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lavoro pubblicato venerdì 29 gennaio 2016
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un insolito incontro.

di isabella97. Letto 590 volte. Dallo scaffale Storia

Sara incontra per caso uno sconosciuto sul treno, e parlandoci, inizia forse a capire un pò se stessa. É il mio primo racconto pubblicato,una breve storia per capire che a volte serve guardarci da fuori per capire un pó chi siamo. Buona lettura!....

-imbarcazione- disse il ragazzo seduto a fianco a me. Mi girai di scatto verso di lui e la mia attenzione immediatamente si rivolse ai suoi capelli ricci di un colore piuttosto insolito. Erano biondo chiaro con riflessi arancioni sparsi qua e là che risaltavano ancor di più i suoi occhi chiari.

-come scusi?- risposi senza neanche pensare.

-imbarcazione..la parola.. intendo- disse lui con un sorrisetto indicando lo spazio vuoto del mio cruciverba.

-ah giusto… la parola del cruciverba..- guardai in basso. Il suo sguardo fisso mi metteva un po’ in imbarazzo, ma non volevo che se ne accorgesse. –mi capita spesso di… di pensare ad alta voce-

-beh si consoli .. si dice che le persone che pensano a voce alta siano le più vere..-

-Ah.. questa mi è nuova- risposi guardandolo negli occhi e replicando al suo sorrisetto. Poi distolsi lo sguardo e sorrisi con leggero imbarazzo. Lui si girò a guardare verso finestrino e io, allora, fingevo di continuare il mio cruciverba, perché guardare fuori dal finestrino mi faceva venire la nausea..ma la mia concentrazione era ormai andata.

- come mai va a Parigi?- chiese rompendo quel silenzio imbarazzante.

-vado a trovare un’amica..

-mi perdoni, forse le mie domande la scocciano..- disse toccandosi il ciuffo dei capelli e spostandolo dall’altro lato. Le sue domande non mi avrebbero affatto scocciato, c’era qualcosa in lui che mi affascinava parecchio.. ma non volevo darlo a vedere.

–sa non riesco proprio a stare in silenzio..-continuò- e poi.. queste tre ore dovranno pur passare non crede?

-eh.. già..- accennai un sorriso.

-ok.. provo ad indovinare.. a lei parlare non piace molto vero?

- più che parlare.. beh.. preferisco ascoltare..

-lo avevo capito subito- ribatté con un tono piuttosto saccente.

-ah si?- la sua superbia iniziava quasi ad infastidirmi.

- sa…. Esistono due tipi di persone.. quelle che amano parlare e essere ascoltate.. e quelle che invece amano ascoltare rimanendo in silenzio..

-beh.. lei di certo appartiene alla prima categoria..- dissi con aria ironica. Il suo sorrisetto malizioso ad un tratto sparì e la sua espressione si fece più seria.-

-mmh… forse ha ragione.. ma mi dica.. qual è il suo nome?-

- Sara..-

-Sara? Le avrei dato un nome diverso, magari Margaret… o Juliet.. sa, uno di quei nomi che portano ragazze colte e raffinate, quelle che quando passi non si girerebbero mai per guardarti e non ti rivolgerebbero mai la parola.-

-Davvero pensa che io sia quel tipo di ragazza?-chiesi stupita. Forse erano gli occhiali che indossavo a dargli questa impressione.. o magari chissà.. i capelli tutti spettinati..-

-no..- continuò- si capisce molto dagli occhi..

- ma lei se ne intende proprio di tutto?- quella sua superbia mi infastidiva ma incuriosiva da morire.. volevo vedere fino a che punto si sarebbe spinta.

- beh.. io non me ne intendo di nulla in realtà, esprimo solo la mia semplice, e forse, banale opinione.

- e allora mi esponga la sua “banale” opinione.. come ha detto che si chiama?

- George, mi chiamo George..- disse lentamente scandendo ogni singola lettera. Un nome affascinante e inusuale, pensai. Sembrava fatto apposta per lui.

- vuole davvero sapere la mia opinione?

- certo.. le ho già detto che a me piace molto ascoltare..

- e vabene.. vede Sara.. noi uomini siamo bravi a mentire con la parola, ma con gli occhi..beh mentire con gli occhi è impossibile!- non riuscivo a capire a cosa volesse arrivare.

-e i miei occhi cosa dicono? – ero curiosa di sapere cosa gli frullasse nella testa.

- i suoi occhi dicono che lei ha tanto da dire.. dicono che è una persona affidabile, genuina.. ma anche un po’ spaventata.

-spaventata?

- si.. spaventata, dal mondo.. dalla vita.. dal rischio..

Non sapevo cosa dire. Sentire la sua opinione su di me mi incuriosiva ma allo stesso tempo mi faceva sentire maledettamente vulnerabile. Avevo sempre voluto sapere cosa pensasse a primo impatto uno sconosciuto di me ma sapere la risposta mi metteva ansia e anche un po’ paura..

-ma come fa a dirlo?- chiesi io.

-sto provando a ritrarla..- disse lui spostando nuovamente il ciuffo.- a ritrarla nella mente, intendo... a lei non capita mai?

- non capisco..cosa?-

-di ritrarre mentalmente.. di osservare una persona e fotografarla, catturarla..immaginarla nelle situazioni quotidiane.. non so a casa, sul divano.. o mentre beve un caffè..-

- e lei come mi immagina?- la mia curiosità cresceva.

-Beh.. mi faccia pensare …. io vedo lei seduta sulla terrazza di casa sua, si..è seduta e sta sorseggiando un buon caffè.. è un caffè macchiato.. sì, ci aggiunge sempre un po’ di latte perché pensa che il caffè da solo sia troppo amaro..è da sola.. ha le gambe accavallate l’una sull’altra e il suo sguardo è rivolto al paesaggio.. ma in realtà non sta osservando davvero.. in realtà lei sta pensando a se stessa, alla sua vita, o più precisamente a cosa farne della sua vita.. sta pensando che forse merita di meglio ma non ha il coraggio.. non ha il coraggio di andarselo a prendere questo meglio. E allora pensa che forse bisogna accontentarsi.. che la sua vita in fondo non è poi così male come crede.. che poteva andarle peggio.. e si consola accennando un sorriso velato di una leggera malinconia… mentre finisce di sorseggiare il suo caffè.

Lo guardai per pochi secondi senza dire nulla. La sua descrizione mi aveva spiazzato, in positivo o in negativo non saprei, ma di sicuro mi aveva scosso.

-ci provi lei adesso..-

-io? No io.. non amo queste cose..-

- la prego, provi lei a ritrarmi..

- ma io di lei non so nulla..

- non deve mica conoscermi per farlo..provi solo ad immaginare… chiuda gli occhi e provi.

E vabene, ci avrei provato. Chiusi gli occhi e lasciai che fosse la mia fantasia a parlare per me.

-Io immagino lei in un pub… si in un pub rumoroso e pieno di gente.. no aspetti.. sta uscendo..non le piace quando la musica è troppo alta. Ora tira fuori una sigaretta dal pacchetto e esce a prendere una boccata d’aria..fa il primo tiro… si guarda intorno..nota due belle ragazze che la stanno fissando..ma a lei sembra non importare… o forse sta pensando che non sono i suoi tipi di donna..i loro abiti sono troppo stretti.. e a lei le donne troppo provocanti non piacciono proprio. Un altro tiro… si guarda intorno… sta aspettando un suo amico ma sembra non arrivare..pensa allora a cosa fare quando la sigaretta sarà finita..ritornare nel pub o andarsene? Non risponde..non le piace farsi dei piani… lei è uno che la vita non la programma, che la vive e basta. Nota finalmente che il suo amico è arrivato.. sorride ma non troppo.. in fondo lei sa che i problemi, non importa quali siano, riuscirà sempre a risolverli..

I suoi occhi si accesero. – wow..- disse mostrando una fragilità che fino ad ora non aveva mai mostrato.

-perché wow?- era rimasto probabilmente deluso dalla mia descrizione, pensai..

- no, Sara ….mi piace come mi ha ritratto.

Quelle tre ore passarono davvero in fretta. George era un tipo interessante, strano, imprevedibile aggiungerei. Mi sembrava un libro aperto, così sincero.. ma allo stesso tempo misterioso, complesso, diverso da tutti gli altri. Mi spiazzava con ogni sua risposta, mi faceva rimanere senza parole anche stando in silenzio. L’imbarazzo tra di noi pian piano diminuiva e iniziavo a vederlo sempre meno come uno sconosciuto. Parlammo delle nostre idee, dei nostri pensieri e di come vedevamo il mondo, ma non sfiorammo mai noi stessi. Ne io e ne lui avevamo intenzione di parlare davvero di noi, del nostro privato, di quello che caratterizzava le nostre vite fuori da quel treno. Erano cose che in quel momento non erano importanti. Non conoscevo la sua vita ma iniziavo a capire la sua mente.



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