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lavoro pubblicato domenica 27 dicembre 2015
ultima lettura sabato 4 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La Linea Sottile

di Marcoda. Letto 505 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'unica cosa che vidi fu una luce, abbagliante, come un faro nella notte che ti acceca. Non so cosa fosse stato, pensai e ripensai a quella luce, ma n...

L'unica cosa che vidi fu una luce, abbagliante, come un faro nella notte che ti acceca. Non so cosa fosse stato, pensai e ripensai a quella luce, ma nulla affiorava dalla memoria. C'era solo quella luce accecante e poi più niente. Non c'era più nessuno, tutti erano spariti, c'era Michael e Jenny, c'era una festa per l'addio al celibato di Michael, c'erano persone in un locale di periferia che urlavano e si divertivano al suono di una musica assordante e ora il nulla. Una strada vuota e diritta, era buio con i lampioni che illuminavano quella solitudine. C'erano case e palazzi ai lati, ma nessuna luce accesa e nessuna persona che portava a spasso il cane o coppiette in giro a divertirsi o qualcuno seduto sulle panchine a gustarsi il caldo di una serata di Agosto. Non c'era calore umano, ma solo il gelo di una notte estiva senza anima viva, era il nulla, il vuoto.
Non ricordai come ci fossi finito, mi sforzavo a pensare come fosse successo, ero svenuto? Sicuramenteavevo esagerato con l'alcool e presto mi sarei svegliato con Jenny tutta spaventata che mi prende a schiaffi piangendo. Ero immerso nei miei pensieri quando un sussurro mi tirò fuori improvvisamente, mi voltai, ma non c'era nulla, solo la stessa strada che sembrava andare avanti per chilometri, una distesa infinita di asfalto e case, c'era solo desolazione e solitudine.
Mi diressi verso una panchina per sedermi e riflettere. Dovevo stare calmo e pensare, si dovevo riflettere su cosa fosse successo. Mi sedetti sulla panchina e di nuovo mi sforzai di ricordare, c'era Jenny che mi sorrideva e la stavo guardando, poi qualcosa, ma cosa? Non riuscivo a ricordare per quanto mi sforzassi, i ricordi erano bloccati. Poi ad un tratto rieccolo, quel sussurro agonizzante nella notte, era come una gelida sensazione lungo la schiena, come un cubetto di ghiaccio che cade lungo la colonna vertebrale sotto la maglietta in estate. Non me lo ero sognato. Qualcuno stava cercando di chiamarmi. Mi girai, ma non c'era nessuno. "Frank......" eccolo di nuovo "Dove sei? Chi sei? Non ti vedo, fatti riconoscere" dissi come un pazzo al buio oltre un cancello, ma nulla. "Frank....sono qui...dove tu hai sempre voluto che fossi.....", mi voltai, ma nulla, mi alzai e di scatto andai a quel cancello, ma non c'era nessuno, un'altalena ferma da tempo immemore e uno scivolo che non vedeva un bambino da parecchio tempo. Chi era? Dov'era?
"Sai dove sono basta solo che guardi, non devi pensare dove sono, tu sai dove sono. Non devi chiederti chi sono perchè tu sai chi sono." disse la vocina nella notte. Mi calmai, forse potevo sapere cosa era successo, ero morto e la signora con la falce era venuta a prendermi, era stato il cuore? No, non poteva essere. "Sei qui per me? Sei qui per prendermi? Io non sono ancora pronto, non è possibile" urlai al vuoto di quella strada. "Non essere sciocco Jack, io non sono qui per prendere niente, sono qui per farti capire, per far vedere la verità". "Nooooooooooooo" era una voce di donna, un urlo che spaccò quel silenzio come una bomba esplosa a pochi passi. "Ma chi sieteeeeeeeee". Ero diventato pazzo, non c'era più speranza, solo una folle paura dell'ignoto, era una morsa allo stomaco che torceva le budella, era un pugno alla bocca dello stomaco che bloccava il respiro. Non riuscivo a ragionare, non sapevo cosa fare. "Jack!" era ancora lui "Jack, sveglia! Cosa stai facendo! Torna in te!".
Quella voce, quelle voci nella mia testa, erano famigliari. Tornai in me, ero di nuovo lucido, si erano voci di una vita passata, erano persone che conoscevo, erano con me appena prima. Prima di cosa? C'era qualcosa prima? C'è sempre stata una strada e la solitudine. No! C'erano delle persone prima. C'era qualcosa di caldo e di famigliare, c'era qualcosa che doveva essere mio per sempre, c'era amore, sì, c'era qualcosa, ma cosa? Più pensavo e più la figura della strada, del buio e la luce dei lampioni affiorava.
Decisi di muovermi. Dovevo spostarmi da li e andare a vedere cosa ci fosse alla fine della strada, sempre che una fine ci fosse. Iniziai a correre. Corsi finchè il fiato si spezzò nei polmoni e la milza bruciava come se ci avessi appiccato un fuoco dentro. Mi fermi e caddi a terra, mi presi la testa tra le mani e le lacrime cominciarono a scendere. Non c'era niente, solo la notte, la strada e lampioni. Non esisteva nessuno a parte, me, ero rimasto da solo. Non c'era più nessuno, nessuno. C'era stato qualcuno? Pensai improvvisamente, c'era qualcuno, c'era una ragazza, ma chi! Non ricordavo, non riuscivo a pensare ad altro. So che c'era delle gente, non c'è sempre stata questa strada, prima c'era qualcosa di diverso, qualcosa che non era solitudine o malinconia, ma era diverso, ma cosa? Non era qualcosa che conoscevo. E invece sì. Era una sensazione provata in un passato lontano, era qualcosa di malinconico, di sentito e poi svanito in un istante. Più pensavo e più il dolore mi permeava il cuore, era un dolore sordo e accecante, mi buttai per terra, non riuscivo a più respirare tanto dolore poteva crescere da quasta cosa persa. Era una sensazione perduta, qualcosa di trppo remoto, di lontano. "Non puoi lasciarmi!" un altro urlo, mi riportò alla triste realtà, "Resta non andare!".
Mi voltai di scatto e urlai con tutto me stesso "Ma chi sei? Perchè non vi fate vedere, perchè non vieni qui?", nulla solo il silenzio della strada. Restai per un tempo incalcolabile a fissare dietro di me nella speranza di vedere qualcuno, un essere con cui poter parlare, con cui capire cosa fosse successo. Niente, non c'era niente, solo la mia compagna di viaggio, la solitudine che mi teneva per mano in questo lungo viaggio. Dovevo continuare a camminare.
Non so cosa fosse successo, ma c'era qualcosa di diverso in quel panorama famigliare. Era un miraggio, non so se fosse vero o era la mia pazzia che era uscita allo scoperto. C'era un uomo con un abito in piedi davanti a me. Non aveva volto, era come un ombra irta davanti a me che mi fissava come il buio più profondo. Feci un passo e anche la figura si avvicinò. Una altro passo e anche la figura si avvicinò a me. Decisi di andare e mi diressi verso la strana figura. Era pazzesco anche la figura fece lo stesso, continuai finchè non la ebbi davanti a me. Era silenziosa e oscura. Era il simbolo della solitudine e dell'abbandono, percepivo solo tristezza e rancore da quel volto nero. Mi allungai con la mano e la figura fece lo stesso e le nostre mani si toccarono, girai la testa di lato e anche lei fece lo stesso. Allora capii, ero io, era lo specchio di me stesso. Un brivido mi percorse la schiena e il gelo si impossessò del mio corpo. Ero paralizzato, non riuscivo a pensare, non si poteva riflettere con quello che stavo guardando. Era la personificazione del dolore e dell'angoscia, un vuoto rinchiuso in una scatola per anni e dimenticato da tutti. Ero io!
Mi fissava, mi scrutava. Non poteva essere altro che la morte e la solitudine, era il dolore e la tristezza di un essere ormai lasciato solo a se stesso. "Apri gli occhi!" urlò improvvisamente. Mi scagliai a terra per lo spavento.
Dopo alcuni secondi presi coraggio e alzai gli occhi sulla figura ed era ancora lì, in piedi, come una statua demoniaca che vegliava sul mio dolore. "Chi sei? E' giunta la fine? Portami via di qui, non so più cosa fare, non so più chi ero!". E' vero. Non sapevo chi fossi e non sapevo chi ero. Ero stato qualcuno, ero stato un essere umano, provavo sentimenti, sentimenti che non riuscivo più a concepire, percepivo solo qualcosa di diverso da quello che sentivo in quel posto. Ero nato, avevo vissuto, ma non ne avevo ricordo. Guardai di nuovo la figura e vidi che era china su di me, la guardai attentamente, come se mi aspettassi qualcosa. "Torna indietro! Tu devi tornare da me!", era una voce femminile. Si non era più la voce di prima, ma come era possibile? Era una voce lontana, era la voce di una persona che conoscevo, ma non sapevo chi fosse. Era nostalgica e piena d'amore.
"Chi sei?" chiesi ormai con un rontolo soffocato dalle lacrime e dalla tristezza che mi stava divorando da dentro.
Non rispose, continuava a fissarmi in ginocchio. Poi un fulmine, una scossa improvvisa, una luce proveniente dal nulla colpì la figura. Un'esplosione improvvisa mi sbalzò di alcuni metri indietro. Rotolai al suolo e mi toccai il petto. Mi stava esplodendo il cuore. Era come se un proiettile mi avesse trapassato lo sterno, un dolore mai provato prima. Mi rialzai a forza, poi di una luce improvvisa, un volto di luce comparve in un lampo ."Torna da me!" un urlo straziante che mi colpì di nuovo al petto, un urto improvviso e violento che mi gettò via come se fossi un granello al vento.
Aprii gli occhi e il dolore al petto era incontrollabile, mi stava dilagnando il petto, mi alzai e per poco non caddi di nuovo. Barcollai fino alla panchina più vicina e mi sedetti. Cosa era successo? Non ero morto, non ancora per lo meno. Il dolore straziante era la prova, era l'unica cosa a cui potevo aggrapparmi per restare vivo.
Un terzo rombo mi strappò ai miei pensieri, tutto stava tremando, quella calma spaventosa e irreale che mi aveva accompagnato per tutto il viaggio era stata spazzata via da una specie di terremoto. Mi alzai il più velocemente possibile e corsi per la strada, terrorizzato da quelle scosse violente che stavano devastando quel posto di solitudine. I lampioni stavano cadendo uno ad uno come birilli e le case si stavano sgretolando come castelli di sabbia al vento. Poi un ultima scossa e la strada si squarciò. Uno squarcio che si aprì in mezzo alla strada. Mi inghiottì, come un buco nero e sentii solo il vuoto sotto i miei piedi. Precipitai, urlai finchè non avevo più voce in corpo, poi aprii gli occhi e un barlume di ragione, forse l'ultimo che mi rimaneva, si impossessò della mia mente alla deriva. Stavo ancora precipitando. Come era possibile? Erano ormai giorni che cadevo? O erano solo ore? Non riuscivo a capire. Come ero finito a cadere? C'era una strada. C'era un terremoto. C'era qualcos'altro prima di tutto questo, non ne ero sicuro, ma qualcosa dentro di me lo stava sussurrando. Era una voce che a mala pena riuscivo a sentirere. Sì c'era qualcosa prima dell'inizio. C'era qualcuno da cui tornare, no, c'era qualcuno che volere avere, ma chi? Più ci pensavo e meno riuscivo a capire. Non c'era solo solitudine e tristezza. Non poteva esistere solo il niente e il vuoto. Doveva esistere qualcos'altro, qualcosa che fosse diverso. Non so che cosa, ma qualcosa che non fosse solo buio e il nulla. Doveva esistere qualcosa e dovevo arrivarci.
Tutto questo non era il mondo che conoscevo, non era possibile e non volevo crederci. C'era qualcos'altro!
Un urto, un altra botta al petto. Un dolre lancinante mi avvolse, c'era come un buco nel mio petto, poi una luce accecante, era diversa da tutto quello che avevo visto, era insolita, era....calda....era qualcosa di molto lontano, di passato e dimenticato. Chiusi gli occhi e mi lasciai andare. Non sapevo se era un nuovo inizio o la fine di tutto, non mi importava, nulla aveva più importanza. Tutta l'afflizione che mi portavo dentro era scomparsa, una nuova speranza agoniata per tutto questo tempo stava arrivando.
Aprii gli occhi e vidi una ragazza, mi voltai e c'erano altri due ragazzi. Li conoscevo, erano Michael e il suo amico. Mi voltai verso la ragazza e subito capii, era Janny. Era lei, lei mi chiamava, era lei che mi stava dicendo di tornare in vita. La vidi, il suo viso sorridente in mezzo ad un mare di lacrime salate. La presi e la baciai e capii. La vita era fatta per essere vissuta e nulla al mondo mi avrebbe più staccato da quei sentimenti. Nulla al mondo.

FINE



Commenti

pubblicato il giovedì 7 gennaio 2016
Dovakhin22, ha scritto: Davvero ben fatto, mi ha coinvolto nonostante la sua scarsa lunghezza. Continua così!

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