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lavoro pubblicato venerdì 18 dicembre 2015
ultima lettura domenica 15 settembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sesso con i fiori

di 4occhi. Letto 424 volte. Dallo scaffale Fantasia

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Una passeggiata tra i boschi finalmente , da sola come sempre.

Arrivò con la macchina a Fosseno, posteggiò e a piedi , superato il lavatoio, si avviò verso la cima, sul monte Croce.

All’inizio la vegetazione era disordinata e fitta, ma via via che saliva le essenze si riordinavano a formare delle fitocenosi stabili ed evidenti, prima boschi di castagni selezionati dall’uomo, miscugli di robinie, frassini e querce, per arrivare ai faggeti, più in alto, con le loro colorazioni inconfondibili.

Più saliva, più la luce che filtrava attraverso gli alberi aumentava, rendendo l’ambiente intorno a lei lussureggiante e luminoso.

Ovviamente il colore predominante era il verde in tutte le sue sfumature e presenze : foglie, muschi e licheni.

Si ricordava di aver letto un articolo che diceva che il verde è il colore preferito dalle persone depresse e che più da sollievo a quest’ultime.

Lei ci pensò su, rise, perché amava quel colore, che le stava benissimo addosso ed era tutto tranne che depressa.

Stanca fisicamente, super presa da mille cose da fare ma decisamente, depressa no.

Respirò forte raccogliendo come poteva il profumo del bosco, della natura intorno a sé. Solo qualche uccellino ad interrompere il silenzio.

Poi arrivò in una radura e davanti a lei si stagliò la figura di un albero molto alto, perfetto nella sua forma (i rami erano perpendicolari al tronco e pieni di foglie) e radioso. Si, la parola esatta per descriverlo era radioso, imponente e accogliente…più lo guardava e più si sentiva in pace con se stessa e il mondo.

E questo benessere si estese a tutto il suo corpo, le dava alla testa come una droga, la faceva sentire leggera.

Il suo fisico, piano piano, lentamente lasciò i suoi limiti per allargarsi al tutto che era intorno a lei. Che meraviglia.

Non aveva paura, non avrebbe potuto averne visto che stava benissimo e provava solo sollievo.

Tutto quello che sentiva era un rilassamento totale, una gran pace, una gran luce. Iniziò a galleggiare e ad avvicinarsi di più all’albero, fino ad abbracciarlo, a fondersi con esso: i suoi rami si racchiudevano su di lei, si accorpava al tronco.

Ne percepiva la forza, la determinazione, la durezza.

Non esisteva più limite fisico tra lei e il vegetale, quest’ultimo le arrivava in tutte le parti: le sosteneva il seno, le accarezzava il sesso e ci entrava trasformando la pace in estasi di piacere. Era un godimento sessuale?

Era così esteso a tutto il suo essere che sinceramente era riduttivo confinarlo ai suoi genitali. Comunque era anche quello.

Persino nella bocca aveva qualcosa a solleticarla, a riempirla e le piaceva muoverci intorno la sua lingua, morderlo leggermente.

Si.

Stava facendo l’amore con lui ed era inconcepibile descrivere quanto stava bene.

Poi, ad aggiungersi, una moltitudine di fiori apparirono a turno a toccare il suo corpo.

Petali di rose le sfioravano i capezzoli, le spine di un melograno le punzecchiavano la pelle del collo, delle orecchie.

Fronde di salice la sfioravano ovunque, ciondoli di robinie vellutati si sfregavano sull’interno delle cosce fino a quasi l’intimità che si apriva eccitata a chiedere di più.

Una pesca polposa si infilò nella sua bocca per sciogliersi tra i suoi denti e sulla sua lingua, non finiva mai ed era favoloso e buono sentirla morbida e scivolosa, ne gustava il sapore dolce e la consistenza fisica.

Tanti fiorellini di campo colorati si aprivano sbocciando sulla sua pelle e sembravano darle tanti baci.

Un tulipano rosso fuoco, pieno e chiuso, con la sua pienezza si immerse nella sua intimità, prima un poco per farla abituare alla sua presenza e poi entrò tutto facendola sentire piena e viva.

Si rilassò ad accoglierlo tutto, lo sentiva muoversi sulle sue pareti e darle un piacere immenso.

Fragole. Un gruppo di fragole si diressero verso il suo ano e spiaccicandosi contro, prima una e poi un’altra ancora e così via, lo aprirono dolcemente senza procurarle dolore ed entrarono riempendola.

Si muovevano frullandosi tra di loro, diventando poltiglia calda e sensuale, con quei semini a stuzzicarla e a farla godere.

Era piena ovunque e tutto intorno a se vedeva una marea di colori circondarla. Era al centro di questa nuvola del piacere ma non sapeva come ricambiare.

Non si pose il problema e si lasciò andare fino allo spasmo più primordiale, dove tutto questo piacere si trasformò in un urlo di godimento totale.

Una energia, una scossa elettrica si propagò come le onde nell’acqua.

Il suo corpo produsse una pioggia cristallina a nutrire, a dissetare tutta quella natura che aveva accanto.

Il suo piacere aveva restituito ai fiori un ristoro, era quello il suo dono.

Lo capì dalla sensazione di sollievo che le si diffuse intorno, aveva ricevuto e aveva dato.

Fili d’erba, sassi coperti da licheni, un funghetto.

Questo quello che vide di colpo davanti a se che si ritrovò sdraiata a terra, su un fianco.

Sbattè gli occhi, non capiva dove era e cosa era successo.

Si tirò su a sedere e si guardò in giro. La faggeta.

Si girò a cercare l’albero ma di lui nessuna traccia.

Si toccò per accertarsi di stare bene e in effetti si sentiva come se l’avessero toccata mille mani.

Si sentiva calda e umida tra le gambe, piacevolmente usata.

Una lieve brezza le accarezzava il volto. Il sole iniziava a calare e faceva più fresco, ma quanto tempo era stata in quel bosco? Forse si era addormentata.

Non aveva nemmeno raggiunto la cima.

Si alzò decisa a tornare alla macchina e rientrare, si piegò a prendere lo zainetto accanto a sé quando vide appoggiato sullo stesso, un fiore.

Lo prese e lo guardò: l’anemone fegatella, l’erba trinità.

Un bellissimo fiore violetto le cui foglie trilobate nel Medioevo rappresentavano il dogma cristiano relativo alla natura di Dio. Sorrise.

Quel giorno sarebbe rimasto un mistero per lei e mai l’avrebbe raccontato ad anima viva, l’avrebbero presa per pazza e con ragione.

Aveva fatto sesso con...? Si incamminò sorridendo, serena, custode di un segreto o di un sogno, verso casa.



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