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lavoro pubblicato domenica 7 febbraio 2016
ultima lettura lunedì 7 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Limbo ATTO VII

di CarloBrenna. Letto 444 volte. Dallo scaffale Filosofia

Nel momento stesso in cui mi sono svegliato, ho preso atto di averlo fatto in un luogo totalmente diverso da quello in cui mi ero addormentato.....

Nel momento stesso in cui mi sono svegliato, ho preso atto di averlo fatto in un luogo totalmente diverso da quello in cui mi ero addormentato: esistono diversi modi per classificare ciò che sto subendo ora, ma quello più comune per definirlo è colazione. Il gioco nasce dal fatto che non si tratta di una vera e propria colazione, così da creare tutta quella bella serie di equivoci e fraintendimenti cari ai giovani. In sostanza funziona più o meno in questa maniera: un soggetto attende che l'altro si addormenti, quindi inizia a stimolargli i genitali con la bocca o con altro e in quella stessa posizione si ritroverà ad accogliere il nuovo Io. Mai dare per scontata la gamma di emozioni trasmesse da una colazione, non si tratta di svegliarsi mentre qualcuno ti sta bussando o fellando o linguando: tu rinasci per effetto di quel preciso orgasmo. Questo è il modo con cui i desertoceaniani celebrano il forestiero concepimento -uno per gli altri, infiniti per noi- ed è così perché non abbiamo alcuna idea di come avvenga effettivamente il nostro concepimento. Se è vero che ogni società si adatta alle proprie caratteristiche modulandosi attorno ad esse, anche la nostra comunità ha finito per escogitare mille e uno modi con cui rendere la trasmigrazione più... interessante. In fondo, a me è andata ancora bene, di prendere coscienza a gambe divaricate e con un tonaca ardesia incastrato dentro. C'è chi ha idee ancora migliori. Quella più sadica, ma non per questo illegale, è detta brezza di mare e consiste nel gettarsi da un punto alto della gola -chiaramente in tempo di sabbia, ovvero dal tramonto in poi- dopo aver inghiottito un narcotico. L'istinto di sopravvivenza bussa l'adrenalina e quella è costretta a schiantarsi contro gli interruttori del nostro sesto senso: fluttuazione, galleggiamento, volo. Per questo che nessuno muore, ma dev'essere comunque una bella sorpresa nascere in fase di precipitamento da cento e più metri di altezza. «Uomo o donna?» mi chiede il tonaca ardesia senza smettere di bussare, non appena prende atto che sto solo facendo finta di dormire. «Uomo o donna?» ripete, cristallizzandosi all'interno e premendo forte con le dita sul mio petto. Chi sono? Una donna nel corpo di una donna? Un uomo nel corpo di una donna? E lui cosa vorrebbe? Chi è lui? «Tunica bianca» rispondo, godendomi la sua espressione mentre estrae schifato il suo organo dal mio. Anche noi abbiamo le nostre piccole discriminazioni.


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