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lavoro pubblicato domenica 10 gennaio 2016
ultima lettura domenica 25 giugno 2017

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Non ci resta che piangere?

di Pieros99. Letto 407 volte. Dallo scaffale Cinema

Ormai è successo, lo sappiamo. Inutile piangersi addosso: nel bene o nel male Checco Zalone è svettato in cima al botteghino e ha conqui...

Ormai è successo, lo sappiamo. Inutile piangersi addosso: nel bene o nel male Checco Zalone è svettato in cima al botteghino e ha conquistato il pubblico italiano, tra chi lo assurge ad erede della tradizione comica italiana e chi sceglie la strada dell’aperta critica, i “radical chic”, gli “snob” e intellettuali sapientoni, ovviamente, che all’intrattenimento spicciolo preferiscono quei lunghi polpettoni hollywoodiani da Oscar, pluripremiati, adorati dalla critica, in vetta alle classifiche internazionali. Oggi, però, non voglio parlare del film in sé stesso ma, partendo da questo spunto, articolare una riflessione più ampia. A partire dall’uscita nelle sale del nuovo, brillante, sagace (?) film di Checco Zalone, “Quo vado?” che ha battuto ogni record d’incassi in Italia al debutto – oltre 6 milioni di euro – è scoppiata nel giro di poche ore una lunghissima discussione sul web che trova la sua radice nell’ennesima critica sfrenata e disinibita all’ennesima commedia all’italiana, un pantano di sicuro ostacolo ad un cinema come quello nostrano che fa fatica a mettersi in moto e a spiccare un volo che dagli anni – preistoria si direbbe – di Fellini, Antonioni e Monicelli (giusto per citarne tre) si attende con immensa trepidazione. Due le grandi fazioni, forse tre, quelle scese in campo nella grande guerra virtuale: la prima, quella dei detrattori del film che a denti stretti e muso duro si oppongono all’ennesimo schiaffo morale del comico pugliese – gli “intellettuali”, per intenderci -, la seconda, la grande fetta del pubblico che finalmente ottiene ciò che desidera: una nuova pellicola su cui ridere, uno “scacciapensieri” e, relativamente, la terza, i moderati, una sparuta percentuale. Ecco, partiamo da questo punto. “Quo vado” è, in un certo senso, l’equivalente del settimo capitolo di Star Wars, per certi versi: un prodotto realizzato su misura per il pubblico. Star Wars per il fan, “Quo Vado” per l’italiano medio. Eppure c’è un meccanismo in questo ingranaggio perfetto che distorce una visione serena delle cose. C’è una moda, figlia dell’aggressività che assale gli utenti del web, tipica soprattutto di social network come Facebook, che è quella di imporre presuntuosamente, stampare ed incollare un’etichetta su ogni individuo e catalogarlo in una specifica tribù: ogni persona è un prodotto in scatola da confezionare. Odi un film/pezzo/cantante/regista che tutti adorano? Sei uno snob. Ami un film che tutti amano? Segui la massa, una persona priva di personalità. Esprimi apprezzamento verso giochi da tavolo, games, film e musica? Sei un nerd. Ami il cinema? Un cinefilo. Ognuna di queste categorie, autoprodotte dal malizioso mondo del web, scende in campo e mostra i suoi baluardi, difende le sue postazioni in queste battaglie virtuali: un continuo susseguirsi di battute irriverenti, insulti, citazioni dotte e colte, professori universitari, maestri di retorica. E non mi si venga a dire che il web “disumanizza” l’uomo! Piuttosto è un concentrato a gocce dell’umanità stessa. Ora prendete questo discorso, ampliatelo ed applicatelo al nuovo film di Checco Zalone. Insulti, imprecazioni, ogni sorta di nefandezza concentrata in pochi caratteri e secche sentenze. “Come è possibile che venga dato spazio a questo imbecille?” dice uno. “E’ un genio della comicità italiana, la critica sociale si intreccia con l’umorismo, un comico a trecentosessanta gradi!” risponde l’altro. Ora: io non ho visto il film e, sinceramente, non lo vedrò. Non ci tengo. Ognuno ride con i film che preferisce. Non è certo cosa nuova però notare una sorta di decadenza che ci portiamo avanti come una lunghissima ombra da sin troppo tempo. E, statene sicuri, Checco Zalone non aiuta. In fondo l’arte si adatta alle esigenze del pubblico: se fino a trent’anni fa avevamo film come “Café Express” o “Amici miei” un motivo ci sarà pure. Sono la domanda e la richiesta del pubblico che influenzano il prodotto finale quando l’obbiettivo è quello di soddisfarne le esigenze e le aspettative. E’ pur bene, dicevo, che si scherzi ma talvolta lo scherzo supera la realtà dei fatti. E’ mai possibile che la programmazione di un cinema multisala di Bari preveda ad orari continuativi la proiezione per ogni sala di “Quo vado?”? E’ mai possibile che in Italia non si veda nemmeno l’ombra di un progetto ambizioso? Perché circoscrivere i limiti della fantasia alla commedia e all’erotico? Perché non dare spazio a chi si sforza, autofinanziato o con miserissimi budget, di offrire uno spunto per sognare? A chi tronca la discussione con un semplice “ma è uno scacciapensieri” ci sarebbe da chiedere se non può essere ugualmente scacciapensieri “Il Racconto dei Racconti” di Garrone, forse anche di più del nuovo film di Zalone. E’ un morbo strano, inconsueto, quella cristallizzazione e quel rintanamento nel disinteresse verso ogni forma di cultura che precede il lancio verso l’oblio, figlia della sfiducia. Sfiducia nei tempi, nella politica, nel mondo attuale. E’ preferibile chiudere gli occhi? Cementificarsi le gambe piuttosto che rischiare un volo? Tapparsi gli occhi piuttosto che spingersi a conoscere e a vedere qualcosa di nuovo? Inceneriti dai bombardamenti virtuali una situazione del genere si appesantisce, si concretizza di giorno in giorno: in un mondo in cui l’informazione si riduce ad un click e il giornalismo a specchietto per le allodole, a parodia di sé stesso forse, davvero questa volta, non ci resta che piangere.


Commenti

pubblicato il domenica 10 gennaio 2016
Burano, ha scritto: Hai detto molte cose ma forse senza dire nulla di nuovo. L'ultimo film di Checco Zalone è un film comico ben fatto, come gli altri del resto. Fa ridere (a chi più, a chi meno, ovviamente), è simpatico, e non si limita a sfornare sketch comici e basta, ma è accompagnato da una buona scenografia e da una regia non imbarazzante come per molti altri film di genere. Tutto quello che c'è dietro, le chiacchiere le faide e gli schieramenti, ci sono in qualsiasi ambito, dalla musica al cinema alla cucina al teatro, e sono creati e alimentati per lo più da persone che magari vorrebbero essere in quell'ambiente, ma non ci sono. È come andare ad un museo e dire "questo quadro non mi piace, io l'avrei fatto più così e meno così", o mettersi di fronte ad un palazzo e commentare "le colonne non mi piacciono, erano meglio in quest'altro modo. La facciata è fatta male ecc ecc". Non sei architetto. Diventa architetto e fa il palazzo come piace a te. Fino a quel momento le tue sono chiacchiere inutili. Stesso discorso per il film di Zalone. Tutti lo criticano, è stupido, è banale, è demenziale, si dovrebbe dar spazio ad altra gente più meritevole. Però altra gente più meritevole non c'è, e se c'è si metterà sicuramente in mostra e guadagnerà attenzione nei prossimi anni, come ha fatto Zalone. Perché magari è pure stupido, demenziale e fatto male, però tutti vanno a vederlo e lui ci fa i soldi. E le polemiche non fanno altro che dargli ulteriori soldi e stimoli per il prossimo film. E tutti andranno a vederlo per poi parlarne male perché va di moda. Chi sa fare fa, chi non sa fare giudica.
pubblicato il lunedì 11 gennaio 2016
Pieros99, ha scritto: Ho detto che è un film brutto? No. Mi sono fregiato del titolo di regista e/o sceneggiatore? No. Ho detto che è demenziale o stupido? No. Ognuno ride con i film che preferisce. Io ho un grande problema: certe volte mi piace dare certe cose per scontate, non sono molto esplicito. Lo scopo del pezzo - una riflessione e uno sfogo tranquillamente discutibili - non era quello di criticare il film e mi sembra di averlo detto. Ho visto film due film in croce di Zalone e non mi piace. Lo scopo reale invece è quello di chiedersi se abbiamo qualcos'altro da mostrare al mondo ed al pubblico italiano. Gente meritevole non ce n'è? E allora come mai Sorrentino vince l'Oscar e insieme a Moretti e Garrone arrivano a Cannes? Ad essere sincero su un punto hai ragione, forse sarebbe meglio smettere di parlarne. E' il pubblico a dover cambiare.
pubblicato il lunedì 11 gennaio 2016
Burano, ha scritto: Non capisco perché te la prendi. Non parlavo di te, ma di tutta l'Italia che non fa altro che criticare QUALSIASI cosa abbia successo. Qualsiasi. Appunto, Sorrentino vince l'Oscar, Zalone per il momento no. Quindi perché la gente si agita? Forse perché vorrebbero fosse il loro film a incassare milioni. Ma non è così, perché Zalone sforna un film all'anno mentre gli altri se ne stanno a casa davanti a una tastiera a criticarlo. Chi sa fare fa, chi non sa fare (resta a casa e) giudica.
pubblicato il lunedì 11 gennaio 2016
Pieros99, ha scritto: No, anzi! In genere noto che non così spesso i lavori pubblicati vengono commentati e ogni tanto fa anche piacere scambiare due parole. In realtà è anche vero che parliamo troppo, siamo fatti così. È sempre quella aggressività di cui parlavo prima tipica del web. Se da un lato il nostro parlare a spropositi è l'ambiente ideale in cui una situazione del genere si amplifica e cresce sembra quasi non se ne possa fare a meno.

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