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lavoro pubblicato sabato 28 novembre 2015
ultima lettura mercoledì 18 settembre 2019

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NATURA SELVAGGIA: CAPITOLO II

di Giovanni95. Letto 464 volte. Dallo scaffale Fantasia

"- Per sopravvivere devi lottare Garmr, devi picchiare più duro del tuo avversario, devi essere più veloce, più furbo. Non pensare che la città sia diversa dal bosco. Il più forte vince il più debole, è una legge della Natura ed ella regna..."....

~
Un passato fatto di stenti, di morte, di addii.
Periferia di Mànitungl, città a nord del continente di Alba.
- Che cosa facciamo ora, Ligrev? - Chiese la voce di un bambino dai capelli scuri e il volto racchiuso in un pianto disperato.
- Zitto Garmr, smettila di frignare! Si è fatto beccare ed è questa la fine delle persone che si fanno beccare. Dobbiamo andarcene, prima che ci raggiunga. - Rispose un altro procedendo a passo spedito per la sua strada, noncurante di tutte quelle lacrime che a pochi passi da lui bagnavano il lerciume della strada. Aveva i capelli rossastri e le lentiggini coperte da uno spesso strato di sporco ma ciò che più colpiva erano i suoi occhi, questi non mostravano alcun segno di turbamento. Egli era un profondo conoscitore dell'ineluttabile legge che dominava il mondo, che fosse fatto di piante o di rifiuti. Era cosciente che non poteva essere cambiata da lui come da nessun altro essere vivente. Intanto schizzi di sangue coprivano i muri ingrigiti alle spalle dei due uomini che non avevano avuto il tempo per imparare ad essere bambini.
Assieme a tanti altri Garmr e Ligrev sopravvivevano nelle zone della periferia della città. I genitori avevano rifiutato di sottostare ad un governo del terrore in cui i bambini erano rinchiusi in centri di addestramento dove era loro insegnata l'obbedienza. Essi preferivano donare loro una possibilità per vivere liberi almeno durante la l'infanzia. Ma gli orfani si sentivano abbandonati da tutti, la loro vita libera li costringeva a lottare, correre e rubare tutto ciò che fosse necessario per non morire nel crudele mondo che si ergeva attorno ai loro occhi. Bisognava essere veloci e furbi, cavarsela in qualsiasi situazione, non farsi scoprire dalla gente che viveva al loro fianco e, come bestie feroci, era pronta ad uccidere per difendere ciò che reputava necessario alla propria esistenza.
- Per sopravvivere devi lottare Garmr, devi picchiare più duro del tuo avversario, devi essere più veloce, più furbo. Non pensare che la città sia diversa dal bosco. Il più forte vince il più debole, è una legge della Natura ed ella regna incontrastata su tutti noi, devi accettarlo. -
~
Le parole di Ligrev sgusciavano da questi ricordi e rimbombavano nella testa di Garmr. L'uomo sdraiato in quella cella ammirava la forza con cui il giovane maestro sopravviveva nei Nidi, così erano chiamate le zone in cui si raggruppavano gli orfani. Il ragazzino che fu, invece, si miscelava con lo sfondo della grigia periferia sepolto dalle avversità con le leggi che regolavano quel mondo. Non avrebbe potuto farcela da solo e forse sarebbe stato meglio, pensò. La Natura non lo aveva ucciso quando era rimasto solo, ma era venuta in suo soccorso, lui così esile e fragile non poteva essere certo un forte degno di meritare la vita. Con la sua sola pelle non avrebbe mai retto quegli anni impossibili e ai suoi occhi Ligrev appariva come una lanterna che gli illuminava il cammino e lo preparava per il momento in cui avrebbe finalmente accettato un nuovo ruolo.
Nel buio di quella stanza, che solo lo accompagnava, molti avrebbero lasciato andare le proprie speranze. Molti sarebbero caduti in quel cubicolo nel terrore della propria fine, abbandonati alle onde del mare in tempesta. Se fosse stato uno di molti lo avrebbe fatto, ma non lo era, non poteva lasciarsi il passato alle spalle dimenticando come era stato cresciuto. Ancora abbandonato a se stesso Garmr sarebbe sorto e questa volta con le proprie forze, ribellandosi a ciò che lo aveva addestrato e cresciuto per farne un'altra vittima. Era intenzionato a far vacillare il sistema, a turbare gli animi dei tiranni che comandavano la nazione e la sua gente sia alla luce del sole che nelle tenebre della notte. Il suo nome non si sarebbe spento come un fiammifero in una notte d'inverno, ma sarebbe stato scalfito nella roccia più resistente di tutte, la storia.
“Giravano strane voci su queste prigioni, molti agenti che venivano assegnati al lavoro di guardia carceraria non raramente parlavano di come l'organizzazione utilizzasse i propri prigionieri come cavie di laboratorio. Se ciò fosse vero, devo essere pronto per affrontarli quando mi trasferiranno. Loro sono certi che questa cella mi abbia sedato, mi abbia privato delle speranze e della voglia di lottare. Si sbagliano, mi sento feroce, rabbioso come non mai! Mi sento un animale selvaggio rinchiuso in uno spazio angusto troppo a lungo. Mi hanno strappato dal mio mondo per fare di me un assassino ed ora non ho più nulla. La pagheranno, alla fine la pagherà anche la Natura stessa.”
I giorni passarono lentamente da quando Garmr era stato rinchiuso nella sua confortevole cella. Costantemente il buio lo accompagnava nei folli viaggi intrapresi dalla sua mente e con il passare del tempo si mostrava a lui sempre più chiaro, in certe occasioni riusciva anche a vedere perfettamente dentro il cubicolo e dentro la sua anima. Una feroce rabbia cresceva e lentamente si impadroniva di lui. Era più che mai deciso a liberare la propria forza come un animale selvaggio e usare tutto il suo addestramento contro le guardie che si trovavano dall'altro lato del muro impedendogli di ricongiungersi con il mondo esterno.
All'improvviso un rumore di passi interruppe la sua concentrazione e il suo isolamento. Un uomo si fermò davanti la sua cella e schiarì la sua possente voce intenzionato a richiamare l'attenzione della bestia rinchiusa.
- Signor Garmr, mi sente? - Un grugnito rispose alla misteriosa voce.
- Molto bene, per lei è giunto il momento di alzarsi da quella branda e servire la causa dell'impero meglio di come ha fatto sino a questo punto. - Garmr non può vedere l'uomo al di là dell'oscurità ma la sua voce trasuda pienamente il suo essere calmo e deciso.
- Guardia, lo porti nella sezione MHW. Lì mi occuperò io del signor Garmr, lo preparerò per la sua nuova vita. - Disse la voce alla guardia che giocherellava con le chiavi nella mano, poi rivolgendosi ancora una volta al prigioniero aggiunse: - Oggi sarà una giornata storica per il futuro dell'Imperio della Fenice! -
La voce si allontanò assieme al rumore dei suoi passi che svanirono nell'oscurità della stanza, mentre il carceriere smise di far roteare il proprio mazzo di chiavi. Nel silenzio si alzò e a passi lenti e pesanti si avvicinò alla porta. Il tintinnio delle chiavi era ancora l'unico rumore che sovrastava i lamenti dell'intero penitenziario. La belva in Garmr attendeva, ansiosa, di tornare in libertà. A breve egli avrebbe potuto agire, realizzare il proprio obiettivo e uccidere dando sfogo a tutte quelle fantasie che la sua mente aveva creato durante l'attesa.


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