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lavoro pubblicato lunedì 30 novembre 2015
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

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Criticare gli altri è bello

di canemorto. Letto 463 volte. Dallo scaffale Generico

L'altro giorno stavo guardando indisturbato e in pace con me stesso il TG di Enrico Mentana su La7 quando, prima di un servizio sulla scena polita del...

L'altro giorno stavo guardando indisturbato e in pace con me stesso il TG di Enrico Mentana su La7 quando, prima di un servizio sulla scena polita della Repubblica Democratica del Congo nel 1847 (La Repubblica non esisteva ancora, ma non ditelo a Mentana), mi sale da i più profondi bassifondi della mia anima dimenticata la seguente domanda: "Ma alla gente piace davvero andare alle mostre d'arte? Cioè, è davvero interessata? E poi, le persone riescono sul serio a capire l'arte contemporanea?"
Mentre Mentana cercava la congiunzione corretta per collegare le frasi "In Congo sono sempre così allegri" e "Non sanno cucinare bene la pasta", io arrivai alla risposta al mio quesito: "No." Per darvi le informazioni necessarie per capire la risposta vi porto l'esempio del mio ex professore di filosofia del canottaggio antico Renato Comesempre.
Un mercoledì di qualche mese fa Renato Comesempre, conosciuto ai più in un modo che nessuno si ricorda, decise di andare a visitare la Biennale dell'arte di Venezia in compagnia del suo amico e compagno di racket Marcello Moltobene. Marcello però, che era stupido, non capiva per quale motivo a Renato interessassero certe mostre, ma renato lo rassicurò prontamente con una spiegazione dalla rara eleganza che cito testualmente: "Alla figa piace l'arte". Marcello non capì ancora, ma non ci penso e si accontentò della vita così come gli si presentava davanti.
Ok, l'affermazione di Renato può sembrare per certi aspetti superficiale e per altri più che vera, ma dopo una attenta analisi si può capire che non è del tutto esatta. Certamente non possiamo negare che un evento artistico del genere, attiri una buona quantità di homo sapiens di genere femminile dall'aspetto molto gradevole, ma siamo sicuri che siano attirate dall'arte? La risposta è ancora no.
Vedete, il loro scopo principale è quello di sembrare un pochino più elevate della loro reale e sudicia bassezza intellettuale. Per fare ciò si armano di fotocamera Canon, rigorosamente comprata dal padre criminale, ladro e mafioso, per pubblicare una o due foto su qualche social network a caso, accompagnando l'immagine con un dettagliato commento critico-artistico dalla quasi nulla originalità.
Renato e Marcello, a cui non interessano questo genere di particolari, iniziarono comunque ad esplorare i vari padiglioni della Biennale fino a quando non trovarono un'incantevole signorina posizionata di fronte ad un dipinto che raffigurava, a detta della ragazza, una sterminata palude di emozioni che vanno ad infrangere il cuore del pittore che, affranto dalla morte della nonna della moglie, si rifugiò nel Kamchatka con tutte le armate del Risiko. Ovvero, un quadro di cinque centimetri per quattro dipinto tutto di blu.
La cosa strana è che fu la giovane Bionda a provarci con Marcello. Dovete sapere infatti che lui, oltre ad essere stupido era anche gravemente malato di mente, andava sempre in giro con un piccolo vaso con una pianta di fagioli dove, a suo dire, si rifugiava la sua coscienza. La ragazza, però, nella particolarità di Marcello, vide un immenso rispetto per la natura ed altre cose insignificanti. La ragazza dettò il suo numero a Marcello, che non aveva mai imparato a scrivere e dopo mezz'ora si dimenticò di lei. Nel frattempo Renato si era imbattuta in un gruppo di hippie e rischiava l'overdose di LSD. Dopo queste vicende Marcello e Renato continuarono il loro tour per i padiglioni della Biennale. Tipo quello dello stato di Israele dove se vuoi il volantino in formato A5 del padiglione dovevi sborsare tre euro, o quello della svizzera che era chiuso.
Ovviamente nelle mostre d'arte, oltre alle ragazze con la Canon vestite strane, con cappelli improbabili e pantaloni con fantasie che spero di dimenticare prima o poi, e uomini che tentano di rimorchiare invano c'erano, e ci sono, anche delle eccezioni. Come chi entra per contare le foglie, o per stuprare le vecchie, o per rapire i bambini, o per giudicare il modo di vivere la mostra degli altri. Tante belle cose insomma. E poi, qualche volta, c'è anche qualcuno a cui piace davvero l'arte contemporanea, come Ferdo, che si aggirava per la Biennale gli stessi giorni di Renato e Marcello. Ferdo, il cattivo di questa penosa storia che finalmente sta per giungere a termine. È bello che il cattivo arrivi solo alla fine. No. Ferdo è uno psicopatico, e il fatto che gli piaccia l'arte contemporanea lo dimostra, che si aggira per le mostre d'arte ad ammazzare le persone come le ragazze con la Canon o come Renato e Marcello.
Circa verso le quattordici e cinquantasette di quel mercoledì Ferdo riuscì a scovare Marcello e Renato. Li uccise tirandogli contro una versione raccapricciante del Gabinetto di Duchamp comprato dei cinesi.
Non ho più un professore di filosofia del canottaggio antico.
Fine


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