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lavoro pubblicato giovedì 18 febbraio 2016
ultima lettura lunedì 27 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La riserva parte 1

di Argail. Letto 538 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il grande Kolgruater sta per arrivare. Nell'epoca della prosperità dell'uomo, al tempo in cui le sue città di ferro e plastica si eleveranno quasi a sfiorare le nubi del cielo. Quando nessuno ricorderà più le antic.....

Il grande Kolgruater sta per arrivare.
Nell'epoca della prosperità dell'uomo, al tempo in cui le sue città di ferro e plastica si eleveranno quasi a sfiorare le nubi del cielo.
Quando nessuno ricorderà più le antiche tradizioni, le antiche forze dell'ombra.
Esse, credute quasi irreali, daranno prova della loro assoluta realtà.
Dimostreranno di essere ancora vive, oggi come quando chiunque vi credeva.
E la loro pericolosità, e la loro potenza, saranno ancora in grado di devastare.

Nel momento in cui finii di leggere quelle scritte che, in lettere dorate, abbellivano la cripta, mi chiesi come poteva essere che nessuno sapesse che, per togliere la forza ai grandi esseri, non serve ucciderli: devi togliere loro la fede. Solo quando nessuno crede più in loro, essi muoiono. Ma oggi la gente crede, anzi vuole credere; pur non avendo prove vuole credere.
Perché gli piace.
E' così noi sopravviviamo. In un tempo come questo, poi… In cui la gente adora ciò che percepisce come fantastico. Noi diveniamo nuovamente il centro; e nessuno potrà fermarci, quando la forza del Kolgruater ci restituirà nostro padre.
Avvertii dei passi, dietro di me. Ebbi appena il tempo di girarmi: una luce dorata che entrava dalla grande cupola in vetro soffiato, raffigurante un grande e gigantesco essere che circolava a spirale su di essa. La sua bocca rossa, creava un bagliore cremisi nel centro dorato della cupola, come una sorta di colonna di luce. Illuminati da questo gioco di bagliori, vi erano un uomo in giacca nera, assieme a due ragazzi, vestiti con camicia blu e rossa.
-Fratello, Elroy-, mi chiamò l'uomo in giacca nera.
-Dimmi pure di cos'hai bisogno. Fratello Trojx-
-Abbiamo fatto delle ricerche, i nostri fratelli si muovono in tante città. Da quando abbiamo saputo che nostro padre sta per tornare, ci siamo uniti per cercare di uccidere tutti i suoi possibili nemici. Uno in particolare: la famiglia degli Erdoghail. Sembra che nello scorrere nella storia, siano scomparsi-
-E' ovvio-, disse fratello Cary, il ragazzo in camicia rossa. -Quelli come loro la gente non li ama più di tanto. Mentre i nostri grandi progenitori sono tra i migliori. Tutti li adorano, tutti gli vogliono bene. Sono dei miti!-
-Inoltre- Intervenne il terzo fratello, Kirk. -Grazie alla grande campagna pubblicitaria che siamo riusciti a creare con la nostra crescente forza economica, oggi tutti sanno cosa siamo. Grazie ai libri di cui abbiamo spinto la pubblicazione. Ai film e ai più recenti videogiochi; che siano simboli, o personaggi, oppure mostri. Tutti sanno cosa siamo. E così ora, nostro padre tornerà. Mentre loro sono ridotti all'estinzione-
-Esatto fratelli-, convenni io. -Sono più di due secoli che cerchiamo di mantenere vivo il nostro ricordo con ogni tipo di arte. Ora la nostra pazienza e il nostro lavoro, saranno ripagati. E in vista di quel giorno, non possiamo permetterci di avere dei nemici pericolosi. Per questo abbiamo avviato una caccia spietata, ai discendenti della famiglia Erdoghail-
-E' proprio di questo che siamo venuti a parlarti-, intervenne fratello Trojx. -Abbiamo le prove che sono tutti morti. Chi di malattia, chi di vecchiaia, chi per mano nostra. Tranne uno…-
-Non lo avete ancora trovato?-
Trojx sembrava essere pronto a giustificarsi, quando un cellulare trillò. Fu fratello Kirk a rispondere.
-Sì… Davvero? Fantastico!-
Chiuse la chiamata.
-Erano due dei nostri. L'hanno trovato!- Esplose di euforia. -E l'hanno sistemato. L'ultimo degli Erdoghail è morto!-
Questo era un segno del cielo.
-Significa che questo mondo, tra poco tornerà ad essere nostro-
Mi voltai di nuovo verso la cripta. Hai sentito padre? Quando tornerai nessuno si permetterà di alzare un dito contro di te. O contro di noi.

Stava piovendo in quel momento. Non capivo più nulla ormai, tante erano le gocce che mi bagnavano interamente: come tanti spilli bagnati che cercavano di trapanarmi la testa. I miei vestiti erano zuppi, sentivo il freddo della pioggia entrarmi nelle ossa. Era solo l'ultima delle sfortune di quel giorno, che sembravano non finire mai…
Al lavoro sono stato degradato: in uno di quei dannati uffici, dove il capo non fa che vessarmi in continuazione, e umiliarmi sempre di fronte agli altri colleghi.
Ora non venivo più pagato all'ora, secondo lui era il modo migliore per farmi fare risultati, e per non poltrire…
Purtroppo le cose non andavano male solo lì, sono stato bocciato all'esame di giurisprudenza, per la sesta volta. Ho paura che il professore ci abbia preso gusto…
Come se non bastasse, la mia ragazza mi tradiva. L'avevo scoperto oggi, proprio in quella maledetta giornata. Mi tradiva col mio più caro amico. Li sentii anche parlare. Brutta storia: parlarono di me in modi che…
Meglio non riferire.
Intanto ero in ritardo con l'affitto. Il padrone di casa non si preoccupava dei miei problemi, voleva aumentarmi l'affitto, perché secondo lui era meglio così.
Ed io non ero riuscito a dirgli nulla, come non avevo fatto nulla per risolvere nessuno di questi… Questi problemi.
Ormai mi ero abituato a lasciarmi scivolare tutto, tanto mio padre e mia madre, hanno smesso di preoccuparsi di me, da molto tempo.
Ora, cosa posso fare se non tornare a casa e darmi un'asciugata? Sperando che basti a dimenticare? Niente direi.
Le strade di Berlino sembravano deserte, nessuno a parte me sfidava questa pioggia. O forse nessuno era così scemo da andarsene in giro, senza portarsi un ombrello, ben sapendo che stagione fosse questa.
Arrivai al mio portone. Per fortuna, si fa per dire, non incontrai nessuno della famiglia del padrone di casa. Persino i suoi figli minorenni, mi chiedevano soldi.
Con lo biascicare delle scarpe, che accompagnava ogni mio passo, arrivai alla porta di casa mia.
Cercai la chiave, ed aprii la porta.
Una sorta di piccola stanza che occupa l'intero appartamento; le pareti erano tutte bianche, mentre una parte presentava una grande finestra di vetro. C'erano poi, una libreria sulla destra, ed una scrivania attaccata al muro opposto. Nel mezzo si trovava il divano letto.
Feci qualche passo ma mi bloccai, qualcosa non andava. Il rumore del computer… Era acceso, e sulla sedia della scrivania c'era qualcuno seduto.
Questi come avvertì i biascichi che facevo, si voltò. Il suo aspetto, era quello di un ragazzo sorridente con faccetta da schiaffi. Si comportava come fosse a casa sua, con una naturalezza sconvolgente.
-E' tutto qui dentro. Non è vero, signor Mathias?-
Sentii una mano stringermi la spalla da dietro; calda, e forte. Erano in due.
Riguardai il ragazzo seduto sulla sedia, continuava a sorridere.
-Parlo dei suoi dati, della sua storia. E' dentro questo computer, vero?-
-Io… Non capisco cosa intendete?… - Mi sforzai di dire.
-A parte i documenti che ha addosso, e i suoi familiari. Queste sono le uniche cose che provano la sua esistenza. Giusto?-
Continuavo a non capire.
-Quello che sto cercando di spiegarle, signor Mathias. E' che il mondo non ha più bisogno della sua presenza. Capisce? Cancellando i dati di questo computer, cancellando quelli all'Anagrafe. Facendola licenziare dal lavoro, e distruggendo i suoi documenti. Di lei non rimarrebbe traccia-
Sentii il cuore cominciare a battere all'impazzata. Il respiro diveniva affannoso. E non sapevo che fare se non… Avere paura.
-Trema come una foglia. Fratello Gigas-, disse divertito l'altro ragazzo. -Riesce difficile pensare che li abbiamo temuti per anni!-
-Le cose cambiano fratello Davis-, poi smise di sorridere, i suoi occhi s'illuminarono per un attimo. -Lei signor Mathias sta per scomparire, questo lo ha capito. Dopo anni di fughe, di nascondigli, finalmente la ruota del destino ha incominciato a girare dalla nostra parte. Tanti miei fratelli sono morti per mano vostra. Ora le comunico con grande gioia che la sua famiglia è morta. Tutti i suoi parenti più prossimi, compresi i suoi genitori. Sono tutti morti! Scomparsi nel nulla; come sta per succedere a lei-
Alzò una mano e la vidi incendiarsi. Divenne una specie di mano di fuoco, con calma il ragazzo si alzò dalla sedia girevole, sorridendo.
Si avvicinò a me. Anche l'altro, la mano sulla mia spalla si stava incendiando.
Ma cosa succede?…
Un urlo agghiacciante.
Il volto del ragazzo davanti a me, non sorrideva più. Qualcosa mi fischiò nell'orecchio, un oggetto volante che superò il mio volto. Andò ad abbattersi sul petto del ragazzo. Non avrebbe più sorriso…
La mano sulla spalla non bruciava più, e scivolò via. Sentii dietro di me il rumore di un corpo che cadeva pesantemente a terra, quasi assieme al ragazzo davanti a me.
Qualcuno, sempre dietro di me mi scosse. Dopo un urlo mi voltai, c'era un uomo con giacca e cravatta neri, mai visto prima…
-Farai meglio a svegliarti, ragazzo! Le cose peggioreranno. Non hai il tempo di piangerti addosso!-
Non capisco chi sia, ma lo vidi frugare nelle tasche dei due ragazzi uccisi. Tirare fuori un cellulare, e chiamare senza indugi quello che doveva essere l'ultimo numero contattato.
Mascherò un po' la voce.
-Sono fratello Davis. E' stato un po' difficoltoso, ma ho ucciso il ragazzo… L'ultimo degli Erdoghail è morto!-
Chiuse il telefono e lo distrusse schiacciandolo. Recuperati i suoi due pugnali, di diversi modelli;
si avvicinò a me. Ancora non mi ero ripreso… Mi diede un paio di forti schiaffi in faccia.
-Vedi di muoverti, ok?! Abbiamo un sacco di cose da fare, e ci manca il tempo per farle!-
Ancora non capivo, meccanicamente lo seguii: uscimmo dal palazzo, e raggiungemmo una macchina grigia, della Voswaghen, convenni che fosse la sua, quando l'aprì con le chiavi. Maledizione! Ma come posso andare avanti così?! Ero in pericolo di vita, e mi mettevo a pensare a queste inezie?! Dio… Che miserabile patetico essere.
Mentre mi odiavo. L'automobile partì, e andammo via, intanto la pioggia continuava.

Guardai di nuovo quella crittografia, mentre ero in concentrazione. Il Grande Padre stava tornando, non potevo assolutamente permettermi errori. Ero contento che fratello Davis e fratello Gigas avessero ucciso l'Ultimo Erdoghail. Eppure c'era qualcosa che mi rendeva irrequieto. Da quanto avevo appreso con i miei studi, e da ciò che avevano scoperto i miei avi: essi avevano bisogno di svariate cose per poter combattere il grande padre; non era solo questione di coraggio, ma anche di armamenti. Dove potevano trovarsi, se ne fossimo entrati in possesso…
Un sussurro nelle orecchie, quasi un soffio ruvido nella testa. E' lui. Il Grande Padre che comunica.
Il suo soffio era indebolito, come può essere? Nessuno di noi suoi figli era morto in questi ultimi tempi. A meno che…
Ora capisco l'irrequietezza. Fratello Davis e Gigas devono aver fallito, qualcuno si è preso gioco di noi. Chiamai subito fratello Trojx.
La caccia continuava.

Mentre guidava, a velocità un pochino alta per il tempo che faceva, guardai in faccia il mio salvatore. Capelli scuri un po' di barba, e quello sguardo particolare. Come se sapesse cose che ad altri sfuggono.
-Senti… Io…-
-Non sprecare tempo a ringraziare, Mathias Erdoghail-, la sua voce quasi mi gelò. -Ora dobbiamo muoverci, ci spetta un lungo viaggio-
-Un viaggio?! Un momento chi diavolo sei tu?! E cosa sta succedendo? Perché quei due volevano uccidermi? E…-
-E fai troppe, ragazzo. Ed io non ho tutte le risposte. Ti sto portando da chi, potrà soddisfare ogni tua curiosità-
Mi ero un po' scosso dal torpore mentale di prima, infatti continuavo a chiedere.
-Sì, ma tu chi diavolo sei?-
-Mi chiamo Kevin Iberhial. E ti sto aiutando-
-Perché?-
-Eseguo degli ordini-, non sembrava mentisse. -Di chi non ti riguarda. Ora ascoltami: tu sei soltanto un bamboccio di oltre venticinque anni che ancora non sa chi è. Da quel poco che ho saputo di te e della tua famiglia, siete dei tipi a cui va tutta la mia simpatia, e mi fa veramente male, vedere te che ne sei l'ultimo discendente: comportarti come un perdente. Quando avresti tutte le carte in regola per non farti mettere sotto da nessuno-
-Non…- Aveva visto tutto quello che mi era successo in quella giornata, e anche prima… Probabilmente ero arrossito dalla vergogna.
-Sai almeno dirmi dove stiamo andando?-
Iberhial annuì.
-Te l'ho detto. In un posto dove potrai scoprire chi sei realmente. E magari riuscirai a rimetterti in carreggiata, su una corsia di sorpasso. Stiamo andando in Inghilterra-
Evitai di parlare ulteriormente. Di punto in bianco tutto stava avvenendo, investendomi senza nessuna possibilità di tirarmi indietro… Io volevo solo dormire un po', riuscire a dimenticare tutte le mie dannate umiliazioni… Adesso mi ritrovavo coinvolto in una cosa che nemmeno capivo. E perché… Tutti c'è l'avevano con me? Io…
Non c'è la faccio…
Abbassai il finestrino buttando fuori il pranzo. Con l'acqua piovana che mi bagnò nuovamente la faccia…
Chissà cos'altro mi succederà?

Da quello che sentivo, grazie al Grande Padre, l'Ultimo Erdoghail si stava spostando. Avevo già mandato Trojx e gli altri due ragazzi sulle sue traccie. Ma non ero tranquillo, percepivo un'intromissione, qualcuno la cui natura non riusciamo a carpire, era intervenuto. La cosa non mi piace…
Dovrò a mia volta mettere in mezzo qualcuno la cui natura non comprendo appieno. Egli mi aveva detto che se qualcuno si fosse intromesso, avrei semplicemente dovuto dare carta bianca, a questo essere che era stato capace di evocare.
Lui… Avrebbe il problema.
-Vieni pure avanti-
I suoi passi risuonavano in tutta la sala. Si trattava di un colosso: grande di corporatura, con pantaloni da soldato, cinturone, maglietta nera. Finiva di coprirlo una lunga giacca di pelle nera.
-Allora. Essere chiamato Turlogh il Nero. Creato come? Se posso chiederti…-
-Grazie ad un magia di grande potere che, l'uomo che mi ridato la vita, ha potuto recuperare tra i tanti segreti di uno scrigno tenuto in un posto dove persino gli Spietati Arcangeli, e i potenti Arcidiavoli hanno paura di andare. Egli ha recuperato i pezzi del mio corpo, chiusi in vari piccoli sarcofaghi. E dopo avermi rimesso insieme… Mi ha ridato la vita, soffiandovi dentro la mia anima condannata dal Dio Grigio.
Egli mi ha ordinato di mettermi al servizio della vostra fratellanza, e rimuovere qualunque ostacolo alla riuscita del Kolgruater-
Aveva parlato con voce lugubre, ma sicura di sé, mi fece capire che si trattava di una creatura nata per servire.
-Molto bene. Turlogh il Nero. L'essere che ti ha fatto tornare. Blackjack. Ha detto che tu sei il guerriero perfetto. E non conosci sensazioni come la paura, o la pietà-
-E' così. Ordina Fratello Elroy-
-L'ordine già lo immagini. Voglio che ti occupi dell'Ultimo Erdoghail, e del suo misterioso protettore-
Alzò il braccio in segno di ordine ricevuto. -Consideralo eseguito-
Si voltò e con passi pesanti si avviò fuori dalla stanza.
Non mi piaceva quell'essere, ma derivava dall'uomo che ci aveva dato la possibilità di riprenderci il mondo che ci spetta. Per il momento era utile, e quando non servirà più… Non ci faremo problemi ad eliminarlo.

Il viaggio fino all'aeroporto era stato veloce, ma non certo tranquillo: continuavo a stare attaccato a Iberhial, aveva già prenotato il volo per Londra prima ancora di venirmi a prendere. Quasi correndo, salimmo sull'aereo, senza l'impiccio dei bagagli, e dopo un'ora eravamo in volo…
Nella mia vita non avevo mai volato, nemmeno una volta, non perché ne avessi paura, ma perché non viaggiavo, non andavo mai da nessuna parte. Per pigrizia più che altro… Forse anche perché non avevo idea di come cavarmela in un paese straniero. Da solo come avrei potuto…
Un paio di ore dopo, eravamo già a Londra. Non l'avevo mai vista dal vivo: solo in film, o documentari. Cavolo, era davvero tutta un'altra cosa viverla una città. Con tutta la gente che si muove da tutte le parti… Caotica sprizzante vita da tutti gli angoli, come solo una grande città piena si esseri umani può essere… Ed io che… Ma Iberhial non mi permise di perdermi mie piccole meraviglie. Dovevamo svolgere un lavoro, diceva lui.
Noleggiata una macchina ci dirigemmo fuori città. Verso il Nord dell'Inghilterra, mentre ci muovevamo nella sterminata e bellissima campagna inglese, rimasi ammirato. Niente più pioggia: il cielo blu, e nonostante il freddo, il paesaggio verde e pulito si lasciava ammirare.
-Interessante. Non è vero?- Disse ad un certo punto Iberhial.
-Cosa?-
-Stai ammirando un posto che percepisci come bellissimo. Niente male per uno che fino a ieri, si sentiva schiacciato da tutte le sue problematiche sociali. Da tutte le piccole cose della sua vita che percepiva come grandi e indefinite. Tutto ti sembra così lontano, adesso-
-In effetti. Non ci penso già più. Mi sento diverso… Forse per via di tutto quello che mi sta capitando. Io…-
-Stai crescendo, Mathias. E' semplicemente questo. Ed era ora-, mi sorrise.
Non era di molte parole, ogni tanto lanciava qualche frecciatina. Ma dopotutto era simpatico.
-A Berlino, avevi detto che non so chi sono. Perciò devo chiedertelo… Mi piacerà saperlo?-
-Questo dipenderà da te, Mathias. Ma sono certo che qualunque cosa scoprirai di essere. Sarà sempre meglio di quello che sei stato fino ad oggi-
Parole dure, ma dentro di me sentivo tante parti del mio essere dargli ragione… Dopotutto cosa sono stato fino ad oggi se non qualcuno che ha sempre avuto paura di opporsi a chiunque?
Speravo solo di non scoprire di essere qualcuno di ancora più infimo.
Mi rivolsi di nuovo a lui.
-Comunque dove stiamo andando? Ora puoi dirmelo-
-Nel luogo principe delle Grandi Leggende-, mi guardò con quel suo sguardo brillante. -Gateshead. Paesino del territorio inglese dove un tempo sorgeva la mitica Camelot-
Ma che diamine?!… E chi non la conosceva Camelot! La patria delle leggendarie imprese di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda. Tempi pieni di magie, lotte, battaglie, e chi più ne ha più ne metta.
Quello che non capivo era perché proprio lì, dovremmo trovare tutte le risposte. Ma quando tornai a guardare Iberhial compresi che non avrei potuto sapere molto di più.
-Al giorno d'oggi si crede che tante cose avvenute in quella parte di storia, siano fantasie. Ma sarà davvero così? Oppure al giorno d'oggi abbiamo dimenticato, per vivere meglio. L'ironia sta nel fatto che oggi queste stesse cose le ricerchiamo, nei libri, nei film. O nei videogiochi. Quasi come se ci mancassero. Un modo per evadere, o un ricordo recondito rinchiuso in noi?-
Di queste cose non capivo moltissimo. Però, mi faceva comprendere, una volta di più, che qualunque cosa avrei trovato in questo viaggio, al termine non sarei più stato lo stesso.
Ci vollero diverse ore prima che arrivassimo alla famosa Camelot: certo al giorno d'oggi non esisteva più, non era mai stata una città, ma bensì una gigantesca fortezza. Il paese di Gateshead dove secondo informazioni storiche sorgeva, presentava delle rovine al di fuori: tanti piccoli pezzi di mura, minima testimonianza di quello che era stata un tempo quella terra.
Sterzò con la macchina, lasciando la strada asfaltata, l'ultimo baluardo di civiltà.
Dopo quella c'era solo la natura con noi, natura di un mondo oscuro che non sapevo come accogliere, e come prendere…
Ci muovemmo tra le tante rovine dei villaggi di qualche secolo prima. In quel momento mi sembrava quasi di sentire un soffio nella testa, come se qualcosa o qualcuno, stesse cercando di contattarmi. Davanti a noi trovammo una grande foresta, scendemmo dalla macchina, era tempo di muoverci a piedi. Kevin mi passò una torcia, entrambi le accendemmo e grazie ai fascia di luce ci addentrammo dentro quella gigantesca boscaglia oscura. Era piana, ricca di alberi di vario genere, che rendevano il terreno piuttosto sconnesso, non c'ero abituato e rischiai di cadere almeno un paio di volte. Il suono dei grilli mi metteva m'innervosiva, facendomi girare da tutte le parti, mentre i gufi con i loro strani versi mettevano soggezione.
Probabilmente, avevamo passato almeno un paio d'ore a camminare per quella foresta. Eppure Iberhial sembrava sapere dove andare, senza il minimo problema. Da solo chissà dove sarei finito…
Nel momento in cui la notte era più profonda, ci fermammo.
Non disse nulla, il mio accompagnatore. Indicò un punto in cui dovevo andare, non mi avrebbe seguito. Significava che il suo compito finiva lì, ora toccava a me.
Mi addentrai quindi da solo, dove mi aveva indicato. Il cuore mi batteva all'impazzata, mi sentivo di nuovo male…
Improvvisamente vidi un bagliore, che illuminava tutta la vegetazione circostante, forse per via della luna, che in quel momento era uscita. Invece no… Guardai in alto, la luna non c'era quella notte. Allora… Da dove derivava quella luce?! Mi avvicinai e, superato un grosso cespuglio, vidi una strana… No! Uno stagno, con l'acqua talmente limpida che sembrava uno specchio. E… Brillava. L'acqua brillava… Come poteva essere?!
Spensi la torcia, mentre osservavo quella… Stranezza.
Il respiro, diventava sempre più forte.
Qualcosa turbò la tranquilla superficie di quella tavola lucente: una mano, bianchissima e candida.
Seguita dal braccio, emerse dalla superficie, sembrava protesa verso di me. Come a volermi invitare, mi girai indietro, Iberhial non c'era naturalmente…
La mano era ancora lì, attendeva.
La guardai per un paio di secondi, combattuto… Forse qualche minuto… Al diavolo, dovevo muovermi. Non potevo rimanere fermo, dovevo muovermi. Quindi mi feci forza, ormai non potevo più tornare indietro.
Feci qualche passo, entrando nel lago: l'acqua era tiepida, si stava bene.
Raggiunsi la mano, lentamente alzai la mia.
Tra mille dubbi la sfiorai con le dita, ma non fece nulla. Chiaro, non ero costretto. Se dovevo farlo doveva essere una mia scelta.
Il cuore mi batteva, ancora forte.
E va bene…
Strinsi la mano del lago, lei fece altrettanto. Mi trascinò dentro il lago. Solo adesso vedevo a chi apparteneva il braccio: una donna bellissima, biondissima, con vesti brillanti come lo specchio del lago. Ne vidi il viso, sorridente, limpido come l'acqua. Era bella. Stupenda nel suo modo di darmi calore, e forza.
Mi portò fin sotto il fondale del Lago. C'era una specie di buco, una sorta di barriera d'acqua. Quella dama mi rilasciò facendomi andare contro quella barriera. Mi sembrò come se mi ci stessi tuffando. Per qualche attimo non avvertii più nulla, rimasi ad attendere quello che poteva essere il mio destino.
Di nuovo l'aria, e la gravità. Caddi su un terreno duro, e roccioso.
Mi guardai intorno, mi trovavo dentro una sorta di caverna illuminata di fuochi blu e verdi.
Quella caverna era strana, non capivo cosa diavolo ci fosse, una cosa era certa: non era fatta con materiali naturali, o che fossero conosciuti in natura.
La pietra grigia era troppo molle per essere tale, e i muschi erano troppo acuminati per essere piante. Le piccole fiammelle blu e verdi, rischiaravano appena quel cunicolo buio e scuro. Il problema vero era: da quale parte vado adesso?…
La grotta si estendeva da entrambe le parti. Non mi rimaneva che scegliere a caso. Anche se sinceramente non sapevo…
Cercai di studiare meglio quello strano ambiente. Una parte era illuminata da fuochi verdi, e l'altra dai fuochi blu. Decisi di muovermi dalla parte che più ispirava al mio essere. Quella blu.
M'incamminai per quella via tortuosa, orrida, bagnato dalla testa ai piedi, col freddo che mi attraversava i nervi…
La via era lunga, sembrava infinita. C'erano delle radici nere e rossastre, che facevano da pavimento, dopo alcuni metri di roccia vischiosa.
Dopo tanto tempo, il corridoio di radici divenne sempre più stretto e basso, rendendomi difficile il camminare stando dritto. Dopo un po' di secondi dovetti inginocchiarmi e proseguire a quattro zampe, infilandomi tra le sempre più grosse radici. Continuò per tantissimi minuti, non ebbi mai idea di quanti.
Arrivai ad un cerchio dove le grandi radici erano raggruppate tutte assieme, sembravano una specie di piccolo vortice in legno, c'era una strana luce oltre il piccolo pertugio che lasciavano libero, in mezzo. Pensai di doverci passare… Troppo stretto. Cavolo!
E va bene. Sono arrivato fin qui, ormai. Tanto vale continuare.
Mi infilai in quel buco, altro che stretto! Sentivo la scatola toracica comprimersi, e tutto quel legno mi faceva un male cane! I miei vestiti si strapparono, per tutti i graffi che mi stavo facendo…
Alla fine fu una questione di mera volontà, e riuscii a superare quel dannato ostacolo.
Mi rialzai, sentivo male dappertutto…
Poi osservai l'ambiente: era straordinariamente grande, una gigantesca grotta sotterranea, il soffitto alto almeno quattro o cinque metri, illuminato da una luce verdognola e bluastra insieme. Tantissimi rami, arbusti, e radici occupavano l'intero spazio, e come tanti cavi si riunivano tutti verso il centro della caverna, e lì vidi una specie di gigantesco tronco formato da quelle miriadi di rami intrecciati, e avvolti tra loro. Mi avvicinai quindi, a quello che sembrava il centro di quella grotta, e quando fui a pochi metri…
Quell'arbusto si mosse, i rami attorcigliati si mossero come a voler mostrare qualcosa che contenevano. Fu in quel momento che… Vidi qualcosa… Non saprei come definirla… Una specie di sagoma fatta di legno, dalla quale partivano tutti gli altri rami e radici, ciò mi fece capire che i rami non si riunivano lì. Partivano da quel… Osservai meglio: una figura fatta interamente in legno, alta più di me, almeno di un metro. Distinguevo un corpo antropomorfo, con braccia e gambe dalle quali partivano i tantissimi rami.
In capo c'era una testa, quantomeno qualcosa che le rassomigliava. Rametti che sembravano barba, una protuberanza in legno che sembrava un naso lungo, e due occhi, uno verde e l'altro bluastro, emananti bagliori.
-Eccoti finalmente-, disse un vocione grasso e lugubre. Parlava… Mio Dio un insieme di radici e rami mi stava parlando?!…
-L'Ultimo Erdoghail, è arrivato-, non capisco come sia possibile. -Perché non hai preso l'altra strada. Era più lunga, ma saresti arrivato meno devastato-
Faceva pure lo spiritoso.
-Chi… O cosa sei tu? Se posso chiedere-
-Legittimo. Sappi che sei qui, unicamente per una ragione: Combattere contro i Draghi-
Quelle parole furono come una surreale martellata sulla testa. I Draghi… Intendeva…
-Quelli che vengono raffigurati come lucertole, grandi, grosse, alate e cattive. Intendo esattamente quelli-, fece l'Uomo Radice. E gli occhi di due colori, mi scrutarono. -E per rispondere all'altra domanda. Non è un caso che tu sei qui!-
Scrutai di nuovo quegli occhi, capiva la mia mentalità, intuendo tutte le domande che potevano venirmi…
-La tua famiglia. Gli Erdoghail: sono una potente famiglia di Ammazzadraghi, era persino nobile, un tempo. In epoche antiche tutti richiedevano i loro servigi. Ai tempi in cui i Draghi sapienti miravano alla conquista del mondo. Loro, i tuoi avi, erano chiamati a combattere. Gli unici in grado di sconfiggere quegli esseri assetati di potere e controllo-
Non riuscivo a credere a quello che sentivo. Sembrava una specie di favola per bambini…
-Le leggende, le favole, le grandi storie che al giorno d'oggi suonano tanto irreali. Si basano su fatti realmente accaduti, non come li descrivono sui libri che, però, non li snaturano. La stessa leggenda di Camelot e Re Artù, i suoi cavalieri è un'epoca esistita realmente. Il più importante degli Erdoghail è stato uno di loro, aveva un posto nella Tavola Rotonda-
-Quindi stai dicendo che i Draghi esistevano…-
-Esistevano, ed esistono-, volle precisare l'Essere. -Un tempo ne esistevano tanti e diversi. Forti e potenti… Alcuni erano pacifici, altri no. Alcuni bestiali, altri intelligenti. La loro forza stava nel fatto che tanta gente li adorava-
Adorare dei mostri come quelli?…
-Vennero eretti dei templi in loro onore. Anche se può sembrare strano a chi non ha fede-, sembrava un rimprovero.
-Ad ogni modo, i Draghi non si estinsero per i troppi scontri con cavalieri. Ma semplicemente perché la gente iniziò a non avere più nessun tipo di credenza in loro. E così la loro forza vitale andò scemando, della loro grandiosità non rimase nulla. E quindi anche la loro vita si assottigliava, come la loro riproduzione. Per salvarsi, iniziarono allora a mescolarsi con donne umane, in modo da far nascere dei figli che fossero uomini, e far sì che il loro sangue sopravvivesse. Purtroppo il mescolamento del sangue tolse loro ogni forza e ogni particolarità.
E' così che le creature mistiche muoiono. Divenendo esseri comuni. Umani, piante, o animali-
Stava parlando anche di sé stesso? I suoi occhi brillanti sembrarono di nuovo leggermi dentro.
-Tranquillo! Io non sono un Drago. Comunque, da un secolo a questa parte. Ecco arrivare una serie di letterature fantastiche che raccoglievano e riproponevano vecchi miti e leggende. E alcune di esse riproponevano i Draghi. Ci sono voluti anni, ma la gente ha ricominciato ad amarli, e adorarli. Tanto che sono considerati il simbolo di quel genere di storie fantastiche-
I libri fantasy, i relativi film e tutto il resto…
-Questa nuovo tipo di fede, ha risvegliato man mano i discendenti dei Draghi che ancora hanno il loro sangue nelle vene, e la loro consapevolezza. Essi si sono riuniti, divenendo una fratellanza sempre più potente. Per evitare di perdere il loro rinvigorito potere, hanno fatto in modo di proporre sempre più opere che ricordassero i Draghi e il loro mito. In questo modo hanno riavuto parte dei loro poteri. Quei ragazzi che hanno cercato di ucciderti, erano due Draghi della Fratellanza-
Ricordai i tipi entrati a casa mia, le loro braccia emanavano fiamme, in effetti.
-Esatto- commentò. -Quelli sono solo frammenti di Drago. Data la quantità minima di sangue nel loro organismo. Tuttavia stanno organizzandosi per una riunione completa dei frammenti di drago presenti in tutto il mondo, li stanno riunendo, ed ora attendono il momento per il Kolgruater: la cerimonia di Consacrazione in cui tutti i fratelli si riuniranno per far nascere un unico grande e vero Drago-
Non so che tipo di espressione feci, in quel momento… Ma doveva essere piuttosto spaventata. Sapevo che non stava dicendo stupidaggini. Non dopo quello che avevo visto…
-Incominci a capire la gravità della situazione. Essi non conoscono il Drago da cui discendono, lo chiamano il Grande Padre, e si preparano a ricrearlo. E se ci riusciranno… Egli non si farà scrupoli nel mettere a ferro e fuoco il mondo. E se dovesse riuscire a riprodursi sarà peggio…-
-Per non essere un Drago, ne sai parecchie di cose su di loro-
-Le ho imparate tenendo uno di loro alla catena. Per anni lo tenni come schiavo, sottraendogli conoscenza e potere. Usandolo per servire Artù e i suoi Cavalieri nelle vicende che dovettero affrontare ai loro tempi. Egli promise la vendetta nei miei confronti e di tutto il genere umano. Ecco perché sono ridotto così… Egli è il loro Grande Padre. Il Piast. Drago dal quale è inutile aspettarsi ragionamenti pacifici-
-E come si può impedire questa specie di… Resurrezione?-
-Così mi piaci. Loro hanno il loro Grande Padre, ed io e il resto dell'umanità, abbiamo il suo più grande nemico. Gli Erdoghail. Loro questo lo sapevano, e così hanno agito sistematicamente per eliminarne ogni possibile erede. Ogni discendente degli Erdoghail è stato quindi trovato e ucciso. Tuttavia hanno dimenticato una cosa importante. Il ceppo di discendenza. Solo alcuni potevano risvegliare in loro il potere degli Ammazzadraghi. La fratellanza, questo, non lo poteva sapere: per mantenere le capacità grandiose e mistiche della discendenza di sangue, è necessario mantenere quel sangue inalterato. Per questo in passato intere dinastie si sposavano tra consanguinei, al giorno d'oggi non si concepisce, ma all'epoca era naturale, e così mantenevano le proprie capacità immutate. Fortunatamente alcuni membri della famiglia Erdoghail hanno mantenuto questa usanza per diversi secoli, e grazie a questo il ceppo principale è stato mantenuto. Così alcuni discendenti hanno il sangue meno mescolato, e sono in grado di risvegliare il proprio potere, uno in particolare era il candidato perfetto-
Io rimasi così… Come dire… Incredulo.
Possibile che in tutta la vita credevo di essere solo una specie di perdente, di cui tutti si approfittavano; e invece ora.
-Tu stai dicendo… Che sono io quel candidato-
Mi guardò di nuovo con quegli occhi. -Naturalmente no!-
Non ero sicuro di aver capito…
-Ovvio che non fossi tu. Il vero discendente degli Erdoghail era Herman Darraigher. Giovane di origini tedesche, cresciuto negli Stati Uniti. Quello sì che era perfetto! Alto, prestante, bravissimo nello sport, intelligente e studioso. Un leader carismatico, nonché un esempio per studenti più giovani. Biondo con gli occhi azzurri, pieno di donne. E con tantissimo spirito combattivo-
Ah… Qui si allude, allora!
Mi sentii avvampare dalla rabbia, questo specie di radice umana mi stava… Prima che potessi dire qualunque cosa mi anticipò di nuovo.
-In giro c'era un essere che mi doveva qualche favore. E l'ho fatto venire qui. Per fortuna era fortemente legato ad un uomo, piuttosto in gamba. Mi riferisco a Kevin Iberhial, quello che ti ha salvato e portato qui-
-E adesso non capisco perché mi hai fatto venire! Non c'era “Mister Perfezione”?!-
-Infatti… Iberhial avrebbe dovuto portarmi lui, ma dopo una breve ricerca scoprì che il ragazzo era morto in un incidente stradale. A quanto pare guidava sotto l'effetto di qualche sostanza proibita-
Un drogato… Perfetto ma non troppo.
-Così mi sono ricordato che c'era un altro nato dal ceppo principale, anche se da parte di una madre di origini mediterranee. Di norma il sangue della madre influenza di più un gruppo sanguigno rispetto a quello del padre. Ecco perché Herman rimaneva la mia prima scelta. Poi è successo quello che è successo-
-Tutto qui dunque…- dissi sbuffando con disprezzo. -Il ragazzo perfetto è morto, e quindi chiamiamo il perdente?! Per chi mi hai preso?! Per una specie di riserva?! Sai che ti dico, visto che sono tanto incompetente per te, allora cavatela da solo col tuo amico Drago! Tanto il mondo fa schifo, ora come non mai! Magari la cura del ferro e fuoco gli farà bene! E andate al diavolo tutti quanti!-
Gli voltai le spalle, andandomene. Stavo pensando di fare il giro più lungo in modo da non rovinarmi su quelle dannate radici. Quando sentii la sua voce…
-Ehi ragazzo-
Istintivamente mi voltai. Vidi qualcosa che brillava davanti a quella corteccia vivente, a parte il fatto che era luminosa, non compresi null'altro. Mi venne addosso come a investirmi, ma era troppo piccola per sbattermi a terra. Avvertii un forte dolore al petto.
Mi ritrovai in ginocchio, e mi guardai il punto in cui mi aveva colpito. Mi aveva lasciato una specie di tatuaggio.
Uno scudo che incrociava una spada, e qualche altro particolare stilistico…
Guardai di nuovo quei due occhi verde e blu, luccicanti più che mai.
-Un po' di spirito combattivo, finalmente- disse festante. -Non c'è la facevo più con quella tua espressione perennemente stupita-
-Che diavolo mi hai fatto?!- Urlai dalla rabbia. Quella rabbia eternamente repressa, ora continuavo a a tirarla fuori.
-Un bravo Ammazza-Draghi deve avere la sua armatura, assieme alla spada e lo scudo, altrimenti non va da nessuna parte-
-Questa specie di tatuaggio sarebbe un'armatura?!-
Sospirò profondamente l'uomo corteccia. -Ecco. Questo è esattamente l'atteggiamento che devi evitare, o morirai nell'arco di un istante, nel momento in cui tornerai all'esterno. Sai, tuo cugino Herman, cosa possedeva che mi aveva portato a scegliere lui?-
Lo guardai negli occhi, calmandomi.
-Non la forza fisica. Non l'intelligenza. Non le capacità superiori. Quando egli si doveva muovere, trovava il suo obiettivo, lo focalizzava molto chiaramente, e poi faceva tutto ciò che era in suo potere per raggiungerlo. Capisci? Non dubitava di sé, anzi credeva in quello che poteva fare.
In sostanza, lui aveva fede. Quando hai una fede cieca in qualcosa, esso può solo divenire reale-
Non aveva torto… In effetti, io mi ero sempre abbattuto, mai avevo creduto di riuscire ad essere qualcosa di meglio che mediocre. Non ci ho mai neanche pensato di poter essere qualcosa di più. Di poter fare la differenza… Quali erano le mie aspettative di vita prima di questo?
-Vedo che stai cominciando a crescere. Ma non hai più tempo Erdoghail. Io ho fatto quello che potevo, ora tocca a te! Il futuro del Mondo dipende dalla tua fede. Abbatterai il Drago?-
Guardai le mie mani. Ripensai a tutte le volte che avevo abbassato la testa. Tutte le volte che ho permesso a qualcuno di sfottermi impunemente. Tutte le volte che mi sono abbattuto per la mia incapacità. Le volte che mi sono depresso per il mio essere debole. Le volte che non ho fermato un sopruso perché non avevo la certezza di poter fare qualcosa contro il miserabile che lo compiva.
E ora vengo a sapere che il Mondo dipende dal mio essere forte?!…
Per motivi incomprensibili mi ritrovai a ridere.
Ma sì… Potevo anche accettare le sfida, tanto al massimo potevo morire.
Improvvisamente avvertii come se il mio braccio destro stesse partorendo qualcosa, fredda e grande. Mi ritrovai in mano una spada a croce, lunga un paio di metri. Straordinario. E non era tutto. Sentii la stessa sensazione in tutti gli arti.

Continua.

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