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lavoro pubblicato venerdì 20 novembre 2015
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Flussi. Capitolo 2

di Cest97. Letto 520 volte. Dallo scaffale Fantasia

J è un Mixcoatl, un trapassato al servizio della Morte condannato a lavorare in un ufficio nel Mondo Ultraterreno per l'eternità. Durante le ferie viene incolpato dell'omicidio di un'umana, questa è la storia della sua fuga. Tema: morte e aldilà......

“Pronto?”
“Che cazzo hai combinato?”
“Ciao anche a te”
“Tra tutte le stronzate che potevi fare, dovevi decidere di uccidere proprio Lei!?”
“Di che stai parlando?” l’uomo se ne resta seduto al tavolo, sorseggia il caffè con molta calma assaporandosi l’aria estiva. Questo piccolo bar gli piace molto, ci viene una volta ogni due giorni circa, non riusciva a spiegarsene il motivo per cui si sentisse così attratto da questo luogo, cominciava a credere dovesse esserci una strage da un momento all’altro, ma da quando gli è stata data la soffiata sulla Francia gli è tutto molto più chiaro.
- Certo che la Tour Eiffel da qui si vede bene -
“Marcus, guarda che non ho ucciso nessuno”
“Smettila di usare il mio nome, J, se scoprono che ti ho chiamato faccio la tua stessa fine! Se rintracciano la chiamata…”
“Mi spieghi di che parli?”
“Hai ucciso un individuo di classe S”
“Ok, stai parlando a vanvera: le persone sono classificate dalla A alla D per grado in importanza, non esiste un classe S”
“Esiste da adesso”
“… mi staresti dicendo che ho accidentalmente ammazzato una persona più importante di un ipotetico imperatore mondiale?”
“Accidentalmente? Cosa diavolo significa accidentalmente?” le grida gli arrivano all’orecchio sgranate, sembra che Marcus faccia sul serio “A tutti i computer di tutto l’ufficio 144 è arrivata una mail, una mail in cui ci avvertivano di un ricercato da catturare entro 48 ore, e questo è accaduto mezz’ora fa”
“Mi sembrava curioso che chiamassi due volte nell’arco di una sola giornata, per non parlare dei tre quarti d’ora scarsi di distanza tra una chiamata e l’altra…”
“Hai i Mastini alle calcagna” J resta in silenzio “Ci è stato dato l’ordine di sospendere tutto il lavoro, anche quello arretrato, e di iniziare le ricerche. Faccio parte della squadra di settanta individui che guiderà quegli animali fino a te. Dato che saremo costretti a restare chiusi qui dentro, il massimo che potrò fare sarà cercare di metterli sulla pista sbagliata e far guidare le operazioni da tutt’altra parte, ma più che cercare di farti guadagnare tempo io non so cosa fare”
L’uomo posa la tazza da caffè, mette sotto di essa una banconota da cinque euro che dovrebbe pagargli anche la brioche e il the, si alza piano e comincia a camminare per strada.
“Dove sei M?”
“Sono nei bagni dell’ufficio, mi sono chiuso dentro ma fra poco verranno a cercarmi…”
“Perché lo stai facendo?”
“… perché dentro di me sento che non saresti mai riuscito ad uccidere una bambina di otto anni a sangue freddo”
“Era una bambina?”
“Si, dormiva dentro un camion, stava fuggendo di casa. In qualche modo, quella ragazzina rappresentava un pilastro del futuro del pianeta, e della vita su di esso. Fino a quando non sarà trovato un individuo di pari importanza che possa colmare il suo vuoto, tu resti ricercato. Ma in ogni caso hai le mani sporche del suo sangue, quindi anche nell’improbabile caso che tu riesca a scampare l’accusa di omicidio di grado S, non scamperesti l’accusa di omicidio”
“Quindi sono fottuto, al meglio mi mettono ai lavori forzati, in caso contrario finisco…”
I due non riescono a pronunciare la parola che entrambi stanno pensando, la sola idea li spaventa.
“… dimmi che non l’hai uccisa…”
“… no”
“Allora scappa, batti strade che non hai percorso in questi giorni. Renditi meno facile da catturare, fai di tutto perché il tempo scorra”
“Va bene… grazie M” preme il tastino rosso e chiude la telefonata.
- Non c’era nessuno in quel camion, ne sono sicuro… ho controllato poco prima… -
Estrae dalla tasca il biglietto di un autobus, è la marca di una linea francese. Vi fa scorrere il palmo della mano sopra e questa di colpo cambia, il colore, lo stile, anche il materiale si trasformano e la lingua stampataci sopra diventa araba.
Si apposta alla fermata dell’autobus, si guarda attorno.
È una bella mattina, è poco lontano dal centro e le persone se ne vanno in giro rumorosamente in auto, in bici, a piedi, mentre il sole li spinge a muoversi e il caldo li rende allegri. Quest’allegria in particolare gli mancherà.
L’autobus arriva, si ferma davanti a lui e apre le porte. Entra.
Fa scorrere il biglietto davanti all’obliteratrice.
Si siede di fianco ad un uomo con indosso una specie di tunica, la sua carnagione scura spicca sui suoi vestiti chiari.
J scende alla fermata successiva, guardandosi attorno vede per la prima volta uno scenario che aveva sempre fortemente cercato di evitare e che sperava di non vedere mai: si trova in Arabia Saudita.
Rimette il biglietto dell’autobus nella tasca dei pantaloni.
La sua naturale attitudine a raggiungere luoghi in cui è presente la morte lo ha sempre spinto a venire fin qui, come una specie di curiosità, in particolare in città come questa in cui spesso e volentieri vi sono degli scontri. Oggi è toccato a Abha, domani chissà.
Di fatto nell’aria sente ancora l’odore di sangue ed esplosivo, lo percepisce solo lui ma è sufficientemente forte da permanere anche dopo giorni e giorni dall’attentato, anche se il momento del decesso è ormai passato da un pezzo.
“Speriamo che non mi considerino così scontato da pensare che abbia potuto trascorrere le mie vacanze qui”
Per uno come lui, luoghi come questo danno una specie di sollievo.
La descrizione migliore di questo genere di richiamo è quella scritta nell’opuscolo che danno a tutti coloro che passano a miglior vita e finiscono a fare il suo lavoro.
Ed è quella che segue:

‘Il naturale istinto di ogni Mixcoatl (cioè tu, caro condannato) è quello di dirigerti dove vi saranno o vi sono stati eventi legati alla morte di molte persone, o eventi legati alla morte di poche persone ma che sono avvenuti in circostanze particolarmente violente.
La sensazione più comune è quella che si prova quando ci si aspetta di avere un orgasmo da un momento all’altro, ma questo purtroppo non arriverà mai (non ti preoccupare, ci si fa l’abitudine). Sarai quindi spinto a dirigerti in luoghi ricchi di massacri e sangue, arrivato lì sentirai ancora la voglia di rimanerci ma non sarai mai appagato a sufficienza. Indifferentemente da quanto un Mixcoatl possa odiare l’idea della morte, questa sensazione non sparisce e non si affievolisce col tempo. Col passare degli anni capirai che ogni tua azione sarà per lo più guidata da questo istinto.
Ma non temere, ci si fa l’abitudine!
Ti auguriamo una buona eternità!’

E quindi, ha sempre odiato l’idea di spingersi direttamente dove il suo cervello voleva che si spingesse, rifiutando con forza di essere una bambola nelle mani dell’Universo e del destino, completamente schiavizzato dai suoi istinti.
Comincia a camminare, senza sapere dove andrà a finire.
Al momento, l’unico suo pensiero è quello di non essere catturato dai Mastini.
E ha bisogno di qualche minuto per ricostruire i fatti avvenuti nell’ultima ora e capire cosa stia accadendo.
- Di una cosa sono sicuro però: c’era solo l’autista dentro quel camion -


Commenti

pubblicato il venerdì 20 novembre 2015
Aria, ha scritto: Si, mi piace, ti prego continua a pubblicare capitoli di questa storia. Ah, comunque non ti aspettare che in questo sito, a differenza dell'altro arrivino fiumi di commenti, anche qui sono piuttosto taccagni, nessuno sembra disposto a spillare qualche parolina per renderci felici, che siano critiche (costruttive) o apprezzamenti... Vabbè!
pubblicato il venerdì 20 novembre 2015
Cest97, ha scritto: Tranquilla, me ne faccio bastare uno ogni tot secoli e sono contento. Comunque ho altri due capitolo già pronti, li pubblicherò nei prossimi giorni e scriverò i successivi con tranquillità, in quanto è una storia a cui tengo e voglio darle tutte le attenzioni necessarie.

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