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lavoro pubblicato mercoledì 25 novembre 2015
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Demone

di Ila. Letto 338 volte. Dallo scaffale Poesia

Perchè, Dio, perchè?Perchè così tanto soffro e scappo?Perchè più corro e più mi sembra di tornare ind...

Perchè, Dio, perchè?
Perchè così tanto soffro e scappo?
Perchè più corro e più mi sembra di tornare indietro?
Dove sto sbagliando, dimmelo!
Ti supplico...
La mia mente non ragiona,
il mio cuore è frustrato
da mille e più preoccupazioni
che lo ghermiscono e lo squartano
e lo uccidono e mi uccidono.
Il mio sbaglio è stato la debolezza,
è per questa che devo morire?
Per la mia stessa natura umana
la notte non dormo e il giorno mi nascondo,
scappando da ciò che vedo di me
negli occhi degli altri?
Rispondimi, ti prego, mio Dio;
se non vuoi parlare, aiutami:
dov'è la mia anima?
Dov'è la persona che ero
prima di diventare questo mostro?
Ho paura di ciò che penso,
di ciò che faccio e di ciò che so
di poter fare, se spinta da questo istinto
oscuro, vigliacco, temibile,
terrificante, misero e nascosto in me.
La sensazione di spezzare le mie catene,
di uscire dagli schemi e di non piegarmi
di fronte alle convenzioni, è resa brutale
da quest'essere immondo,
che si impossessa di me ogni qualvolta
il mio cuore vacilla.
Due anime possiedo,
e quell'altra piange e picchia
contro il muro che la separa da me;
ti sento, oh misera, e vorrei tu capissi
la pazzia che mi muove,
ma tu gridi, ed io mi tappo le orecchie,
ma il tuo gridare è più forte,
ed io mi arrendo nuovamente.
Eccomi, dunque, a chiedere perdono,
a chiedere conforto,
perchè non so più cos'è giusto per me.
Come una barca distrutta dopo il fortunale,
vado alla deriva, sospinta
da una corrente benigna.
Ma dove andare? E dove sto andando?
Se solo sapessi chi sono
sarei la mia stessa stella polare
e traccerei la mia rotta,
ma solo il mio Creatore sa
il mio destino e la mia destinazione,
e così eccomi ancora,
a bussare alla Tua porta
in attesa, non di una risposta,
ma di una Tua spinta:
mostrami dove andare,
consigliami cosa fare,
permettimi di sapere chi sono,
poichè non una, bensì due anime
vivono in questo mio corpo.
Eppure, chi parla ora?
Forse la mia coscienza,
territorio neutrale tra questi schieramenti,
o forse la mia indole docile,
che richiede così aiuto,
dando voce al suo grido tappato.
Capisci, mio Dio, a che punto sono?
Solo Tu puoi sollevare il mio spirito,
poichè dell'uomo non mi fido più:
debolezza che si poggia a debolezza
è come un domino le cui tessere
finiscono per cadere.
Forse nato dalla necessità
di una superficie stabile su cui poggiarci,
io mi affido a Te,
perchè so che mi senti fra mille altre voci.
Allora, ti prego, mostrami chi sono.


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