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lavoro pubblicato sabato 19 dicembre 2015
ultima lettura domenica 23 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL quadro parlante. Le sembianze del Male

di AugenZhach. Letto 949 volte. Dallo scaffale Horror

Molti secoli fa un uomo abitava da solo in una piccola casetta di legno, in mezzo a una grande foresta. In un giorno decise di andare in città ...

Molti secoli fa un uomo abitava da solo in una piccola casetta di legno, in mezzo a una grande foresta. In un giorno decise di andare in città al grande mercato per vedere se c’erano delle cose

che potevano servirle. Sulla strada, mentre camminava incontrò un ragazzino vestito a malapena con il viso molto pallido.

« Per caso avete una moneta signore da darmi,

ho tanta fame! »

Disse lui non appena lo vide. L’uomo, nonostante fosse di fretta rispose: « Non ne ho troppi nemmeno io, sono giusti per comprarmi un po’ di cose per me e la mia casa. Se vuoi venire con me e se mi aiuti a portarle a casa te ne darò una moneta d’oro. »

Il ragazzo fu d’accordo. Andarono assieme e presto, dopo aver attraversato la foresta arrivarono nella città. Capitarono bene perché era giovedì.

Quel giorno era il grande giorno dell’antiquariato. L’uomo, siccome sapeva che era accorto di un tavolino e due sedie andò dritto dal primo mercante che vide. I suoi occhi si posarono subito su un tavolino di legno molto antico e due sedie.

Disse al venditore:

« Buongiorno signore, vorrei chiederle quanto costano le due sedie e il tavolino. Ne ho proprio bisogno, li vedrei cosi bene nel mio piccolo salotto! » Quel mercante, grattandosi la lunga barba bianca gli rispose:

« Ah, queste qua non costano tanto. Deve sapere però che se le vuole comprare deve comprare pure il pezzo che le completa. »

« Come sarebbe? »

Chiese l’uomo con aria meravigliata. Nel frattempo, il ragazzo con i poveri abiti guardava con interesse. « Ecco, se lei vuole le due sedie e il tavolino allora deve comprare anche il quadro. »

Aggiunse velocemente il mercante.

« Il quadro?Quale quadro? »

« Questo »

Rispose il venditore baffuto indicando in alto sulla parete finta di stoffa, un vecchio quadro con le cornice color ambra. Rappresentava una bellissima donna, con lunghi capelli azzurri e gli occhi neri. Stava affacciata ad un balcone, in piedi. Sembrava che in quel momento stesse scrutasse proprio loro. Nella mano destra, sul dito anulare aveva uno strano anello con una piccola testa di un serpente verde. A giudicare dal viso, la donna non doveva avere più di venti, venti tre anni.

« Beh, io non è che sono un appassionato del genere »

Disse l’uomo disinvolto.

« A me servirebbe solo le sedie e il tavolino, sa ».

« Non si preoccupi signore! »

Disse quel strano mercante con occhi luccicanti.

« Prima o poi ci si affeziona. »

« Mmm, non so cosa dirle … »

Fece lui grattandosi la testa.

« E … quanto mi costerebbe? »

« Allora signore le faccio un calcolo subito. Sono 2 monete d’oro per il quadro, una di bronzo per il tavolo, e un altro di rame per le sedie. In tutto fanno 2 monete d’oro, una di bronzo, e 2 di rame. »

Il compratore disse:

« D’accordo! Mi sembra un buon affare! »

« Come le porto via? »

Chiese quello alla fine.

« Ah non si preoccupi per questo. Le metto subito alla disposizione una carrozza. Lei deve fare anche altre compere ora? »

« Beh … in effetti si. »

« Allora, facciamo cosi. Lei vada tranquillo a fare le sue compere, poi ritorna qui. Io e il mio aiutante caricheremo tutto e poi lui andrà a casa vostra a portarvi la roba. Ma prima lei mi deve pagare, la metà del denaro. Affare fatto? »

« Affare fatto »

Annuì lui, sorridente. Il compratore le diede subito una moneta d’oro e una di rame, intanto.

« Vada, vada, compra pure quello che le serva poi torni qui. »

Le gridò il mercante facendole segno con la mano

di allontanarsi. ll’uomo che abitava nella foresta e il ragazzo incontrato per strada si allontanarono.

Il ragazzo le chiese.

« E adesso? Come facciamo? Lei mi darà ancora la moneta d’oro promessa?Visto che quel signore ha il suo aiutante … »

L’uomo ebbe compassione e le disse:

« Ti comprerò subito qualcosa da mangiare e te darò pure la monetina d’oro. »

Disse lui in tono allegro.

« Oggi sento che è il mio giorno fortunato. Mi sento buono »

Presto andarono avanti. Kalub prese il ragazzo per mano ed andò con lui da una piccola bottega.

Qui comprò un grande sandwich con prosciutto e formaggio e glielo porse. Poi comprò anche un grande bicchiere di spremuta d’arancia e gli porse anche quello. Il ragazzo si siede ad un tavolo. Mangiò e bevette tutto.

« Grazie signore! »

« Ma figurati biondino, non ce di che. Mi fa piacere aiutarti. Tieni qui! »

Disse lui sorridente dandogli una moneta d’oro.

Il ragazzo la prese all’istante.

« Come ti chiami? »

« Theodor, signore. »

Ripose lui sorridendo.

« E i tuoi genitori dove sono? »

Vuole sapere subito Kalub.

« Sono morti signore. »

« Mi dispiace »

«Fa niente. Ormai mi sono abituato. Ora però io devo proprio andare signore. Grazie di tutto! »

Disse all’improvviso il piccolo Theodor.

In un batter d’occhio saltò giù dalla sedia.

Corse subito fuori dal negozio. Presto Kalub, non lo vide più. In quella marea di gente e chiasso scomparse senza traccia. Kalub si ricordò il motivo per quale era venuto al mercato e uscì.

Andò subito a vedere se c’erano delle candele.

Le servivano proprio. Ne trovò subito anche quelle e ne comprò quattro grandi. Poi andò a comprare un po’ di farina di grano, qualche insaccato, biscotti, latte e formaggio. Si ricordò in quel momento che le serviva un’accetta per tagliare la legna, la sua vecchia si era persa. O rotta, o data a qualcuno in prestito. Non si ricordava più. Infine prese un manoscritto, una penna stilografica e un piccolo barattolo di inchiostro nero. Mise tutto quanto in una grande busta e ritornò dal primo mercante. Non si era appena avvicinato del tutto che quello lo stava già chiamando.

« Oh, il signore è già tornato! Tutto è pronto, quanto promesso. Salga pure in carrozza. Dove è il ragazzo che era prima con voi? »

« Se ne andato. Non so dove. Perche? »

« Ah cosi. Non importa »

Disse quello con aria leggermente disturbata.

Dietro la sua tenda c’era un piccolo cocchiere che stava aspettando. Era cosi basso che Kalub si meravigliò. Il mercante caricò la grande busta che aveva appena comprato, ricevette da Kalub la somma che mancava e poi salutò con una mezza risata affacciata tra i suoi denti giallastri. Partirono. Uscirono presto dal mercato e si addentrarono nel bosco. Kalub si sentiva contento. Pensò tra se di aver fatto un buon affare. Dove è che avrebbe trovato sedie cosi belli e antichi come quelle?

E quel tavolo cosi ben disegnato con quelle fioriture d’argento sui angoli? E poi pure un quadro!

Rise tra se soddisfatto. Arrivati davanti alla sua casetta di legno, il piccolo cocchiere diede una mano a scaricare le cose. Presto tutta quella spesa si trovava davanti alla porta di Kalub. Non ebbe nemmeno il tempo di dire grazie che la carrozza si allontanò in fretta. Sembrava una freccia appena scoccata da un arco. Kalub entrò e sistemò tutte le cose, il quadro incluso. Dopo aver mangiato mise il suo manoscritto sul nuovo tavolino acquistato.

Fece le pulizie in casa. Apri poi un po’ la finestra e salì sulle scale nella camera dove di solito dormiva.

Si addormentò presto essendo molto stanco.

Dormi per circa sette ore. Quando si alzò, sentì il forte rumore di un tuono fuori. Andò a chiudere la finestra. Intensi lampi si videro nel cielo scuro. Venne subito la pioggia. Kalub ebbe sete e andò di sotto a bere qualcosa. Dopo aver bevuto un succo di frutta si sbrigò per risalire le scale. Appena fece due tre gradini sentì una specie di rumore vicino al tavolo. Guardo subito dietro di se. Non vide nulla. Pensò che la sua mente li facesse qualche scherzo a causa del sonno avuto. Quando stava per tornare su però avvertì dietro di se un altro tipo di rumore. Era come se qualcuno avesse bussato la sotto da qualche parte. Immediatamente scese le scale, andò alla porta dell’entrata e guardò. Ancora nessuno. Quando rientrò in casa sentì un brivido forte.

Un profondo gelo sulla sua schiena. Era molto strano. Ne ebbe la consapevolezza che con lui in quella casa c’era qualcun altro. Arrivato davanti al suo manoscritto diede un occhio sul foglio.

Un attimo dopo rimase con la bocca aperta ed ebbe una grande paura. Anzi ne fu terrorizzato.

Sul foglio del manoscritto c’era scritto con rosso.

« Buona sera Kalub »

« Non può essere »

Pensò lui in quel momento.

« Quando ho comprato il manoscritto, era vuoto! »

Dietro di lui, la giovane donna con i capelli azzurri dal quadro mosse i suoi grandi occhi neri, luccicanti. Lui si girò avendo un presentimento. Non voleva guardare il quadro. Quando lo fece non vide nulla di strano. Si girò di nuovo e vide che la scritta di prima sul foglio era ancora la.

In quel momento sentì di andare via, e anche di corsa.

« Kalub … »

Lo chiamò la voce che veniva dal quadro.

L’uomo rimase fermo per un attimo, spaventato.

Si girò senza dire nulla. Vide che la giovane e bella donna con i capelli azzurri, stava mettendo una mano nella tasca del suo abito. Per tirare fuori un pacchetto di sigarette e un piccolo accendino.

La donna prese una sigaretta e l’acese. Fece presto il primo tiro. Poi, sorridendogli maliziosamente gli fece segno di sedersi su una delle sedie.

« E dai, non vorrai dirmi che hai paura di me? » Disse lei subito dopo aver fatto il secondo tiro dalla sigaretta.

« Sei cosi pallido! Sembri aver visto un morto! »

Disse lei scatenandosi in una forte risata.

Era cosi squillante e macabra che sembrava che venisse da un altro mondo.

« Ma tu chi sei? »

Chiese infine l’uomo tremando. Si mise però a sedersi sulla sedia.

« Il mio nome è Ruzzila. »

Rispose lei sorridendo. Mentre la donna fumava, Kalub si rese conto che dal suo roseto rosso cominciava a cadere delle gocce. Uscirono dal quadro e caddero sulla sua gialla moquette.

« Allora, passiamo subito al dunque »

Aggiunse lei con aria decisa.

« Come forse lo hai già intuito io non sono di questo mondo. E hai ragione. Ti dirò chi sono.

Un demone, ecco cosa sono. Come vedi sono intrappolato in questo quadro. E vorrei moltissimo uscirne. »

« Cos’è che sei?»

Chiese l’uomo balbettando.

« Sono un demone dall’abisso e tu mi farai uscire uomo insignificante! »

Rispose ora con un'altra voce il quadro, più rocca e gelida. Il suo viso si modificò all’istante e l’uomo vide il vero volto orribile, con i denti lunghi e sporchi, appuntiti. Gli occhi erano di ghiaccio, terrificanti. L’uomo per la paura, cade dalla sedia. Non osò più dire una sola parola.

« Tu mi hai comprato, quindi sono tuo, finche sarò riuscito a liberarmene da questo dannato quadro! »

Lo informò con calma il demone.

« Ti propongo un affare. Sono sicura verrà subito incontro ai tuoi miserabili bisogni di questa vita.

So che sei uno scrittore, son anni ormai che scrivi. E per che cosa? Come vedo, sei ancora nella merda. Povero miserabile e sciocco! I tuoi libri non interessano a nessuno! Solo io ti posso aiutare.

Ti posso far diventare ricco come non hai neanche sognato! Tutto quello che devi fare e nutrirmi. Portami ogni due giorni una creatura vivente che io possa divorarla. Mi serve la sua carne e il suo sangue per uscire! Che ne dici? Facciamo questo affare? Tu diventerai ricco, e io avrò la mia libertà.

È passato cosi tanto tempo da quando sono rinchiuso qua dentro … Non ne posso più. Voglio tornare a girare per il mondo di nuovo! »

Disse lui agitatamente. Lo scrittore rimase perplesso di tale proposta. Non seppe che fare. Rimase per un momento in silenzio.

« A-llo-ra? Quale è la tua risposta? Se mi dici di si, ogni mattina che segue alla sera in quale mi avrai portato una creatura vivente, troverai trenta monete d’oro. Se animali. Se invece mi porterai un uomo avrai ogni volta una gemma preziosa. Un diamante di grandi dimensioni, un rubino, un smeraldo e tante altre pietre preziose ancora. Se invece non mi porterai nulla in una settimana morirai e sarai spedito direttamente all’inferno. Quando hai comprato il quadro hai già firmato un contrato, non puoi romperlo! »

L’uomo ne fu terrorizzato. Poco dopo tornò di sopra con l’intenzione di dormire. Non ci riuscì perché i pensieri presero il sopravento. Il secondo giorno andò per la foresta a girovagare. Per la paura del demone cercò di catturare un animale qualsiasi. Costruì una trappola e la lasciò li. Tornò poi a casa. Diede uno sguardo al quadro malvagio. La bella donna mosse gli occhi e le mando un bacio.

Subito dopo si trasformò in un orrendo demone, gli mostrò i suoi artigli e denti affilati. Kalub uscì di casa immediatamente. Tornò alla trappola.

Vide che c’era qualcosa che si stava movendo.

Andò a vedere. Dentro c’era una volpe. La prese subito e la legò.

« Uomo o animale ha detto »

Disse lui mentre si stava avvicinando alla sua casa.

« A questo punto meglio animale »

Quando entrò, la donna dal quadro vide che aveva portato con se qualcosa e ne fu contenta.

« Oh che bello! È arrivata la mia cena! »

Disse lei molto compiaciuta. Lui mise davanti al quadro la volpe legata. Questa si muoveva nel disperato tentativo di scappare. L’uomo andò dietro le scale e si abbassò. Stette lì per guardare.

Voleva sapere che cosa sarebbe successo.

Dal quadro, in quel momento uscirono grossi e lunghi artigli. Con un urlo feroce la donna prese la volpe e cominciò a strapparle la testa con i denti poi diede subito dei morsi ripetuti sul suo corpo.

Il sangue schizzò forte e sporcò il tavolo e il pavimento di quella stanza. Presto, da quella povera volpe non rimasero altro che le sue ossa.

Il demone succhiò anche quelle per un po’ poi le buttò fuori dal quadro. Kalub rimase spaventato osservando quella terrificante scena. Il modo atroce come divorava la sua vittima lo aveva letteralmente sconvolto. Era terrorizzato. Salì subito sulle scale e chiuse la porta della sua camera da letto.

Il secondo giorno quando scese nel salotto vide che sul tavolino di legno c’erano delle monete gialle.

Si avvicinò e le contò. Erano trenta, come promesso. La donna del quadro disse:

« Visto che ho mantenuto la mia parola? Ora va e portami ancora altro cibo. Ricordati, presto diventerai ricco. »

L’uomo si sentì veramente disgustato. Ma prese comunque le trenta monete d’oro. Andò in città, si comprò nuovi vestiti. A partire da quel giorno prese in trappola molti animali: il secondo fu una lepre, poi un cucciolo di leone, un cervo, un orso, uccelli vari, anche un lupo. Man mano che gli portava qualche creatura al demone, questo diventava più forte. E sempre più affamato.

« Voglio carne, più carne! Portami ancora carne! »

Tutte le ossa che le trovava alla mattina gli portava fuori e gli seppelliva sotto terra intorno alla sua casa. Il tempo passava e lui raggiungeva sempre più ricchezza. Un giorno successe che lui uscì di casa per andare come al solito in città. Arrivò da lontano un suo parente. Il suo padre. Questo era partito senza dirle nulla. Voleva fare una sorpresa al figlio. Bussò alla porta e si meravigliò quando vide che non le rispondeva nessuno. Mise la mano sulla maniglia e si rallegrò vedendo che era aperta.

Entrò. Trovò un bel salotto molto pulito. Per terra c’erano dei tappeti persiani. Un piano lussuoso alla destra, due poltrone in pelle alla sinistra, molto belle. Si capiva subito che fossero care. Il padre capì al volo anche che il figlio se la passava sicuramente molto bene. Infine vide le due sedie e il tavolino.

Poi, il quadro con la bella donna dai capelli azzurri. Fu subito attratto dalla sua bellezza. Curioso si avvicinò per guardarlo meglio. In quel momento il demone mosse gli occhi. Il padre di Kalub rimase spaventato. Proprio non riuscì a dire nulla a causa della paura. Fu subito preso da lunghi artigli e tirato all’interno del quadro. Nel salotto si sentirono presto grida forti di terrore. Presto il demone mangiò l’uomo e gli succhiò il sangue. Buttò le ossa sul pavimento. Quando Kalub tornò a casa il secondo giorno( si era fermato a un amico a dormire) rimase terrorizzato di quello che trovò. C’era sangue dappertutto, ossa umane, resti di vestiti e documenti. Sul tavolo vide anche un grosso diamante che luccicava. Capì subito che la donna del quadro aveva ucciso una persona che era venuta a trovarlo. Sentì presto le risate del demone.

« Ahaaaa, finalmente un umano! Da tanto che non mangiavo carne umana e bevevo il sangue umano »

« Prendi! Quel diamante è tuo. Non ti preoccupare il suo valore è grandissimo! »

« Che cosa hai fatto? »

Disse lui con una voce mezza impaurita mezza arrabiata.

« Hai ucciso una persona! Che era venuta a trovarmi. Sei un maledetto assassino! Finche mangiavi animali vari, non mi interessava tanto!

Ma ora …»

« Non ti preoccupare caro, era solo un vecchio a quale mancavano pochi anni per vivere, lo soltanto aiutato ad andarsene prima. Tanto … »

Disse il demone dai capelli azzurri ridendo.

Kalub non disse nulla. Vedendo le orme dei vestiti fatti a pezzi, intravide tra loro un vecchio orologio da mettere al collo. Con la mano tremante lo aprì e vide dentro una foto. Riconobbe presto se stesso da bambino e capì che l’uomo che era arrivato a trovarlo era suo padre! Cominciò presto a piangere e a urlare di dolore. Poi, si alzò e gridò molto forte:

« Hai ucciso mio padre! Maledetto! Erano anni che non ci vedevamo. Come hai potuto? »

Il demone rideva, dicendole che aveva fame e che non le interessava affatto chi fosse. Kalub gridò ancora:

« Pagherai per questo! Non so come ma la pagherai! »

Senza dire più nulla raccolse con cura tutte le ossa di suo padre e i pezzi dei suoi vestiti, le mise poi in una bacinella. Prese una vanga e andò fuori nel giardino a scavare un buco nella terra. Seppellì la dentro i resti mortali di suo padre. Fece una croce di legno e la infilzò forte nella terra. Poi, con gli occhi in lacrime rientrò in casa. Prese una coperta e con essa coprì quel dannato quadro.

« Hei che fai? Non vedo più niente!Toglila subito. »

« Stai Zitto! »

Gli urlò lo scrittore. Pulì tutto il salotto, lavò tutto quel sangue mentre stava chiedendo perdono a suo padre. Aprì le finestre e prima di salire su prese con se quel diamante. Arrivò di sopra. A destra della sua stanza ne aprì una porta. La dentro erano tantissime monete d’oro che il demone gliele aveva dato in cambio di tutti quei animali morti. Lasciò dentro anche quel diamante e poi chiuse la porta con la chiave. Il giorno seguente, di nuovo uscì di casa per andare in città. Fatalità vuole che arrivò a casa sua un poliziotto della città. Aveva saputo del fatto che lui era diventato ricco. La voce si era già sparsa. La cosa gli era sembrato piuttosto insolita. Kalub infatti non lavorava. Con la scrittura non è che guadagnava un gran che e lo sapevano tutti. Libri nuovi non ne aveva più scritto da un bel po’ di tempo. Al poliziotto non le sembrò per nulla normale questo arricchimento improvviso. Perciò decise di arrivare a fargli qualche domanda e scoprire di persona la causa.

« Signor Iuki Kalub? È in casa? »

Chiese lui appena si trovò davanti alla porta.

Attese un attimo. Nessuna risposta. Mise la mano sulla maniglia e vide che la porta era aperta. Entrò. Vide subito il lusso che dominava nel salotto e rimase di stucco. Come faceva quell’uomo ad avere tutte quelle cose?

« Sicuramente non è una cosa legale »

Disse lui con aria molto sospettosa. Si agirò un po’ per la stanza. Vide a sinistra di quel salotto un quadro che era coperto. La cosa li parve subito non normale. Perché una persona tiene un quadro coperto? Incuriosito, andò a togliere quella coperta. Ma non appena lo fece la donna del quadro si trasformò in una terribile bestia e afferrò il poliziotto in uno scatto feroce. Se lo divorò tra le sue innumerevoli urla e gesti disperate.

« Grazie amico, mi mancava proprio l’aria! Decisamente la curiosità è sempre una arma eccezionale. »

Disse lui facendo poi una lunga risata demoniaca. Quando lo scrittore tornò, trovò di nuovo un disastro inimmaginabile. Sangue e pezzi di vestiti ovunque. Capì che si trattava del poliziotto.

« Ah un altro po’ è sarò libero! »

Disse il demone in preda all’eccitazione.

« Un mese!Un solo mese e potrò aggirarmi per il mondo per perdere anime come mi pare e piace!

E tutto questo sarà possibile grazie a te »

Di nuovo si sentì nel salotto una spaventosa risata. Successe poi che Kalub prese il quadrò e se lo portò nel magazzino di sotto, dove teneva le bottiglie di vino e il cibo. Per tutta la durata di una settimana portò al demone vari animali. In quella settimana però accade un imprevisto nella sua vita. Conobbe una ragazza, di nome Matilde. Davvero bellissima. Lei se ne innamorò subito di lui. Un giorno, dopo tre settimane da quando egli la conobbe lo scrittore decise di portarsela a casa. Preparò tutto quanto molto bene. Voleva fare una buona impressione.

Sul tavolino apparecchiò per due. Riempì la casa di molti fiori. Rose bianche, rose, azzurre, gialle.

Sul tavolo mise un piccolo bouquet di bosco.

Accese le candele nei due candelieri d’oro. Quando Matilde entrò nella casa e vide tutto quel lusso, tutto quei fiori, il tavolo con candele che brillavano rimase senza letteralmente senza fiato. Si lanciò presto su Kalub e iniziò a coprirlo di baci.

Lo scrittore ricambiò. Era cosi felice! Cucinarono assieme. Mangiarono pollo arrosto e bevvero del buon vino nei pregiati calici di cristallo.

Poi, naturalmente cominciarono a baciarsi. Andarono di sopra a fare l’amore. E lo fecero appassionatamente per tre ore. Dopo che si ebbero amati, lui disse che andava a farsi una doccia.

Lei, invece rimase ancora a letto. Mentre lui era in doccia lei saltò dal letto. Nuda come era andò a mettersi una vestaglia. La ragazza ebbe la curiosità di guardare la casa. Scese le scale lentamente.

A causa del rumore dell’acqua il suo ragazzo non la sentì. Arrivò in salotto. Vide che c’era una porta di legno in fondo alla stanza. Subito andò a vedere.

La aprì e vide che c’erano delle scale che portavano giù. Incuriosita le percorse lentamente dopo aver acceso la luce. Arrivata giù girò a destra. Qui trovò numerosi scaffali pieni di bottiglie vari, scatole e scatoloni di cibo, barattoli e vecchi vestiti. Infine, più avanti vide un quadro coperto. Non resistete all’impulso e andò a guardare. Nel frattempo, il suo uomo aveva spento il rubinetto d’argento, d’acqua calda e si stava asciugando. Uscì dal bagno e con l’asciugamano in mano venne dalla stanza dove pensava avesse trovato Matilde. Giù, in quel momento la ragazza aveva appena allontanata la coperta e guardava affascinata la giovane donna dai capelli azzurri. Ammirò i suoi lineamenti fini,

le sue labbra rosse, era semplicemente affascinante!

Il giovane Kalub stava aprendo la porta proprio in quel attimo, della sua stanza. Vide presto il letto vuoto.

« MATILDE!! »

Gridò lui forte, in preda ad un brutto presentimento. Matilde lo sentì ma non ebbe tempo di tornare. Immediatamente il demone la prese e se la divorò. Lo scrittore udì le sue fatali grida e corse da lei. Ma quando arrivò capì che era troppo tardi.

« Oh No! Amore mio! Noooooo!! »

Urlò lui con grande rabbia e dolore.

« Maledetto! Hai ucciso il mio amore! »

Il demone rise prepotentemente, come se nulla fosse. Disse che è stato il cibo più gustoso che avesse mai mangiato da quando era arrivato in quella casa.

« Ora ci penso io a te! »

Disse lui arrabbiato.

« Io ti ammazzò! »

Gridò Kalub in preda a tutte le furie. Andò subito a prendere dei fiammiferi di sopra. Prese inoltre una grande tanica di benzina. Apri subito il tappo e buttò il liquido ( abbondantemente) sul quadro.

Poi, senza nessuna pietà, guardando verso quel quadro buttò il fiammifero accesso.

« Noooo! Coome oosi? Traditoore! »

Disse subito il demone avvertendo subito il caldo delle fiamme. Il fuoco divampò immediatamente. Sfortunatamente però toccò anche il giovane Kalub in un batter d’occhio, mentre stava cercando di scappare. Presto tutta la sua casa fu in fiamme.

Tra le urla infinite che arrivarono dal quadro e dal ragazzo in fiamme, il fuoco divampò con grande potenza. Ridusse tutto in fiamme uccidendoli.

La gente vide dalla città la grande fiamma che aveva avvolto prima la casa. Aveva già cominciato a estinguersi in tutta quella foresta. Ebbero una grande paura e corsero per spegnere il fuoco. Furono in molti a farsi il segno della croce ripetutamente. La settimana prossima,

il giovedì, al mercato, un vecchio dai occhi fulgidi, vestito da lunghi abiti neri, con una aspra barba bianca faceva ripetuti segni ai passanti dicendo:
« Signore e signori, prego, venite, avvicinatevi pure, abbiamo merce pregiata da tutti i quattro angoli della terra! »
Segui subito una lunga e ripetuta risata.

Mentre ancora il mercante stava ridendo, un colpo velocissimo di una spada pregiata gli arrivò subito dal nulla facendogli cadere la testa. Dietro di se, un bambino dai capelli d’oro, con una lunga spada nelle mani sorrise alla folla, che si era radunata intorno a lui. In un batter d’occhio, davanti ai loro occhi, scomparve in un sublime bagliore di luce.



Commenti

pubblicato il domenica 27 dicembre 2015
GILEAD, ha scritto: Sebbene l'idea sia intrigante, e l'atmosfera promettente, ci sono diversi errori relativi alla grammatica e ai tempi. Suggerisco un attenta lettura prima di pubblicare, in modo da ottimizzare il lavoro. Saluti.
pubblicato il domenica 27 dicembre 2015
FrancescoCoppola2, ha scritto: Trama interessante, ma, già dopo le prime due righe, un'orda di errori sintattici-grammaticali ti si presentano dirimpetto, e per scansarli non puoi che aggirarli, rendendo il tutto un po' lento e frustrante.
pubblicato il domenica 27 dicembre 2015
AugenZhach, ha scritto: Ciao ragazzi! Vi ringrazio molto dei vostri commenti. Spero vi sia piaciuto il racconto. Si lo so, ho cercato di correggerlo meglio che posso ma non sono nato in Italia anche se lo parlo bene. Cerco di scrivere bene. Mi correggerete se sbaglio. Se mi potete specificare esattamente quali sarebbero gli errori da sistemare vi ringrazierei. Leggete anche gli altre mie pubblicazioni, grazie! Buone feste a tutti!
pubblicato il lunedì 28 dicembre 2015
GILEAD, ha scritto: Si, ho letto la sua biografia perché mi era sorto il dubbio, e ho visto che è straniero. Dunque da ammirare per il notevole coraggio nello scrivere in un'altra lingua. Immagino la difficoltà. Appena possibile le scriverò alcune cose che mi sono saltate all'occhio, nella speranza che lei - e gli altri lettori/ scrittori - facciate lo stesso per i miei racconti. Purtroppo ho notato davvero pochi commenti e questo non aiuta chi vuole migliorare. Un saluto cordiale.

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