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lavoro pubblicato venerdì 27 novembre 2015
ultima lettura giovedì 21 novembre 2019

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Viterbo e dintorni

di Habits. Letto 467 volte. Dallo scaffale Viaggi

Era il regalo di compleanno di un paio di anni fa per Gabriele, la mia fidanzata tedesca che tutti, me compreso ovviamente, chiamano Gabi. Una gita a Villa Lante, un luogo interessante che avevo visto alla televisione in un documentario inglese sulle b...

Era il regalo di compleanno di un paio di anni fa per Gabriele, la mia fidanzata tedesca che tutti, me compreso ovviamente, chiamano Gabi. Una gita a Villa Lante, un luogo interessante che avevo visto alla televisione in un documentario inglese sulle bellezze della nostra Italia. Uno dei numerosissimi luoghi che in Germania sognano. Così ho prenotato in centro a Viterbo un bed & breakfast, Torre di Vico, che naturalmente si trova in una torre e che offre stanze grandi, ben arredate, silenziose e, cosa che fa sempre molta presa su di me, prima colazione ottima e abbondante. Il posto è in effetti molto carino e, in più, dà la possibilità di vedere un bellissimo panorama della Città dei Papi dalla sommità della torre. Il giorno dopo partenza per Bagnaia e la villa di cui sopra. Se Viterbo è la città dei Papi, potremmo chiamare Bagnaia il paese dei Cardinali. Infatti, nella sua secolare storia il sito è stato sempre proprietà di Cardinali imparentati con i Farnese, i Della Rovere, i Riario, fino a tempi recenti, dove è passata al Comune. Confesso che sono sempre affascinato da queste ville costruite con una logica spesso misteriosa, dove ogni fontana, ogni giardino anche piccolo, hanno un loro ben preciso significato. Anche questa parte dalla cosiddetta “acqua primordiale” che, da una fontana in alto, scende attraversandone altre con simboli arcaici e mitologici oltre a statue e bassorilievi che ricordano i vari proprietari che vi si sono succeduti. Per esempio è più volte presente il gambero, simbolo del cardinale Gambara, oppure un rudimentale monte simbolo dei Montalto. Completa il tutto un bellissimo giardino all’italiana che, pare, sia addirittura opera del Vignola. Dopo esserci persi nella visita alla villa e nel girovagare all’interno del parco annesso, andiamo a visitare l’antico borgo di Bagnaia, e io già penso alla vita dei paesani in quelle strette viuzze, in quelle piazzette in cui si riesce a parcheggiare al massimo una cinquecento, alle loro storie, ai segreti che tutti conoscono, alle vite sempre uguali, al tempo che sembra non scorrere, quando vengo riportato sulla terra dall’insegna, nella piazza principale, di uno “Juventus Club”. Un chiodo che striscia su una lavagna. E’ ora di andare.

Un’altra gita è a Caprarola, per visitare Palazzo Farnese. La prima e unica indicazione è sul biglietto d’ingresso di Villa Lante. Poi, più niente, nessun segnale stradale che indichi il Palazzo. Io non sopporto il satellitare. Preferisco perdermi e poi ritrovarmi che seguire le indicazioni di una pedante voce elettronica. E infatti succede proprio così, ed è la precisione ed attenzione teutonica che mi aiuta a ritrovare la strada. Arrivati al Palazzo, bellissima costruzione esternamente pentagonale, all’interno un cortile circolare, c’è un signore che ci propone di assistere a uno spettacolo che si terrà da qualche parte nel palazzo. Io declino la cortese offerta adducendo anche la giustificazione che la mia signora parla poco l’italiano. Pragmaticamente lui replica: “Ma tanto quelli soprattutto magneno e beveno; questo lo capisce pure lei.” Come dargli torto? All’interno il Palazzo è bellissimo, stanze ampie e con bei quadri, bassorilievi e begli affreschi a tema ben tenuti, alcuni di questi certamente del Vignola. Si segue un percorso obbligato che permette di vedere tutte le stanze e Gabi si profonde in continui “sehr schön!” Si passa anche attraverso un corridoio affrescato con rami intrecciati e foglie molto suggestivo. Dal terrazzo al di fuori della stanza di Ercole si può ammirare il bellissimo panorama di una campagna infinita, interrotta da qualche isolata collina. Al termine si esce in un piccolo parco con statue classiche. Un gioiello.

Il nostro trittico dell’Alto Lazio termina con Civita di Bagnoregio, paese patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. E, appena si arriva a vederlo, si capisce il perché. E’ un borgo posto su una collina che domina la valle del Tevere. Una vista mozzafiato, come mozzafiato è la salita, anche se breve, che bisogna affrontare per arrivarci. Ma ne vale decisamente la pena. Il borgo è accogliente, una piazza centrale con la chiesetta, le strade strette, il panorama “wunderschön”, le case basse in stile medioevale, i cortiletti che infondono tranquillità al solo vederli. Se penso che rischiamo di perderlo mi sento male. Infatti, Civita viene chiamata anche “Il paese che muore” perché sta lentamente sprofondando. Ma cerco di non pensarci perché anche qui, nel perdermi fra le viuzze, mi lascio prendere dalle emozioni e sono certo che, una volta andatosene l’ultimo turista, si possa godere di un “sovrumano silenzio” e di una “profondissima quiete” a cui purtroppo non siamo più abituati. Sempre che non si senta echeggiare da qualche angolo “Forza Juve”…



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