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lavoro pubblicato sabato 26 dicembre 2015
ultima lettura lunedì 11 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

NELLA NEVE SOFFICE AFFONDONO I PIEDI

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 441 volte. Dallo scaffale Viaggi

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NELLA NEVE SOFFICE AFFONDONO I PIEDI

Perduto in mille sortilegi annego in questo mare di parole mai dette ,mai prese per l'orecchio e chino sul domani che incerto si ripropone in questo viaggio , esule infine ignaro , appreso ad una stella io vedo i tuoi occhi nell'imbarazzo d'un tempo che muta se stessi in forme strane non ben definite. Non c',e più nulla da fare , non c'è stella ,non c'è stalla ove il soldato può riposare non c'è l'altro che comprenda ed immemore scivolo su di una lastra di ghiaccio verso l'oblio verso paure che timide, sbattono l’ali sotto un cielo gonfio di pioggia. Misero me che inseguo sogni , compassione che costruisco allegre memorie ,eretiche congiunture, crescenti sequenze d'un vivere che si spegne nel tempo che ci rimane.

Viaggio verso altre comprensione ,verso mondi fantastici ove ogni cosa s'avvera ove vecchio piegato sul mio dire per rime in varie estremismi simili a concetti superati che hanno fatto epoca muto il mio dire che si muove tra tanti errori, lungo questo corridoio che conduce alla morte verso giorni che rammentano chi ero cosa ho sognato ad occhi aperti disteso su un letto macchiato di sangue , macchiato di caffè. Di un altra razza di un altra lega pazziane con l’ammore mezzo ai carri armati a tu per tu con questa morte ,anime dello purgatorio, anime dello munno di chi scende e saglie , di chi non ha più tempo, di chi l’ammore conosce .

Luce pazzariella, grazziosella , peccerella che illumina quella misera grotta, circondata dai pastori, chini su stesso, su altri intendimenti , appiccicati con il resto della società ,con i muzzuni sigaretta dentro le tasche ,ridendo ubriachi ,stracchi di tante promesse, pigliate questo cuore , pigliate quest'altro disgrazia senza lengua ,senza occhio, senza pace .Mezzo agli altri mezzo a chiesto presepio con un bicchiere di vino in mano , aspettando che scende un angelo dal cielo.

Vita che passa rassegnato tra mille dubbi ,abbandonato in una periferia remota ,mezzo a questi sorrisi ,facendoti la foto vicino al bambino Gesù, lacrima scende ,scivola sul viso ,scivola veloce, dentro sono racchiusi tutti i ricordi ,tutto quel tempo passato che ti ha reso tale ,gioventù che fugge veloce come un lampo in mezzo al cielo, illumina il cuore d'un vecchio dio. Renne volanti , slitte cariche di giocattoli, tanti nastri colorati ,luci , giochi , intorno al focolare, vicino alla fiamma che avvampa e balla brucia tra quattro muri e narra la sua storia millenaria, fiammella graziosa innamorata del fuoco che brucia nel petto del giovane eroe , fuoco che riscalda , là nei boschi fatui ove s'aggira l'orso , ove il lupo attende la sua preda.

Nella neve soffice affondano i piedi , nella morbida neve bianca, fredda ,magica neve che trasforme gli uomini in animali che s'aggirano nella boscaglia alla ricerca del bianco coniglio ,che scappa ,scappa con le gambe leste con i denti d'oro, con il cappello in testa ,il bianco coniglio scappato dal magico cilindro ove sono state tirate fuori ogni cosa, giocattoli , monete, banche, case , anche un castello infine una bella principessa, bianco coniglio balla una danza , sulle sue zampe, la balla con il cappello in testa. In mezzo alla neve, in quel bel negozio di via Margutta. La gente si ferma i bimbi sgranano gli occhi, sono tutti felici mentre babbo natale scatta una foto alle sue renne in topless con i capelli sciolti sulle rosee spalle , un babbo natale con mutande colorate ,modelle travestite da renne . Una folla enorme si fa intorno qualcuno vuole un autografo , un bimbo in un angolo solo soletto esprime un desiderio essere un folletto , ed eccolo divenire tale, saltare di gioia trasformare in un attimo una buia strada in alcova piena di luci.

Questo è il Natale che abbiamo sempre sognato, dicono gli sgherri, trucidi e sporchi con le loro armi ,calibro nove. Nascosti nel loro covo, preparano l'ennesima rapina ai danni dei grandi magazzini , han preso d'occhio anche il venditore di salsicce di castagne, di zucchero filato, ma il giovane folletto ha compreso ogni cosa si fa avanti solo ,soletto con il naso rosso ,rossetto con la sua barba caprina , ecco il folletto, eccolo armarsi di tanta pazienza fare una magia trasformare quei ignobili ladri in un branco di capre.

La vita è un tragico mosaico di cose perdute messe insieme alla rifusa è un filo illogico che si dispara dentro matasse di lana. , stelle di Natale luccicano in cima agli abeti dormenti abbandonati in piazze deserte , ove fanno girotondo tutti quei esseri magici , folletti , principesse, signori d'un tempo passato . Tutto scorre attraverso noi stessi ,svanisce in giochi, in eufemismi oro faringei in eruttanti echi caprini in richiami d'oltreoceano oceano, tutto giunge alla fine al centro di quella conoscenza pasticciona e burlesca con la lingua da fuori il pagliaccio poliziotto sgomina la banda dei bassotti, il male ha in se , un essere orribile che coltiva vendette in silenzio di nascosto lontano dal mondo ,lontano da guerre , da gendarmi , da signori di altri mondi. Il contadino continua a zappare la terra mentre i signori banchettano nei bei castelli il drago rinchiuso nell'alta torre, il veterano amoreggia con la sua donzella, baci , bacini , il circo è arrivato. I saltimbanchi i giocolieri , i trapezisti, le belle subrette, lo spettacolo continua , nel male nel bene ogni cosa si trasforma in ilari slanci di comprensione reciproca, in pietismi simili a serpenti , mostri d'ogni genere, che danno vita a volte al canto di rivolta di un popolo oppresso da tasse ,soprusi ,che vive in silenzio con dignità di madre ,di padre con la stessa pazienza rinchiusa nel cuore di quel piccolo pargolo ignudo che sgambetta in una misera mangiatoia.



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