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lavoro pubblicato giovedì 21 gennaio 2016
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

NATURA SELVAGGIA: CAPITOLO VIII

di Giovanni95. Letto 365 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Tutto, in quel mercato, in quella città, sembrava soltanto una brutta copia di cosa dovesse essere. Nonostante ciò gli uomini lottavano come fiere per procurarsi ciò che desideravano, ciò che occorreva loro per sopravvivere in quella giungla..."..

~
In un passato vivo nella memoria.
Periferia di Mànitungl, città a nord del continente di Alba.

Garmr e Ligrev sedevano per terra, le gambe incrociate tra il fango e il lerciume ai piedi della grande città, i volti scarni rigati da sottili gocce di pioggia. Lo sguardo vuoto come i loro stomaci. Piccoli e infidi roditori zampettavano veloci ai loro fianchi rosicchiando tutto ciò che capitava sul loro cammino. Una leggera pioggia condiva quella mattina donandole un sapore amarognolo che Garmr gustava con la propria lingua.
- Sto morendo di fame Ligrev! - disse con la poca forza che riuscì a trovare.
- Sta zitto! Anch'io ho fame, cosa credi? Sono giorni che non troviamo nemmeno le ossa scartate dai cani. Bisogna inventarsi qualcosa o qui finiremo per essere mangiati da questi infidi ratti. - gli rispose l'altro calciandone uno che si era avvicinato troppo. - Dannate bestie! Non fossero così veloci li avrei tutti già nel mio stomaco... -
Lo sguardo di Ligrev fece rabbrividire Garmr, aveva un'aria così animalesca, sembrava pronto a scagliarsi verso qualsiasi cosa potesse dare un conforto alla sua fame. Un profondo silenzio cadde nuovamente tra i due che rimasero per un po' appollaiati in quel vicolo grigio nascosti dietro i cassonetti. Garmr distolse lo sguardo dal suo compagno e iniziò a fissare il muro che avevano di fronte. I mattoni erano sbiaditi, come tutto nel Nido della loro città. I colori, la lucentezza non faceva parte delle loro vite, era un privilegio, un lusso per chi potesse vivere nei quartieri centrali, per coloro che avessero abbastanza denaro da poter vivere come persone. Era uno dei pochi piaceri che possedevano sognare e Garmr lo faceva spesso, sognava una vita migliore, un caldo pasto, amici, una famiglia. Anche Ligrev sognava, ma i suoi sogni erano di tutt'altro tipo. Sognava il momento in cui lui sarebbe stato forte, capace di divenire un predatore, di riscattare quella vita da preda. Erano due mondi diversi i loro eppure condividevano la stessa vita, le stesse avventure, la stessa fame.
- Alzati Garmr, non possiamo rimanere fermi qui o moriremo di fame. - disse Ligrev interrompendo il silenzio sognante dell'altro.
- Cosa hai in mente di fare? - chiese Garmr dubbioso. Fino a quel momento Ligrev era sempre riuscito a tirarli fuori dai guai usando la sua legge, la legge della Natura e per quanto non fosse d'accordo con tutto ciò, sapeva che sarebbe morto senza di lui.
- Non c'è altro da fare. I topi e le altre schifose creature che ci circondano sono troppo veloci per noi. Senza contare i veleni che gli abitanti usano per ucciderle. Finiremmo col morire... - Iniziò a spiegare Ligrev. - Dobbiamo andare al mercato, lì prenderemo qualcosa. -
- Prenderemo qualcosa? Ma Ligrev, noi non abbiamo una sola moneta, come pensi di prendere qualcosa? - Lo interruppe Garmr.
- Lo ruberemo. - disse il ragazzo mentre uno strano sorriso gli comparve sul viso.
- Rubare? Questo è sbagliato Ligrev! Non puoi parlare sul serio! A chi ruberemo poi? Nel Nido non ci sono uomini messi meglio di noi. Li uccideremmo prendendo il loro pane. - protestò nonostante i crampi allo stomaco.
- Ti sei forse dimenticato come funziona questo posto? Non pensare che la città sia diversa dal bosco dove la spietata natura fa sopravvivere solo il più forte. Noi dobbiamo lottare per far valere la nostra forza e se per sopravvivere dovremo sopraffare qualcun altro sarà la Natura stessa a volerlo. Dobbiamo lottare per non morire. -
Garmr non riusciva a credere alle parole che, partendo dalla bocca del giovane maestro, arrivavano alle sue orecchie. Si ostinava a difendere le persone che gli stavano intorno dalla crudeltà della legge Naturale. Si chiedeva come l'uomo non potesse cercare di cambiare le cose, di opporsi ad essa e rendere la Terra un luogo per tutti. Tuttavia molti sembravano ignorarla e vivevano come animali nascondendosi sotto volti umani. Ligrev era diverso, lui riusciva comprenderla e non la ignorava, anzi, l'aveva posta come base della sua vita. Avrebbe voluto avere la forza di opporsi Garmr, ma la fame non ammette repliche.
- Il mercato del quartiere non è molto lontano da qui ed io ho fame. Non voglio morire di fame. - Concluse Ligrev. - Se vuoi mangiare seguimi. Se vuoi continuare a sentire le fitte del tuo stomaco che divora te stesso, rimani qui ma non aspettare il mio ritorno. -.
Le sue parole erano decise e non ammettevano alcuna replica, alcun dubbio o titubanza in chi lo avrebbe seguito. Garmr, che fosse della sua stessa idea o meno, non riusciva a fare a meno di rispettarlo e ammirarlo per la sua sicurezza e il suo coraggio. Sopraffatto dal proprio stomaco e dal proprio attaccamento ad un maestro che la Natura stessa gli aveva posto a fianco per sopravvivere, decise di seguirlo.

Raggiunsero il mercato in breve tempo, scivolando tra le ombre offerte gentilmente dai vicoli del Nido, seguiti costantemente dagli sguardi carichi di disprezzo degli altri abitanti, di coloro i quali erano costretti a chiamare nemici. Garmr cercava sempre di ignorare quello sguardo, quella violenza nei suoi confronti che lo rendeva sempre meno umano. Ligrev, invece, era certo di essere una bestia e contrattaccava quegli sguardi in modo selvaggio, violento, bestiale. Entrarono nella calca della folla dove riuscivano a muoversi a stento. C'erano diversi banconi che esponevano merci di tutti i tipi: tessuti, gioielli, mobili tutto era, però, di scarso valore o di seconda mano. Tutto, in quel mercato, in quella città, sembrava soltanto una brutta copia di cosa dovesse essere. Nonostante ciò gli uomini lottavano come fiere per procurarsi ciò che desideravano, ciò che occorreva loro per sopravvivere in quella giungla selvaggia.
Garmr e Ligrev cercavano in tutti i modi di rimanere nascosti ma nessuno si fidava di loro. Tutti gli abitanti del Nido consideravano gli orfani alla stregua di carcerati e puttane, esseri che deturpavano le loro strade, le loro case.
- Maledetti! Non hanno niente di meglio da fare che sorvegliarci! Neanche fossimo degli stupidi cani da tenere d'occhio per finirli in caso mostrassero sintomi di rabbia. - Sussurrò Ligrev alle orecchie dell'altro.
- Come hai detto prima, devono lottare per sopravvivere e noi siamo la minaccia più grande che abbiano in questo momento. Per loro siamo solo dei parassiti pronti a succhiare la loro piccola linfa vitale. - Rispose Garmr cercando di mostrare le assurdità del modo di pensare del maestro.
Ma tutto quello che ottenne fu un sorriso beffardo sulla bocca di Ligrev che era compiaciuto che finalmente il suo allievo iniziasse ad apprendere le proprie lezioni.
Passarono molto tempo gironzolando tra i banconi in attesa del momento propizio per colpire, cercando di coprire il rumore dei morsi della fame. L'attesa era sfiancante, serviva loro un diversivo immediato. Una forte discussione nacque improvvisa in una zona lontana e attirò lo sguardo di tutti gli abitanti e degli altri commercianti. Un cliente non era rimasto soddisfatto del servizio. Finalmente liberi dalle invisibili catene che li trattenevano, poterono agire. Si avvicinarono di soppiatto a un bancone che esponeva della frutta fresca e presero alcune mele che nascosero abilmente nelle maniche. Ma non furono veloci abbastanza da fuggire lo sguardo accusatore del commerciante che cadde nuovamente su di loro.
- Al ladro! Fermate quei due maledetti cani! Fermateli! - Le sue grida erano piene dell'odio che tutta la popolazione del Nido nutriva nei confronti degli orfani che, come semplici parassiti, si nutrivano e sopravvivevano nella comunità. Garmr e Ligrev iniziarono a correre con tutte le forze che rimanevano nei loro corpi denutriti, mentre grossi omaccioni dai volti bestiali cercavano di afferrarli con le loro mani. Le donne spostavano i propri figli per difenderli dalla confusione o, come gli altri uomini, si paravano aventi per impedire ai due ladruncoli di avanzare. La loro corsa era disperata e senza via di scampo.
- Seguitemi! Veloci! - fece una voce acuta tra la folla, i due non si fecero ripetere due volte il suggerimento e fuggirono veloci nella direzione dalla quale era giunto l'aiuto. Una piccola ombra li precedeva e li guidava tra la folla inferocita. Insieme si trovarono presto davanti una grata in ferro che bloccava la strada che l'ombra aveva loro consigliato. Ligrev grugnì alla vista del muro che sembrava rappresentare la fine della loro corsa, della loro vita. Iniziò a correre il più velocemente possibile, intenzionato ad afferrare quel giovane che li aveva condotti nella trappola condannandoli. Lo aveva quasi raggiunto quando quest'ultimo sgattaiolò, svelto come un gatto, attraverso un piccolo passaggio che dava al di là del vicolo. Il passaggio era ricoperto di fango e puzzava terribilmente ma nonostante questo i due giovani si rassicurarono vedendo che nessun adulto era capace di attraversarlo per continuare ad inseguirli. Oltrepassato il piccolo passaggio i tre giovani continuarono imperterriti a correre per la città mettendo quanta più strada possibile tra il mercato e le loro vite. Quando le loro gambe iniziarono a cedere per colpa della fame e della fatica Garmr e Ligrev si fermarono ansimanti, mentre il terzo ragazzo controllava che la zona fosse sicura.


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