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lavoro pubblicato domenica 31 gennaio 2016
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Piccolo Alberello

di pierotora. Letto 451 volte. Dallo scaffale Fantasia

                                                Il Piccolo Alberello Chiamarlo alberello era troppo, era appena uno stilo spin.....

Il Piccolo Alberello

Chiamarlo alberello era troppo, era appena uno stilo spinoso al suo fianco, un grande albero imponente, il piccolino aveva paura di rivolgergli la parola,

si sentiva solo cosi un giorno si diede coraggio, e lo chiamo, albero, albero mi senti aveva un vocina piccola appena si sentiva, dopo un po’ il grande albero rispose.

Chi mi chiama, e perché mi sveglia dal mio riposino pomeridiano.

Sono io grande albero ti prego non adirarti, mi sento solo e ho paura.

Fa nulla, non avere paura, non ti succederà nulla, ma chi sei da dove vieni cosi piccolo.

Non lo so.

Sai chi sei.

No.

Strano, tutti sappiamo chi siamo e da dove veniamo.

E tu chi sei come ti chiami signore.

Sei bene educato figliolo, il sono il faggio.

Sei importante.

Credo di si sono molto utile a gli uomini.

Chi sono gli uomini.

Sono degli esseri che camminano, a volta sono buoni e molte volte cattivi.

E in che gli sei utile.

Quando fa caldo con le mie foglie li riparo dai raggi del sole, dai miei rami ne fanno legno da ardere per riscaldarsi d’invero.

Adesso ricordo la mamma mi a detto che sono una rosa.

E a cosa serve una rosa.

Non ricordo tutto, ma siamo utili, a gli uomini, profumiamo le loro case abbelliamo i l’oro giardini, e diamo messaggi d’amore con i nostri fiori, e tu cosa fai di più.

Con il mio tronco fanno delle porte, dei bellissimi mobili.

E tu come lo sai.

E la voce che mi arriva dagli antenati, e dicono che e una sensazione bellissima sentire le mani degli uomini che ti accarezzano.

Dimmi grande faggio, noi siamo utili a gli uomini, ma loro sono utili per noi.

No loro non sono utili a nessuno solo a loro stessi, fanno del male a tutte le creature del creato, e forse un giorno il dio delle foreste, si vendicherà su di loro.

Io quando verranno a prendere i miei fiori li pungerò con le mie spine.

Adesso dormi piccolino e non avere paura e il crepuscolo ormai.

I raggi del sole, non arrivano più era sceso dietro al monte.

Pietro Avolio

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Commenti

pubblicato il venerdì 5 febbraio 2016
alakazam23, ha scritto: Un brano molto poetico e musicale. La punteggiatura quasi buttata a caso o assente, dà un tocco di continuità e ritmo all' intero dialogo. Il fatto che agli antenati piaccia farsi toccare dagli uomini li fà sembrare un po' maniaci, ma l'idea in generale non è male. Non capisco però il nome Piccono Alberello, ma immagino sia solo un errore ortografico. Commesso due volte?

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