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lavoro pubblicato domenica 22 novembre 2015
ultima lettura lunedì 17 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

"Ignorance breeds fear. Fear breeds hate. Hate breeds violence."

di iHeldor. Letto 425 volte. Dallo scaffale Attualita

Stanco dall'ignoranza scaturita dalla mia home di Facebook, dopo la strage di Parigi, ho deciso - mio malgrado - di dedicare uno stato alla questione. Ivi lo riporto.

Le parole, se usate bene, sono l’arma più potente di cui disponiamo. Prenderesti mai in mano un’arma, in mezzo a migliaia di persone, a sangue caldo? Spero di no. Quindi a che pro scrivere le prime quattro cose che ti saltano in mente? Le parole sono, probabilmente, l’unica cosa che non vi toglieranno mai – o almeno si spera – però vanno soppesate prima di essere proferite. Com’è il detto? “Prima Pensa, Poi Parla, Perché Parole Poco Pensate Portano Pena”. Un detto vecchio come il mondo, eppure mai più attuale nella realtà in cui viviamo. La realtà dei social network, che – ancora una volta – dimostrano quanto il loro più grande pregio sia anche il loro principale difetto. Su internet tutti possono scrivere qualsiasi cosa gli passi per la mente, non importa cosa. Senza pensare all’effetto che, queste parole, possano avere su chi le legge. Tutti si professano alternativi, ma alla fine – quello che più vogliamo – è essere normali. E cos’è normale, se non ciò che la maggior parte della gente fa e dice? Facendo un esempio, se la maggior parte degli esseri umani fosse omosessuale, allora oggi staremmo combattendo per i diritti degli eterosessuali. È dunque logico che una persona, leggendo 100 stati sulla sua home di Facebook - riguardanti l’attentato di Parigi - e rendendosi conto che 80 di questi inneggiano alla morte degli attentatori, si trovi in accordo con la maggioranza, aggiungendo la sua voce a quel monotono coro di grigia ignoranza. Il punto è che, spesso, la verità – o ciò che è giusto - non sta sulle bocche dei più. E oggi ne abbiamo un chiaro esempio. Non c’è nulla di male nel rendere pubblica la propria indignazione per un gesto spregevole come quello avvenuto a Parigi nelle ultime ore. Chi potrebbe mai condannarvi per essere rimasti basiti, schifati o sconvolti? Assolutamente nessuno. Ciò che è sbagliato, tuttavia, è allegare una preghiera di morte alla propria indignazione. “Sterminateli come stanno facendo loro con noi”, “fateli saltare in aria”, “che aspettate a bruciarli?!” e via discorrendo… nascondiamo dietro una fantomatica idea di giustizia cieco razzismo, vendetta, desiderio di pareggiare i conti; l’unica cosa a cui può portare tutto ciò è solo altra vendetta e altro odio, in un ciclo infinito di morti (in)giustificate. Il lato ironico della questione è che, gran parte delle persone a scrivere cose simili, sono le stesse che fino a ieri condannavano l’elettorato di Salvini. E visto che l’abbiamo nominato, ricordiamo che quest’uomo ha suggerito di iniziare una guerra in Siria e in Libia, dicendo “i tagliagole e i terroristi islamici vanno eliminati con la forza!”. Vedete, finché è un Signor Nessuno a parlare di “ucciderli tutti” mi preoccupo ma – alla fin fine – il Signor Nessuno chi se lo incula? Quindi posso rilassarmi. Il problema nasce quando tutte le voci di questi Signor Nessuno vengono amplificate da un politico. Nella vita devi sempre cercare di portare acqua al tuo mulino, sono d’accordo, non c’è nulla di male nel farlo. Il disagio si genera quando un politico specula sulla morte di centinaia di persone per accaparrarsi nuovi voti. E, a giudicare da quel che scrivete, ci è anche riuscito. Quello che Salvini, e voi che concordate con lui, scorda è che la guerra porta morti, feriti e dolore da ambo le parti. Non ci saranno solo cadaveri di “tagliagole” e “terroristi”, ma anche di giovani militari italiani e di innocenti. E questa avete il coraggio di chiamarla giustizia? Olio, religione, ideologia, possedimenti. Non è importante quanto sia patetica la ragione, sarà sempre abbastanza per far scoppiare una guerra. È sempre stato così e sarà sempre così, proprio a causa di persone che giustificano azioni disumane. Prima di dare aria alla bocca, prima di scrivere di sterminio, prima di inneggiare alla guerra, pensate a quali sarebbero le conseguenze di un evento di tale portata. Probabilmente la guerra che tanto aspettate finirebbe con lo scoppiare davvero, ma chi vi dice che sarebbe combattuta in casa loro e non in casa nostra? Ve li ricordate i Ragazzi del ’99? No? Ripassate la storia, allora, perché ha la brutta abitudine di ripetersi. Non c’è nulla di più difficile da accettare della morte di qualcuno che amiamo, pensiamo che i nostri cari non possano morire. Il tipico pensiero di chi non ha conosciuto la guerra. Sono ragionevolmente sicuro che, nel mondo, ci siano milioni di persone a pensarla diversamente. Vedove, vedovi e orfani, tanto per esempio. Se pensate ancora che la scelta migliore sia “la bomba atomica”, come i più fantasiosi di voi hanno suggerito, abbiate almeno la decenza di tenere un simile pensiero per voi. Ci sono odio e ignoranza a sufficienza, nel mondo, senza che voi ne spargiate ancora. Se volete far sapere a tutti che siete indignati da ciò che è successo, limitatevi a condividere l’hashtag #PrayForParis, vi lascerà il beneficio del dubbio e farete una figura molto più onorevole agli occhi di chi legge. Preferisco un messaggio d’amore condiviso alla nausea da tutti, piuttosto che una preghiera di morte e odio.



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