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lavoro pubblicato mercoledì 27 gennaio 2016
ultima lettura giovedì 14 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Toccata e fuga in Re minore

di froggy. Letto 450 volte. Dallo scaffale Pulp

Questo lavoro vorrebbe essere l'introduzione di un racconto diaristico la cui protagonista è una giovane donna illusa di aver trovato l'amore, allontanata dai suoi sogni e rinchiusa in un manicomio.

Gli anno 40 erano ormai agli sgoccioli. Ero giovane, poco più che ventenne, e l’unica cosa di cui m’importava era il mio lavoro.

Ero la cantante di un gruppo jazz nel periodo in cui le cantanti diventavano celebrità e non venivano più chiamate puttane.

Il mio lavoro mi portava in posti diversi, ad incontrare persone diverse.

Eravamo in cinque… come mi mancano quei ragazzi! Avevamo un bellissimo legame, quel legame che solo la musica crea.

Però poi ho capito che avevo un’ idea sbagliata di loro, lui mi ha aperto gli occhi.

Ci incontrammo in un locale dove quella sera dovevamo esibirci. Lui era solito andare lì e, grazie a Dio, era presente anche quella sera.

“Mi innamorai subito di lei” diceva agli amici che venivano a casa nostra, la sera, a fumare sigari. “Indossava un quell’abito nero, lungo che le lasciava scoperta l’ultima parte delle sue bellissime gambe, sembrava una di quelle assistenti dei quiz show della televisione americana.”

Era orgoglioso di me.

Il matrimonio è stato bellissimo.

Mi aveva regalato un bel vestito, con le spalle coperte “come le donne rispettabili”, diceva.

Invitammo tutti i suoi amici con le loro mogli e bambini.

Oh, i bambini, com’erano buffi! Tutti impettiti nei loro piccoli ed eleganti abiti.

Desideravo tanto averne uno con lui.

Ci sposammo in primavera, nel cortile posteriore del nostro nido, come mi piaceva chiamarlo, e offrimmo un buffet interamente preparato da me.

Quel giorno gli cantai una canzone. Tutti apprezzarono quel gesto, lui no.

“Mi hai messo in imbarazzo! Ora tutti rideranno di me perché mia moglie continua a lavorare nei locali come una prostituta!”

MI ripeté spesso che non giovava alla mia immagine continuare a cantare, in più, con quattro uomini.

All’inizio pensavo soffrisse di gelosia per la mia passata relazione con un dei miei musicisti, ma, col passare del tempo, capì che non era così.

A causa mia iniziò a perdere clienti all’autosalone e, quando mi dissero che non potevo rimanere incinta, lui mi disse che era una punizione di Dio.

Ci provammo spesso, ad avere figli intendo.

Andai da un medico che mi disse di stare attenta a non diventare ossessionata da “questa storia” perché le donne in quello stato “procurano solo guai”.

Mi disse che per far diminuire l’isteria, così la chiamò, dovevo provare più orgasmi.

Mio marito non ne fu entusiasta, “ma se la medicina ordina questo…”

Così iniziammo la terapia.

Nulla cambiò.

Lui aveva ragione, il mio lavoro procurava solo guai.

Una sera, durante un’esibizione, conobbi il signor S.

Aspettò che il locale chiudesse solo potermi incontrare. Disse che ascoltandomi aveva allontanato i pensieri tristi, la mia voce lo faceva stare bene.

Iniziò a seguire tutte le serate.

Ricordo che una volta, quando lo raggiunsi al bancone del locale, mi porse una calendula.

S. mi faceva stare bene, apprezzava tutte le mie qualità, non solo la bellezza.

Dopo tanto tempo mi sentì di nuovo donna, anche se sapevo che quell’attimo di felicità mi sarebbe costato caro.

Quando lo confessai a mio marito ero in lacrime.

Lui si alterò, urlò e disse cose orribili, ma era accecato dalla gelosia.

Meritavo tutta la sua rabbia e, nonostante il mio gesto increscioso, sembrò perdonarmi.

Pochi giorni dopo, il mio medico mi telefonò dicendo che aveva scoperto dei risvolti della mia malattia e mi convocò nel suo studio.

Arrivata trovai anche mio marito e un poliziotto.

Una carta sul tavolo spiegava che avevo un “disturbo ossessivo legato al sesso, che porta la paziente a commettere numerosi adulteri (numerosi?), rientrante, per sintomatologia, nella ninfomania.” Continuava dicendo che era necessaria la reclusione in un istituto di igiene mentale.

La richiesta era stata fatta da mio marito e approvato dal mio medico.



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