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lavoro pubblicato mercoledì 25 novembre 2015
ultima lettura venerdì 10 maggio 2019

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ANPHIBIAN - IL CUORE DEL MONDO #PROLOGO#

di PatrizioCorda. Letto 371 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il Lago Sevan, azzurro e brillante, fu la nostra culla in quel momento topico del nostro viaggio. Eravamo nel pieno di una svolta: sentivamo nel profo...

Il Lago Sevan, azzurro e brillante, fu la nostra culla in quel momento topico del nostro viaggio. Eravamo nel pieno di una svolta: sentivamo nel profondo dei nostri cuori che i confronti con creature abominevoli e primitive come primati e giganti erano finiti, e che da allora in poi avremmo avuto a che fare con esseri, se non certamente a noi superiori, quantomeno nostri pari sul piano intellettuale. Queste sensazioni parevano emergere dalle cerulee sfumature del lago e degli occhi di Nommo, che stava godendo di tanta abbondanza d'acqua. In quei mesi di traversata, il nostro anfibio precettore rifiorì nel fisico e nel morale, orgoglioso della traiettoria che il suo viaggio e i suoi compagni di avventura avevano preso. Avvertiva anche lui l'imminente inizio di una serie di avvenimenti straordinari, e pur senza sforzarsi di esplicitarlo l'entusiasmo traspirava dai suoi pori al pari dell'acqua che tanto amava.
Di tanto in tanto, scostavo lo sguardo dalla volta celeste che mi sovrastava in quei giorni caldi. Il suo azzurro esteso all'infinito mi infondeva una calda sicurezza, dopo una sfilza di avventure e difficoltà che mai avrei immaginato di vivere e superare dieci anni prima. A volte, mi ritrovavo a sperare che quel connubio di acqua e cielo non s'interrompesse mai, e che non si ritraesse mai dal caldo abbraccio che ci aveva dato. Guardavo TeePaa, che russava con la testa appoggiata sul fianco di Pilo. Era il solo e ultimo collegamento con tutto quello da cui venivo. Il mio più caro amico, per quanto diverso da me nell'indole, non mi avrebbe mai abbandonato. Eppure, la causa che avevamo sposato ci avrebbe, un giorno, separati per sempre. Uno sarebbe andato avanti, spogliandosi anche della sua umanità; l'altro sarebbe stato inghiottito dal vortice di oblio e depauperamento che è poi l'affievolirsi della vita in prossimità della sua fine. In quei momenti non m'interessava nemmeno scoprire chi di noi due avrebbe continuato il proprio percorso: ero più che altro terrorizzato dall'idea di restare solo, senza più nulla, a parte i miei ricordi, a legarmi alla mia lontana e cara Africa.
Guashi ci aveva lasciato lungo la strada, ma non era stata la missione a estrometterlo. Era stato lui a farsi da parte, non avendo più nulla da chiedere alla sua vita se non la serenità per sé e per la sua nuova famiglia a Men Nefer. Eravamo cresciuti insieme, avevamo combattuto assieme. Eppure, il cielo aveva in serbo per lui un altro piano. Leila, il mio primo, vero grande amore, era ormai nell'aldilà. Certe volte, nel silenzio della notte, piangevo sommessamente, rivedendo la luce dei suoi occhi nelle increspature luminescenti dell'acqua irradiata dalla Luna. E poi rivedevo mio padre, fiero e triste, con lo sguardo fisso su di me mentre mi allontanavo da lui, forse per sempre. Forse.
I volti di chi amavo e avevo amato tornavano a farmi visita nei momenti più disparati, e questo, purtroppo, era il solo conforto che mi era concesso. L'eco delle loro voci, delle loro risate, l'illusione del loro tocco sulla mia pelle.
E alla fine il consueto, brusco, risveglio tra i suoni delle onde lacustri.



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