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lavoro pubblicato giovedì 4 febbraio 2016
ultima lettura mercoledì 29 marzo 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The Revenant - Il redivivo

di alakazam23. Letto 399 volte. Dallo scaffale Cinema

Se con il pluripremiato Bird-man Inharritù si è seduto sul trono di Hollywood, con The Revenant, il regista mostra a tutti che il re è ancora lui. E nessuno gli porterà via la corona. Nessuno.

Un esploratore americano, mentre accompagna dei cacciatori nelle fredde foreste del North Dakota viene aggredito da un orso e, più morto che vivo (redivivo appunto) viene abbandonato dai compagni che lo danno per spacciato. Contro la natura selvaggia e gli stessi arcani dèi che in essa risiedono, l'esploratore sopravvive e dopo aver camminato per svariate miglia, raggiunge i compagni per compiere la sua vendetta.

Sembra un fumetto della marvel che narra le origini di un nuovo supereroe, ma non è così. Questa è la storia vera dello sfortunato esploratore Glass, narrata nel libro di Michael Punke, "Revenant".

Il regista messicano Inharritù non ci pensa due volte. Legge il libro,gli piace, capisce che ha materiale a sufficienza per un film quindi decide di farlo. Semplice. Il prestigio ottenuto con i 4 oscar di Bird-man lo aiuta, soprattutto finanziariamente. 132 milioni per trasferirsi nelle foreste selvagge del NordAmerica e cominciare le riprese. Assunto DiCaprio come protagonista e Tom Hardy come antagonista l' avventura può cominicare. Dopo 11 mesi di riprese The Revenant- il Redivivo viene alla luce. Inharritù lo guarda con gli occhi orgogliosi di un padre. È davvero bellissimo.


Concentrandosi sul percorso compiuto dall' esploratore per ottenere la sua vendetta, il regista crea un vero e proprio viaggio spirituale, immergendoci completamente in una natura arcana e misteriosa, ancora lontana dai tentacoli degradanti della società. A partire dalla resurrezione del protagonista la trama si delinea in tutta la sua pura e semplice genuinità. Abbiamo da una parte un uomo accecato dalla vendetta, con forza di volontà e coraggio, dall' altra l'uomo di cui vuole vendicarsi, un Tom Hardy avido e senza scrupoli che mira solo al tornaconto personale. Il filo conduttore è la vendetta. Ma non solo. L' intero film, con le sue riprese mozzafiato e i suoi paesaggi sconfinati, ci proietta in un universo arcano e immacolato, in cui vorremmo perderci per non trovarci mai più. I continui tentativi del protagonista di sopravvivere alle forze avverse del caso ci fanno riflettere, e viene da chiedersi se un preciso obiettivo, in questo caso la vendetta, possa portare un uomo a compiere imprese straordinarie. A mio parere la risposta è si. Basta solo leggere il Conte di Montecristo per capire quanto un sentimento forte come la vendetta permetta agli uomini di trasformarsi completamente. Sebbene il concetto in sè di vendetta sia un qualcosa di malvagio, ciò non toglie che il suo perseguimento possa far riflettere il vendicatore. Dopo due ore di film DiCaprio se ne rende conto e capisce che non è suo il compito di vendicarsi. Spetta infatti al Caso, il grande burattinaio che muove i suoi fili al di sopra di tutto. E di tutti.

Se questo film ci insegna qualcosa è che la Natura può essere buona e generosa, infatti permette a DiCaprio di sopravvivere, e quasi fosse un antenato di Bear Grills, Leo riesce a procacciarsi il cibo e cicatrizzarsi le ferite come fosse semplice routine quotidiana. Ma la Natura può essere anche malvagia, soprattutto se coincide con le foreste ghiacciate ed inospitali nordamericane, con animali selvaggi e fiumi ghiacciati annessi. Non bisogna mai sottovalutarla, essa è imprevedibile e misteriosa e nessun uomo sarà mai in grado di piegarla al suo volere. C'è poco da fare.

Per concludere, The revenant, è molto più di un film candidato a 12 premi oscar e macchina sbancatrice di botteghini. Esso rappresenta un portale mistico ed ancestrale che proietta direttamente lo spettatore nel mezzo della Natura incontaminata. Ti sembra quasi di sentire la neve crepitare sotto i tuoi piedi, o il vento scuotere le fronde degli alberi o ancora l'acqua cristallina che scorre limpida tra le rocce. Pura e semplice poesia. Almeno fino a quando non arrivano le scene degli indiani sanguinari Sioux e dei loro scalpi, in quel caso non vorresti proprio trovarti lì.



Commenti

pubblicato il giovedì 4 febbraio 2016
michelino, ha scritto: Bella recensione, peccato che sveli un po troppo la trama.
pubblicato il giovedì 4 febbraio 2016
alakazam23, ha scritto: Ma no dai non ho neanche detto che il cattivo alla fine viene preso dagli indiani e subisce uno scalpo.
pubblicato il giovedì 4 febbraio 2016
alakazam23, ha scritto: oh scusa. Si forse questo era uno spoiler.
pubblicato il venerdì 5 febbraio 2016
cri52, ha scritto: Si sente che sei "malato" di cinema e per me non è un problema che mi si sveli la fine, anche nei films polizieschi... bella recensione che incuriosisce e trascina verso la propria visione.
pubblicato il venerdì 5 febbraio 2016
alakazam23, ha scritto: Ebbene si cri52, mi hai proprio letto l'anima. Per mia (s)fortuna sono affetto da cinefilia acuta e sto cercando di disintossicarmi presso il CCC (Centro Cinofili Complessati).

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