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lavoro pubblicato venerdì 1 gennaio 2016
ultima lettura martedì 21 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Uno strano viaggio in treno

di StefaniaMelina. Letto 542 volte. Dallo scaffale Viaggi

Un viaggio strano, quello dove la meta, la città da raggiungere, è fatta di carne. La tua. La mia. Quella di chiunque guarda alla propria vita come un percorso.

Un percorso. Una meta. Un viaggio.

Senza limite di tempo, con uno zaino pieno di farfalle dure a morire.

Vorresti tirarle fuori, ma loro no. Rimangono.

Quel giorno in cui il treno non si decideva ad arrivare, Stella osservava da un finestrino tante promesse e sorrisi, tanto sudore e forza, tante lacrime e denti stretti fino a sentire il dolore, nel petto, poi si voltava, in quel vagone c'erano persone, tutte da dover considerare, tutte con qualcosa da raccontare. Ha iniziato a scrivere, perché è l’inchiostro che la libera e le scorre nelle vene.

Ha smesso di chiedere risposte, non arriveranno mai. Non si tratta di pazienza, ci sono domande che non hanno parole dopo quel punto interrogativo, semplicemente ti prendi quello che viene, mettendo il punto, la virgola. A deciderlo sei tu. Anche quando quello che ti arriva è la fine.

Vorrebbe il punto la morte.

Stella sa che la morte è un fottuto inizio per chi rimane, per chi deve creare un'altra sè.

Questo è ciò che la spaventa.

Non te lo dirà mai, leggerai nei suoi occhi la sua paura d’incompetenza.

Se sai farlo.

Sennò, prendi semplicemente un libretto di istruzioni, prova a decifrare per tutta la vita, perchè lei gli occhi non li volgerà mai più su di te. Quando l'ha fatto, ha capito che era meglio cambiare percorso.

Perchè una strada piena di giudizi non le si addice.

Lotta, ogni giorno. Come chiunque. Tutti abbiamo una guerra con noi stessi. Questo è uno dei segreti del giro della vita. Nonostante il destino ti guidi, ti metta davanti persone e cose, sei tu a dargli forma. E’ sempre stato il fato a darteli. Ma tu comunque credi che qualcosa ti sia tolto, ti sia dato, lotti per capire sempre. A volte diventa straziante tanto da stancarsi. Ti stanchi di capire e ti fai trascinare.

“Lo vuoi un biscotto?”

Si sente tirare la giacca da un paio di occhi nocciola, bellissimi, profondi, avranno più o meno tre o quattro anni. Sorride, risponde “no, grazie piccolo”, e quasi si dispiace di aver detto no a quel cucciolo di uomo. Lui fa spallucce e se ne va, ricomincia a correre come se niente fosse successo.

Eh, quanto è bello esser bambini. L’immagine perfetta di come la vita dovrebbe esser presa.

Quegli occhi nocciola sanno benissimo come farlo, poi crescono, ed è li che smetti di imparare. Che ogni ragionamento di Platone crolla, che quel mondo delle idee si spegne. Puff. Scompare. Fa spazio al mondo. Quello in cui per ottenere qualcosa, devi togliere a qualcun altro. Se non hai un cuore, se non hai anima.

E di anime spente ne è pieno il mondo. Tutti a intermittenza, o quasi.

Sporge la testa per guardare ancora quel bambino, è seduto accanto a sua mamma e piange. Non vuole star seduto, vuole correre, vuole, mille cose vuole.

Prova a riprendere la sua scrittura, ormai è difficile. L’ispirazione è svanita.

E inizia semplicemente a pensare. Senza l’inchiostro in mano. Con il cuore in gola.

Ripensa a tutto quello che le è successo, prende il telefono, “calendario”, si ferma sul mese di luglio.

Scorre avanti con uno scatto maledetto. Arriva a gennaio.

Quello sarà un nuovo inizio. Senza nessuno dietro. Riparte da dove non esiste strada.

Pensa a tutti quelli che hanno percorso con lei quest’anno che sta volgendo al termine, pensa a chi ha guardato con lei le stelle tutta la notte, a chi pensa che lei quelle stelle non le merita. Pensa al suo soffitto, pieno di paure, di demoni, di sogni.

Preghiamo per i nostri sogni tutte le notti.

Ci addormentiamo solo pensando che niente sia come il giorno passato ed inevitabilmente desideriamo il contrario. Quello si chiama sogno in quel preciso instante.

Stella non è mai riuscita ad accontentarsi. Guarda alle stelle. Sempre. Comunque. Pregio e difetto della sua esistenza.

Almeno, la Stella che dovrebbe essere, quella che è sempre stata.

Quella che è adesso è solo un’immagine sfocata di una realtà bastarda che non è capace di accettare.

Sa che deve restare lucida, che deve dormire col buio, svegliarsi con la luce.

Fa tutto il contrario, si sveglia col buio.

E nonostante questo, nonostante non si senta più lei, in quel soffitto, restano attaccati i sogni. Forse per ricordarle che non arriveranno, forse per stimolarla.

Un nuovo anno. Cambiamenti che la disegneranno, che non potranno essere cancellati. Quello che rimane adesso è solo una china piena di dubbi.

E cosa ne sarà di lei?

Chi può dirlo.

Chi può dire cosa ne sarà delle persone a lei vicine.

Ci pensa qualche volta.

Vede Marco, testardo, un convinto cattivo, ma che di male ha ben poco. Sorride, pensa a quando se ne farà una ragione che alcuni piedi insieme non possono camminare. Poi però si chiede il perché di quel desiderio, di quel sentimento vissuto a metà, anche questa è una domanda senza risposta “perché non lo mandi via?”.

Vede Alice. Con lei domande non esistono. Solo affermazioni, da una vita. Lei che è un disegno contrario a lei e perfettamente complementare.

Vede Azzurra, è piena di sensi di colpa verso di lei. Si sente una nullità rispetto a quel sentimento che sa di verità. Le chiede tempo e pazienza. Ma soprattutto le chiede di non arrendersi, di guardare oltre.

Vede Matteo, con quel sorriso splendido che le fa dimenticare ogni cosa. Le blocca il respiro. Puro incanto, non esistono parole. Non riesce mai trovarle per lui. Ecco, se lo domanda “perché?”. La prima volta che non cerca risposta. Le va bene cosi. Svanirebbe tutto, e lei non vuole.

Vede Maria, con la sua diffidenza che la allontana da ogni cosa. Stella vorrebbe urlargli che la vita è dura, ma lei non deve rispecchiarla. Le vede piena di paure, di situazioni non vissute. Vorrebbe solo scuoterla, farsi così grande da avere il potere di farlo senza recare dolore, ma solo speranze.

Nota sempre la grande sensibilità di Martina, il suo saper esserci. Sottolineano i suoi occhi il coraggio di Rita e Matteo, due anime destinate ad incontrarsi e a colorarle le giornate.

Avviso. L’ennesimo. Guasto al locomotore.

Fermi, questo treno non vuole tornare.

Lei non vorrebbe farlo. Ma deve.

Quante volte facciamo le cose perché dobbiamo? Brucia libera la voglia di smettere.

Luca corre di nuovo, si chiama così considerate le urla del papà che lo insegue.

Si ferma davanti a lei, le sorride, gli sorride. Suo papà lo acchiappa divertito.

Luca riparte.

“Vai Luca, prendila questa vita.

Smetterai di pensare che sarà così facile, ma non fermarti.

E’ brutto, crea desolazione dentro te, io lo so. “

Poggia la testa sul finestrino, è stanca. Ha sonno e prova a dormire.

Così chiude gli occhi ed effettua il primo tentativo.

Niente. Il sonno non vuole saperne.

Le si avvicina un uomo, con pochi capelli, pelle liscia, occhi marroni, sguardo dolce. Le inizia a parlare.

Le racconta di quando da piccolo faceva nove chilometri con la bicicletta per andare a scuola, di come all’età di 8 anni divenne rappresentante di classe e doveva fare la spia con la maestra per avvisare chi faceva il “monellino”, le dice che la storia preferita della sua figlia piccola era quella di “Enrichetto col ciuffo”, che lui puntualmente dimenticava e così inventava e Stefania, cosi si chiamava quella che ora è una giovane donna, era sempre più divertita, le racconta di come lei beveva il latte poggiando le gambe sulla sua schiena. Le racconta del suo mestiere, della farmacia, del suo senso del dovere.

Non ha mai usato un aggettivo positivo verso se stesso, mai durante il racconto. Mai.

Chi è grande non ha bisogno di lodarsi, mai.

Stella ci discute, parlare con quell’uomo l’ha fatta riconoscere in qualcosa di stupendo. Vorrebbe tanto essere stata sua figlia.

Chissà con che occhi Stefania lo guarda, chissà cosa pensa di lui.

“Papà, ma dove sei stato? Ti cercavo”.

Eccola Stefania ed ecco la risposta. Immagina che Stefania si sentirebbe una persona migliore solo se diventasse un millesimo di quello che è Gaspare. Lo immagina perché si guardano con una tenerezza e fiducia che mai aveva scrutato. E lei la gente ha imparato a scrutarla davvero.

“Stellina ero con questa ragazza, le ho raccontato un po’ di cose, ha gli occhi intelligenti e sai che se trovo qualcuno di interessante, riesco a parlare”.

Strabuzza gli occhi, Stellina? Perché la chiama così?

“Luca fermo” sente urlare. Apre gli occhi, è accaldata. Evidentemente il secondo tentativo è andato bene.

Controlla l’orologio, ha dormito per 40 minuti. Ha sognato il suo papà.

Finalmente.

Sorride pensando a quello strano sogno, cerca con la coda dell'occhio Luca perchè vuole tenerezza, vede lui e il suo papà giocare e abbracciarsi.

Si è ricordata del suo Gaspare. La paura di dimenticare la sua voce a volte la perseguita, ma la forza dei loro sguardi va oltre ogni suono. Anche adesso che Gaspare non c’è più.

Controlla l’orario, ancora 4 ore all’arrivo.

Inizia a leggere, prende un libro intitolato “Due ossimori in un abbraccio”.

L’ossimoro, che figura retorica pazzesca.

Se lo ricorda bene quando lo scrisse, perché quelle parole sono le sue. Non vinceranno nessun premio, ma hanno ottenuto qualcosa che nessun riconoscimento pubblico potrebbe darti.

Si è sempre in cerca di essere “riconosciuti”, lei è felice di esserlo per Luisa.

Chissà come sta. Chissà cosa le succederà. Per lei è tutto diverso, le domande che ha vorrebbero una risposta. E lei ci crede, che nonostante tutto, arriveranno.

Sarà stanca anche lei però. Poi si ricorda chi è Luisa. Sorride. Lo sa bene che non si arrende, che è forte quando tutto intorno a lei è immobile.

Pensa che tutte le parole che ha avuto per lei non potranno mai spiegare tutto quello che una donna può aver vissuto, tutte le paure, le gioie inaspettate, i timori, le delusioni.

Sa che quello che farà per il resto del suo percorso sarà prendere sul serio Luisa, nella serietà e nel gioco.

<Io le dicevo sempre che non si devono prendere sul serio le cose, ora però capisco che Stella lo fa in modo inconsueto. Lo fa quando si fida, quando vuole bene, quando vuole dare coraggio, quando non vorrebbe cedere nemmeno un grammo di affetto a chi non lo merita.

Le dicevo sempre che non esiste una fine, che la vita va come deve andare. Stella è dura, le rimproveravo sempre questo. Non l’avevo capita sempre, o forse si, avevo solo paura soffrisse. E non volevo.

Io sono seduta proprio accanto a lei adesso, sono io che ho raccontato tutta questa storia. Sono la sua Lucia. E Dio solo sa quanto avrei voluto essere li con lei ed esser vista da tutti.

La guardo e spero le arriverà il mio segnale.

La fine non esiste Stella mia.>

Sono le 21:39. Il treno è arrivato a destinazione. Il mio segnale lo porterà con sé. Arriverà. Abbiamo tutta una vita davanti.



Commenti

pubblicato il venerdì 1 gennaio 2016
crime89, ha scritto: Nel complesso il brano sembra scritto di getto e non revisionato. Le idee sono belle, ma secondo me espresse in modo banale e poco accattivante. La spaziatura tra le battute disorienta.

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