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lavoro pubblicato lunedì 25 gennaio 2016
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Happy Coffee cpt 4

di xCodrinx. Letto 384 volte. Dallo scaffale Storia

Nella stanza buia, la cui aria era carica di ira, ira che Ludovic in quel momento tentava di sfogare, scrivendo, seduto alla piccola scrivania, ove il proprio personal computer era adagiato. Sembrava quasi colpire, si colpiva i tasti, picc...

Nella stanza buia, la cui aria era carica di ira, ira che Ludovic in quel momento tentava di sfogare, scrivendo, seduto alla piccola scrivania, ove il proprio personal computer era adagiato. Sembrava quasi colpire, si colpiva i tasti, picchiandoli pesantemente, il rumore della tastiera, si poteva sentire anche oltre la stanza, era una tastiera di quelle vecchie, antiche, coi tasti rialzati. La luce del monitor, faceva risaltare i lineamenti del giovane, creando un armonioso contrasto di luci ed ombre, un’opera d’arte. In realtà era solo la dannazione di un sognatore, ce ne sono tanti nel mondo di sognatori, tutti simili ma allo stesso tempo completamente diversi. Ludovic, perseverava, scriveva, cancellava, riscriveva. Sembrava una macchina, era furente, le dita febbricitanti e la tastiera, povera tastiera, 8 anni di servizio e , questo era il ringraziamento, venir presa quasi a randellate dalle dita del ragazzo, che intanto mostrava, alla luce del monitor, la massima espressione dell’emotività, mostrava al buio e alla poca luce, il vero se stesso. Si disprezzava, si sentiva debole per la sua sensibilità, pianse, pianse veramente tanto. Finché smise di scrivere, stringendosi il capo tra le mani.

<<Questa roba, è uno schifo!>>, gridò nella sua mente, mentre la sua anima sembrava prendersi scherno di lui, quale follia, l’aveva colpito? In che misura? Era pazzo? Forse… Se…Ma… Abbandonò la speranza di darsi una risposta, non ne aveva bisogno, aveva bisogno di comprensione e molto probabilmente, non riusciva a comprendersi da solo. Spense il monitor, spingendo il tasto. La luce morì sul colpo, lasciando Ludovic coi suoi tristi pensieri al buio più totale. Il giovane si coricò nel suo modesto letto, portando dietro la testa le mani, e osservando il soffitto bianco, che in verità, pareva cupo e tetro, un grigio quasi spento, sembrava la fredda e spenta pietra, Ludovic prima di addormentarsi, si convinse che in fondo, la verità non è mai quel che sembra. Ci sarebbe riuscito, avrebbe realizzato i suoi sogni, avrebbe scritto la sua vita e ne sarebbe stato il protagonista, quello che non era vivendo, l’avrebbe scritto e il suo spirito, l’avrebbe vissuto così, tra le mille illusioni che la nostra fantasia ci porta ad accettare. Gli illusi in fondo, sono coloro che vivono di sogni, Ludovic nel suo io, sapeva di non esserlo, concepì d’esser diverso da chi prima di se avesse fallito, lui era forte, molto più forte di quel che sembrava. I suoi pianti, quei sorrisi incontrollati, quell’espressività che lo colpiva in ogni momento, attimo, istante, situazioni e discorsi, altro non era se non la sua arma, la costanza con la quale, si dedicava alla realizzazione dei suoi sogni, forse non era abbastanza, ma avrebbe fatto di più, più di chiunque altro, era convinto di possedere il dono, di poter dare di più, gli bastava volerlo e poteva realizzare qualsiasi cosa, si dimenticò quasi della lite con Fred, calmandosi man mano. L’ira scomparve dalla stanza, lasciando spazio oramai, alla speranza e alla buone intenzione, di lavorare per i suoi sogni, render maturi i suoi progetti e veder crescere la vita, nei suoi pensieri. Decise di abbracciare la sua solitudine, accettandola, creando una copia di se stesso come maestro di vita. Iniziò a porsi delle domande: Come fare per essere un grande? Come fare per essere il migliore? Tutti i più grandi, l’avevano capito… Tutti i più grandi personaggi storici, letterati, scienziati e chi più ne ha più ne metta, conoscevano questa risposta, mancava lui all’appello. L’avrebbe trovata. Si addormentò, lasciandosi cullare, dall’incertezza dei suoi sogni.



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