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lavoro pubblicato domenica 20 dicembre 2015
ultima lettura sabato 5 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Puoi contarci che lo sono ...

di Gelo. Letto 553 volte. Dallo scaffale Pulp

Ermes era uno di quei ragazzi che non valgono un cazzo nella società, bisfrattato e deriso 9 volte su 10.Preso per il culo da ogni ragazza di...

Ermes era uno di quei ragazzi che non valgono un cazzo nella società, bisfrattato e deriso 9 volte su 10.

Preso per il culo da ogni ragazza di cui sfortunatamente si era innamorato.

Probabilmente le sue esperienze sessuali erano così scarse che se paragonate in numero alle sue masturbazioni finivano per scomparire.

Nessuno se lo filava, praticamente nessuno nemmeno gli parlava.

O meglio, qualcuno c'era, qualche tizio che conosceva dai tempi delle scuole medie, qualche personaggio del paese che quel quarto d'ora se lo faceva pure passare parlando con Ermes.

Negli ultimi tempi se c'erano delle parole per definire Ermes queste erano: rabbia, sconforto, insofferenza e terrore - era terrorizzato di avere un qualche tipo di malattia atroce.

Il passare dei giorni, gli scherni ogniqualvolta diceva qualcosa che a quei quattro gatti non andava, lo facevano incazzare sempre di più.

Anche la sua famiglia era una di quelle famiglie pessime che servono praticamente soltanto per creare problemi, problemi, problemi, ancora più problemi.

E menzogne, sabbia sulla realtà, sabbia, sabbia, sabbia.

Da qualche anno andava anche dallo strizzacervelli, lo bombavano come un cavallo, gli davano tanti di quegli antipsicotici che così tanti non li avrebbero dati nemmeno a Charles Manson.

Il punto è che Ermes era una persona alquanto geniale, poliedrica direi.

La vita, però, lo stava trasformando in un sadico ...

Due di picche che lasciano l'amaro in bocca e tutto il resto lo avevano portato ad odiare il mondo, la vita, gli umani, le donne.

Così un cazzo di giorno diede di testa - se non era già successo prima - prese un'accetta in un negozio, disse che era per tagliare legna, ovviamente.

Con quell'accetta andò, un sabato sera, sotto casa di una di quelle troie del cazzo che gli avevano spezzato il cuore, la aspettò finché non rincasò, col cappuccio, a volto coperto.

Quando la tizia rincasò a braccetto con il suo bello Ermes uscì da un vialetto buio lì vicino e senza dire ba spaccò in due il cranio del bellimbusto, che si aspettava un fineserata di scopate.

A dire la verità gli sarebbe piaciuto torturarlo, prima, ma andò così, amen.

Poi il pazzo si diresse verso la sgualdrina, la quale aveva già urlato tutta la voce che aveva in gola:

"Sei ... sei un bastardo ... !!!" esclamò la puttanella.

Ermes rispose: "Sì, puoi contarci che lo sono."

E così fracasso il cranio anche a lei, dopodiché scappò.

Arrivato a casa appese una corda ad un trave, scrisse un biglietto tipo: "Voi sbirri maiali non mi arresterete mai. Ho ammazzato soltanto delle merde. Da oggi il mondo è un posto un po' migliore." dopodiché si impiccò.



Commenti

pubblicato il lunedì 11 gennaio 2016
puntinidisospensione, ha scritto: Mi dispiace ma non è niente di che...per appartenere al genere non bastano le parolacce e un po' di violenza. Quello che caratterizza un lavoro pulp è un colore preciso che permea l'opera intera, un'idea brillante e una forma espositiva particolare. In questo racconto non c'è assolutamente niente, ma niente di niente. Vuoto e inutile...
pubblicato il venerdì 15 gennaio 2016
Gelo, ha scritto: Non ho bisogno di lezioni da chicchessia, sto racconto è uno sfottò a tutti quei mangiacazzi e bevimerda che stanno in televisione a parlare di tizio caio o sempronio che hanno ammazzato la moglie. Oltre che essere un testo provocatorio per le femministe balorde o per tutti quegli indignati che si indignano quando muore una donna e parlano di "femminicidio" ma poi se muore un drogato perché lo hanno avvelenato dicono: "se l'è cercata" se non "se l'è meritata". Quindi le tue lezioncine valle a dare altrove, e questo racconto è Pulp. Adios.

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