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lavoro pubblicato giovedì 26 novembre 2015
ultima lettura domenica 11 agosto 2019

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Le luci della "Notte di Parigi"

di ketty97. Letto 336 volte. Dallo scaffale Generico

Finalmente avrei rivisto Charles dopo mesi di lontananza. Lui si trovava in Francia per lavoro, io ero rimasta ad Oxford per continuare gli studi. A...

Finalmente avrei rivisto Charles dopo mesi di lontananza.

Lui si trovava in Francia per lavoro, io ero rimasta ad Oxford per continuare gli studi.

Avevo deciso di fargli una sorpresa per il suo compleanno, qui, a Parigi, la bellissima cité de l’amour. Le luci della Tour Eiffel splendevano talmente tanto che, quando le guardavi, sembrava potesse brillarti il cuore. Quant’è bella Parigi.

Io e Charles ci eravamo dati appuntamento al Bataclan.

Arrivai lì con un certo anticipo e lo vidi, quei suoi bellissimi capelli biondi erano un po’ più lunghi rispetto all’ultima volta che lo avevo visto ma non mi sarei mai confusa sui suoi occhi, gli occhi sorridenti del mio Charles; mi stava aspettando. Non appena i nostri sguardi si incrociarono ci stringemmo in un abbraccio che sembrava non finire mai. Tuttavia, quell’ abbraccio, il più bello che avessi mai dato, era troppo perfetto per poter durare per sempre.

Entrammo nella sala, continuavamo a tenerci per mano e sembrava che niente e nessuno potesse dividerci, mentre l’hard rock rimbombava tra le pareti colorate di un gioco di luci incredibile.

Ad un certo punto però fu altro a rimbombare, acuto e sordo, ma non riuscivamo a distinguerlo chiaramente.

A risuonare nella sala ora erano solo urla miste di terrore, spavento, “Allah Akbar”.

Le luci si spensero ed al loro posto ad illuminare per millisecondi la sala era il fuoco che usciva dalle mitragliatrici.

Il terrore mi invase tutto.

Strinsi sempre di più la mano di Charles ma mi accorsi che questa diventava sempre più fredda e la stretta sempre più flebile e la mia mano iniziava a bagnarsi ma non capivo di cosa, era troppo buio.

La sua mano scivolò dalla mia e poi il rumore di una caduta.

Sapevo che stava arrivando anche il mio turno.

Passò una frazione di secondo che mi sembrò un’eternità: la paura e la consapevolezza di morire è qualcosa di più tremendo della morte stessa.

Sentii qualcosa di molto veloce attraversarmi lo stomaco. Caddi a terra.

Riuscii appena a percepire il cordo di Charles a fianco al mio, così raccolsi le ultime forze che restavano nella mia mente e nel mio corpo per allungare la mia mano ed afferrare la sua, così saremmo rimasti per sempre legati.

Io e Charles ci spegnemmo quella sera, insieme, allo stesso modo in cui si spensero le luci della Tour Eiffel nella “Notte di Parigi”.



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