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lavoro pubblicato martedì 15 dicembre 2015
ultima lettura mercoledì 17 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Julian Eagle e gli elementi di Antichton

di Bromfighter. Letto 420 volte. Dallo scaffale Fantasia

II<>La voce di Jessie parve venire da molto lontano.<><><>Julian sbattè le ciglia, adattò gli occhi alla nuova l...

II

<>

La voce di Jessie parve venire da molto lontano.

<>

<>

<>

Julian sbattè le ciglia, adattò gli occhi alla nuova luce e si ritrovò davanti una Jessie a metà tra lo spavento e la rabbia e un incuriosito Johnny. Il sole si era spostato rispetto a quando era entrato nello sgabuzzino. Doveva essere rimasto lì almeno per un'ora.

<>

<da morire si è preoccupata solo lei, se devo essere sincero...>>

<>

<> rispose Julian, ancora intontito. <>

<>

Non poteva raccontare quello che era successo. Non ci avrebbero creduto. Anzi, probabilmente l'avrebbero preso per pazzo o, nel migliore dei casi, avrebbero creduto che avesse sbattuto la testa da qualche parte e portato a casa. No, non avrebbe raccontato niente. Se doveva essere sincero, non ci credeva quasi nemmeno lui.

<>

<>

<> Johnny sbadigliò sonoramente, incrociando le braccia attorno alla testa. <>

<> ripeté Jessie, fulminandolo con lo sguardo. <>

Julian ebbe un sussulto. Due ore? Era rimasto chiuso in quello sgabuzzino per due ore? Eppure avrebbe giurato che la visione (se poteva essere definita tale) non fosse durata così a lungo.

<>

Jessie chiuse gli occhi e trasse un profondo sospiro. Poi puntò lo sguardo su Julian.

<> tentò Julian, sentendosi stranamente a disagio.

<> rispose lei, arrossendo ma cercando di nasconderlo. <> Detto questo, voltò loro le spalle e se ne andò.

Julian si sentiva in imbarazzo <>

<> rispose Johnny <>

<> esclamò una voce proveniente dalle scale.

<> gridò di rimando lui

<>

Johnny inarcò un sopracciglio <>

Julian abbassò lo sguardo.

<>

Julian annuì, grato che Johnny non avesse insistito. Non avrebbe saputo come spiegargli una cosa del genere né se lui lo avrebbe preso sul serio. E poi non voleva rovinare la giornata con preoccupazioni inutili. Quello, fino a prova contraria, era ancora il suo compleanno.

La mensa di Hive non era molto grande. In compenso era molto illuminata. File di finestre alte poco più di un uomo si alternavano attorno ai tavoli, regalando ai commensali una buona vista del campetto esterno e dei suoi dintorni. Successioni di tavoli disposti con ordine quasi maniacale in colonne riempivano l'intera stanza mentre cinque o sei cuochi si affannavano dietro le porte d'acciaio della cucina. Una lunga coda di ragazzi attendeva impaziente di essere servita. Julian e Johnny si trovavano in fila con Stan Brooke, che già una volta pur di evitare l'attesa aveva finto di avere una non specificata malattia infettiva, rarissima e difficilmente guaribile. La fila si era volatilizzata un secondo dopo. Sarebbe stato difficile per Stan riprovarci, anche perché poi era stato inseguito dall'intera squadra di football (con l'aiuto di quasi tutto il corpo insegnanti, la Gracchia in prima linea), perciò si limitava a sbuffare, dando di tanto in tanto un'occhiata davanti. Julian si guardò intorno in cerca di Jessie ma non la vide da nessuna parte.

<> Julian ci mise un po' a focalizzare la nerboruta donna della mensa davanti a lui. Mrs Manny, questo era il suo nome, agitò la sua enorme mano davanti a lui e indicò spazientita ogni singola pietanza, descrivendola nei minimi dettagli. La cuffietta rosa che portava in testa stonava con il suo fisico ben piazzato: nonostante fosse ormai quasi sulla sessantina, muscoli ben marcati sporgevano dalle maniche della sua divisa, muscoli più grandi di quelli che la maggior parte dei ragazzi avrebbe ottenuto di lì a dieci anni. Mrs Manny non era esattamente quel tipo di donna amante dei gatti e dei pettegolezzi con le amiche. Già da tempo circolavano voci sul suo passato e pochi mesi prima dell'inizio delle vacanze estive era sbucata una foto che la ritraeva su un ring con a terra un uomo grande almeno il doppio di lei. Passato da wrestler o no, da quel momento gli studenti parevano aver perso interesse per le battaglie di cibo.

<> insistette mrs Manny

Julian scelse un pasticcio di rognone e si affrettò ad allontanarsi, sentendo su di sé gli occhi della forzuta inserviente. Si sedette a un tavolo vuoto e aspettò che Johnny lo raggiungesse.

<>

<>

<>

Julian notò che Johnny lo stava osservando. <> Aveva timore di mangiare. E se anche il pasticcio avesse iniziato a fare di testa sua attaccandosi al palato? E se fosse rimasto lì inebetito per ore tormentato da allucinazioni? <>

Una serie di esclamazioni provenienti da alcuni tavoli più in avanti lo interruppero a metà frase. Leah Sunbright aveva appena fatto il suo ingresso in mensa e gli occhi di parecchi presenti maschili erano puntati su di lei. Julian la osservò mettersi in coda e gli tornò in mente quell'attimo in cui gli era parso che lo stesse fissando.

<>

Julian quasi sobbalzò vedendo Jessie seduta di fianco a lui.

<>

<> rispose lei. Attaccò la sua porzione di pasta tenendo il viso chinato.

<>

<>

Julian la guardò ma lei non alzò gli occhi dal piatto. Johnny era ancora impegnato a seguire Leah con lo sguardo, per poi vederla sedersi a un tavolo distante, accanto ad alcune ragazze. Socializzarono subito, a quanto gli parve.

Dopo pranzo avevano un paio di altre lezioni noiose e, infine, educazione fisica. Stavano scendendo le scale che portavano ai sotterranei. Lì si sarebbe tenuta la loro prossima lezione. Non c'era nessuno, probabilmente erano ancora tutti a mangiare o a godersi un po' d'aria fresca all'aperto. Avevano ancora un po' di tempo prima di iniziare.

<> esclamò Johnny <>

<> rispose Jessie.

<> gemette lui.

<> ma si interruppe a metà frase. <> fece Julian ma anche Johnny si era fermato, guardando dritto davanti a sé. Sentirono degli schiamazzi e il tonfo di qualcosa che cadeva. Corsero in avanti lungo il corridoio. Altri schiamazzi e urla. Videro quattro figure troneggiare su una più piccola a terra. Poco più in là giaceva sparpagliato il contenuto di uno zaino.

<> fece Julian accorrendo verso il ragazzo a terra. Era Benjamin Drake. Lui guardò Julian quasi con aria sorpresa. Come al solito si copriva la faccia ma il pezzo di vestito che di solito copriva la bocca era stato strappato. Sopra di lui ridevano stupidamente quattro ragazzi grandi, grossi e con la stessa aria vanesia e arrogante di chi si ritiene superiore agli altri. Julian riconobbe Luke Peacock o, come lo chiamavano nel football, Golden Luke. Era del suo stesso anno ma più anziano, con accenni di barba qua e là che sfoggiava sfacciatamente.

<> disse lui ostentando un sorriso a 32 denti <> I suoi tre scagnozzi sghignazzarono.

<> sopraggiunse Johnny <> Peacock lo guardò storto <> I tre dietro di lui scoppiarono a ridere. Benjamin guardò Johnny con aria mortificata ma lui rimase impassibile. Solo in quel momento Peacock notò Jessie. La sua espressione cambiò all'istante. Mise su un cipiglio che secondo lui doveva essere molto affascinante e le si rivolse con tono provocatorio. <>

Jessie lo ignorò completamente e iniziò a raccogliere le cose di Benjamin. Peacock parve leggermente sorpreso ma si riprese subito. <> Per tutta risposta Jessie gli dedicò uno sguardo annoiato e gli sbadigliò in faccia. Di solito era estremamente delicata e sensibile con chi le dedicava delle avance ma non con Peacock. Inoltre, non si curava di nascondere l'antipatia che provava verso coloro che maltrattavano Benjamin.

<> commentò Johnny, trattenendosi dallo scoppiare a ridere in faccia a Peacock.

<> rincarò la dose Julian <>

I tre sgherri di Peacock alzarono i pugni <> fece uno ma fu bloccato da un gesto del suo capo. <> socchiuse gli occhi <> indicò i due ragazzi più grossi.

<>

<>

Jessie si voltò verso di lui, una luce negli occhi. <>

<>

<>

<>

Si girarono tutti verso il corridoio. Leah Sunbright stava marciando verso di loro, un'espressione dura negli occhi. Superò Julian con decisione e si mise di fronte a Peacock che aveva sbarrato gli occhi, confuso. I suoi scagnozzi abbassarono la testa.

<>

<> rispose Leah <> Fece una pausa per permettere al piccolo cervello di Peacock di assorbire il concetto. <> <> la interruppe lui con un sorriso sardonico <<...allora si vedrà>> concluse lei. Peacock scoppiò a ridere, incredulo di tanta fortuna. <> fece indicando Leah. Poi, senza degnare gli altri di uno sguardo, se ne andò seguito a ruota dai suoi tre sgherri e vociando animatamente.

Benjamin si rialzò debolmente e si rivolse a Leah, che intanto stava aiutando Jessie a raccogliere da terra le sue cose. Per la prima volta parlò: <>. Aveva una voce bassa e profonda come se provenisse da un pozzo eppure essa era anche tremula e flebile, come se fosse raramente utilizzata.

<> rispose Leah, facendogli l'occhiolino.

<>

<>

<> intervenne Johnny. Julian guardò Jessie. <<"Signorina"?>> Lei alzò gli occhi al cielo.

<> A sentirsi chiamare con un soprannome, come se fossero amici da sempre Benjamin accennò un debole sorriso. Fu solo un piccolo movimento delle labbra, eppure parve gettare sulla sua faccia deturpata un nuovo chiarore. <> disse <>

<>

Benjamin sembrò agitarsi. <>

<> intervenne Julian

<> convenne Jessie.

<> esclamò Leah anticipando l'obiezione di Benjamin <> Aiutò Benjamin a rialzarsi e gli sistemò meglio il colletto. Nel farlo gli scoprì un po' la faccia. Istintivamente lui si ritrasse. <> disse lei <> Fece una pausa, rimise nella cartella di Benjamin alcune cose e tornò a guardarlo. <>. Detto questo fece per andarsene ma si voltò di nuovo verso di loro. Ancora una volta, parve soffermarsi su Julian. <>. Poi se ne andò.

La lezione del coach Bearman iniziò come di consueto. Dopo essersi cambiati (operazione che richiese buoni quindici minuti) la 2DA si riunì nel campetto esterno, accalcandosi attorno all'insegnante. La raggiunse la 2DB, la classe di Peacock, che avrebbe condiviso la lezione. Peacock cercò Julian con gli occhi e gli fece un sorriso beffardo. Il coach Bearman, come al solito, appariva assai contrariato dal ritardo dei suoi allievi. Lo provava la piccola vena che gli pulsava sul collo. Era un piccolo ometto sulla quarantina, capelli riccioli e lo sguardo ferreo. Portava sempre una tuta anche al di fuori della scuola ma l'elemento che lo contraddistingueva maggiormente era il fischietto d'argento che portava attorno al collo. Non lo toglieva mai, nemmeno quando era stato scelto come presentatore della recita scolastica (fu piuttosto buffo vederlo in giacca e fischietto invece che cravatta).

<> urlò agitando le braccia verso si loro e fischiando insistentemente, quasi dovesse annunciare l'arrivo di un treno <> E così iniziarono gli esercizi di riscaldamento tra lo sbuffare generale, gli strepiti del coach e gli strilli indignati di Taylor Goose, che si lamentava di come avesse passato un'ora dal parrucchiere per poi ritrovarsi con la sua nuova acconciatura rovinata. Corsero, saltellarono, scattarono, fecero addominali e dorsali e qualsiasi altro esercizio a cui Bearman potesse pensare (alcuni giuravano che se li sognasse la notte). Si fermarono solamente quando si ritrovarono zuppi di sudore e sbuffanti come locomotive. Stranamente però Julian sentiva di essere molto meno affaticato del solito, come se avesse svolto solamente la metà degli esercizi. Si chiese come mai. <> dichiarò il coach Bearman dopo venti minuti <>> Stan sbuffò sottovoce <> Johnny si voltò verso di lui <> <> <>

Bearman fischiò due volte. <> proclamò. La notizia fu accolta con malcelati sospiri di sollievo. <> continuò il coach <> disse alludendo al preside Cassius <>. Detto questo, estrasse di tasca un piccolo registro verde e una penna e andò a sedersi su un muretto, in modo tale da avere una visuale completa del campo. Scribacchiò qualcosa e si calcò il berretto in testa.

<> pensò Julian, scambiando un'occhiata eloquente con Johnny e Jessie. Il primo aveva un'aria decisamente eccitata, ma Jessie era seria. In quel momento Benjamin li raggiunse, camminando piano. Aveva nascosto la faccia dietro una specie di cappello con visiera, ma non aveva potuto fare nulla per il resto del corpo, lasciando braccia e gambe scoperte. Julian non sapeva che Benjamin facesse parte della 2DB e si sentì un po' in colpa per non aver mai provato davvero a conoscerlo. In effetti, si era chiesto come avrebbe fatto Benjamin a partecipare alla partita, ma in quel momento era così arrabbiato con Peacock che non diede peso alla questione. Notò che Benjamin tremava. <> chiese lui quasi con un sussurro.

<> esclamò Johnny, ma Benjamin era serissimo.

Jessie gli lanciò un'occhiataccia. <>

<> si affrettò a precisare ad un altro sguardo di Jessie.

<> tentò Benjamin <> ma non finì la frase, perché Leah Sunbright gli aveva appena messo una mano sulla spalla. Anche in completo da ginnastica, notò Julian, era molto carina, con un nastro verde che le teneva uniti i capelli, una maglietta bianca e dei pantaloncini rosa. <> disse <> Benjamin la guardò, combattuto. <> rispose <> <>

<> Peacock li aveva raggiunti insieme ai suoi tirapiedi. Scoccò un'occhiata al gruppo che aveva davanti. <>

Jessie e Leah lo fissarono, palesemente annoiate. <> chiese Peacock, per nulla scoraggiato dal suo insuccesso. Si sgranchì i muscoli, cercando di metterli in mostra ma le due ragazze guardavano altrove. <> continuò <>

Julian si fece avanti. <> lo sfidò. Peacock sorrise malevolo. <> gridò <> Bearman alzò appena lo sguardo <> Benjamin guardò terrorizzato Julian, che tentò di incoraggiarlo con qualche pacca sulle spalle. Jason, Moose e il terzo di Peacock, Picknose, si riunirono attorno al loro capo, sghignazzando. Peacock si rivolse ai suoi avversari. <>

<> esclamò Johnny e si posizionò in campo. Fu seguito da Julian e poco dopo da Jessie, che stava trascinando con sé un riluttante Benjamin, ignorando le sue proteste. Gli altri studenti della 2DA, tranne Leah che era rimasta a guardare, si erano sparpagliati per il resto del campetto, dandosi ad altre attività. Quelli della 2DB, però, erano rimasti accanto a Peacock.

<> protestò Julian <> Quelli lo fissarono inespressivi. <> insistette Julian. Peacock sorrise malevolo.

<> <> chiese debolmente Benjamin <>

<> cominciò Julian ma fu Jessie a rispondere. Prese in mano la palla, scostò i capelli dal viso ed effettuò un portentoso lancio in direzione di un ragazzo avversario, centrandolo in pieno e mandandolo al tappeto. La palla rimbalzò a terra qualche secondo dopo. <> annunciò. Il sorriso arrogante di Peacock sparì subito, rimpiazzato da muto stupore. Benjamin guardò sbigottito Jessie e anche Leah, sorpresa, le rivolse un ampio sorriso.

<> commentò Julian

<>

<>

<>

Julian le sorrise e lei ricambiò. <> disse Johnny <>. Era vero. Già ripresosi dallo stupore iniziale, Peacock aveva recuperato la palla da terra e si stava preparando a tirarla. Come un sol uomo, tutti i componenti della 2DB, tranne Benjamin e il ragazzo eliminato da Jessie, si mossero dietro a Peacock e presero posizione. Non c'era molto spazio libero in campo, pensò Julian, e questo avrebbe impedito loro di muoversi liberamente. D'altra parte era vero anche che loro si trovavano in netta superiorità numerica e, in generale, erano più dotati fisicamente. Da qualche parte sopra di loro un uccello cantò. Fulmineo, Peacock scagliò la palla in direzione di Julian. Fu un lancio potente e preciso, ma Julian scartò di lato e lo evitò. Si stupì della facilità con cui aveva schivato la palla, come se Peacock si fosse mosso al rallentatore e lui avesse avuto tutto il tempo di scansarsi. Recuperò la palla e la tirò in direzione di un ragazzo dai capelli biondi sparati. Ancora una volta, gli parve che ci fosse qualcosa di diverso: per quanto avesse giocato a palla avvelenata per tutto l'anno prima e per tutta l'estate era sicuro che il suo tiro non fosse così potente. Era come se la palla fosse diventata di colpo più leggera. Il ragazzo non tentò nemmeno di evitare il tiro, perché Peacock lo aveva già intercettato. Rivolse a Julian un sorriso beffardo ma lui notò che c'era sorpresa in fondo ai suoi occhi. Le sue mani erano percorse da un lievissimo tremore: pareva, per quando assurdo, che il colpo di Julian lo avesse messo in difficoltà. Peacock non perse tempo e rispose agli avversari con un altro grandioso tiro, stavolta mirando a Benjamin. Il povero ragazzo chinò appena la testa, preparandosi ad incassare un colpo che però non arrivò mai. Con un magnifico salto Jessie si era lanciata di fronte a lui e aveva bloccato il pallone, fermandolo di petto. Atterrò con grazia poco più in là e sorrise di sfida in risposta agli avversari. Peacock strinse i denti. Lei offrì la palla a Benjamin ma lui la rifiutò con un gesto. Fu quindi il turno di Johnny, che eliminò un altro avversario e poi un altro e un altro ancora. Quando toccò a Julian altri due ragazzi dovettero lasciare il campo, non senza palese irritazione di Peacock che fu costretto a iniziare il suo, come lo definivano in molti, "gioco serio". Eppure, per quanto si esibisse in tutte le finte, combinazioni, disposizioni di squadra e manovre che gli passassero per la mente non poté fare a meno di vedere assottigliarsi un po' alla volta i suoi ranghi. Julian bloccò con facilità l'ennesimo tiro e allungò il pallone a Benjamin, che però rifiutò ancora. Il ragazzo non era ancora stato toccato, per quanto la maggior parte degli attacchi avversari fosse rivolta a lui. Non solo Jessie si era esibita in altri spettacolari salvataggi ma qualche volta alcuni colpi che agli occhi di chi li aveva scagliati lo avrebbero senz'altro colpito lo mancavano per un pelo. Sembravano quasi scivolare via dalla loro stessa traiettoria poco prima di raggiungerlo. Ovviamente, questo fece infuriare Peacock. <>. Le facce mortificate che ottenne in risposta lo fecero infervorare ancora di più. Quando persino Jessie eliminò tre avversari di fila dopo averne bloccato i rispettivi attacchi, la faccia di Peacock aveva assunto un vivace colore rosso. Dagli spalti, Leah Sunbright faceva il tifo e strillava incoraggiamenti, sventolando (non si sa da dove le tirò fuori) due piccole bandierine rosse e gialle. Il coach Bearman, se la notò, non intervenne.

<> la rimbeccò Peacock, <>

<> rispose lei con un sorriso sardonico.

Moose, il terzo di Peacock, si grattò la testa stupidamente. <> Peacock arrossì e chiuse la conversazione.

Erano trascorsi almeno dieci minuti dall'inizio, dieci minuti che avevano visto un sorprendente dominio della 2DA in quella che in principio era sembrata una partita disperata. Dei venti componenti della 2DB scesi in campo ne erano rimasti sette, contando Peacock, Moose e Jason. Picknose era stato eliminato da un esuberante Julian, tra gli strilli inviperiti del suo capo, le esclamazioni di vittoria di Johnny e Jessie e le grida di Leah, che sembrava divertirsi un mondo a inventare le più bizzarre coreografie con le sue bandierine. Persino Benjamin aveva accennato un debole sorriso, segno che le sue speranze avevano cominciato, seppur tardi, ad accendersi. Peacock invece appariva piuttosto spiazzato, così come i membri della 2DB. Il coach Bearman era rimasto seduto dov'era prima ma aveva preso a scrivere furiosamente sul suo registro, borbottando fra sé e sé. Se qualcuno gli fosse passato accanto avrebbe distintamente udito le parole "2DB", "più allenamento" e "pappemolli". La 2DB era visibilmente stanca, persino Peacock sembrava affaticato (non gli era stato facile, per quanto gli rodesse, bloccare o schivare i colpi avversari); al contrario i suoi rivali apparivano ancora freschi e riposati come se fossero appena scesi in campo. Johnny e Jessie parevano non badarci (o forse non se ne rendevano conto) ma Julian ci aveva pensato per tutta la partita. Non solo lui ma anche i suoi amici apparivano rafforzati rispetto all'anno passato. Eppure non avevano seguito nessun corso particolare, lo avrebbe saputo. Non poteva dipendere dalla crescita o, lo sapeva anche se non ne capiva nulla, da quelle cose metaboliche di cui tanto si parlava in televisione o sulle riviste alimentari. No, era qualcosa di diverso che non si sapeva spiegare. Che centrasse qualcosa la visione nello sgabuzzino di Grendar? Forse, ma se quel miraggio lo aveva in qualche modo cambiato ciò non giustificava il fatto che anche Johnny e Jessie sembravano risentirne.

<> urlò Peacock mentre Johnny si preparava a tirare. All'ordine di Golden Luke alcuni ragazzi scattarono ma mancarono di coordinazione e nella fretta finirono per scontrarsi fra loro. <> urlò il loro capo mentre la palla di Johnny ne colpiva uno decretando la sua espulsione dal campo. Essa poi rimbalzò e tornò ancora da lui, che la lanciò una seconda volta e poi ancora una terza volta. La 2DB si ridusse a quattro elementi. Erano pari.

<>

<> rispose Johnny strizzando l'occhio a Benjamin e facendo scoppiare a ridere Julian e Jessie. Peacock si infervorò ancora e, recuperata la palla, imprimette nel medesimo lancio tutta la frustrazione e la rabbia che provava in quel momento. Era un colpo forte, molto forte, un colpo simile a quello che aveva fatto vincere ad Hive il campionato regionale di football l'anno prima. Tuttavia Julian, il suo bersaglio, lo fermò di nuovo. Julian non disse nulla, si limitò sorridere a Leah sugli spalti, che lo ricambiò alzando entrambi i pollici. Poi offrì la palla a Benjamin che, però, rifiutò nuovamente.

<> lo incoraggiò. Benjamin scosse il capo. <> fece eco Johnny. Ma lui allontanò da sé il braccio di Julian. Stringeva i denti e tremava vistosamente. <> lo sbeffeggiò Peacock suscitando il riso di quasi tutti i ragazzi dietro di lui <> Ancora risate. Julian strinse i pugni. <> Benjamin abbassò la testa ma anche lui strinse i pugni. Tremava ancora e ora Julian non seppe dire se per timore, come prima, o rabbia. <stranamente morto da qualche parte, mentre per Skyer sua madre è stranamente scappata>>

<> pensò Julian, sentendo la collera montare, <>

<> La 2DB continuava a ridere. Jessie osservò attentamente i suoi compagni. <> li ammonì anche se perfino lei si stava trattenendo <>. Aveva ragione, pensò Julian, aveva ragione ma le parole di Peacock penetravano nella sua testa come un torrente in piena, annebbiandogli il giudizio. Non vedeva più nemmeno gli altri, desiderava solamente fargliela pagare, colpirlo con tutta la forza che aveva, fargli più male possibile. Aveva ancora in mano la palla.

<>

Era troppo. Julian strinse la palla tanto da affondarci le unghie e un vago calore si impadronì di lui. Non pensava più a nulla, solo a Peacock e al suo viso arrogante; gli avrebbe strappato quel sorriso dalla faccia, lo avrebbe messo a tacere, avrebbe spedito lui a dormire in un cassonetto. Le sue viscere parvero ribollire, sentì formicolare i muscoli delle braccia e un brivido gli percorse la schiena. Gli occhi gli bruciavano e per un attimo vide un lampo scarlatto. Portò in alto il braccio. Poi, con uno scatto fulmineo lo abbassò di colpo e lasciò partire la palla che volò sibilando come un proiettile in direzione di Peacock. Accadde tutto in pochi secondi. Peacock protese le mani per difendersi ma fu troppo lento. La palla lo centrò in pieno petto e lui fu sollevato da terra per poi essere trascinato lungo la sua scia. Peacock, sempre in aria, fu sbalzato fuori dal campo e con un tonfo sordo andò a sbattere contro la rete di metallo che delimitava il campetto. Si accasciò a terra con un gemito. <> gridò il ragazzo conosciuto come Jason, accorrendo al suo fianco. <> Jessie lo guardò ad occhi sgranati. <> Johnny e Benjamin stettero in silenzio ma era chiaro che erano molto turbati. Julian rimase immobile. Non si rendeva contro di quello che era successo, né parlò. Non pensava nemmeno, si limitava a tenere lo sguardo fisso sul terreno di gioco. Il formicolio nelle braccia stava sparendo, così come quella strana sensazione di caldo che aveva provato in tutto il corpo.

<> la voce del coach Bearman lo riportò alla realtà. <> Bearman aveva raggiunto Peacock. La rete dietro di lui era piegata e lui era ancora a terra. La palla era rotolata via. Peacock cercò faticosamente di rimettersi in piedi, ma barcollò e cadde ancora. Nella sua maglietta, al centro del petto, proprio dove lo aveva colpito Julian, si era aperto un grande buco. Brandelli neri di stoffa si erano staccati da essa e giacevano ora a terra, destinati ad essere trasportati via dal vento. Uno strano odore si diffuse nell'aria. Odore di bruciato.

<>. Le urla del coach Bearman nemmeno raggiungevano Julian mentre erano intenti a salire un'ampia rampa di scale, diretti all'ufficio del Preside. Aveva ancora la mente fissata a quei momenti: il momento in cui aveva visto Peacock essere catapultato fuori dal campo, il momento in cui finiva contro la rete, il momento in cui aveva sentito gridare: "È bruciata! La maglia è bruciata!", il momento in cui Peacock si era rimesso in piedi e l'aveva guardato con un misto di terrore e disprezzo, il momento in cui Bearman l'aveva preso di forza e trascinato via mentre tutti gli altri rimanevano a guardare, gli sguardi preoccupati di Johnny e Jessie e Leah, diventata improvvisamente molto seria. Cosa avrebbero pensato di lui? Già immaginava quello che si sarebbe detto a scuola di lì a poco. Julian Eagle aveva truccato non si sa come la palla durante l'ora di Bearman e l'aveva usata contro l'innocente Golden Luke, probabilmente perché geloso di lui. E Golden Luke avrebbe dovuto passare un lungo periodo all'ospedale prima di riprendersi e forse non sarebbe nemmeno rientrato nella squadra, assicurando la sconfitta della scuola nel prossimo torneo. Tutto per colpa sua. Giunsero davanti a una raffinata porta di legno di noce con una targa d'ottone al centro. Su di essa, solitamente, era inciso per esteso il nome del Preside e al momento recitava:

"Professor Cassius M. Leggacarta"

sotto di essa c'erano due foglietti adesivi:

"Se siete qui per discutere della carica di Preside, non ci sono"

e:

"Se sei tu, Grendar, porta un po' di quei pasticcini"

Il coach Bearman bussò energicamente. Per qualche secondo ci fu solamente silenzio. Poi si udì il tonfo di qualcosa di metallico che cadeva.

<> chiese un'acuta voce dall'interno.

<> rispose il coach <>

<>.

L'ufficio del Preside non era cambiato dall'anno prima, da quando Julian e Johnny erano stati invitati, come tutti i nuovi arrivati, a prendere un tè con Cassius. Era un'ampia stanza rettangolare dipinta a tinte vivaci con ovunque libri sorretti da scaffali. C'erano due finestre per lato che regalavano uno splendido panorama di Venus e dei territori circostanti. Al centro della stanza si trovava una grande scrivania di mogano la cui superficie sembrava quasi bianca tanto era ricoperta di fogli e scartoffie. Cassius sedeva dietro una sedia girevole e quando Julian entrò puntò immediatamente gli occhi su di lui.

<> gli fece, sorridendo. Julian si sentì un poco rassicurato. Gli era sempre piaciuto il Preside. Certo, era imbarazzante quando si intrometteva nelle lezioni di ginnastica e partecipava alle corsi campestri o quando si metteva a raccontare discutibili aneddoti sulla sua gioventù, tuttavia quel visto sorridente solcato da rughe, quegli occhi limpidi e chiari, quell'aura rassicurante che aveva attorno a sé erano in grado di dissolvere all'istante tutte le preoccupazioni dei suoi interlocutori. Bearman afferrò Julian per il colletto e lo spinse avanti.

<>

<>

<>

<> Bearman digrignò i denti. <>

Cassius si risolse quindi ad ascoltare attentamente tutta la storia del coach: apprese di come egli aveva acconsentito alla partita di palla avvelenata proposta da Peacock, di quando a un certo punto aveva sentito un forte rumore provenire dal campo e di come aveva trovato Peacock a terra, dolorante e con un buco nella maglietta. Gli fu riferito di come tutti i ragazzi coinvolti avessero informato l'insegnante che era quel ragazzo, Julian, ad aver tirato la palla. Quando il coach concluse col racconto di come, a suo parere, il ragazzo avesse usato pericolosi reagenti chimici, Julian si sentì ribollire di rabbia. E così lui utilizzava pericolosi reagenti chimici, eh?

Cassius finì di ascoltare la storia del coach Bearman e intrecciò le dita, sospirando. Rimase a lungo così, immerso in foschi pensieri, guardando fisso la sua scrivania. Né Bearman né Julian fiatarono. Il silenzio era infranto solamente da un allegro cinguettio di un pettirosso sul davanzale della finestra.

< disse infine il Preside, <>.

<> convenne il coach Bearman. Julian sentì di nuovo la paura attanagliagli lo stomaco. <>

<> lo interruppe Cassius. <cosa sia successo, ma perché. Innanzitutto, perché il signor Eagle, qui presente, avrebbe dovuto fare una cosa del genere?>>

Bearman era rimasto senza parole. <>

<> fece il Preside, gioviale.

<>

<> Bearman borbottò qualcosa. <> Arrivò trafelata una minuscola donnina dai capelli rossi. <>. Lei corse via, quasi inciampando nella sua uniforme. Tornò poco dopo trascinandosi dietro Grendar, che sembrava piuttosto scocciato. <>. Grendar entrò appoggiandosi pesantemente a mr. Walkie. Dietro di lui miss Plumpcake gli mandava sguardi provocanti ma lui chiuse la porta. Aveva la palla lanciata da Julian in mano. <> si accorse solo in quel momento di Julian e del coach Bearman. <>

<> lo invitò Cassius.

<>

<<È lui>> ringhiò Bearman

<> Cassius gli raccontò tutta la storia. Quando ebbe finito Grendar assunse un aria molto pensierosa.

<> dichiarò <>

<> intervenne Bearman, stringendo i denti. <>

<> sopraggiunse Cassius. <> Bearman grugnì in risposta. Anche Julian osservò la palla e ne fu confuso. <> continuò il Preside <> Julian sospirò di sollievo, capendo dove il Preside voleva arrivare. Quello che non capiva era come lui potesse accettare così facilmente una storia tanto particolare come quella di una maglietta bruciata da una palla. Non aveva chiesto nulla, non si era mostrato sorpreso né spaventato. Si era semplicemente messo a riflettere. Forse era perché non credeva possibile una cosa del genere. O magari perché nella sua lunghissima carriera scolastica ne aveva viste di tutti i colori. Sentì lo sguardo di Grendar su di sé. <>

<> tentò Bearman <>

<>. Grendar intervenne con ardore. <<È solo un ragazzino! Un ragazzino quindicenne! Test sui compagni? Miscele chimiche? Non siamo in un film, dannazione!>>

Normalmente Julian si sarebbe non poco infastidito a sentirsi chiamare "ragazzino". Tuttavia, considerate le circostanze, non poté che concordare con Grendar. Bearman si voltò e affrontò il bidello, che sostenne il suo sguardo senza problemi.

<inserviente, cosa credi che sia successo? Come spieghi la bruciatura sulla maglia di Peacock? Sono stati gli Elfi? Eh?>>

<> rispose lui con semplicità. Sembrava quasi sincero. Julian ridacchiò tra sé e Bearman avvampò ancora. <> continuò il bidello interrompendo quella che sarebbe stata una bella sfuriata <> Bearman scoppiò a ridere. <>

<strana>> Bearman lo osservò con aria di sfida. Anche Julian lo guardò, chiedendosi dove voleva arrivare ma Cassius sorrise, anche se cercò di nasconderlo dietro alle mani. <> spiegò semplicemente ma ad alta voce. <> Tirò fuori di tasca un piccolo palmare e premette alcuni pulsanti. Subito sullo schermo partì un video. <> spiegò <>. Bearman si avvicinò e strizzò gli occhi per vedere bene. Anche Julian era incuriosito e imitò il coach, avvicinandosi a Grendar. Cassius, invece, rimase seduto al suo posto, accarezzandosi la corta barba bianca. Il video mostrava una ripresa aerea di una piccola stanzetta dotata di quattro grossi tavoli. Su questi ultimi si poteva notare una grandissima quantità di provette, alambicchi, ampolle, contenitori di ogni forma e colore. Alla parete in fondo era appesa una grande tavola degli elementi. Al centro della stanza c'era quello che senz'ombra di dubbio era Grendar, attorniato da un gruppetto di studenti, la 2DB. Erano tutti in camice bianco da laboratorio e portavano dei guanti di plastica. Grendar stava spiegando qualcosa ad alta voce. Julian notò che Benjamin Drake era in prima fila e pareva pendere dalle labbra dell'insegnante. Poco più in là c'era Peacock. Non sembrava interessato alla lezione, come sottolineò un suo grosso sbadiglio. Giocherellava con una piccola provetta. Grendar disse qualcosa e lui sobbalzò. Forse aveva avuto paura di essere stato colto sul fatto e di essere rimproverato (per quanto Julian lo dubitasse. Peacock non era certo il tipo da temere i rimproveri). Fatto sta che nascose la provetta sotto il camice. Quando la lezione finì ed ebbero tolto i camici, Peacock, che sotto aveva la tenuta da ginnastica, mostrava chiaramente una macchia all'altezza del petto, proprio dove ora c'era un buco bruciacchiato. Uscì in fretta e lo si vide buttare qualcosa nel cestino al lato della porta.

Grendar spende il palmare. <> chiese con aria trionfante. <>

Il coach Bearman era rimasto in silenzio a fissare il palmare. Non aveva mosso nemmeno un dito per tutta la durata del video. Julian temette che stesse pensando a chissà quale altra accusa o a un modo per far ricadere comunque la colpa su di lui. Era noto per detestare l'essere contraddetto. Invece sospirò e tornò a guardare il Preside. <> commentò <> disse rivolto a Grendar, <>

<> chiese Cassius, che era stato in silenzio fino ad allora.

<>. Detto questo, senza rivolgere la parola a Julian, aprì la porta ed uscì. Julian non riusciva a credere a quello che era successo. Grendar l'aveva salvato con quel video. Il coach se ne era andato senza punirlo. E il Preside lo aveva difeso a spada tratta. <> soggiunse quest'ultimo, strizzandogli l'occhio <>. Julian annuì. <> aggiunse Grendar <>. Julian annuì ancora. Si sentiva decisamente meglio. Non era colpa sua, non era stato lui a mandare a fuoco Peacock, era innocente. Non poté fare a meno di sorridere. <> commentò. Cassius e Grendar si scambiarono uno sguardo complice.

<> esordì il Preside con tono allegro, <>. Da un piccolo frigo ai piedi della cattedra estrasse un paio di bottiglie di plastica e le appoggiò sulla cattedra, spostando alcuni fogli. La bevanda contenuta in entrambe aveva un vivace colore rosso dall'aspetto invitante. <>

<>

<>

<>

Ma Cassius si era già procurato tre bicchieri anch'essi di plastica e li stava riempiendo. Grendar ne prese uno e lo tracannò. <> decretò. Cassius lo imitò poco dopo. Si voltarono entrambi a fissare Julian, che si trovò costretto ad accettare. Afferrò il bicchiere e bevve il succo. Era incredibilmente fresco, molto di più di una normale bevanda ghiacciata; era una freschezza diversa, piacevole, sembrava quasi che fosse in grado di allentare le tensioni interne dell'animo. Sapeva di arancia, eppure il retrogusto era indefinibile, come se fossero state mescolate insieme le più svariate varietà di frutti. Julian si sentì immediatamente più rilassato e calmo. Avvertì una leggera brezza di freddo percorrergli la schiena, come se fosse stato accarezzato da un lieve vento.

<> chiese curioso Cassius.

<<È fantastico>> annunciò Julian, sincero.

<> fece, notando lo sguardo di Julian <qualcuno per la sua negligenza>>. Fece un gesto con la mano e Julian capì di essere stato congedato. <> fece Cassius <>

Trovò ad aspettarlo Johnny e Jessie. Sembravano entrambi preoccupati.

<> chiese lei, andandogli incontro.

<> rispose Julian e fece loro un resoconto dettagliato del suo colloquio. <> concluse <<è tutta colpa di quell'idiota di Peacock. Però ho promesso a Cassius di non raccontalo in giro. Purtroppo.>>

<> disse Johnny <>. Julian rise insieme a lui ma Jessie era rimasta seria. Julian lo notò.

<>

<> rispose lei, pensierosa. <>

<>

<>

<> minimizzò Julian <>

<> insistette lei <>

Julian e Johnny rimasero in silenzio, riflettendo. Jessie non aveva tutti i torti: in effetti, il fatto che la maglietta fosse bruciata proprio quando Peacock era stato colpito pareva una coincidenza troppo incredibile.

<> concluse Jessie, guardandoli intensamente <casualmente in tasca una prova della sua versione dei fatti? Voglio dire, non sapeva nemmeno perché fosse stato convocato, no?>>

<>

<> Jessie alzò gli occhi <Io non ho ancora assaggiato la torta di Kendra, Julian!>>

<> esclamarono in coro Julian e Johnny, per poi seguirla lungo il corridoio. Ad un tratto, però, si trovarono di fronte Leah Sunbright. Pareva che avesse corso, le sue guance erano rubiconde e ansimava pesantemente. Si era tolta la tuta da ginnastica. Si rivolse a Julian. <> fece, <>. Lo guardò fisso e per la prima volta Julian poté ammirare i suoi occhi. Erano di un bellissimo e limpido azzurro, chiaro e tenue eppure lucente, come se emettessero il dolce, cristallino scintillio proprio delle stelle.

<> si sentì rispondere <>

<> ripeté Leah, incuriosita. <>

<>

<>

<> rispose lui un po' imbarazzato. <>

<> chiese Jessie, sospettosa.

<> rispose Leah <>

<>

<>. Leah gli sorrise, salutò Johnny e Jessie e se ne andò.

<> commentò Johnny, sornione

<> disse Julian, dandogli una gomitata.

Jessie sbuffò. <>. Johnny le fece l'occhiolino. <>

<> ribatté lei. Arrossì ma cercò di nasconderlo. <>. Voltò loro le spalle ma Johnny la prese a braccetto, imitato subito da Julian. <> chiese lui. Jessie lo guardò. Cercò di trattenere un sorriso ma non ci riuscì. <> rise lei e così abbracciati si avviarono lungo il corridoio, ridendo e scherzando come quando erano piccoli, ognuno felice della presenza degli altri due.

Il sole splendeva su Venus City e il quartiere Daisy era immerso in un torrente di luce. Le strade erano affollate di gente: chi si dirigeva al lavoro, chi tornava da scuola, chi passeggiava col cane e chi semplicemente si godeva una bella giornata seduto su una panchina. Uccelli di ogni tipo e colore cinguettavano allegri svolazzando di albero in albero, mentre splendidi fiori si protendevano dal terreno nel tentativo di accaparrarsi un po' di sole. Il Grande Lampione si ergeva imponente in mezzo alla piazza, un solitario pezzo di ferro immerso nella vitalità cittadina. Era in quei momenti che il quartiere Daisy si rivelava in tutta la sua bellezza: il contatto con la natura, la semplicità delle case, il dolce profumo dei fiori e la vivacità degli animali avevano trasformato i residenti in gente sempre allegra e di buon umore, distanti anni luce dalla monotonia e dallo stress cittadino. Il primo approccio con un abitante di Daisy iniziava sempre con una stretta di mano amichevole e un sorriso e finiva ogni volta con un'allegra risata. Julian amava quel posto. E amava ancora di più l'aver passato la vita in quel posto. Cosa poteva volere di più? Si diressero verso la casa di Julian, felici di poter godere di quella splendida giornata. Johnny aveva insistito per mangiare ancora un po' della torta di compleanno di Julian e Jessie lo aveva appoggiato immediatamente, ragion per cui il pensiero di tutti e tre era ora fisso al gustoso ripieno di crema pasticcera di cui Kendra aveva dotato la torta, ricoperto da una cascata di cioccolato. Prima di partire Jessie aveva voluto cercare Benjamin, per chiedergli se gli andava di unirsi a loro ma, soprattutto, per assicurarsi che stesse bene. Tuttavia il timido ragazzo della 2DB non si trovava da nessuna parte. Nessuno sapeva dove fosse e, a quanto pare, a nessuno importava. Nemmeno Grendar sapeva dov'era e questo era preoccupante, dato che Benjamin si recava sempre da lui prima di lasciare la scuola, per salutarlo. <> aveva detto Julian <> <> aveva risposto lei, dandogli un pugnetto sul braccio. Giunsero infine davanti alla casa di Julian.

<> chiese Jessie <>

Julian sbuffò. <>

<> disse Johnny, sogghignando. Jessie ridacchiò. <> ribattè Julian, anche se rise pure lui. Bussò alla porta e poco dopo gli aprì Kendra. Indossava un grembiule da cuoca e aveva in mano un mattarello di legno. <> li salutò. <> Jessie le sorrise caldamente. <> Erano sempre andate molto d'accordo: Kendra considerava Jessie come se fosse figlia sua, la femmina che aveva sempre desiderato, mentre Jessie dal canto suo vedeva in lei una seconda madre, dato che per lavoro sua madre era costretta a vivere molto lontano da Venus.

<> la salutò Julian. <>

<> lo anticipò lei, scompigliandogli i capelli. <>.

<> esclamò contento Johnny <> Kendra rise. <>

<>.

<>. Julian notò che sua madre lo stava squadrando da cima a fondo.

<> Il sentir nominare il football gli aveva riportato alla mente ciò che era successo quel pomeriggio.

<> Johnny e Jessie lo guardarono ma lui li ignorò. <> fece, sforzandosi di tornare allegro. Kendra lo stava ancora fissando quando un campanello trillò in cucina. Lei ebbe un sobbalzo e corse via. <> la sentirono esclamare con un tono amorevole talmente comico che si misero a ridere. Pareva quasi una madre che faceva i complimenti al proprio bambino per quanto bello stesse diventando. <> li chiamò lei, con una perfetta imitazione di un tono solenne da ristorante di lusso <>

<> sussurrò Julian a Johnny e Jessie <>

<> scherzò Johnny.

<>

Lasciati i suoi amici alle prese con le delizie culinarie di sua madre, Julian salì le scale e giunse al primo piano, diretto al bagno. La sua pancia gorgogliava. <> pensò <> ma si bloccò a metà strada. La porta della sua camera era socchiusa. La luce era accesa. Non che ci fosse alcunché di strano, ciononostante qualcosa lo spinse ad entrare. Capì che qualcosa non andava già da subito. La stanza era pervasa da un forte odore di bruciato, eppure niente pareva fuori posto. Gli armadi erano chiusi, il letto in ordine, la scrivania al solito posto e la finestra, da cui entrava una leggera brezza che scostava dolcemente le tende, era semiaperta. Esattamente come la lasciava sempre Kendra. Forse la mente gli giocava dei brutti scherzi. Quell'odore di bruciato, quel maledetto odore, doveva averlo seguito dal campo di Hive, perseguitandolo. Sicuramente se lo stava immaginando. Sì, senza dubbio, non doveva ripensare a quanto accaduto quel pomeriggio. Probabilmente sua madre aveva lasciato accesa la luce e magari una lampadina si era fulminata. Stava per andarsene, quando notò qualcosa che prima gli era sfuggito. Sul cuscino, adagiata in modo da risultare ben visibile, c'era quella che aveva tutta l'aria di essere una lettera. Julian la prese in mano, quasi con timore. L'odore veniva da lì. La busta era sigillata con ceralacca rossa, che portava inciso uno stemma che lui non riconobbe. Sembrava carta pregiata, del tipo che utilizzano le università prestigiose o i grandi magnati di un'industria per mostrare raffinatezza. Julian la voltò. Dietro, scritto con una calligrafia elegante ma decisa, inciso con lucenti caratteri rossi, c'era solamente il nome del destinatario:

Julian Eagle




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