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lavoro pubblicato sabato 28 novembre 2015
ultima lettura domenica 17 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FUORI CAMPO

di michelino. Letto 426 volte. Dallo scaffale Generico

Sul vetro della porta l'adesivo di una marca di birra, dall'internodel locale ombre scure si muovono animando l'increspatura del vetro.Spingo la porta...
















Sul vetro della porta l'adesivo di una marca di birra, dall'interno
del locale ombre scure si muovono animando l'increspatura del
vetro.
Spingo la porta in avanti - non guardo, non entro - la richiudo.
Mi siedo sui gradini davanti alla soglia, i passanti mi guardano,
che mi guardino pure, non mi importa di loro.

Poco fa mi è sembrato di vederla, era accompagnata da un
uomo che la teneva per mano e sono entrati in questo locale,
mi davano le spalle ma ho riconosciuto il suo cappotto color
latte...ma forse non era il suo...magari non era lei...

Intanto il sospetto mi divora le carni e mi sento mancare ogni
cosa...Gelosia?...non lo so, so soltanto che un dolore inatteso
si è insinuato con insistenza dentro di me;...e se fosse davvero
lei?...Incrocio le braccia intorno al mio corpo e stringo forte per
trattenere il dolore o forse per abbracciarlo.

Non posso più restare sulla soglia, devo sapere, voglio capire.
Mi alzo ma non entro, giro sul retro del locale dove trovo una
finestra aperta, mi affaccio e percorro l'interno con uno sguardo
avido che subito s'inchioda all'altezza di un tavolino sotto il quale
sprofonda come in buco nero.
Chiudo gli occhi e la vedo...è proprio lei!...riapro gli occhi e la
vedo......e lei...lei....LEI....non mi sbagliavo!.

La guardo e capisco di non averla mai vista così. E' come se la
vedessi per la prima volta; è come se il suo viso si fosse
polverizzato e poi ricomposto di nuovo identico a prima ma in
qualche modo diverso... ..MIO DIO QUANTO E' BELLA !..
Non respiro, mi tocco la pancia e sento come delle zone vuote
sotto la mia pelle; un conato di vomito mi fa sussultare ma non
posso muovermi perché vedo che ora l'uomo le tiene le mani tra
le sue e le parla sottovoce mentre le loro teste si sfiorano leggere
come tulipani mossi dal vento...adesso lei gli accarezza il polso...
il vento insiste...si toccano...si baciano.

Ora respiro di nuovo. Respiro forte... inalo la loro intimità come un
veleno e corro a vomitarla dietro una siepe. Mi riprendo in tempo
per accorgermi che la porta del bar si sta richiudendo dietro al
suo cappotto color latte. E' sola. Non mi vede. Ferma un taxi e
se ne va.

Entro nel bar, l'uomo è rimasto seduto dov'era e così punto con
decisione verso il suo tavolino fermandomi in piedi davanti a lui.
E' giovane, è molto più giovane di lei, avrà più o meno la mia età.
Quando intercetta il mio sguardo fisso su di lui, il suo volto si apre
in un largo sorriso e con un semplice gesto della mano mi indica
la sedia rimasta vuota, io rimango immobile e continuo a fissarlo
mentre mi chiede se voglio bere qualcosa con lui, scuoto appena
la testa accennando a un rifiuto senza però staccare lo sguardo
dal suo viso.

Allora l'uomo smette di sorridere per lanciarmi un espressione
raggelata e curiosa allo stesso tempo, adesso si sta chiedendo
chi sono e cosa voglio da lui.
Già, cosa voglio?... non lo so nemmeno io cosa voglio. Decido
di colpo che voglio andarmene, giro le spalle ed esco di corsa
dal locale. Cammino senza una direzione...cammino e piango
quasi senza accorgermi della mano che mi afferra da dietro.

L'uomo finisce di infilarsi il cappotto e mi chiede se sto bene.
Rispondo di si - intanto mi asciugo gli occhi - e mentre lui mi
prende sottobraccio sento che di colpo tutto il mio corpo frana
cedendo senza più difese al contatto rassicurante della sua
stretta, appoggio la testa sulla sua spalla, chiudo gli occhi e mi
lascio portare via, non importa dove...

E' ormai quasi giorno quando il taxi mi lascia davanti al portone
di casa, la luce della sala è ancora accesa, la sagoma scura del
suo corpo è dietro la finestra. Salgo; la porta non è stata chiusa
a chiave, all'ingresso sull'attaccapanni è appeso il suo cappotto
color latte.

Lei è in piedi al centro della sala con le braccia conserte di chi
attende chi sa quale risposta, e intanto mi osserva senza dire
una parola mentre io, dopo aver richiuso la porta dall'interno,
le passo davanti e mi lascio cadere sul divano.

Sto piangendo: da quando papà e morto questa è la prima volta
che piango davanti a mia madre.

Tengo lo sguardo fermo in un punto qualsiasi del pavimento, poi
lentamente, piego la testa in basso verso le mie gambe e lo
sguardo si fissa inerte sul risvolto della mia gonna.












Commenti

pubblicato il sabato 28 novembre 2015
michelino, ha scritto: Valerymkup ti ringrazio per il tuo commento e ti chiedo perdono se ho deciso di cancellarlo ma lo scopo principale del mio racconto è quello di stupire il lettore alla fine, non so bene se in mio intento funziona ma in ogni caso ho avuto il timore che chi legge prima il tuo commento del racconto (nei commenti sotto le ultime pubblicazioni) si perde la sorpresa. Ps: Riguardo a quella cosa che non hai capito ti dico (cercando di non svelare troppo) che la maggior parte degli uomini certe occasioni non se le lasciano sfuggire. Spero di essere stato abbastanza chiaro e scusami ancora.
pubblicato il sabato 28 novembre 2015
ValeyMkUp, ha scritto: ho capito, grazie. Figurati non me la sono presa ma dovevo togliermi la curiosità ;)
pubblicato il sabato 28 novembre 2015
whitelord, ha scritto: ...forse il tuo miglior scritto, Michelino. A parere mio.
pubblicato il domenica 29 novembre 2015
michelino, ha scritto: Grazie w. non so se è il migliore ma sicuramente uno dei tre che preferisco.
pubblicato il mercoledì 2 dicembre 2015
ChiaraSerafin22, ha scritto: Questo racconto è speciale =) Ti ringrazio per averlo scritto, così ho potuto leggerlo. Ti dò un consiglio (è solo un mio parere, non assolutamente una critica): per rendere più immediato il tuo stile, invece dei puntini "..." potresti mettere i punti. Rende tutto più dinamico =) Un abbraccio
pubblicato il mercoledì 2 dicembre 2015
michelino, ha scritto: Sono io che ringrazio te Chiara, anche per avermi fatto notare l'uso eccessivo dei puntini di sospensione. Sono un mio vizio, mi piace quell'attimo di incertezza o di attesa che credo riescano a comunicare. Comunque hai ragione(...)questa volta ho esagerato.

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