiave girare nella serratura del portone in legno...

Bruce cerca di pensare in fretta un posto dove nascondersi, si guarda intorno ma non c'è niente di utile e dopo, è troppo tardi per nascondersi. La pesante porta si apre e lo zio entra dentro. Quando lo vede lì dentro, è un po' sorpreso e commenta: "Il piccolo Brucey, sei qui allora! Che stai facendo, stai intrattenendo la mia nuova prigioniera?"
"Non chiamarmi in quel modo" Bruce risponde, cercando di evitare la domanda.
"Oh, perchè? Sei ancora arrabbiato con Madre Natura per la tua altezza? Non puoi avere tutto nella vita, figlio mio". Bruce lo guarda pieno di odio, ma al re non importa, lui è troppo interessato della ragazza. Quando lui si avvicina alle sbarre, lei indietreggia, impaurita.
"Ehi, dove stai andando?" il re le chiede. Poi guarda Bruce, che si è allontanato anche lui, per stargli il più lontano possibile. "Come diavolo fai?" gli chiede, riferendosi al fatto che lui le stava parlando da vicino.
"Allora, mi hanno raccontato di te, ragazza. Tu avevi il manoscritto, giusto?", lei non reagisce.
"Come ti chiami?" prova allora. Niente, lei non risponde. "Bruce, come si chiama?" chiede lui. Ma Bruce non vuole tradire la sua fiducia, perciò fa finta di essere distratto e si guarda attorno, il pavimento, fuori dalla finestra...
"Bruce!! Tu sai il suo nome, vero?" dice suo zio, che inizia ad arrabbiarsi. Bruce non ha altra scelta, dice il suo nome a voce bassa e guardando in basso. Anche lei guarda in basso.
"Ariane, allora" commenta il re. "Lo terrò a mente, credo che ci rivedremo molto presto. Bruce, vieni con me, dobbiamo parlare. Il tuo tempo qui è finito". Bruce cerca lo sguardo di lei, almeno per chiederle scusa, ma lei sta guardando in basso quando lui passa. Suo zio lo segue e chiude di nuovo la porta dietro di lui.

Nei giorni seguenti, Bruce continua ad andare alla sua prigione quando può, ancora più cautamente di prima, sempre per portarle qualcosa. A volte resta qualche minuto, a volte passa solo a salutarla, altre volte, quando suo zio non c'è, può restare tutta la notte. Amano trascorrere ore e ore a parlare, raccontandosi le loro storie ed avventure delle loro pur brevi vite. Lui racconta storie divertenti della sua infanzia per farla sorridere. Lui è l'unica cosa buona che lei ha ora, e i suoi giorni passano tutti identici. Le settimane passano, e lei quasi non ricorda più cosa vuol dire essere liberi. Una sera, riceve una visita inaspettata e non piacevole. Il giorno, non aveva ancora incontrato Bruce e lei era sempre ansiosa di vederlo. Ma non era lui alla porta: era il re. Lei credeva che si fosse dimenticato di lei, ma così non sembra.
"Ciao, Ariane." dice lui. Lentamente lei torna indietro nella sua cella, cercando protezione. È ancora più spaventata adesso, perché Bruce non è lì.
"Sai, ho letto il manoscritto. Beh, non proprio letto, ci ho dato uno sguardo. Ho provato a tradurre quella maledetta cosa per le ultime quattro settimane e ancora non ho ottenuto niente" dice, alzando il tono della voce e infuriandosi. "Non sai niente al riguardo? Eh? Parlerai o ti dovrò costringere?"
"Io non so niente" dice lei spaventata, ma preferisce parlare che qualsiasi altra cosa.
"Sembra che non ti creda" replica lui, aprendo la cella con le chiavi. Lei lo guarda terrorizzata mentre entra dentro e richiude la cella.
"Non è possibile. Apparteneva alla tua famiglia prima, devi sapere qualcosa!" le grida.
"No, non so niente al riguardo, per favore, credetemi!" lo implora, spostandosi all'angolo più lontano.
"No, tu sai di più di quello che mi vuoi far credere. Magari lo sai pure leggere. Se non parli, so come farti diventare chiacchierona e rimpiangerai di essere nata" dice, avvicinandosi minacciosamente. "Ti do una notte per pensarci. Domani parlerai, ad ogni modo" dice, godendo della sua paura e poi voltandosi per uscire. E quando lo fa, lo sguardo gli cade sul davanzale: c'è un piatto vuoto lì sopra, del giorno prima. Lo vede, lo prende e voltandosi di nuovo verso Ariane, fingendo di essere calmo, dice: "Chi te l'ha dato? Ancora quell'idiota di mio nipote?". Lei rimane pietrificata dal terrore e dalla paura, se ora perde anche lui sarà di nuovo sola, se riuscirà a sopravvivere a suo zio.
"Parla, stupida!" le grida, lanciando il piatto per terra, che si frantuma in mille pezzi. Corre di nuovo da lei, la spinge contro al muro e la trattiene con le spalle al muro.
"Non c'è bisogno che parli" sussurra, quasi direttamente al suo orecchio, ancora più minaccioso di quando urla. "So che è lui, conosco il mio ragazzo, non riesco mai fargli imparare certe lezioni. Ma sai che c'è? Sei fuori di testa, stai difendendo qualcuno a cui non importa nulla di te. Lui è anche peggio di me. Ti ha ingannata, ti ha presa in giro, facendoti credere di essere tuo amico, che ci tiene a te, facendoti credere che ti aiuterà. Se fosse vero, dimmi, perché sei ancora qui? Perché non ti ha ancora liberata? Perché ti vuole qui tanto quanto lo voglio io, si diverte a giocare con le sue prede. Ma gli farò vedere chi comanda qui e sarà la fine per entrambi. Puoi dirgli addio, nella tua mente perché non lo rivedrai di nuovo, in questa vita almeno". Finisce, la lascia ancora più spaventata di prima e confusa. Chi ha ragione? La prima impressione che lei ha avuto di lui le ritorna in mente, com'è possibile? Il re lascia la cella e la stanza, ma lei è talmente immersa nei suoi pensieri che nemmeno se ne accorge.

Bruce sta tornando dal suo allenamento di scherma e ritorna alla sua camera. Cerca dei vestiti puliti quando qualcosa di luccicante, sul fondo del cassetto, attrae la sua attenzione. Lo prende nelle sue mani e sorride, ricordando dei bei momenti. Perfettamente vestito, lascia la sua stanza e per i corridoi del castello, incontra suo zio.
"Ehi tu! Piccolo bastardo!" gli grida suo zio. Bruce è confuso, sta dicendo a lui? Non capisce cosa sia successo ma teme che Ariane possa essere coinvolta. Il re lo raggiunge e comincia a gridargli addosso furiosamente.
"Te l'avevo detto di stare lontano da lei! E cosa scopro? Che la stavi aiutando! Cosa hai intenzione di fare? Farla fuggire? Andare via con lei? Parla! Tu mi hai tradito!" continua a gridare, spingendo Bruce contro al muro.
"Non so di cosa stia parlando!" Bruce replica "non la vedo dal giorno del tuo ritorno da Hale!" cerca di convincerlo.
"Non mentirmi ragazzo! Se sei ancora vivo e libero è solo per il rispetto che avevo per tua madre!". Bruce non apprezza questa frase, comincia ad innervosirsi, suo zio non aveva alcun rispetto per lei, voleva soltanto il suo potere. "Ti avrei già dovuto condannare per il tuo tradimento! Stai complottando contro di me!"
"Finiscila con queste idiozie!" grida anche lui, spingendo via lo zio. "Non ho fatto niente, non so di che stai parlando! Tu e le tue smanie di potere! Non ti è mai importato un accidente di mia madre, così come non ti importa un accidente di me!". Il re lo guarda, offeso e gli sferra un pugno sulla guancia.
"Non osare parlarmi in questo modo! Tu non sei niente!" lo zio gli dice. Poi lo spinge contro al muro, mentre tiene ancora la sua guancia dolorante.
"Te la farò pagare, caro ragazzo. E inizierò con la tua cara amichetta prima, deve ancora spiegarmi qualche cosae sarà un piacere per me ascoltare. Poi inizierò con te. Non avrai più una seconda chance". Dopo aver detto questo, lo lascia e va via. Bruce lo guarda, spaventato e preoccupato per Ariane ma anche offeso e pieno di rabbia. Perciò, corre subito fuori dal castello e va alla torre dove Ariane è tenuta prigioniera. Chi se ne importa ormai? Sa già tutto. Bruce entra nella prigione anche un po' troppo violentemente da farla spaventare. La trova raggomitolata per terra, nell'angolo più scuro della cella, lui capisce subito che è successo qualcosa. Poi vede i pezzi del piatto per terra e preoccupato, chiede cos'è successo. Lei lo guarda soltanto, cercando di leggere la sua anima con i suoi occhi. Quel tenero ragazzo in piedi davanti a lei non può essere la persona che lo zio ha descritto. Lui stringe le sbarre della cella, come se volesse tirarle via, e continua a chiamarla, come se volesse riportarla alla realtà.
"Tuo zio..." lei cerca di parlare. "È stato qui..." dice.
"Cosa? Stai bene?" chiede, preoccupato. Lei studia i suoi modi, un po' diffidente, ma il suo istinto le dice che dovrebbe fidarsi.
"Ehi! Ariane! Cos'è successo?" chiede lui. "Cosa ti ha detto? Per favore, vieni qui, non stare così lontana". Lei si alza lentamente e si avvicina, piano.
"Che c'è che non va? Perché hai paura di me?". Lei guarda in basso.
"Ha scoperto tutto. Sa tutto ora"
"Si, lo so, l'ho incontrato nei corridoi ed era anche più irritante del solito"
"Ha detto delle cose" continua lei "su di te. Non cose carine"
"E tu gli credi? Tu mi conosci!"
"Non lo so..." sussurra lei.
"Non lo sai? Sul serio? Che ti è successo? Hai già dimenticato tutto il tempo che abbiamo passato insieme? Sta solo cercando di metterci uno contro l'altra, di dividerci!". Lei sa che lui ha ragione ma quelle parole sono stampate nella sua mente.
"Perché sono ancora qui allora? Perché non mi hai aiutato?" chiede lentamente, sentendosi già in colpa per la domanda. Sa che lui farebbe qualsiasi cosa ma ha bisogno di prove. Lui la guarda, molto triste.
"Come puoi pensarlo? Devo solo essere sicuro! Devo essere cauto! Ma ormai non c'è più tempo. Devo organizzare una fuga e devo farlo perfettamente o finiremo uccisi! Entrambi! Se devo rischiare la mia vita, voglio essere sicuro di avere successo!". La sua risposta la lascia senza parole. "Guarda, prima che lo incontrassi, ho trovato questo nel mio cassetto" prende una collana con un piccolo ciondolo a forma di cuore, dalla sua tasca "era di mia madre. Quando l'ho visto, la prima cosa che ho pensato è stata 'voglio che la abbia Ariane' e lo avrai, ma fuori di qui". Lei lo osserva senza parlare, con le lacrime agli occhi. "Ma devo agire subito, non c'è più tempo"
"Di che stai parlando?" chiede lei.
"Mio zio! Devo agire subito o tu non ci sarai più domani. E forse neppure io. Ma non so nemmeno chi ha le chiavi..." riflette, preoccupato.
"Le ha tuo zio! È entrato qui!" grida lei, involontariamente.
"Lui... È entrato nella cella?" chiede Bruce preoccupato " ha rotto lui il piatto? Tu stai bene? Ti ha fatto del male?"
"Sto bene Bruce, non ti preoccupare, sto bene"
Torno in un paio di minut e ti tirerò fuori da lì" dice e rapidamente lascia la stanza.
"Bruce!" dice lei, avvicinandosi al cancello, "Sta attento" sussurra, ma lui è già andato.

Per prima cosa, Bruce si ferma alle stalle e poi torna indietro al castello. Prende un po' di soldi, infila i guanti e appende la sua spada alla cintura. Quindi, silenziosamente va alla stanza di suo zio. Sa che è rischioso ma starà attento. Una volta arrivato, vede che la porta non è chiusa a chiave, il che vuol dire che suo zio è là dentro. Bruce riflette per un secondo, poi dà uno sguardo intorno e lentamente apre la porta. Il re è in compagnia di due donne e le tende del letto a baldacchino gli impediscono di vedere il nipote. Bruce vede le chiavi sulla cassettiera, abbastanza vicine, per sua fortuna, per poterle prendere senza fare rumore. Perciò, una volta prese, torna alla porta, esce e la richiude. Mentre cammina per i corridoi, incontra il comandante che nota la sua tensione e sospettoso, chiede che sta facendo.
"Niente" Bruce risponde, brevemente e continua ad andare. Il comandante lo afferra per un braccio e gli dice: "Sono il braccio destro di tuo zio, credi davvero che ti lasci andare via? So tutto, mi ha ordinato di sorvegliarti e il tuo atteggiamento è decisamente sospetto. Cosa stai pianificando?"
"Lasciami stare!" dice Bruce, liberandosi della sua stretta.
"Vuoi seriamente che metta in cella pure te? Non sarebbe una gran cosa, per il futuro erede del regno...". Bruce non ha tempo da perdere, non lo lascia nemmeno finire. Prende la sua spada e lo colpisce in faccia con l'elsa. Il comandante perde i sensi, ma non c'è posto per nasconderlo perciò Bruce lo trascina semplicemente a una parte, poi corre via verso la prigione.
Arriva, apre la porta e rapidamente cerca la chiave del cancello. Ariane lo osserva.
"Sei tornato" dice lei.
"Certo, te l'avevo detto, non mi credevi?" risponde, senza distrarsi dal suo obiettivo. Lei non intendeva quello ma non c'è bisogno di spiegare. Bruce la trova e apre il cancello.
"Veloce, vieni fuori!" dice. Ma lei non si muove.
"Non..." mormora. Perciò Bruce entra dentro e la afferra per un braccio.
"Forza! Non essere stupida!"
"Non voglio che tu rischi la tua vita per me" dice.
"Non m'interessa, te l'ho già spiegato, non me ne vado senza di te. Vieni fuori con i tuoi piedi o ti trascino io". Lei lo segue fuori dalla cella e lui richiude il cancello, nel caso qualcuno venisse a controllare senza guardare dentro. Essendogli vicina, Ariane riesce a vedere il livido violaceo sul suo viso.
"Cosa hai fatto alla guancia?"
"Niente, semplicemente una discussione vivace con il mio amato zio. Ok, vieni da questa parte" dice, portandola fuori dalla stanza e giù per le scale della torre. Arrivano all'ultima porta, Bruce la apre e sono fuori. C'è un bellissimo cavallo marrone lì, che li aspetta.
"Ehi Folgore! Il mio bellissimo cavallo!" dice Bruce, coccolandolo e accarezzandogli il muso.
"Ehi! Sono là! Stanno fuggendo! Piccolo bastardo!" qualcuno grida da sopra le mura. Bruce e Ariane guardano in alto: è il comandante con i suoi soldati. Bruce salta a cavallo velocemente, "Dammi la mano, salta su!" dice ad Ariane. Lei salta su, si aggrappa fortemente a lui mentre lui parte rapidamente.
"Inseguiteli! Subito! Ti prenderò e te la farò pagare!" il comandante grida, mentre i suoi soldati salgono a cavallo. Bruce ed Ariane riescono a sentire le sue grida ma stanno correndo così veloci che non riescono a capirne le parole. È buio totale, Folgore corre come non mai e Bruce lo sta indirizzando verso la foresta. Ariane si guarda intorno, guarda indietro quando sente i cavalli dei soldati ma non riesce a vedere niente. Una manica del suo vestito si incastra in un albero ma essendo così veloci, semplicemente si strappa. Non c'è vento ma i loro capelli svolazzano in aria. Dopo qualche minuto di corsa intensa, non sentono più nessuno dietro di loro e Bruce deve rallentare.
"Perché rallenti?" chiede lei.
"Il percorso è più stretto di quel che ricordassi, non possiamo correre qui" risponde mentre tira fuori la spada e taglia via alcuni rami, impugnandola con la mano sinistra. Lei è stanca, poggia la testa sulla sua spalla e per via della bassa velocità, lentamente si addormenta.

Dopo un lungo cammino, probabilmente di mezz'ora, arrivano in un punto più largo. Sembra una piazza, con alberi tutt'attorno che si chiudono in cima, tranne nel punto più alto. C'è un'apertura lì attraverso la quale è possibile vedere il cielo. Le stelle brillano e c'è un po' di luce. Bruce osserva il paesaggio, affascinato e poi osserva le stelle, sorridendo felice.
"Siamo arrivati" dice, guardando in alto. Ariane sta dormendo sulla sua spalla e non l'ha sentito. Lui nota la sua stretta leggera si di lui, la sua mano sulla sua gamba e la testa sulla sua spalla. Capisce che si è addormentata e cerca di svegliarla dolcemente. Le prende la mano e la accarezza piano. Lei si sveglia, mormorando qualcosa.
"Dove siamo?" chiede poi.
"Sei stanca?"
"Mm... Già, credo di essermi addormentata" risponde.
"Si. Ok, staremo qui stanotte. Riesci a scendere?". Ma lei è così assonnata che non riesce nemmeno a capire cosa lui stia dicendo. "Adesso, magari" Bruce aggiunge sorridendo. "Guarda, metti il piede qui" spiega, togliendo il piede dalla staffa, "ok, e ora scendi". Lei salta giù e per poco non tira giù pure lui, poi lui la segue.
"Cos'è questo posto?" chiede lei, guardandosi intorno.
"Venivo sempre qui quand'ero bambino. Mi è sempre piaciuto, così silenzioso, così tranquillo. Mi rifugiavo qui quando volevo stare solo e non essere trovato" risponde, mentre porta Folgore vicino un albero e lega le redini ad un ramo.
"È sicuro qui?" chiede lei.
"Si, è nel mezzo della foresta, nessuno mi ha mai trovato qui e io non l'ho mai detto a nessuno. Perciò probabilmente non sanno nemmeno che questo posto esiste. Ehi Folgore, ti sei comportato molto bene, non mi deludi mai. Bravo il mio piccolo Folgore, sono fiero di te" gli dice, accarazzandogli il muso.
"Folgore? Cosa vuol dire?" chiede lei.
"Vuol dire fulmine. È il mio cavallo da un bel paio d'anni ormai, vero Folgy?" risponde. Poi si siede sotto a un albero, mentre lei sta ancora in piedi lì, dove è scesa dal cavallo.
"Vuoi stare lì in piedi tutta la notte?" Bruce chiede, sorridendo "Vieni qui". Un po' confusa, va e si siede sotto all'albero, qualche centimetro più in là, con la sola intenzione di dormire ma non sapendo come coricarsi. Bruce sorride, le si avvicina e la prende sotto al braccio. Lei si raggomitola contro di lui e si addormenta velocemente. Lui si appoggia a lei e si addormenta.

La mattina dopo, Ariane si sveglia con la luce del Sole. In qualche modo, si ritrova appoggiata all'albero con il mantello di Bruce sopra di lei. Si guarda intorno abbagliata, Bruce non c'è ma Folgore è ancora legato all'albero. Si alza e si avvicina al cavallo.
"Ciao Folgore. Dov'è il tuo padroncino?" chiede, mettendogli il mantello addosso. Folgore nitrisce, "ah, nelle vicinanze. Ok, vedremo" commenta sorridendo. Guarda un po' in giro quando sente il rumore dell'acqua di un fiume. Seguendo il suono, lo trova mentre si lava il viso alla riva di un fiume. In un'altra occasione, gli avrebbe fatto una sorpresa ma per ora è meglio evitare, dato che ha la sua spada di fianco a lui.
"Bruce?" chiama, per fargli sapere che lei è lì. Lui si volta.
"Ciao! Sei già sveglia!" risponde lui, sorridendo. Anche lei sorride.
"Si. Buongiorno". Lui va da lei, la stringe con un braccio e le dà un bacio sulla guancia. Erano già legati prima ma dopo la fuga il loro legame è diventato più forte. Forse perché hanno condiviso un'avventura pericolosa o perché lui le ha dimostrato la sua lealtà.
"Buongiorno anche a te, bellezza" dice lui " non volevo svegliarti subito"
"Beh, non l'hai fatto" risponde lei. Cominciano a passeggiare lungo il fiume, chiacchierando, e poi tornano indietro dal cavallo. Bruce slega le redini di Folgore, si rimette il mantello ma Ariane sembra un po' triste.
"Dove andrai adesso?" chiede lei. Bruce rivolge a lei il suo sguardo.
"Dove stiamo andando... Credi che potrei lasciarti qui?", lei sorride. "Non lo so in realtà, dovremmo andare il più lontano possibile da qui. So che mio zio ci cercherà ovunque e non si fermerà finché non ci avrà trovati. Perciò, ce ne andremo via"
"Sai... Sono un po' triste perché ti ho costretto a lasciare la tua casa... Mi avevi raccontato una volta che speravi di poter restare..." dice, guardando in basso e sentendosi in colpa.
"No, non ti preoccupare, a me sta bene. Era il momento. Non potevo restarci più. A volte devi lasciare quello che hai se non fa più per te, e seguire le tue aspirazioni, il tuo destino o come lo voglia chiamare. Villa non mi andava più bene. Ho portato via tutto quello che volevo da lì" spiega, accarezzando il muso del suo cavallo e lanciandole uno sguardo. "Oh, me ne stavo dimenticando! Ho ancora una cosa per te" dice, prendendo la collana dalla tasca. Gliela mette al collo e tiene il ciondolo fra le mani per un attimo. Ariane vede come lui si ancora molto legato a quel ciondolo come lo era a sua madre.
"Grazie" dice lei.
"Forza, salta a cavallo!" risponde lui, sorridendo. Lei salta su e aspetta che lui faccia lo stesso ma lui spiega che preferisce camminare per un po'. Quindi, ripartono per il loro viaggio, o fuga, seguendo il corso del fiume.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: