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lavoro pubblicato venerdì 12 febbraio 2016
ultima lettura giovedì 16 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The old prophecy: La città di ferro #1

di YarculaSLIM. Letto 534 volte. Dallo scaffale Fantasia

eccomi di ritorno dopo un mese di attesa sono riuscito a completare il primo capitolo della storia! scusate per la lunga attesa. buona lettura...

Lawrence era assorto nei suoi pensieri, continuava a fissare la villa barocca che si ergeva possente davanti a lui, quella sera ci sarebbe stata una grande festa e lui si sarebbe dovuto infiltrare per rubare un antico artefatto che era già stato rubato in precedenza dal rispettabilissimo signor Joseph Falmer, e scappare inserendo l’artefatto in un altro artefatto, anch’esso rubato.

Lui sosteneva di averli trovati scavando in uno dei sui terreni al nord del paese… ma questo non era vero. Purtroppo il sig. Falmer discendeva dalla più antica e influente famiglia mai esistita e quindi se diceva che qualcosa era sua, quella cosa era sua.

Fortunatamente un'altra sua caratteristica era quella di non essere una persona umile ed era solito organizzare grandi feste così da poter mostrare una parte delle se infinite ricchezze a tutti; o almeno a tutti coloro che avevano la fortuna di essere invitai, era infatti necessario un invito scritto dall’incredibilmente costosa macchina da scrivere in platino del signor Falmer, una gran bella macchina da scrivere quella… i tasti erano ricoperti di diamante, il che rendeva molto scomodo scriverci, le parole che si battevano venivano impresse su una pergamena estremamente pregiata e nell’inchiostro vi era polvere d’oro, -per rendere l’invito unico!- diceva spesso Falmer quando ordinava alle sue strapagatissime segretarie di scriverne un migliaio.

Davanti alla porta della sua villa c’era già una grande calca, che aspetta solo di poter entrare alla festa.

All’interno dell’abitazione il sig. Falmer stava ultimando i preparativi e stava testando i congegni che avrebbero dovuto ostentare la sua ricchezza per lui durante la festa.

“È tutto pronto sul palco?” urlò ad un gruppo di uomini che armeggiavano con una teca posta al centro del palco, uno di loro fece un gesto affermativo con la mano e tutti quanti si allontanarono dal palco per testare la teca. Falmer premete un pulsante situo nel suo orologio da taschino e la teca sprofondo nel palco. “Fantastico!” gridò allegramente Falmer soddisfatto compiendo un piccolo salto sul posto per l’eccitazione poi si ricompose, si sistemo il costoso papillon e rivolgendosi al persona disse sorridente: “diamo inizio alle danze.”

Le persone che erano in attesa fuori si riversarono nella sala, Lawrence compreso, e in poco tempo l’enorme atrio della villa era pieno di gente ricca e spiacevole che mangiava e beveva gratis. Dopo non molto tempo più di metà degli invitati era ubriaca e Lawrence inizio a girare per la stanza e a controllare tutte le varie teche posizionate con un intervallo di circa due metri una dall’altra in cerca dell’artefatto e si stupì quando non lo trovò. Alzò lo sguardo in cerca di un aiuto divino e si rese conto che uno dei 7 lampadari che sporgevano dal soffitto fosse estremamente somigliante all’oggetto in cui gli avevano detto di posizionare l’artefatto, e io come ci arrivo lassù, pensò.

La musica si interruppe e l’attenzione di tutti si concentrò sul palco in cui il rispettabilssimo sig. Falmer era appena salito e con un microfono d’oro in mano si appresto a salutare il pubblico:

“Salve a tutti” il pubblico fece un fragoroso applauso che si interruppe dopo un gesto di Flamer.

“sono felice di vedere tante belle facce qui in casa mia questa sera” disse cercando di non far caso alle facce non molto belle di alcuno degli invitati. “sono salito sul palco solo per annunciarvi che tra qualche minuto avrà inizio lo spettacolo più bello che io abbia mai organizzato” detto questo passo il microfono ad un uomo che era stato li in piedi accanto a lui per tutto il tempo ma che nessuno aveva notato e allontanandosi premette il pulsante situo sul suo orologio da tasca e la teca si erse gloriosa sul palco ed inizio a salire e scendere. Falmer lo guardo per qualche secondo senza dire nulla poi si voltò verso uno dei suoi tecnici e disse pacatamente “aveva detto che avrebbe funzionato”

Il tecnico lo guardò, poi guardò la teca che saliva e scendeva, poi lo guardo nuovamente e notò che sembrava spazientito così lo ignorò e guardò nuovamente la teca, a questo punto guardò nuovamente Falmer, che sembrava ancora più spazientito e disse “prima funzionava.”

“beh ora non funziona!” gridò Falmer “vai ad aggiustarlo” disse indicando il palco e poi si allontanò scuotendo la testa. Il tecnico fisso per qualche altro secondo la teca poi si avvio verso il sottopalco sbuffando; non vi arrivò mai, Lawrence lo intercetto nel piccolo corridoio che portava alla porta del sottopalco e lo mise k.o. facendo urtare il suo osso parietale contro il muro di marmo alla sua sinistra, poi prese le chiavi del sottopalco e vi si intrufolò.

Una volta entrato non ci volle molto a capire quale fosse il problema, forse per via degli approfonditi studi in ingegneria portati a termine con estremo successo da Lawrence, o forse perché una forchetta incastrata tra gli ingranaggi non era difficile da vedere, in ogni caso la estrasse e la teca scese del tutto fermandosi davanti a lui.

Il sig. Falmer fu molto sollevato di vedere che la teca si era fermata e premette nuovamente il pulsante sul suo orologio da tasca così da farla risalire, l’espressione serena nel suo volto si trasformi dapprima in stupore, poi in paura, infine, in rabbia, quando vide che l’artefatto sferico che sarebbe dovuto essere sulla teca non era più lì.

“GUARDIE! Presto! Recuperatelo” quasi tutte le guardi cominciarono a correre in giro per la casa abbastanza spaesate, nessuna di loro avrebbe avuto il coraggio di domandare al sig. Falmer cosa dovessero recuperare e le poche che lo avevano capito si precipitarono verso il sottopalco in cui trovarono il tecnico in mutande intento ad osservare l’interno delle sue palpebre.

“ha preso i vestiti di uno dei tecnici” urlò una guardia nel suo auricolare.

Mente le guardie si accingevano a cercare Lawrence al piano terra dell’edificio, lui era salito al primo piano e aveva messo a nanna un paio di guardi che sembravano volerglielo impedire, si calò sopra ad un lampadario e inizio a dondolarsi in modo di avvicinarsi a quello che sembrava molto somigliante all’oggetto in cui gli avevano detto di collocare l’artefatto e tirò un sospiro di sollievo quando, dopo esserci saltato sopra scoprì che era proprio quell’oggetto: una sfera con all’interno una bobbina fluttuante produceva una luce blu, apri uno sportello posto vicino al gancio in cui era legata la fune che lo reggeva attaccato al soffitto e vi si infilò dentro chiudendoselo alle spalle. Una forte luce partì dalla sfera inondando la sala, una volta svanita Lawrence era sparito e la gente che aveva seguito Lawrence durante il suo numero applaudì contenta dello spettacolo e continuò a bere.



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