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lavoro pubblicato giovedì 28 gennaio 2016
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una morte d'incanto

di Dulcinea. Letto 467 volte. Dallo scaffale Fiabe

Teresa sedea vicino al focolare a meditare sulle disgrazie che imperterrite continuavano a colpire la sua famiglia.  Era sola quella sera. Fuori la tempesta infuriava e come un dipinto le finestre si faceano, piene di lagrime, come quelle che sciv.......

Teresa sedea vicino al focolare a meditare sulle disgrazie che imperterrite continuavano a colpire la sua famiglia. Era sola quella sera. Fuori la tempesta infuriava e come un dipinto le finestre si faceano, piene di lagrime, come quelle che scivolavano dal suo volto ormai deforme e pronto alla sepoltura.

S’è vero che nessuna donna dovrebbe vedere i suoi figli perire, Teresa li vide andarsene uno ad uno in poco più di un anno. Vide allontanarsi da vita terrena anche il marito, del quale non le rimase che un ritratto miniato da lei stessa il giorno delle nozze. Lo tenea sulle cosce, ma non osava guardarlo. Il ricordo dei giorni felici non faceano altro che inasprire il presente divenutole ormai soffocante.

I suoi occhi erano fissi sul fuoco ondeggiante, le lagrime amare saliano senza alcuno sforzo e le palpebre non si toccavano mai. Nel pallore del viso e nella bocca rattristata, si leggeano i suoi angusti pensieri:

- Perché la mia infelicità lacerante non m’uccide? Il dolore mio è immenso sagrifizio. Portami con te oh Iddio. Portami con te. Portami con te. Perché lasciar trista una povera tua creatura, senza più un cuore? Si! Io il cuore l’ho perduto, l’anima mia si va affievolendo e si lascia cadere in un vortice senza fondo. Cade giù e non trova un appiglio e s’affanna e si stanca. Quale immonda crudeltà? Portami con te.

Immobile, parea un vegetale al quale avessero strappato le radici.

Dalla porta, entrò nella piccola dimora di Teresa, sua nipote Lina, ultima superstite di quella sciagurata famiglia. Aveva poco più di 13 anni e qualche giorno addietro si ammalò di polmonite. Quella sera non sarebbe dovuta andare in paese con quella tempesta, ma in casa della povera nonna, non era rimasta che qualche goccia d’acqua e un tronchetto di pioppo per il fuoco. Era stato necessario! Disse a Teresa, ma sapevano entrambe che da li a poco, la cagionevole salute della giovane sarebbe peggiorata.

Quella notte insonne, lasciava anche Lina la sua breve vita terrena; e la passione di Teresa s’avvicinava sempre più alla fine.

Rimasta sola. Sola per sempre.

Il mattino entrava prepotente in quella camera mortuaria, i raggi del sole illuminavano il bel volto di Lina, rigido e sofferente. Teresa al suo fianco le tenea la piccola manina un tempo calda e rosea e pronunziava qualche piccola preghiera. Dai suoi occhi straziati non scendea né una lagrima e sulle labbra parea ci fosse un sorriso. Il profumo dei fiori, inumiditi dalla tempesta della notte addietro, risvegliarono in Teresa i giorni in cui, da bambina, solea giocare con le altre villanelle coetanee sui prati fioriti, raccattando i fiori più belli e di mille colori. I giorni in cui si vive nella spensieratezza, quando il passato non ha peso e il futuro non spaventa.

- ah! Dolorosi ricordi stupendi! Così gai e belli, come ora mi schiacciate mozzandomi il respiro. Come posso con così tanti ricordi d’amore continuare a vivere? Ora che nulla più mi resta? Ora che non potrò mai più amare né essere amata? Condannato è colui che l’amore dapprima assaggia e poi lo perde eternamente! Illuso chi nella solitudine s’affoga nella speranza! Questa povera creatura, oh Lina, è fortunata, è liberata dal male è in pace eterna. Ed io? Che fo ancora in codesta terra arida?

S’alzò dalla poltroncina e lasciò cadere la mano di Lina, si diresse a sedere al focolare e si mise a fissare il fuoco sola più che mai.

Passavano le ore e l’imbrunire dipingeva la stanza di un lugubre colore, il fuoco si andava affievolendo e Teresa giaceva sul suolo con gli occhi spalancati sul ritratto del marito, occhi che non si sarebbero mai più chiusi.

Il fuoco si spegne.



Commenti

pubblicato il giovedì 28 gennaio 2016
Raskolnikov, ha scritto: Molto...triste, ma anche molto bello. Hai uno stile di scrittura dolce ed anche un po poetico. Quasi come se scrivessi da un'altra epoca. Mi piace tanto. Complimenti! Attendo altri tuoi scritti.
pubblicato il giovedì 28 gennaio 2016
Dulcinea, ha scritto: Ti ringrazio Raskolnikov! dipende da come lo si voglia interpretare. Per me ha un lieto fine. In fondo la parola "fine"ha in se connotati positivi, se si pensa ad esempio alla FINE di una sofferenza, o alla FINE di una brutta giornata. E qui ancora di più, una fine senza un nuovo inizio, o chi lo sa? Per lo stile credo di essere influenzata da ciò che mi piace leggere, la letteratura italiana è piena di belle opere che spesso vengono accantonate per dare spazio a cose più moderne, ma che a mio avviso lasciano l'alone della meteora..rapide a venire così come a scomparire. L'antico è eterno. Belle anche le tue shortstories. A presto!
pubblicato il giovedì 28 gennaio 2016
Raskolnikov, ha scritto: Sei stata molto chiara. Il racconto l'ho trovato triste e tragico a causa dello stato sentimentale della povera Teresa. Ma poi mi sembra ovvio che la fine ha un significato positivo, in quanto la "FINE" viene supplicata dalla donna per porre fine alle sue sofferenze, alla solitudine e soprattutto per riabbracciare il suo uomo. Ergo, la storia ha un lieto fine. Come disse anche Morrison: "La morte non è poi così brutta. Mette fine alla sofferenza". Ciao!
pubblicato il giovedì 28 gennaio 2016
Dulcinea, ha scritto: Esattamente. Grazie ancora per il tuo giudizio

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