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lavoro pubblicato martedì 15 dicembre 2015
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un povero scemo

di dago. Letto 325 volte. Dallo scaffale Generico

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Una birra in più non avrebbe fatto la differenza. E l’unico modo è quello a dire il vero. In una stanza piena di persone diverse e che si divertono, l’unica cosa da fare è cercare di sparire e confondersi con l’ambiente. Passare inosservato, al meglio delle aspettative. Mimetizzarsi come i camaleonti. La posa migliore: incurante soprammobile pronto a essere disinnescato dalla propria chiusura. Tutto il resto ruota, bisbiglia, ridacchia, si muove a tempo. Ma rimane sempre confuso. L’unica cosa certa è il bicchiere che tieni stretto nella mano. E ancora più sicuro è il liquido alchemico che ti porta a nuova vita ad ogni sorso. Che ti permette di innalzarti oltre le barriere della tua mente trattenuta da pensieri macigni che ti impediscono di muoverti tranquillamente. Sei goffo. Buonasera, fai cenno con la mano. La tua voce non si sente, è bassa. Non fa nulla. Un altro sorso. Buonasera. Poi, per evitare tutto questo ti metti contro un tavolino appartato. All’angolo. Sorridi pensandoci. Ti sei messo all’angolo da solo. Almeno non corri il rischio di fare cagate. Da dire con la g. Cagate. Non bisogna far sentire la propria anima terrona, dissimulare. Per questo sei con i fianchi e la schiena appoggiato audacemente a un tavolino non troppo in vista. Dissimulare. Un altro sorso. Dai, non si è poi così in pericolo. Potresti anche evitare di fare figuracce stasera. Non come l’altra volta in cui hai dato il meglio di te. Lo puoi evitare. Evitare di risvegliarti il giorno dopo, cercando di rimettere insieme i pezzi mancanti mentre trovi lividi per il tutto il corpo e chiamate al cellulare di numeri sconosciuti. Basta non esagerare e rimanere al proprio posto. All’angolo, bravo. Esattamente così, con lo sguardo basso. Non è che devi guardarti le scarpe, non dico questo. Diciamo che basta avere lo sguardo di un trenta gradi di fronte a te. Fissa un punto non identificato su una mattonella più lontana di due o tre passi. Vedrai che assumerai tranquillamente un aspetto non curante. Ma non sembrerà che non te ne importi. Anzi potresti rischiare di risultare interessante. Non diciamo sicuro. Non esageriamo per favore. Ma almeno non curante. Abbozza un’aria trasognata, un sorrisetto, la bocca leggermente piegata all’angolo. Così che solo tu potrai sorridere di un pensiero particolarmente brillante e che non puoi rivelare agli altri. Solo tuo. Qualcuno dovrà notarlo, magari con la coda dell’occhio. Magari una di quelle ragazze che parlano non troppo lontano da te. Ce n’è una in particolare che a inizio serata ti è sembrata interessante. Vi siete presentati. Le hai guardato il culo. Certo, le hai guardato il culo. Gran bel culo. Sembra anche una tipa intrigante. Vi siete mezzo presentati all’inizio, poi è arrivato Antonio e si messo in mostra – Ciao! Sono il padrone di casa, fate come se foste a casa mia!! Ahahaha- e ha monopolizzato la conversazione. Coglione. Ma di’ la verità, non vi siete presentati. L’avete fatto nella tua testa. E nella tua mente creativa non vi siete fermati a quello. Vi siete anche parlati dopo una mezz’oretta di occhiate fugaci. Le hai fatto i complimenti per i capelli corti e la frangetta. Per gli occhi verdi. Lei sorride. In realtà pensi solo al suo culetto sodo sodo. E al suo collo. Poi, sempre nella tua testa, lei ha riso, Ah!, si è coperta un leggero risolino con il bicchiere di plastica. E ti ha continuato a guardare. Poco dopo siete usciti sul balcone. Non c’è molta gente sul balcone. Parlate di Kafka, lei ha letto le Metamorfosi. Le è piaciuto. Tu dici che ti è piaciuto, anche. In realtà ti ha fatto cagare. Cagare con la g. Lo definisci “alquanto kafkiano”. Lei ride, divertita. Continua a coprirsi con quel suo splendido gesto imbarazzato, il risolino che le piega leggermente all’insù l’angolo sinistro della bocca. Decidi che lo adori. Così, del tutto arbitrariamente. Decidi che le chiederai di uscire, che magari dopo un po’ dopo esservi frequentati qualcosa succederà, ma senza spingere troppo. Tutto deve essere naturale. Lei è natura e naturalmente meravigliosa. È la vita che si manifesta al mondo, e tu glielo dici. E lei sorride e ricambia uno sguardo enigmatico. E la stringi. E le tocchi il culo fantastico. Superbo.

Ma, caro amico a cui scrivo, ti ricordo ancora che questo succede solo nella tua mente. Sei ancora seduto al tavolino e sbevazzi imbarazzato guardando basso e nella speranza di essere notato da qualcuno. Lei, di certo, non l’ha fatto. È da poco sparita mentre eri assorto nei tuoi pensieri. Allora, ti prende una stizza improvvisa e un po’ di panico. Dov’è andata? Dov’è? Ti guardi intorno finalmente. Ti raddrizzi di scatto. È sparita, tra la gente, che in realtà non è così tanta. E la stanza non è neanche così grande. Che fare? Che cazzo fare?? Le palpitazioni ti aumentano all’improvviso. Tum. Tum. Tum. Tum. Tum. Tum. Sei profondamente incazzato. Qualcuno te l’ha portata via. O lei ha deciso di andarsene. Entrambe in realtà. Ti ha tradito con il padrone di casa, Antonio. Che ti sta pure sul cazzo. Riconosci i suoi capelli corti da dietro, e il suo culo superbo, saldamente tenuto dalle mani di un tipo alto con i capelli ricci. Antonio. Si baciano. Molto. Dalla porta finestra vedi quel tanto che basta. Fanno sul balcone quello che non hai fatto tu. E allora tutto diventa peggiore di quanto pensavi. Auguri loro di essere così sfigati da cadere cercando di rientrare. Pensi che sarebbe divertente se quella puttanella rimanesse in cinta proprio stanotte. Speri che tornando a casa sia violentata da qualche ubriaco molesto e arrapato. Speri che Antonio, che appunto, già ti stava sul cazzo, vomiti in questo preciso istante. Vomiti adesso che si tanno baciando. La cosa ti soddisfa e ti concentri su questo. Forse hai il potere di provocarlo. Può darsi che se li guardi abbastanza intensamente possano cadere vittima della tua vendetta. Ora! Ora! ORA!!

Ma nulla succede. Continuano a baciarsi, semplicemente. E così come l’ira è venuta, se ne va. Una profonda rassegnazione si diffonde velocemente dentro di te, parte dal cuore che freddo rallenta, per arrivare giù, sino allo stomaco, e poi salire su per la gola, prima strozzata, adesso rilassata e inerme, mentre i denti sono meno tesi ma sempre stretti, sino ad arrivare al naso e agli occhi, carichi di lacrime di quieto odio. Rassegnati. Le cose stanno così. Tu sei così. Un imbecille rinunciatario. Sei un povero, povero, scemo.



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