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lavoro pubblicato giovedì 11 febbraio 2016
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

NATURA SELVAGGIA: CAPITOLO X

di Giovanni95. Letto 446 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Si portò lentamente le mani al volto, erano bianchissime, la loro pelle simile a quella di un neonato. Mancavano tutte le ferite che la vita le aveva inferto, mancavano i segni del lavoro e della fatica che avevano segnato il suo corpo."..

23 Novembre dell'anno 184 dalla nascita della Fenice.
Territorio di Alba sconosciuto.

“Che cosa mi è successo? Ogni singola parte del mio corpo mi fa male, come se qualcuno mi avesse spezzato le ossa una ad una dopo aver dato fuoco alla mia pelle.”
Le palpebre di Garmr iniziarono a tremare, lenti e inesorabili i suoi occhi si stavano riaprendo. La luce pallida della luna lo accecò per un'istante, il tempo necessario per mettere a fuoco il mondo che lo circondava.
Si trovava ai piedi di un grande albero in una notte piena di stelle, ma nonostante l'oscurità che aveva inghiottito quel bosco i suoi occhi erano capaci di vedere come se fosse giorno. Poco più avanti i suoi occhi riconobbero le mostruose carcasse di due animali simili a grossi cani. Richiuse gli occhi cercando di ricordare.
“Ero rinchiuso in quella dannata cella. Avevo ucciso Ligrev per salvare quella ragazza. Non potevo scappare o combattere, ma, allora, come ho fatto ad arrivare in questo luogo?”
Mentre la sua mente vagava per questi interrogativi, incapace di trovare la verità che si nascondeva tra le nebbie dei suoi ricordi, i sensi di Garmr iniziarono a trasmettere qualcosa di stranamente nuovo per lui. Nell'aria l'odore di erba bagnata faceva solo da sottofondo ad un ben più consistente odore di sangue e carni in putrefazione. Il ronzio delle mille mosche che banchettavano sulle carcasse rimbombava dentro di lui come il rombo di una moto tonante. Intorno a lui il mondo, fino a quel momento nascosto, stava nascendo e lottava e moriva.
“Cosa mi sta succedendo? Questi rumori, queste sensazioni non le ho mai provate prima. Mi sento diverso, leggero, vivo. Sento una strana forza muoversi dentro di me. Cosa mi è capitato in quel laboratorio?”
Si portò lentamente le mani al volto, erano bianchissime, la loro pelle simile a quella di un neonato. Mancavano tutte le ferite che la vita le aveva inferto, mancavano i segni del lavoro e della fatica che avevano segnato il suo corpo. Dalla punta delle dita fino alla punta dei piedi tutto era diventato misteriosamente pallido. I muscoli delle dita, dei piedi, di tutto il suo corpo si erano fatti più esili ma più definiti. Poggiò una mano sul terreno umido e pieno di vita, lentamente portò il peso su di essa per alzarsi. Si alzò senza alcuno sforzo, quasi fosse diventato una piuma. Nonostante si sforzasse molto i suoi ricordi erano bloccati da qualcosa, la paura di sapere in cosa si fosse trasformato. Raggiunse la carcassa più grossa, l'odore era insostenibile così come la sua vista. Il cadavere era ricoperto di pus, dalla bocca della bestia usciva un misto di sangue e bava.
“Cos'è questa creatura? Sembra un cane ma è molto più grande. Com'è morta? Ci sono chiari segni di lotta con un'altra bestia, ma...”
In quell'istante l'odore del sangue putrido della carcassa penetrò nella mente dell'uomo spazzando in parte la nebbia e lasciando che i flash di un combattimento furioso passassero davanti agli occhi di Garmr che cadde al suolo sconvolto. Il cuore iniziò a battere veloce come il vento. Il suo respiro si fece sempre più affannato, gli occhi gli si spalancarono e la nebbia scomparve lasciandolo solo davanti la verità.
“Ora ricordo tutto. Il laboratorio. L'uomo di ghiaccio. Io avevo provato a colpirlo, ma era troppo forte per me, era un mostro. Mi aveva costretto su quel letto...”
Nella sua mente si susseguirono ferocemente le immagini di ciò che lui, di ciò che la bestia aveva fatto a tutti quegli uomini e a quelle carcasse che a pochi metri da lui giacevano. Tutto ciò che questa aveva provato, ciò che aveva sentito, ciò che aveva assaporato, ciò che era rimasto sopito adesso usciva dalla nebbia e si mostrava a Garmr in tutto il suo mostruoso splendore. Un conato di vomito nacque spontaneo da quelle immagini e si riversò al fianco della carcassa.
- Che cosa sono diventato? - disse Garmr mentre osservava di nuovo le proprie mani. Adesso non più pallide ma macchiate dal sangue di decine di uomini ai quali aveva sottratto la vita senza nessuna pietà e godendo nell'agire di una bestia.

Il rombo del motore di una grossa jeep che si stava avvicinando velocemente lo riportò alla realtà del momento. Non c'era più tempo per pentirsi e per scusarsi, ora doveva trovare un luogo in cui nascondersi per salvare la propria vita. Si guardò attorno, la piccola radura non offriva alcun riparo, il sottobosco, invece, anche se pieno di luoghi in cui nascondersi, era troppo distante per essere raggiunto senza essere notati. L'unica alternativa era nascondersi tra le fronde dell'albero ai piedi del quale aveva ripreso coscienza. Si riavvicinò velocemente all'albero quindi si preparò per arrampicarsi. Caricò il peso del corpo sulle gambe, prese un profondo respiro e rilasciò la tensione spingendosi più in alto che poté. Saltò con grande forza cercando di arrivare al ramo più vicino, a meno di tre metri di altezza. Il balzo, però, lo superò quasi del doppio sorprendendo il fuggitivo. Garmr si ritrovò così a precipitare verso il suolo, senza avere il minimo controllo della propria caduta. Per sopravvivere fu costretto ad improvvisare, afferrò con la propria mano il tronco dell'albero e strinse la presa per frenare la propria caduta. Un uomo comune si sarebbe rotto il braccio mentre il tronco dell'albero avrebbe lacerato le carni della mano. Garmr non era un uomo comune, l'esperimento non aveva solo affinato i suoi sensi, ma aveva donato lui una forza che andava oltre la sua immaginazione. Le sue dita affondarono nel legno come una lama affonda nel burro e la sua presa salda impedì al corpo di cadere.
Garmr osservava rapito le sue bianche dita mantenere la presa nonostante alcune schegge di legno si fossero conficcate nella carne. Non provava dolore ma solo un semplice bruciore che passò nel poco tempo che impiegò il suo corpo per espellerle. Quel miracolo catturò la sua attenzione tanto da dimenticare la pattuglia che si avvicinava. Questo accadde almeno finché il rumore del motore, il tenue sottofondo della sua meditazione, non si arrestò.

- Cazzo che schifo! - esclamò a gran voce uno dei soldati nella jeep. Garmr era nascosto dalle ombre della notte e dalle fronde dell'albero, ma con la nuova vista era capace di osservare ogni loro movimento come se fosse pieno giorno. Erano in tre: un pilota, il navigatore, al suo fianco, e un terzo uomo dietro di loro. Tutti e tre vestivano con delle tute mimetiche da boscaglia e alla cinta erano attaccate delle pistole automatiche. Il terzo era visibilmente impaurito, una recluta probabilmente, portava un fucile e tremava come se facesse un freddo indescrivibile. Il suo olfatto percepiva l'odore del loro sudore che contaminava l'aria quasi quanto la puzza di putrefazione. Il suo nuovo udito ascoltava i cuori palpitanti accelerare alla vista delle carcasse.
- Quel cane le ha ridotte in poltiglia. - Disse il pilota scendendo dalla jeep e avvicinandosi al corpo della bestia più grossa. Dei tre era il più calmo, Garmr pensò che probabilmente aveva già visto qualcosa di simile nella sua vita.
- Po... po... potrebbe essere ancora nei paraggi, non dovremmo andare ad avvisare gli altri? - Disse il terzo completamente in preda al panico.
- Lo scontro è finito tempo fa, questi corpi sono freddi, però hai ragione pivello, dobbiamo avvisare gli altri. Gristof presto prendi la radio e contatta la centrale. Bergelmir ci punirà se non lo facciamo subito. - disse il pilota al navigatore. Pronunciato il nome dell'uomo di ghiaccio, il battito dei soldati accelerò.
“Se chiamano i rinforzi sono fregato, devo fermarli, ora!”
D'istinto Garmr si lasciò andare slanciandosi verso la jeep. Il mondo sembrava scorrere a rallentatore mentre l'adrenalina nel corpo del fuggiasco cresceva e lo preparava al combattimento. Il navigatore aveva appena recuperato la radio quando Garmr atterrò su di lui facendolo svenire. Il terzo soldato lanciò un urlo di terrore e, senza pensarci due volte, puntò il proprio fucile contro l'improvvisa minaccia caduta dal cielo. Garmr si impossessò del fucile e lo spezzò con la stessa facilità con la quale si spezza uno stuzzicadenti. Terrorizzato il soldato scese dalla jeep e iniziò a scappare, mentre il pilota che prima si era avvicinato alla carcassa più grande prese la propria pistola e fece fuoco. I nuovi riflessi di Garmr gli consentirono di evitare completamente la scarica e di rimanere illeso. Il soldato, allora, decise di abbandonare la propria pistola scarica per attaccare a mani nude. Garmr parò ogni singolo pugno, prevedendo ogni mossa del suo avversario. La lotta stava durando troppo e nel frattempo il terzo soldato si stava allontanando velocemente. Spinto dalla violenza del momento Garmr cercò di terminare la lotta con un pugno rapido all'addome, purtroppo non riuscì a controllare la sua forza. Sotto il suo pugno le tenere carni dell'uomo cedevano, le costole si incrinavano mentre il dolore gli esplodeva in volto. Il corpo venne scagliato un paio di metri indietro, ma il suo cuore batteva ancora. Sconvolto dalla sua forza Garmr rimase inerme per il tempo necessario al fuggiasco di nascondersi. Percepiva il cuore battere freneticamente in preda al panico. Gli bastarono pochi e veloci balzi per raggiungerlo e stordirlo con un debole colpo alla testa.
Ora aveva tutto quello che serviva per fuggire da quel luogo maledetto e lasciarsi alle spalle tutto quel sangue. Tuttavia la ferocia di quel luogo si era insediata in lui e non avrebbe potuto scappare da se stesso.
Indossò gli abiti del soldato che era riuscito a stordire, caricò sulla jeep il corpo dell'uomo che aveva gravemente ferito e controllò il navigatore della jeep per trovare un modo per fuggire. La Foresta di Ferro, così si chiamava il luogo in cui si trovava, si estendeva per diversi chilometri nel territorio a nord di Alba. Il laboratorio si trovava a circa dieci chilometri di distanza dalla piccola radura. Mise in moto la jeep e si diresse verso sud, diretto in una piccola cittadina di nome Dovur. Lì avrebbe cercato di nascondersi da CAOS, trovando il modo per rintracciare i membri del Ragnarok e capire se il mondo avesse bisogno di lui. Mentre guidava i suoi sensi non smettevano di sorprenderlo mostrandogli cose che nessun altro essere umano avrebbe mai potuto vedere, una natura meravigliosa e fiorente. Le lucciole non erano più semplici puntini luminosi e nella notte ogni essere vivente si mostrava a lui nella sua vera natura. Non trascorse molto tempo prima che il suo udito lo avvisasse di una nuova pattuglia di soldati nelle vicinanze. Si trattava di un piccolo posto di blocco il cui obiettivo era segnalare se qualcuno o più probabilmente qualcosa cercasse di uscire dalla foresta. Poco dopo riuscì a percepire chiaramente anche il loro odore e con la sua vista notò un piccolo bagliore dovuto alle luci dei fari. Titubante si arrestò poco prima di entrare nella loro visuale, non si era ancora osservato in volto da quando si era svegliato. Tremava al pensiero di non riconoscersi più nel volto. Non sopportava l'idea di aver perso completamente la propria identità, la propria condizione umana. Nel navigatore della jeep era presente una foto segnaletica che lo ritraeva prima dell'esperimento. Garmr aggiustò quindi lo specchietto retrovisore per vedersi in volto. La sua pelle era bianchissima e, al tatto, morbida come quella di un neonato. I capelli scuri si erano fatti più lunghi, ora gli arrivavano sulle spalle. I tratti del volto si erano fatti più sottili, affusolati quasi rimandassero al muso di un lupo selvatico. Gli occhi, però, erano la cosa che più tormentava la sua mente. L'iride aveva perso il suo colore naturale ed era diventato dello stesso colore della luna nelle limpidi notti d'estate. Capì che la prima cosa da fare per non destare sospetti sarebbe dovuta essere coprirsi i nuovi occhi. Indossò un paio di occhiali da sole e si coprì il volto con una sciarpa presa dal bagagliaio della jeep. Si avvicinò al posto di blocco con la paura di essere scoperto, temendo di essere costretto ancora una volta ad uccidere.
- O mio Dio cosa vi è successo? - urlò una guardia osservando la jeep con un unico superstite.
- Siamo stati attaccati da una bestia. - Mentì Garmr. Per la prima volta fece attenzione alla propria voce. Trovò che questa era più profonda e roca del solito.
- L'avete trovata? Perché non ci avete contattato? - disse una seconda guardia sospettosa.
- Non ce ne ha dato il tempo, aveva già messo fuori uso i miei compagni quando sono riuscito a ripartire. - Continuò Garmr cercando di coprire le proprie tracce.
- Dove ha intenzione di portarli ora? - contrastò sempre la guardia sospettosa.
- Ho intenzione di portarli al centro di ricovero della città più vicina, Dovur. - disse Garmr che già sospettava la prossima domanda della sentinella.
- Perché non le hai portate direttamente nel centro della Foresta di Ferro? - chiese la guardia.
- La bestia ne ha decimato il personale, credo che la loro infermeria non possa prendersi cura di altre persone. - Rispose sicuro.
- Certamente signor... - disse la guardia scrutando il cartellino - Ferall, la lasceremo passare. Ma prima ci dica dove è avvenuto lo scontro così potremo avvisare gli altri e concentrare le nostre zone di ricerca. -
- In una piccola radura a nord. Troverete anche i cadaveri delle bestie che hanno rilasciato per darle la caccia. Quella creatura è un vero mostro. - questa volta Garmr non mentiva. La creatura in cui si era trasformato era un terribile mostro assetato di sangue e nulla sembrava capace di fermarla.
Le guardie liberarono il passaggio consentendo a Garmr di abbandonare l'area in cui la bestia era ricercata. Utilizzò la jeep per percorrere lo spazio necessario ad uscire dal loro campo visivo dopo di che la abbandonò, cosciente che la sua bugia non sarebbe durata a lungo e che presto tutto il suo inganno sarebbe stato svelato. Strappò in parte la propria divisa in modo da renderla irriconoscibile, con un telo si fece un mantello per coprire il proprio viso e mantenne gli occhiali da sole per evitare di mostrare gli occhi. Recuperò tutti i soldi presenti nella jeep e iniziò a correre più veloce che poté seguendo la strada. I sensi sviluppati e la velocità alla quale si muoveva lo inebriavano, lo fecero sentire per la prima volta libero dalle gabbie della società, lo fecero sentire adatto ad un mondo selvaggio e spietato, lo spronavano a gridare a squarcia gola il proprio nome, la propria forza. Quella particolare sensazione gli era familiare, l'aveva già provata in precedenza, quando era trasformato in bestia. Così come la bestia in lui, si abbandonò a quella magnifica sensazione di libertà liberando il proprio ululato al mondo, segnando il risveglio della propria selvaggia natura.

FINE VOLUME I


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