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lavoro pubblicato martedì 15 dicembre 2015
ultima lettura lunedì 12 agosto 2019

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Altrove (di Emilio Francini Naldi)

di kdtepof. Letto 634 volte. Dallo scaffale Fiabe

Nel paese di nome Qui viveva un uomo chiamato Marcus che faceva il ciabattino. Era sposato con Susanna, i due vivevano in una modesta casupola e dalla loro unione non erano nati figli. Non era soddisfatto della vita che c.....

ALTROVE

Nel paese di nome Qui viveva un uomo chiamato Marcus che faceva il ciabattino.

Era sposato con Susanna, i due vivevano in una modesta casupola e dalla loro unione non erano nati figli.

Non era soddisfatto della vita che conduceva, della monotonia delle giornate passate nella piccola bottega a tagliare ed inchiodare suole, mentre la fiamma che aveva riscaldato i primi tempi del loro matrimonio, oggi non ardeva più.

Si alzava al mattino presto, andava a lavorare, pranzava con una cipolla ed un pezzo di pane e tornava a casa a sera inoltrata, trovando ad aspettarlo una fredda cena con la quale si riempiva la pancia prima di gettarsi sul letto accanto alla moglie addormentata: era diventato un uomo burbero, che non parlava e non sorrideva più a nessuno e camminava nelle strade a testa bassa, con la manica del mantello che strusciava nel muro.

Si era abituato a questa vita, e subiva le presenze altrui come imposizioni, come qualcuno a cui dover render sempre conto delle azioni, come giudici che lo stessero continuamente a processare e condannare.

Un giorno giunse nel paese un circo e i giocolieri, i mangiatori di fuoco e i domatori con gli animali esotici, sfilarono rumorosamente nelle strette strade dando appuntamento per lo spettacolo della sera.

Marcus non passò neppure da casa e corse ad occupare un posto in prima fila già qualche ora prima dell'inizio della rappresentazione, e dopo che questa fu cominciata non ebbe neanche più il coraggio di sbattere le palpebre per paura di perdere qualche scena.

Verso la fine della spettacolo un cantastorie, accompagnato da un orso che suonava il violino e da una scimmietta che ballava, narrò a lungo di paesi lontani, di miniere d'oro e di immensi giacimenti di diamanti, di isole abitate da donne bellissime e di montagne alte fino a toccare le stelle della notte e di Altrove, la città nella quale tutto esisteva alla rovescia: chi era povero Qui Altrove sarebbe stato ricco, chi infelice Qui Altrove felice, chi Qui non trovava l'amore l'avrebbe trovato Altrove.

Appena lo spettacolo finì Marcus corse ad aggrapparsi alla tonaca di quell'uomo e gli domandò:

'Dimmi fratello, sulla tua anima e sul tuo onore, ma Altrove esiste veramente?'

Il cantastorie sorrise, gli appoggiò una mano sulla spalla e rispose:

'Per ognuno di noi c'è un Altrove, basta volerlo cercare e saperlo trovare!'

'E dove devo andare per trovarlo, verso quale direzione?'

L'attore rivolse uno sguardo paziente verso il suo orso e la scimmietta che gli stava appollaiata sulla spalla , pensò un po' e disse:

'Devi cessare di seguire la strada che hai percorso fino ad ora, devi uscire dalle tue abitudini, devi imboccare un nuovo sentiero alla fine del quale, dopo grandi fatiche, ritroverai il tuo mondo ma ti accorgerai che non sarà più lo stesso perché tu non sarai più lo stesso: se riuscirai a percorrere questo cammino, allora lì troverai il tuo Altrove.'

Marcus tornò a casa ripetendo a pappagallo quelle parole finché non gli sembrò che gli si fossero impresse nella mente come il marchio a fuoco sulla coscia di un cavallo, entrò in camera di soppiatto e si sdraiò sul letto senza far rumore, ma quella notte non riuscì a prendere sonno, perché nella sua testa giravano e rigiravano pensieri ed ipotesi e progetti e domande:

'Se devo cessare di seguire la strada che ho percorso fino ad oggi dovrei forse imboccare il cammino delle montagne, che è un luogo nel quale non sono mai andato, è lunghissimo e quasi nessuno sa cosa c'è dall'altra parte. Così facendo uscirò dalle mie abitudini, che sono quelle di star sempre a sedere in bottega o di trascinarmi da lì fino a casa, e quando arriverò sarò di certo diverso, sarò stanco ma abituato al cammino, sarò diventato un viaggiatore.'

Queste furono le conclusioni di tanta meditazione, e appena la notte fu rischiarata dai primi chiarori dell'alba si alzò, infilò qualche straccio in una sporta, due cipolle ed un pezzo di pane in tasca e sgattaiolò fuori del paese prima che qualcuno lo potesse vedere, in gran fretta verso le montagne e il nuovo destino che lo aspettava.

Camminava e camminava, ed il sole si alzò lentamente e divenne sempre più caldo e lui cominciò a sbuffare dalla fatica, e la strada cominciò ad inerpicarsi, e quando guardava in alto la vetta sembrava vicina ma quando guardava di nuovo, un'ora più tardi, sembrava sempre là, irraggiungibile.

Però la voglia d'arrivare Altrove era grande e gli dava la forza di continuare anche se, quando il sole cominciò a reclinare verso il tramonto, gli sembrò che le gambe non lo reggessero più: fu allora che, proprio mentre stava per arrendersi, apparve dietro un'ultima curva la vetta, una piazzola a lato del sentiero con una fontanella d'acqua limpida e la valle di là in fondo alla quale si trovava certamente Altrove: d'ora innanzi la strada sarebbe stata tutta in discesa, la fatica maggiore era fatta e Marcus si sentì improvvisamente libero, felice, diverso.

Distese a terra il mantello, ci si sdraiò sopra e, dopo aver divorato il pane e le cipolle con una voracità animalesca ed aver bevuto abbondanti sorsate d'acqua, si dispose per la notte.

Ma non essendo abituato a viaggiare, fu colto dal dubbio di non riuscire ad orizzontarsi una volta che si fosse risvegliato: c'erano una discesa di qua e una discesa di là, non case vicine né persone a cui domandare, e se la mattina dopo avesse sbagliato direzione?

Pensa e ripensa credette alla fine di aver trovato la soluzione del problema: si tolse le scarpe e le appoggiò vicino all'improvvisato giaciglio, disponendole con le punte rivolte verso Altrove: sarebbero state loro ad indicargli la direzione da seguire il giorno seguente.

Si sdraiò, si avvolse nel mantello, e cadde in un sonno pesante e senza sogni.

Durante la notte, silenziosi come pipistrelli, passarono sul sentiero due briganti che, sorpreso Marcus che dormiva, pensarono bene di rubare tutte le sue cose, cominciando dai vestiti che si portava dietro, dal tascapane, dal bastone intagliato e dal cappello: uno di loro prese in mano le scarpe ma il ciabattino, che passava la vita a risuolare quelle degli altri, si era sempre disinteressato delle sue che avevano due grossi buchi nelle suole.

Il bandito con un'imprecazione le gettò a terra, prima di andarsene col compagno rapidi come furetti e le scarpe, nel cadere, finirono rivolte verso il sentiero che Marcus aveva appena percorso, con le punte che indicavano la strada verso Qui.

Il sole del mattino si fece strada tra le palpebre chiuse e Marcus si stirò levandosi a sedere, cercò a tentoni la sua sacca e non la trovò, e si rese conto di esser stato derubato:

'Ma non importa, è meglio anzi arrivare Altrove senza un soldo, perché chi è povero Qui sarà ricco Altrove, diceva la storia!' e si alzò di ottimo umore, controllò la direzione che indicavano le scarpe, se le infilò ed imboccò agile e leggero la discesa.

Impiegò molto meno tempo che all'andata, e prima dell'ora di pranzo arrivò alle porte del paese, e a lato della strada vide il cartello su cui stava scritto 'Qui'.

Marcus sorrise 'Ma allora è vero che Altrove è proprio uguale a Qui, anche Altrove c'è un paese con questo nome, e a ben guardarlo sembra del tutto simile a quello che c'è dall'altra parte delle montagne!'

Entrò percorrendo la strada principale, che gli apparve identica a quella che aveva lasciato il giorno prima ma non se ne stupì, e rispose anzi con sollecitudine al saluto che un passante gli indirizzò, e girava intorno lo sguardo sorridendo a quelli che incrociava e tutti rispondevano al suo sorriso con un sorriso.

'E' proprio vero che Altrove è tutto l'opposto di Qui, ora la gente sorride invece di guardarmi con malevolenza.'

Infilò le mani in tasca e, camminando al centro della via, fischiettava una canzone dell'infanzia, forse l'unica che conosceva, quando scoprì tra le pieghe dell'imbottitura del mantello una moneta sfuggita alle attenzioni dei ladri: poco più avanti, dietro l'angolo, doveva trovarsi la vineria, se le cose erano come dovevano essere, Marcus vi si diresse e la vide proprio dove pensava che fosse.

Entrò quindi, e salutò ad alta voce i presenti che si erano rivolti verso la porta al suo ingresso:

'Buona giornata, cari amici! Sono felice di vedervi e di bere insieme a voi!' esclamò con l'intenzione di verificare se veramente lo conoscessero:

'Salve, vecchio Marcus, qual buon vento?'

Considerò che la cifra che aveva in tasca l'aveva già considerata persa, e confidando nel fatto che Altrove sarebbe sicuramente ed in breve tempo diventato ricco:

'Oggi offro io!' esclamò tra lo stupore di tutti, facendo volare la moneta scintillante sul bancone.

Uscì dopo qualche tempo, barcollante sulle gambe, ripetendo saluti e complimenti e promesse di altri incontri coi nuovi amici, e ci fu chi si affacciò alla porta del locale e continuò a salutarlo sorridendo e scuotendo la mano finché non fu sparito dietro l'angolo.

Si incamminò quindi verso casa, deviando leggermente per passare davanti alla bottega, per vedere ed assicurarsi che Altrove esistesse davvero tutto, che le cose fossero proprio uguali a quelle che c'erano Qui.

Intanto si domandava come sarebbe riuscito a diventare ricco, come avrebbe fatto la fortuna a manifestarsi, a piovergli sul capo, e decise che, per parte sua, avrebbe potuto favorirla un po' anche semplicemente impegnandosi di più nel lavoro, magari ripulendo un po' quel bugigattolo nel quale trascorreva risuolando scarpe le sue giornate, o trasferendo l'attività in una strada più frequentata.

Assicuratosi che la bottega c'era, e che aveva davvero bisogno di un restauro, pensò che fosse giunto finalmente il momento di recarsi a casa a controllare se c'era e com'era sua moglie, che doveva per forza esser meno burbera e più gentile di quella che aveva lasciato Qui, perché il saltimbanco gli aveva assicurato che chi non aveva l'amore, Altrove l'avrebbe trovato.

La donna non era abituata a vedere il marito che tornava a casa per il pranzo, ed era solita cucinare una sola volta al giorno, a mezzodì appunto, per mangiarsi un piatto ben caldo in santa pace e metter da parte qualche avanzo che lui avrebbe consumato, freddo, per cena.

Anche se aveva una certa età, però, avrebbe desiderato sentirsi più considerata, e le sarebbe davvero piaciuto che Marcus, ogni tanto, si accorgesse della sua esistenza invece di gettarsi sul letto come un sacco di patate e di ronfare rumorosamente fino all'alba.

Fu quindi con vero stupore che lo vide entrare in casa proprio mentre si stava mettendo a tavola, e con altrettanto stupore lo sentì esclamare:

'Ma che buon profumino di mangiare, mia cara, ho davvero una fame da lupo!'

C'era una strana luce negli occhi dell'uomo che era forse provocata dall'eccesso di vino ma lei, che lo considerava troppo tirchio per spendere in bevande all'osteria, l'attribuì ad un insperato risveglio dei sensi ed aggiunse docilmente un piatto e fu felice e stupefatta di pranzare in sua compagnia dopo tutti quegli anni.

Terminato il pasto, con la pancia finalmente piena, felice perché le cose Altrove erano davvero migliori, Marcus la guidò fino al talamo nuziale sul quale passarono un'ora come da tempo non ricordavano di aver fatto.

Poi, alla fine di quella giornata e di tutti quei singolari accadimenti, Marcus sprofondò nel sonno più intenso e ristoratore che un uomo si possa augurare.

Ma un attimo prima di chiudere gli occhi riuscì a compiacersi ancora una volta con sé stesso per la decisione ed il coraggio che aveva dimostrato nel lasciare Qui e nel raggiungere Altrove, dove la vita prometteva davvero meraviglie.

Sono passati tanti anni da quel giorno: dopo nove mesi Susanna dette alla luce il loro primo figlio al quale ne seguirono altri tre, uno all'anno, finché la donna non decise che ne aveva abbastanza e che non ne poteva mettere al mondo altri, anche perché lei e suo marito, data l'età, avrebbero dovuto più opportunamente occuparsi, anziché dei figli, dei nipoti.

Marcus diventò amico di tutti: si recava ogni giorno all'osteria a discutere e scherzare con gli uomini del paese, e cominciò ad essere conosciuto come il più cordiale e gentile dei cittadini perché aveva sempre un sorriso ed una parola buona per tutti: la bottega fu trasferita nella piazza principale e diventò centro di incontro e di conversazione, e gli affari prosperarono rapidamente finché per i due sposi arrivò il periodo della tranquillità e del benessere.

Di certo i soldi non furono spesi in viaggi, perché il ciabattino si rifiutò sempre di metter piede fuori del paese, predicando che non avrebbe mai lasciato Altrove perché già una volta aveva abbandonato tutto, casa e famiglia, e non sarebbe tornato indietro per nessuna ragione, e anche se questo suo discorso nessuno lo capiva, e tantomeno l'anziana consorte Susanna, tutti l'ascoltavano con attenzione e benevolenza perché Marcus era un uomo così buono, aperto e gentile che gli si poteva davvero perdonare tutto, anche qualche vaneggiamento causato dagli anni e dal vino.

Morì in veneranda età soddisfatto della propria vita, col sorriso sulle labbra.

Se passate da quelle parti chiedete pure di lui o fatevi indicare la strada per il cimitero e andatelo a trovare.

Non vi potete sbagliare: la sua tomba è quella sempre piena di fiori appena colti.



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