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lavoro pubblicato martedì 24 novembre 2015
ultima lettura sabato 9 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Gita nel bosco

di DxDen1004. Letto 722 volte. Dallo scaffale Horror

Questa è la semplice trascrizione di un tema che ho dovuto svolgere di recente. L'idea non è affatto originale e ricalca la trama della maggior parte dei film/racconti Horror del nostro tempo. Spero comunque che venga gradito dagli appassionati.

Era una fredda sera di tardo inverno a Victoria, in canada. La neve copriva le strade con un soffice velo bianco, dando al piccolo quartiere dove viveva la famiglia Rowler un aspetto simile alle tante rappresentazioni di villaggi natalizi che tutti conosciamo. I coniugi Henry e Alexandra Rowler, entrambi impegnatissimi medici, avevano finalmente ottenuto una settimana di ferie e dopo molte discussioni, decisero di trascorrere i pochi giorni liberi in un campeggio poco più a sud di Edmonton, tra le colline ancora innevate illuminate dal tiepido sole che preannunciava l'arrivo della primavera.

Prepararono quindi i bagagli e, la mattina seguente, lasciarono la loro familiare abitazione alla volta di un piccolo bungalow sperduto in mezzo alla natura. I Rowler tuttavia non erano soli, erano infatti accompagnati dal figlio diciassettenne Lucas e da due suoi amici della medesima età. Il ragazzo infatti non era affatto propenso a recarsi in vacanza e avrebbe certamente preferito restare a casa, ma vista la ferma decisione dei genitori aveva contrattato fino ad ottenere il permesso di portare con lui due amici, per rendere la permanenza fuori sede meno noiosa possibile.

Le colline circostanti ad Edmonton erano senza dubbio meravigliose. Il paesaggio era tra i più vari che i tre ragazzi avessero mai visto. Gli alberi, ancora immersi nel torpore invernale, si svegliavano lentamente; il laghetto ancora gelato in superficie lasciava intravedere alcuni pesci muoversi sotto il sottile strato di ghiaccio; l'uniforme manto nevoso lasciava spazio qua e là a chiazze di erba verde e muschio, preservatisi sotto lo strato protettivo della neve. Non v'era niente di meglio che trascorrere una giornata a passeggiare per gli innumerevoli sentieri che si addentravano nelle fitte pinete, dove la luce solare filtrava raramente e, quando ciò accadeva, si rifletteva sul ghiaccio e sulla neve creando magici riflessi e combinazioni di luci. L'aria fresca e il tipico odore muschiato inondavano i sensi dei giovani esploratori, spingendoli ad addentrarsi sempre di più all'interno della boscaglia.

Camminarono così, osservando le meraviglie della natura, per diverse ore e altrettante miglia finchè si resero conto che la luce iniziava a diminuire e l'oscurità prendeva lentamente il posto del sole rosso all'orizzonte. Non potendo in alcun modo tornare indietro, vista la pericolosità del percorso e la quasi totale assenza di luce, preferirono accendere un fuoco per riscaldarsi e scelsero una piccola radura per piantare le tende da campeggio che avevano provvidenzialmente portato con loro. Iniziarono a cercare della legna: gli alberi di pino, altissimi ed estremamente fitti, avevano impedito alla neve di coprire il sottobosco, mantenendo i rami caduti asciutti e pieni di resina appiccicosa rendendoli ottimi per la combustione. Trovarono inoltre diversi tronchi caduti da cui ottennero ceppi di legna più grossi che avrebbero consentito al fuoco di bruciare per diverse ore.

L'aria all'interno del bosco era molto fitta e l'odore di muschio ed aria pura aveva lasciato il posto ad un senso di oppressione e claustrofobia. Nonostante gli alberi fossero estemamente alti, i rami sembravano intrecciarsi sopra le teste dei tre ragazzi, impedendo non solo il passaggio della neve ma persino di aria pulita. Il fumo che scaturiva dal falò sembrava ristagnare poco sopra le loro teste, creando una nebbia quasi surreale. Nonostante si trovassero nel mezzo della natura selvaggia canadese, non un singolo suono proveniva da essa, ad eccezione del crepitio delle braci: nessun cinguettio, nessun passo di alcun animale, solo il fuoco, le loro voci e i loro respiri.

Nello stesso momento, a tre miglia di distanza, i genitori di Lucas erano terribilmente preoccupati. Non avevano ricevuto notizie del figlio o dei suoi amici per ore, dopo l'ultima telefonata avvenuta circa verso le 7:30 di sera. Tentarono diverse volte di richiamare il cellulare del figlio e dei suoi compagni di avventura, senza però ottenere alcuna risposta. Il telefono infatti suonava a vuoto, squillava, ma nessuno rispondeva. Dapprima pensarono che Lucas li stesse volutamente ignorando ma poi, dopo un attenta riflessione, concordarono che egli non era il tipo che ignorava i genitori in quel modo, soprattutto in una tale situzione e lontano da casa. Era certamente successo qualcosa.

Lucas e i suoi amici avevano finalmente terminato di montare le tende da campeggio e decisero di dormire, erano ormai le 11:43PM, come potè constatare Lucas controllando il display del cellulare. La ricezione in quella zona era nulla, pertanto avrebbero dovuto attendere di raggiungere una zona sopraelevata rispetto agli alberi per poter chiamare i propri genitori. Decisero tuttavia che si sarebbero rimessi in marcia la mattina successiva di buon'ora per raggiungere il campo base entro mezzogiorno. Si coricarono, ognuno nella propria tenda, ascoltarono un po' di musica con gli smartphone, giocarono con i videogames per scivolare lentamente nel sonno.

Un volto si affaccia nell'oscurità, è strano, sembra appartenere ad una persona normale, sui quarant'anni, ma qualcosa non quadra. Quel volto, attraversato da un'espressione malinconica ma beffarda allo stesso tempo è smunto, quasi scheletrico, come se quell'uomo non mangiasse da settimane. Improvvisamente le carni iniziarono a marcire, i bilbi oculari si gonfiarono per poi esplodere riversando fiotti di sangue nero ed estremamente denso. I denti caddero uno per uno fino a lasciare le gengive vuote, la bocca spalancata più che mai in un'orrido sorriso che di umano aveva gran poco. Gli occhi ora non sembravano più normali, bensì parevano attraversati da un sentimento demoniaco che stava corrodendo velocemente l'essere di fronte a lui che ormai non poteva più essere definito uomo. Brandelli di carne si staccavano dal teschio fratturato fino a lasciare niente di più che due orbite vuote ed una cavità orale estremamente dilatata che sembrava divorare tutto ciò a cui poteva giungere.

Lucas si svegliò urlando, la sua mente alquanto suggestionabile non aveva sopportato ulteriormente quelle terribili immagini che, nel sogno, sembravano vivide e reali. Improvvisamente si accorse di non essere l'unico ad urlare. In una frazione di secondo uscì dalla propria tenda e ciò che vide lo lasciò senza parole. Elias, uno dei suoi amici, correva disperatamente avvolto dalle fiamme. In una frazione di secondo la mente di Lucas e di Mike, l'altro compagno di avventura, realizzò cosa era accaduto e cosa stava ancora accadendo: un tizzone ardente aveva probabilmente toccato il tessuto sintetico della tenda di Elias, bruciandola immediatamente e avvolgendo l'ospite in un abbraccio incadescente. Mentre ancora pensavano a questo, realizzarono anche cosa sarebbe successo. Dovevano spegnere il fuoco, dovevano salvare l'amico, o le conseguenze sarebbero state inevitabili.
Con uno scatto Lucas afferrò la propria bottiglia di acqua e iniziò a bagnare il compagno in fiamme, senza ottenere però un gran risultato. Lo stesso fece Mike, ma il fuoco non si estingueva. Elias continuava a correre in preda al panico e al dolore, quando cadde. Appoggiò il piede su una roccia e, prima che chiunque potesse aprire bocca e fare qualcosa, scivolò giù per una fenditura nella roccia, rovinando a terra da un'altezza di circa otto metri. Smise di muoversi, smise di urlare, mentre il fuoco imperterrito portava a termine la propria opera di distruzione.

Con le lacrime in viso Lucas e Mike rimasero impietriti di fronte alla scena a cui avevano appena assistito. Nei loro occhi era ben visibile il terrore e l'indecisione: cosa avrebbero fatto ora? Cosa avrebbero detto ai genitori di Elias? Guardarono nuovamente sul fondo del dirupo, per quanto difficile, e videro nuovamente il corpo esanime del loro migliore amico ormai completamente carbonizzato dalle fiamme. Increduli, tornarono alle tende, si guardarono intorno smarriti. Fu allora che Lucas, mentre scrutava ciò che rimaneva della tenda di Elias, notò delle impronte evidentemente umane che si addentravano ulteriormente nel bosco, in direzione delle pendici della montagna. Qualcosa, probabilemente la necessità di avere una risposta su quanto appena accaduto, lo spinse a voler seguire le tracce, nonostante Mike pensasse che addentrarsi maggiormente nel bosco e lontano dai sentieri fosse una pessima idea. Lucas ebbe la meglio. In pochi minuti raccolsero le loro cose, impacchettarono le tende e spensero quel fuoco maledetto che aveva condotto il loro amico alla propria tremenda fine. Ancora titubanti, si avviarono a testa bassa tra le fronde, seguendo quelle impronte chiarissime impresse nel terreno, quasi come se fossero state fatte appositamente, che li condussero ad un'ampia cavità che si apriva nella parete rocciosa.

Una strana sensazione colse allora i giovani, come se qualcuno li stesse osservando dal groviglio di rami che li circondava. Sembrava loro di essere circondati da centinaia di sguardi famelici. Tutti conoscono quella strana sensazione che si prova quando qualcuno ci osserva con insistenza. Spesso non lo vediamo ma il nostro cervello se ne rende perfettamente conto e ci invita a girarci verso quello sguardo, oppure ci incute una sensazione di disagio che ci spinge a guardare altrove o a fare insistentemente finta di non vedere. Questa stessa sensazione, moltiplicata centinaia di volte, si era impadronita dei due. Si fece allora largo nella loro mente il sospetto: se non fosse stato un semplice incidente? Se qualcuno stesse cercando di ucciderli? No, pensarono, improbabile. A malincuore si avvicinarono alla grotta, la cui entrata oscura era contornata da folti filamenti di edera rampicante che, nel tempo, erano diventati gli unici padroni di quel perduto brandello di mondo.
La cavità era molto ampia e l'aria sembrava essere pià respirabile rispetto a quella densa e pesante presente tra le fronde degli alberi e questo spinse i due giovani ad accamparsi li per il resto della notte, alternandosi per dei turni di guardia, in quanto nessuno dei due era propenso ad addormentarsi tranquillamente dopo quanto accaduto.

La notte trascorse in agonia per i ragazzi. Ai minuti di sonno agitato si alternavano incubi e visioni che rievocavano quanto accaduto ad Elias, Lucas vide in sogno il suo volto che, lentamente divorato dalle fiamme, perdeva tutta la sua umanità risultando in un ammasso di carne bruciata e ossa carbonizzate. La notte trascorse senza ulteriori incidenti e, al sorgere del sole, decisero di esplorare la grotta per poi fare ritorno al campo base, portando la notizia della tragedia. Già immaginavano la reazione disperata dei genitori di Elias nell'apprendere la terribile dinamica della morte dell'unico figlio, ma non c'era scelta, non c'era nulla che potesse cambiare quanto successo. Avrebbero dovuto accettarlo con il tempo, imparare a convivere con il dolore. La grotta, via via che i ragazzi si addentravano, diventava più stretta e angusta e ad un certo punto l'ossigeno iniziò a scarseggiare. Dovettero rallentare l'andatura ma continuarono imperterriti, decisi a raggiungere colui che aveva prodotto quelle orme per chiedergli cosa fosse successo e che parte aaveva nella tragedia.

A quattro miglia e mezzo di distanza, i genitori di Lucas avevano allertato le forze dell'ordine, preoccupati per la sparizione del figlio e dei due amici. Una squadra di polizia assieme ad un'unità cinofila lasciò il campo base sulle traccie dei tre ragazzi verso le 6:21 di mattina, seguirono i cani fino a quello che sembrava essere il loro accampamento. Al centro della radura, un fuoco estinto e sull'erba evidenti tracce di compressione dovute al peso delle tende e delle persone all'interno. Cercarono nei dintorni orme o traccie dei giovani ma non trovarono niente, nessun effetto personale, nessuna impronta, nulla. I cani sembravano irrequieti ma, dopo quaranta minuti di ricerce attorno alla radura per un raggio di mezzo miglio, non trovarono nulla. Per quanto improbabile, i ragazzi dovevano essere arrivati fino a li per poi volare via senza lasciare indizi. Le ricerche vennero sospese.

Quella che inizialmente era una grotta era diventato poco più che un cunicolo stretto e opprimente. Ai lati del sentiero si potevano vedere ossa di animali andati li a morire o, probabilmente, trascinati li da un predatore. Improvvisamente, un forte boato fece tremare la roccia, l'intera montagna fu scossa da violenti tremiti come se un fortissimo terremoto, con epicentro sotto i loro piedi, fosse improvvisamente esploso nelle profondità della terra. In quell'istante, cinquanta milioni di metri cubi di frammenti rocciosi e ghiaia franarono. L'entrata della grotta venne completamente ostruita dai detriti. I due ragazzi corsero disperatamente verso la direzione da cui erano giunti, ma ormai non c'era nulla da fare. Una massa enorme aveva bloccato la via del ritorno e nemmeno una forza divina avrebbe consentito di rimuoverla, non rimaneva loro altra possibilità se non quella di continuare lungo il cunicolo per cercare un'altra uscita.

Si fermarono per un secondo a riflettere. La polvere sottile gettata nell'aria dalla violenza della frana inondava i loro polmoni rendendo difficile la respirazione. Come se non bastasse, un odore nauseante guingeva ora dal cunicolo che stavano percorrendo, quasi come se qualcosa si fosse rotto nelle profondità della montagna, lasciando fuoriuscire quel terribile fetore: una mescolanza nauseabonda tra odore di marcio e decomposizione misto a muschio e funghi. Oltre al suono dei loro passi che echeggiava nella cavità, non si udiva nulla. Decisero di proseguire. Il cunicolo era sempre più stretto, l'odore sempre più nauseante, Mike iniziava a dare chiari segni di malessere fisico ed insisteva per tornare indietro ma Lucas, deciso com'era a giungere alla fine del cunicolo, non lo ascoltava minimamente. Senza alcun preavviso, Mike iniziò a vomitare copiosamente e subito Lucas si voltò, ma ciò che vide lo lasciò senza parole: l'amico, in preda a violente convulsioni, era caduto a terra e vomitava sangue ininterrottamente. Lucas lo aiutò a rialzarsi, tentando di calmare i tremori e il vomito, senza risultati; Mike iniziò a sanguinare dalle orecchie e dal naso. Senza alcun motivo apparente il corpo del giovane si stava autodistruggendo: Il battito cardiaco accelerato aveva provocato un maggiore afflusso di sangue allo stomaco ed una maggiore produzione di acido cloridrico. Questo aveva velocemente corroso la parete dello stomaco causando ulcerazioni e relative perdite di sangue che hanno provocato il vomito. L'acido, fuoriuscito dallo stomaco, aveva attaccato gli organi circostanti, causando violente emorragie interne. Il cuore è giunto quindi ad uno stato di fibrillazione: il ventricolo sinistro non pompava il sangue correttamente, i polmoni si sono riempiti di liquido impedendo l'ossigenazione. L'ipertensione ha causato inoltre la rottura dei capillari presenti nel cervello e l'emorragia cerebrale che ne è conseguita ha portato il giovane ad uno stato di incoscenza con convulsioni. In meno di quaranta secondi, l'intero organismo di Mike collassò.

Lucas, inorridito, lo lasciò cadere a terra, in preda alle convulsioni, finchè non si fermò. Tutto si fermò. Il tempo, il respiro, ogni singolo atomo era in attesa. In quel decimo di secondo la mente di Lucas realizzò che era in una grotta, in mezzo alla foresta, da solo, realizzò che i suoi amici erano morti e capì che anche lui non sarebbe sopravvissuto a lungo in quelle condizioni. Capì che non avrebbe più rivisto i suoi genitori, la sua casa, i suoi compagni di scuola. Non avrebbe mai trovato un lavoro, fatto carriera, non si sarebbe mai sposato, nè avuto dei bambini; il flusso di pensieri si interruppe. Cadde a terra svenuto.

Si svegliò, seduto, nella più completa oscurità. Credette di essere morto e si chiese se l'oscurità fosse l'unica cosa che lo attendeva. Guardò con più attenzione, e vide nella penombra i contorni di quello che sembrava un pannello verticale posizionato di fronte a lui. Guardò meglio e vide che non era un semplice pannello ma era uno specchio. Riflesso nello specchio, un volto si affacciava nell'oscurità, era strano, sembrava appartenere ad una persona normale, sui diciassette anni, ma qualcosa non quadra. Quel volto, attraversato da un'espressione malinconica ma beffarda allo stesso tempo, è smunto, quasi scheletrico, come se quel ragazzo non mangiasse da settimane. Lucas si riconobbe. Improvvisamente le carni iniziarono a marcire, i bulbi oculari si gonfiarono per poi esplodere riversando fiotti di sangue nero ed estremamente denso. Lui continuava a vedere. I denti caddero uno per uno fino a lasciare le gengive vuote, la bocca spalancata più che mai in un'orrido sorriso che di umano aveva gran poco. Gli occhi ora non sembravano più normali, bensì parevano attraversati da un sentimento demoniaco che stava corrodendo velocemente l'essere di fronte a lui che ormai non poteva più essere definito uomo. Brandelli di carne si staccavano dal teschio fratturato fino a lasciare niente di più che due orbite vuote ed una cavità orale estremamente dilatata che sembrava divorare tutto ciò a cui poteva giungere. Nella profondità di quella bocca, nessuna anima, nessuna luce, solo oscura malvagità.

"Allora è questo che c'è dopo.." pensò.



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