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lavoro pubblicato venerdì 11 dicembre 2015
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Domenica

di AlexRei. Letto 608 volte. Dallo scaffale Pulp

Ciao a tutti! Se vi fosse piaciuto o no il racconto o avete dei consigli al riguardo non esitate a lasciare un commento!!..

Frank Lower scese dalla macchina nel parcheggio sterrato del luna park. Non era stato difficile trovare posto nonostante la molta affluenza. Aggiustò l'impermeabile che tirava un po' a sinistra. Si accese una sigaretta.

Idiota di un Robert, perché diavolo ci siamo dati appuntamento qua?

L'entrata non era distante e le sue fattezze in plastica colorata e ferro fecero venire i brividi a Frank. Cazzo se odiava la plastica, specie il suo odore. Come se non bastasse, già da fuori le vocine dei mocciosi erano insopportabili. Inspirò profondamente il fumo, si fece coraggio ed entrò. Il posto era gremito di famiglie e coppiette adolescenti che mangiavano zucchero filato o facevano la fila al tunnel dell'amore. I figli scorrazzavano qua e la trattenuti dai genitori stanchi dalla settimana di lavoro ma, nonostante tutto, sereni. Frank allungava i muscoli del collo in cerca della brutta faccia di Robert fra la moltitudine di gente. Eccolo li, col braccio destro alzato, tra il mini ottovolante rosso e le sedie torci budella. Lo accolse con un bel sorriso e un grande abbraccio.
"Stupido cazzone!" escalmò Robert. "Ce l'hai fatta, finalmente."
"Sì scusami. Non riuscivo a trovare il parco..."
"Come no! Facciamo come ai vecchi tempi: per ogni cinque minuti di ritardo offri un giro di whisky. Stasera magari."
"Molto volentieri amico."
"Saranno due anni che non ci vediamo. Gira voce che ti abbiano lavato il cervello in quell'inferno. Come stai ora?"
I rumori delle attrazioni si facevano assordanti.
"Sono sempre io Robert, sto bene, solo non ho voglia di parlarne perdonami."
"OK. Il tuo muso serio però è lo stesso, quello non te lo sono riusciti a cambiare." rise, "Sarah l'hai sentita da quando sei tornato?"
"Non ho avuto tempo ma uno di questi giorni la chiamo. Ho molto da recuperare con tutti."
"La voglia di scopare, anche quella ti è rimasta vecchio pervertito!" Robert riuscì finalmente a far ridere Frank.
"E invece te e Grace come ve la passate?"
"Quella sgualdrina! Non le è bastato togliermi i miei due prediletti, ora mi vuole lasciare sul lastrico. Si è presa metà casa, metà stipendio e poco ci manca che le debba lasciare metà fegato!."
"Sarebbe una buona notizia per il tuo portafogli."
"C'è poco da scherzare imbecilloide. Creature sciagurate le mogli. Dovrebbero abolire il matrimonio, ha sulle donne lo stesso effetto che ha la luna piena sui i lupi mannari. Tienilo bene a mente."
"Me ne ricorderò grazie."
"Quindi sta sera si esce a bere e a conoscere qualche pollastrella. La vita ci sorride vecchio compagno!"
Si erano incamminati intanto per le vie in miniatura del parco giochi. Ai lati vi erano piccole attrazioni e venditori che propinavano ogni tipo di cianfrusaglie. Frank si soffermò sull'antro di una chiromante. L' insegna recitava una sorta di filastrocca atta a spiegare il servizio offerto dentro la baracca mobile. Dietro la porta formata da fili di perline colorate si intravedeva una signora di colore in evidente sovrappeso. Fumava una sigaretta e si dava da fare con un ventaglio in attesa di clienti. Frank fu tentato di entrare. Così, per ridere alle solite cazzate sulla linea della vita e dell'amore lette sul palmo di una mano. Ma in fondo sapeva già cosa lo aspettava negli anni davanti. Guardava i bambini correre accanto a lui che gli sfioravano le braccia cadenti sui fianchi. La stessa gioventù che presto avrebbe deposto terra sopra la sua tomba era intenta a lanciare palline da ping pong dentro vaschette di pesci rossi e sembravano quasi provarne piacere. In realtà non vedeva l'ora di andarsene in un bar qualunque e sorseggiare la sua dannata birra.
Robert interruppe i pensieri di Frank con un pugno sulla spalla.
"Partita al tiro a segno. Ti faccio il culo a strisce ti avverto."
Robert amava vantarsi del suo passato da Marines. In realtà aveva solo proseguito di un anno la leva obbligatoria. Prestava servizio nei centri di reclutamento all'epoca, un lavoro di ufficio con dietro un addestramento fatto di fucili, fango e compagni schizzati. Non era propriamente patriottico ma se c'era da difendere la buona vecchia America non si tirava certo indietro.
Così pagarono due dollari per una partita: dieci colpi ciascuno, a chi freddava più conigli di cartone.
"Da quanto è che non passi un pomeriggio libero come questo?" si insinuò Robert.
"Non me lo ricordo neppure."
"E il tempo come lo passavi?"
"In realtà avevamo molto tempo libero però eravamo tenuti sotto stretta sorveglianza. Non c'era granché da fare."
"I dottori com'erano?"
Frank sentii una profonda fitta alla testa e sbagliò il colpo.
"Parliamo d'altro scusa."
"Ho vinto io! Ti concedo la rivincita se vuoi."
Ne seguirono una decina di partite dove parlarono per lo più delle vecchie sbronze, delle avventure di Robert e delle ultime vittorie dei democratici negli stati meridionali.
Pagate le partite si voltarono per andare a prendere un hot dog. Durante la camminata Frank notò una giostra che gli riportò alla mente la sua infanzia. Non ricordava molto di quel periodo e a dirla tutta non sapeva nemmeno se in tenera età fosse mai stato a un parco giochi. Ma quell'attrazione gli trasmetteva una strana sensazione.
"Ehi Robert che ne dici di provare questa?"
"Cosa? Non vedi che ci sono solo lattanti in fila?"
"Non mi interessa. Mi va di provarla."
"OK OK. Facciamo che intanto vado a prendere da mangiare e ci vediamo qua."
Frank annuì.
Erano cinque minuti che Frank faceva la fila. Di Robert neanche l' ombra. Si accese una sigaretta con una mano e con l'indice dell'altra si sturò l'orecchio destro. Ma chi cazzo gli bisbigliava alle orecchie? Si girò rapidamente ma non vide nessuno. La voce si faceva sempre più forte. Sempre di più. Le persone intorno a lui parlavano emettendo un rumore bianco simile a quello che esce dalla televisione quando lo schermo ha righe bianche e nere.
Cominciò a sudare. La fronte gocciolava, si sarebbe tolto l'impermeabile ma sapeva benissimo che non poteva.
Cercò le pillole nella tasca dei pantaloni. Merda! Le aveva lasciate a casa. Era tardi. Lo assalì un'angoscia simile a quando una droga comincia a fare effetto. Il respiro si fece affannoso. Si mise le mani alla gola e ne uscì un urlo strozzato. Si immobilizzò e poi l'apatia.
Un bambino si avvicinò a lui strattonandolo per la giacca. Frank abbassò lo sguardo e sorrise. Il suo volto era ora rilassatissimo. A guardarlo si poteva pensare avesse raggiunto il Nirvana.
Mise la mano nel petto, a sinistra dell'impermeabile. La sensazione dell'acciaio. L'impugnatura gli trasmetteva tranquillità. Tirò una boccata profonda dalla sigaretta e la buttò per terra schiacciandola con la punta di una scarpa. Ora andava tutto per il meglio.
Tirò fuori la pistola.



Commenti

pubblicato il lunedì 11 gennaio 2016
puntinidisospensione, ha scritto: E' come se fosse strozzato questo racconto o l'inizio di qualcosa di più grande. Per questo non riesco a giudicarlo bene. Sembra solo una bozza. Forse sviluppandolo di più può tirare fuori del potenziale...

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