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lavoro pubblicato lunedì 7 dicembre 2015
ultima lettura martedì 23 aprile 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sopravviere. Capitolo 3

di Cest97. Letto 418 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un ragazzo senza nome vive in una caverna di una montagna fredda e inospitale, nella più totale solitudine. La sua vita cambia quando, in cerca di cibo, decide di uccidere un Abitante delle Vette per sfamarsi, scatenando la collera dei suoi simili.......

È all’aperto, il cielo non si vede bene da qui per colpa delle foglie, peccato, le poche volte che di notte si è spinto all’esterno della sua poco confortevole tana ha sempre trovato splendido il cielo, qualcosa di unico, da così in alto le stelle, in quei pochi attimi di sereno, si vedono talmente chiaramente da sembrare di poterle toccare, o addirittura di trovarsi tra di esse, in un effetto ottico tra l’oscurità di questi crepacci e gli squarci di cielo che compaiono in lontananza e si riflettono qui, sulla terra, sulla roccia. Si sposta per riuscire a scorgerlo meglio.
-Se non fossi in pericolo di vita starei anche qui ad ammirarle, ma non posso, non ancora-
Ha l’abitudine di non aprire bocca se non per mangiare e bere, non parla nemmeno tra sé e sé; non gli serve compagnia e in momenti come questo parlare potrebbe solo causargli grossi problemi.
Un lato positivo della solitudine potrebbe essere il non dover essere discreto o rispettoso, e non correre il rischio di pagare le conseguenze per quello che dice, non può offendere nessuno o sentirsi dire che ha torto, un lusso che non riesce ad apprezzare a pieno.
-Basta pensare, devo muovermi- non deve farsi scoprire, per nessuna ragione devono trovarlo.
Comincia a chiedersi perché sia così aggrappato alla propria vita, in effetti non c’è nulla qui per cui continuare a respirare, se non forse… queste stelle che sembra quasi stringere nel pugno, è così in basso eppure è come se fosse lì in alto assieme a loro, è per questo che forse continua a vivere, lui possiede il cielo.
Si ritiene parte della montagna tanto quanto il suolo su cui cammina e gli animali che ci vivono (seppur pochi e raramente visibili).
Loro, al contrario, sono un cancro per questo posto.
Gli abitanti delle vette.
Quegli esseri per sopravvivere stanno pian piano consumando la loro terra, a loro non basta mai quello che hanno, mai, producono così tanti scarti di cibo da poter saziare un piccolo villaggio, se vivesse più vicino alla cima la maggior parte gli arriverebbe ancora buono, l’unico motivo per cui non lo mangia tutto è perché marcisce prima. Come può essere che lui sia ancora qui, ancora vivo e ancora in forze utilizzando quel poco che riesce a recuperare, mentre loro no? Non crede sia possibile sprecare così tanto senza arrivare, un giorno, a non avere più nulla. Se fosse lui a vivere lì in cima le cose sarebbero molto diverse.
Potrebbe sembrare strano, ma dentro di sé non odia questo posto, è quasi l’unico mondo che conosce ma non crede ne vorrebbe altri, se solo avesse a disposizione tutto quello che hanno loro di certo saprebbe come gestirlo in modo migliore; il suo desiderio sarebbe di coesistere con tutto questo, sarebbe un pilastro di questo suo mondo, come gli animali.
Sarebbe un convivere con la montagna.
Forse è vissuto troppo a lungo in questo modo, forse dopo non aver avuto nulla per tutta la vita tutto ciò che desidera è avere lo stretto indispensabile, non crede si possa desiderare più di questo.
Un suono alle sue spalle lo riscuote, porta la mano sull’elsa della propria arma, girandosi rapido vede una luce quasi abbagliante dondolare da destra a sinistra e venire nella sua direzione, avvicinarsi, passare esattamente nel punto in cui si trova lui e allontanarsi. Il tutto avviene con una certa rapidità. Si cala dalla parete sopra la quale si era arrampicato utilizzando le radici che fuoriescono dalle crepe, e guarda l’apparizione sparire dietro l’angolo; si è lasciata dietro una strana scia di odore… di profumo.
Sembrava una figura umana delle sue stesse dimensioni, ma non ne può essere certo, è capitato con la stessa rapidità del battito d’ali di una mosca.
-Strano- pensa.
La insegue piano, curioso di scoprire di cosa si tratti; non aveva mai visto nulla di simile, forse in questa zona è normale di notte e lui che non vi si è mai addentrato non lo sa.
Tiene il coltello stretto nella mano destra, si avvicina all’angolo, vede l’alone bianco che quell’oggetto crea riflesso sul muro del labirinto, è come se offuscasse la luce delle stelle, è un raggio molto forte e non ne aveva mai visti di così potenti.
Sporgendosi non dovrebbe essere visto, l’ombra che lo avvolge dovrebbe comunque essere in grado di aiutarlo; prova a far sbucare la testa in quel corridoio, e vede qualcosa che mai aveva visto.
È qualcuno, come lui, circa, stringe in mano un oggetto metallico con dentro una piccola ampolla gialla, è quella che illumina tutta la zona, e non gli piace affatto, appena ne avrà l’occasione la manderà in frantumi, da quel momento dovrebbe riuscire a vederci meglio… ma perché non farlo ora?
Afferra un sasso da terra, mira l’oggettino sferico luminescente e lo colpisce in pieno, mandandolo in frantumi, per qualche istante la sua vista rimane annebbiata ma entro poco si riabitua all’oscurità e finalmente lui riesce a vedere chiaramente chi gli è passato di fianco poco fa.
Si avvicina, gli va di fronte e lo osserva da pochi centimetri di distanza senza che questi se ne accorga, i suoi occhi sembrano meno capaci di vedere nell’oscurità.
Il suo aspetto lo incuriosisce molto, è alto quanto lui, forse un po’ meno, ha i capelli lunghi, molto più dei suoi, lui se li taglia quando cominciano a infastidirlo o a intralciargli la vista, una vecchia abitudine che ha da quando è piccolo, da quando gliel’hanno insegnato, ma questo individuo sembra non conoscerla. Di certo è più pulito, solo il suo odore sa di… buono, qualcosa che lui non sa descrivere, in confronto lui potrebbe anche puzzare, e molto, anche se si lava ogni volta che i torrenti si riempiono, e usa la cenere del fuoco per i propri capelli che hanno preso col tempo un colore sempre più simile a quello della roccia stessa che lo circonda.
Il coltello che stringe in pugno è pronto a ferire questo suo simile, che però non si è ancora mosso, anzi, sembra immobilizzato, cosa starà aspettando?
Nel momento in cui l’estraneo parla lui rimane impietrito, ha una voce acuta che lo irrita parecchio, inoltre parla ad alto volume; decisamente una persona che attira l’attenzione.
-Mi sta perforando le orecchie…-
“Aiuto!”
-Almeno parla la mia lingua-
“Aiuto, mi sono persa, è buio e non vedo nulla” lei fa un passo in avanti, lui ne fa uno indietro, lei si guarda attorno, lui gira con lei osservandola sempre da vicino, ma lei non si accorge di nulla.
-Ha detto persa… quindi questa è una donna… non credevo che le donne fossero così rumorose. Inoltre non pensavo si portassero addosso un odore così forte, e neanche che avessero dei capelli così lunghi; al posto mio sarebbe morta da un pezzo.
Una cosa è certa: se resto qui mi troveranno per colpa sua-
Potrebbe parlarle, forse potrebbe tornarle utile un aiuto. Dopotutto è per colpa sua se ora si trova in questa situazione.
Sta per farlo quando si blocca: si chiede se sia in grado di comunicare con lei, finora ha avuto a che fare solo con l’abitante delle vette ferito, un personaggio decisamente brusco e poco socievole, e lui gli ha risposto allo stesso modo in quanto è l’unico modo di parlare che conosce, è questo posto ad averlo reso rude; lei però ha l’aria di essere molto fragile, la sua voce è leggera e di tono alto, non sa se capirebbe la sua lingua che ha condiviso solo con le pareti della sua grotta e che ha avuto l’occasione di utilizzare nuovamente solo di recente, ammette di essersi sorpreso nello scoprire di conoscerla ancora e di non averla dimenticata.
Sembra parecchio spaventata, quest’immagine lo colpisce nel profondo e sente il dovere di aiutarla, dopodiché per lui potrebbe anche sparire e basta.
Ma cosa potrebbe dirle?
“Vai a destra” lei strilla di colpo, estrae un pugnale che aveva agganciato alla cintura e comincia a tagliare l’aria davanti a sé, ma senza riuscire a colpirlo, lui schiva i colpi grazie ai riflessi sviluppati in una vita passata nelle condizioni più estreme; non si fa sentire mentre si muove, anni e anni immerso nel più totale silenzio lo hanno abituato a mimetizzarsi con ciò che lo circondava in tutto e per tutto.
Si ferma, di colpo, e lui ripete la stessa frase senza darle il tempo di calmarsi.
“Chi sei?”
-Bella domanda-
“Vai a destra” lei non si muove “Fa un po’ come ti pare” da lontano sente un suono di passi che si fa sempre più potente, e capisce che è il momento di andare, guarda colei che gli sta di fronte e la lascia dove si trova ora, si gira e senza farsi sentire torna indietro, facendole credere di trovarsi ancora lì.

Il cacciatore è ancora disteso nella grotta, osserva il cielo, da qui si vede bene, guarda le costellazioni che hanno provato a insegnargli quando era piccolo ma che non ricorda, non gli è mai interessato conoscere i nomi di disegni tracciati nel cielo da qualcuno che mai incontrerà; un suono, qualcuno sta entrando attraverso lo stretto passaggio con cui anche lui è arrivato fino a qui. Quando compare il ragazzo rimane sorpreso di rivederlo, e anche seccato;
“Cosa ci fai qui, ti avevo detto…”
“Non sono qui per te, sono qui per loro!”
“Loro chi?”
“I tuoi compagni, stanno arrivando per prendermi”
“Spero per lei che sappia correre”
“Lei chi?”
“Quella che ha urlato, ogni tanto la troviamo tra queste parti che curiosa, ma la cacciamo sempre, però l’ultima volta abbiamo avuto ordine di catturarla.
Spero che sappia correre in fretta, altrimenti la prenderanno” il ragazzo si siede, si distende, e socchiude gli occhi, non si pone domande, non si interroga su come sia potuta arrivare fin qui o se sia giusto darle una mano, semplicemente ignora tutto quello che sta succedendo.
“Speri male, le ero davanti e non riusciva a vedermi o sentirmi, senza quella specie di piccolo sole che aveva con sé è persa, non ha idea di dove si trova”
“Allora l’hanno già presa…”
“La compatisco” mentre si addormenta il cacciatore esclama:
“Onestamente pensavo avessi un senso di maggiore appartenenza alla tua razza”
“Sbagliavi”
“Se proprio vuoi restare qui in eterno, allora stai facendo la cosa giusta”
-Cosa intenderà dire?–
“Zitto e dormi”
“Non sarà difficile, non sono mai stato così stanco” il suo respiro è affannato, sembra avere la fronte imperlata di sudore.
Il ragazzo si addormenta senza chiarire i propri dubbi.
Poco dopo si risveglia, non riesce proprio a dormire.
Alza lo sguardo sull’essere, è morto.
Gli si avvicina, lo guarda senza dire nulla.
Gli tira un calcio.
L’essere si rianima e si sveglia sorpreso, non sembra felice di quello che gli è appena stato fatto.
“Scusa, ti pensavo morto”
“Tu tiri calci ai cadaveri?”
“Mi chiedevo se sarei riuscito a spostarti con un solo calcio” non può sapere che questo è qualcosa di strano nel mondo da cui è stato separato quando era piccolo, ma qui non lo è di certo, le uniche leggi sono le sue, e gli sembrava una cosa del tutto legittima “Era solo curiosità”
“Non sono ancora morto, ma manca poco”
“Beh, almeno non ne rimarrai deluso”
“Ho detto che so che morirò, non che questo mi piacerà”
“Quindi vuoi ancora vivere”
“Direi” rimane qualche secondo in silenzio, a pensare a cosa fare, potrebbe andarsene, e tornare alla sua vita, non fare nulla tutto il giorno, mangiare scarti, vestire nulla, e vivere un’altra eternità in questo posto, ma come altra soluzione cosa ci sarebbe? Non può salvarsi, comunque vadano le cose lo cacceranno, e prima o poi lo prenderanno se non sarà abbastanza veloce, e diventerà lento con gli anni, e i cacciatori aumenteranno, chissà se c’è una soluzione per entrambi i problemi.
“Scusa, ma allora perché non provi a guarire?”
“Non si può guarire da una gamba spezzata”
“Mi sembra di si invece, non saremo fatti mica di pietra dentro di noi, no?”
“Non lo so come siamo fatti dentro, ogni qualvolta qualcuno di noi si ferisce viene abbandonato, e non siamo soliti a ricercare i loro corpi”
“Ma potrebbe esserci un modo”
“Perché ti interesso così tanto?”
“Potresti essere la mia redenzione, ho ucciso uno di voi, se salvo la vita a te forse potrei mettermi in pari”
“Non funziona così”
Sospira, seccato e pensoso, com’è possibile che non ci sia nulla da fare?
Beh, certo, non che qui ci sia molto con cui curarsi, forse in cima alla montagna potrebbero esserci delle piante medicinali… ma di certo non riuscirebbe mai a raggiungerle, e qui in basso ci sono solo quelle piante senza fiori che escono dalle rocce, non c’è altro luogo in cui cercare, a parte…
Esce dalla caverna attraverso il piccolo corridoio, si dirige verso lo strapiombo, ci arriva davanti e per poco non cade, non se lo ricordava così improvviso, è un miracolo che si sia salvato la prima volta; in ogni caso non è questo che gli interessa.
Guarda giù e in lontananza scorge qualcosa, stringe gli occhi, non è abituato a guardare così lontano, ma crede di vedere delle abitazioni, e sembra esserci movimento, e anche solo da qui riesce a sentire dei suoni trasportati dal vento e a vedere le luci delle finestre.
La pianura è improvvisa, le montagne è come se spuntassero al nulla, e il piccolo villaggio è molto vicino. L’unica barriera naturale tra lui e quel luogo è l’altezza.
Torna indietro, raggiunge nuovamente la caverna, trova il semi-gigante ancora lì, disteso, e con la gamba rotta ormai completamente nera e gonfia, non si muove e non sembra soffrire molto, ma non per questo deve essere così;
“E se scendessimo?”
“Fin dove?”
“Giù dalla montagna”
“Non verrò fin laggiù per vivere un giorno in più”
“Perché? Non hai nessuno a cui tornare? Siete così tanti, non vorrai dirmi che tra tutti i tuoi simili sei solo?”
“Forse è così, e allora?”
“Scusa, ma se tanto devi morire, perché non fare quest’ultimo sforzo?” l’essere sta in silenzio.
“E come vorresti scendere?”
“Non ne ho idea, ma ci sarà pur un modo”
“C’era”
“In che senso c’era?”
“Quella ragazza che hai lasciato rapire viene da laggiù, se ancora non c’eri arrivato, e anche se non so come per logica dovrà pur scendere ogni tanto, per procurarsi quello di cui ha bisogno per vivere”
“E quindi?”
“Se vuoi salvare me, e scendere fino alle città laggiù, ti serve lei. Certo potresti anche trovarla, chiederle come riuscire ad andartene e lasciarci qui a morire, sarebbe da te no?”
In effetti potrebbe farlo, ma non vuole lasciarlo qui, come ha già detto è una redenzione per lui, ne salva uno per quello che ha ucciso, non è solo per evitare che trovandolo gli taglino la gola, lui deve riuscire a salvarlo, o questo essere o la ragazza.
“Ti sorprenderò allora”
Raggiunge la propria casa, recupera del cibo e tutto ciò che negli anni ha accumulato e ha tenuto con sé, oggetti semplici, per lo più indumenti, e li porta fino all’abitante delle vette; dopo quattro viaggi riesce finalmente a portargli tutto ciò che possiede, esclusa la cassa di coltelli, ancora nascosta.

Quando ha accumulato legno, cibo e vestiti, glieli lascia a portata di mano, e anche un coltello per eventuali animali selvatici, anche se raramente se ne vedono.
Poi seleziona sei coltelli che da anni tiene in perfetto stato e la cui origine resta ancora ignota, e li porta con sé pronti ad essere usati.
“Non ti sembra un controsenso?”
“Cosa?”
“Uccidere per salvarmi, è un controsenso”
“Non vorrei uccidere nessuno in realtà”
“Non riesco a crederci”
“Ci vediamo per la discesa”
“Se riuscirai a tornare”
“Ti basta il cibo?”
“No”
“Fattelo bastare”
Esce dalla caverna, e sa che non tornerà prima di qualche giorno, ma questa cosa deve farla, non può davvero lasciare che le cose tornino come prima o rimangano come sono adesso; avrà dalla sua parte l’effetto sorpresa, non si aspettano che compaia dal nulla a casa loro o che semplicemente salga così in alto, ma dovrà fare in fretta altrimenti lo troveranno in men che non si dica. L’ultimo suo pensiero prima di partire è per la sua simile, elemento chiave del piano.
-Resisti ragazza. Ho bisogno di te-



Commenti

pubblicato il giovedì 7 aprile 2016
Aria, ha scritto: Cest97 certo che mi ricordo di te! Tranquillo, anche io sto abbastanza ignorando ewriters.... Comunque sono contenta che tu mi abbia dato abbastanza importanza da scusarti per la tua... Diciamo... Assenza hahaha Se volessi scrivermi ancora fai pure, anche solo per farmi leggere qualche cosa di nuovo, mi farebbe solo piacere! :) Ps. Ho letto i "SOPRAVVIVERE", e non sono male affatto! ;) Pps. Nel caso volessi scrivermi dimmelo, nel caso posso darti una mail...

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