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lavoro pubblicato martedì 8 dicembre 2015
ultima lettura giovedì 10 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

NATURA SELVAGGIA: CAPITOLO V

di Giovanni95. Letto 506 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Le ombre si avvicinarono, i due uomini e la donna all'interno della stanza continuavano la loro discussione senza avere alcuna idea di cosa stesse per succedere in quella camera. Non potevano certo sapere che la loro morte fosse così vicina..."..

~
20 Ottobre dell'anno 184 dalla nascita della Fenice.
Periferia di Mànitungl, città a nord del continente di Alba.

In un altro luogo, in un altro tempo, prima che la speranza cadesse e il mondo di un povero cane non si riducesse ad una triste gabbia, due giovani correvano lungo i tetti della periferia della città di Mànitungl. La loro missione era ardua, la loro meta precisa, uccidere l'unico mezzo con il quale agire.
- La nostra prima missione, non sei eccitato Garmr? - Disse uno, interrompendo il silenzio, ma l'altro non rispose. Per l'altro uccidere non poteva portare giustizia nel mondo, per l'altro uccidere non era un mezzo con il quale ottenere la pace, per Garmr uccidere era un crimine, un atto di estrema violenza e malvagità, un atto con il quale non aveva intenzione di macchiare la propria anima.
- Smettila di fare lo sciocco! - continuò il primo - Nell'accademia ci avevano avvisati, d'ora in avanti noi saremo i più forti. Questo luogo non è più la nostra casa, noi non siamo più i deboli. Se solo volessimo potremmo regnare incontrastati in questo quartiere, il Nido della nostra infanzia. -
- Regnare? Come la Fenice? Sottomettere delle persone deboli con la forza è questo che tu chiami regnare? - Lo interruppe Garmr.
- Non ti ho insegnato nulla in questi anni? Il più forte sottomette il più debole è la legge della natura, che ti piaccia o no, le nostre vite e quelle di tutti sono regolate da questa. Ora, dopo tutte le nostre sofferenze, siamo i forti e sottometteremo i più deboli così come la Natura comanda e nulla ne è al di sopra. - Con queste feroci parole Ligrev lo zittì. La sua convinzione di aver trovato la chiave che regolava il mondo, il motivo che lo spingesse ad accettare tutti quei soprusi che nella vita aveva dovuto subire, non poteva essere spenta da nessuno. Garmr era vissuto sempre al suo fianco e era stato istruito sulla legge con molta cura da parte di Ligrev. Gli aveva mostrato orrorori che ridurrebbero ogni uomo ad una semplice bestia, ma non poteva accettarla. Non poteva accettare che in tutto quel caos l'unica figura che si riuscisse a ergere fosse una legge imparziale e crudele.
- Stiamo parlando di uccidere, Ligrev. Perché dovrei togliere la vita ad un altro uomo, cosa mi rende degno di farlo? - Cercò di obiettare Garmr.
- Riesci ad ascoltare le parole che escono dalla tua bocca? Siamo killer, siamo nati e cresciuti per questo. Un lupo non si preoccupa di ciò che deve fare per nutrirsi. È un killer anche lui, è la Natura a dare i ruoli a noi tocca seguirli per sopravvivere. Ricordati, poi, qual è la nostra missione! Non sono innocenti le persone che stiamo cercando. Anche loro usano la forza per sottomettere i più deboli, ma non sanno che esiste qualcuno più forte di loro adesso. - Gli rispose Ligrev ponendo ancora una volta la Natura al di sopra di tutto.
I due giovani raggiunsero la loro meta in silenzio fermandosi davanti a un piccolo magazzino. L'ingresso era sorvegliato da un uomo che, tranquillo, fumava la propria sigaretta.
- Come ci avevano detto, un'unica guardia, sarà facile. - Disse Ligrev pronunciando ogni parola con frenesia crescente.
- Sarà ma meglio essere prudenti, non sappiamo se è veramente sola. - Lo ammonì Garmr arrendendosi all'inevitabile.
- Smettila di cagarti addosso e seguimi. -
I due, nascosti nelle tenebre della notte, scivolarono alle spalle dell'uomo con la sigaretta. Ligrev fu rapido, silenzioso e letale. In pochi secondi estrasse il proprio coltello, con un gesto rapido e fulmineo e coprì la bocca della guardia, non gli diede nemmeno il tempo per reagire, il coltello aveva già compiuto il proprio lavoro. Uno schizzo macchiò la faccia di Ligrev. Il sangue colava dalla lama e lento cadeva sulla lingua del forte. Ha vinto, egli sentiva il potere scorrere nelle sue vene. Non si era mai sentito così vivo. Garmr lo vide e rimase terrorizzato, non sapeva come reagire. Ciò che i suoi occhi gli stavano mostrando era oltre ogni logica, oltre ogni compromesso, una frenesia un'estasi di morte. Rimase in silenzio nel timore d'essere una volta per tutte istruito sulla legge del più forte dal suo amico che ora assomigliava più che altro a un vero e proprio demone.
- La mia prima uccisione, che goduria, che musica, Garmr. Ma cosa ne vuoi sapere tu attaccato? Sei un forte ma ti è rimasto il pensiero del debole... - Disse preso dalla frenesia Ligrev.
- Meritava quella fine? Non vedere neanche il suo assassino in faccia? Non posso credere che la tua Natura, ciò che mi ha tenuto in vita fin'ora, porti anche ad una simile morte. - Gli rispose Garmr terrorizzato.
- D'accordo, pivello, visto che non riesci a capire il mondo secondo le vere regole lascia che te lo mostri secondo le tue. - Continuò Ligrev convinto delle proprie ragioni. - Ripetimi la nostra missione. -
- Dobbiamo eliminare questa banda di fuorilegge nel Nido di Mànitungl. - Disse senza essere convinto delle proprie parole.
- Continua. - Lo spronò Ligrev.
- Dobbiamo uccidere. - Ruggì Garmr.
- No, sbagli. Stai perdendo lo scopo. Loro sono trafficanti di organi umani che ricavano uccidendo i bambini assieme ai quali noi siamo cresciuti. Sono malvagi, o almeno tu li chiameresti così. Seguono la regola del più forte. Uccidere è il mezzo attraverso il quale agiscono anche loro e non rimangono in silenzio a pensare su assurdità come fai tu. Devi fermarli. -
Garmr non aveva modo di controbattere, Ligrev ancora una volta si era mostrato superiore a lui, un esperto conoscitore del mondo, della vita. Entrarono nel covo furtivi come la più astuta delle volpi.
Garmr si guardava attorno stranito, in quel magazzino c'era qualcosa che non andava. I bambini dormivano in letti improvvisati, erano tranquilli, nessun vincolo, nessuna catena, nessuna corda, nessuna gabbia per rinchiuderli, solo semplici letti. - Questi non sembrano prigionieri. - Disse.
- Non devono sembrare prigionieri per esserlo. - Lo zittì ancora il maestro, perso nella sua frenesia.
Le due ombre salirono silenziose le scale, senza incrociare guardie nemiche pronte ad affrontarle. Ligrev era chiaramente deluso, Garmr rimase nel suo silenzio pronto a difendersi da qualsiasi attacco. Una luce proveniva da un ufficio in fondo al corridoio dal quale provenivano delle voci discutere con forza.
- CAOS ci ha scoperti! Non possiamo rimanere in questo deposito, dobbiamo trasferirci in un luogo più sicuro. - Fece una voce maschile profonda ma tremolante.
- Ma dove andremo? Cosa faremo con i bambini? - Rispose un'altra voce, questa volta femminile, anche lei era impaurita. -Non possiamo lasciarli qui, li prenderebbero! -.
- Li porteremo con noi, sono l'unica speranza che rimane a questo mondo che sta crollando sotto una schiavitù imposta dalla forza e dal timore. - Disse una terza voce di uomo, più ferma delle altre.
Le ombre si avvicinarono, i due uomini e la donna all'interno della stanza continuavano la loro discussione senza avere alcuna idea di cosa stesse per succedere in quella camera. Non potevano certo sapere che la loro morte fosse così vicina e stesse camminando sotto la forma di lame affilate come rasoi.
Nel silenzio uno sguardo d'intesa tra i due assassini precedette l'azione fulminea. La porta si spalancò, Ligrev veloce e letale colpì il primo uomo, Garmr si occupò del secondo e con un veloce diretto che lo fece svenire. La donna urlò, i bambini impauriti si svegliarono e scapparono dal loro rifugio profanato.
- Uccidilo! - Urlò Ligrev mentre con una mano soffocava le urla della giovane donna.
- No, io non posso farlo! Non sono come te, non sono un assassino... - Balbettò in lacrime Garmr.
- Idiota! Manderesti l'intera missione in rovina! Va bene, principessina, lo farò io... - Rispose estasiato Ligrev. Lanciò la donna contro la parete e quest'ultima, urtando la testa, perse i sensi. Ligrev fu veloce e, nel momento in cui riafferrò la donna per i suoi capelli castani, l'altro uomo era già morto, sgozzato. Il sangue ridipingeva di un rosso acceso le pareti della stanza e Garmr inorridì alla ferocia delle azioni del suo maestro, ma intuiva che non aveva ancora esaurito la sua ferocia. Aveva ancora sete di sangue ed era chiaro che nulla avrebbe potuto dissetarlo.
- Cos'altro vuoi fare con quella donna? Perché non la uccidi? - Urlò sperando di ritrovare in lui un minimo di lucidità, un minimo di umanità.
- Voglio ritirare il mio premio, amico. Se non ti dispiace ci lasceresti un po' soli? - Rispose ridendo Ligrev.
Ancora una volta il mostro picchiava la testa della donna sulla parete. Garmr percepiva che la rabbia dentro di sé cresceva, comprendeva la necessità del suo intervento, non poteva fare altro che fermare l'abominio che stava per avvenire in quella stanza ed era pronto a tutto pur di farlo.
- Fermati! - Gridò mentre la mano di Ligrev strappava la gonna della giovane donna. - Fermati ho detto! -
La sua mano correva lungo la cerniera del pantalone. Ligrev non si sarebbe fermato. In quel momento un pugno colpì il volto del bruto, non più suo maestro.
- Cosa cazzo stai facendo? -
- Ti sto fermando, il nostro compito era ucciderla, non violentarla. -
- Le modalità non erano spiegate, io sto agendo con lo scopo di non fallire questa missione. Ma tu? Da che parte stai? -
- Non dalla tua, non più. -
- Così siamo giunti al punto in cui il cucciolo vuole prendere il posto del padre? Sia come vuoi tu... -
Ligrev partì all'attacco veloce come sempre, il suo intento era uccidere. Anche Garmr assaporava l'adrenalina correre nelle vene, si sentiva vivo, in lotta per sopravvivere. Era stato il suo maestro a insegnargli a sopraffare l'altro secondo la legge del più forte. Lui l'aveva sempre rinnegata ma in quell'istante tutto passò in secondo piano. Parò il primo affondo di Ligrev mentre schivò il pugno diretto sulla sua faccia. La mano destra era libera, Ligrev, nella sua foga, scoperto. Un colpo, un sibilo vibrante corre nell'aria e il sangue di un uomo copre per la prima volta anche la mano di Garmr.
Ligrev stava morendo, il sangue raggiunse la bocca che soffocando riuscì a dire - Ti ho insegnato bene, Garmr. Ora anche tu sei un cacciatore. - e si abbandonò lento al suolo.
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