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lavoro pubblicato venerdì 20 novembre 2015
ultima lettura lunedì 8 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

COME MI GUARDANO

di kidanemariam. Letto 812 volte. Dallo scaffale Generico

GUARDATEMI Come mi guardano. Delle volte penso come sia possibile un simile rapporto tra noi e loro. Le vostre giornate sono così impassibili che mi è difficile anche solo pensarle mie, un fragore di cose e di eventi che sembrano ess...

GUARDATEMI


Come mi guardano.

Delle volte penso come sia possibile un simile rapporto tra noi e loro.

Le vostre giornate sono così impassibili che mi è difficile anche solo pensarle mie, un fragore di cose e di eventi che sembrano essere così importanti ma che poi in fondo non vi lasciano niente che non venga dimenticato in un seguente attimo.

È solo che vi vedo sempre dietro quelle sbarre e quindi è difficile parlarvi, mi guardate con quegli occhioni di ogni forma e genere, così interessati a non so cosa di me.


Come mi guardano.

Allungano quelle zampe cercando di attirarmi, sempre curiosi di ciò che è esterno a loro stessi, non me ne capacito.

Io mio amo, forse anche troppo, non saprei che farmene delle realtà altrui dal momento che la mia, così unica e irripetibile, non mi da tregua perché ha bisogno di essere vissuta in ogni istante.

Potrebbe sembrare che io non pensi a niente, o che gli avvenimenti si susseguano a discapito della mia esistenza, della mia stessa presenza in questi ultimi.

Se pensaste una cosa del genere sareste proprio sciocchi tanto quanto le vostre giornate, perse dietro a un ordine dittatoriale di avvenimenti futili ed insignificanti.


Come mi guardano.

Risate nevrasteniche al solo sapere che oltre quella sbarra ci possa essere qualcosa di diverso, ne sono così convinti che è difficile proporgli il contrario.

Allora cominciano a sbraitare di gioia e contentezza, ed è strano! Perché non sono mai così, la loro vita non gli da quello che gli diamo noi, come mai!


Come mi guardano.

Gioiscono a vedermi interessato a loro, perché io lo sono effettivamente, come potrei non esserlo?! Non sanno quello che fanno, li vorrei guardare avvicinandomi, ma non è possibile!

I versi e le grida prendono sempre il sopravvento ad ogni nostro incontro, ne vedo sfilare centinaia se non migliaia e nessuno di loro osserva come faccio io.


Come mi guardano!

Ogni giorno che passo di qui provo a raccontargli qualcosa, almeno tento di spiegargli come secondo me potrebbero fare per non soffrire così.

Per rendersi conto che le cose accadono e che loro non possono nulla se non esserne partecipi in ogni istante, vorrei poterglielo dire!

Smettetela di lottare contro voi stessi, smettetela di cercare una maniera di rendervi più interessanti di quello che la natura già vi ha reso.


Come mi guardano.

Non potete non rendervene conto.

Le similitudini tra noi e voi sono così tante che non posso veramente capacitarmene di come possiate fare una cosa del genere.

Dicono che siete nostri discendenti, dicono che parte di me è dentro di voi e allora perché vi ostinate a creare tutto questo distacco?

Perché vi rendete così diversi, siete forse impauriti di quello che possa muovervi?

E sì che sembrate curiosi di sapere?

I flash delle vostre macchinette, atte a ricordare quei momenti da cui, come al solito non siete disposti a distaccarvene, accecano il vostro presente di una consapevolezza che andrà perduta tra i fogli di carta immortalanti voi stessi!

È assurdo.


Come mi guardate quando ci chiamate scimmie, così convinti di essere migliori di noi.

Se lo siete così tanto come possiamo interessarvi, se la vostra vita ed esistenza è così appagante e perfetta quale senso vi conduce a studiare ogni cosa? Quale confusa domanda vi frulla per la testa, che motivo c’è di guardare il cielo ed esserne scontenti!

Oppure ancora, perché la nostra presenza vi allieta così tanto, mi sembrate distaccarvi da un qualcosa di logorante ogni volta che venite a vedermi.


Come mi guardate.

Da dietro queste sbarre di infelice narcisismo io muoio di dolore.

L’impossibilità di essere la mia medesima essenza è un male pressoché insopportabile!

E invece voi giacete immobili dietro la tetra ferraglia della quotidiana infelicità umana, non piangete voi stessi perché non sapete a cosa dedicare la caduta di qualche lacrima.

Non conoscendo nemmeno il vostro stesso lutto, cercate di rendere le vostre giornate il più estrose possibili.

Lo specchio vi mal vede e voi, insofferenti a quel vetroso sguardo, vi agghindate di aspetti così estranei alla vostra persona che non vi riconoscete nemmeno più tra quelle bronzee e impersonali pose.

Vi odiate a tal punto che la guerra è la vostra più grande ed unica espressione per poter sfogare le vostre giudiziose idee.


Come mi guardate.

Tra i vostri falsi perbenismi cercate di somministrarmi un altrettanto mentita compassione, elargendomi sorrisi e carezze, ma!

Nessuno di voi ha il coraggio di aprire le sbarre e liberarmi del fardello da voi appioppatomi! Questo è giusto.

In fondo come potreste liberare gli altrui sogni se essenzialmente avete ancora paura ad immaginare i vostri?


Come guardate quando mi tirate fuori dalla gabbia e fate le foto con me, grottesca scimmia.

Abbracciandomi, dicendomi che sono carino e che il mio pelo dispensa generose carezze di sofficità.

Lo amate a tal punto che cominciate a baciarmi in ogni dove e allora io rido, perché siete così buffi nel vostro generale eccitamento che mi lasciate sbalorditi.

Ponendomi domande su come possa essere così, e io mi chiedo.

-Così come?-

Ridendo compiaciuti tra di voi colgo il vostro reale dubbio su come potrebbe essere bella una vita priva dell’insensato interesse per ciò che infondo, non vi sta conducendo da nessuna parte se non ad un eterno mal contento.


Come vi guardo nel rendermi conto della vostra ricchezza d’animo sperperata nella risoluzione di un problema che non sussiste spero che, prima o poi, sappiate dare risposta a ciò che vi attanaglia.

Vorrei non guardarvi quando colgo il vostro dolore, così dimenticato tra il nevrotico da farsi.

Un giorno, come fanno le scimmie, saprete fermarvi e guardarvi intorno accorgendovi di quanto voi accadiate nell’attimo.

Siete un flusso infinito di secondi inspiegabili e irrisolvibili se non vivendoli, seguendoli nella mezzanotte della vostra incomprensione.

Magari sto spiegando le cose in maniera troppo confusa e irrisoria rispetto alle vostre grandi consapevolezze.

Smettetela di cercare un Dio così distante da voi, lui non potrà darvi niente di quello che andate cercando.


Come vi osservo quando scavate accecati dal terriccio dell’insoddisfazione, strade e ponti, palazzi e vetrate, ogni cosa che vi permetta di vedere la vita da un’angolatura diversa da quella che vi è stata donata.

Volate e nuotate ma non sentite mai la brezza che scalcia tra le nuvole e nemmeno l’acquea freschezza delle onde.

Siete dei lottatori nati, fin da subito vedemmo la vostra perentoria ed insoddisfatta spinta risolutrice.

Fin da quando decideste che le quattro zampe erano una cosa troppo stupida, già da lì l’assurdità del vostro cercare si era fatta forte, già da lì quando niente più vi soddisfava, il seme della pazzia giochicchiava con la vostra serenità.

Prima lì, poi arrivatici scappaste da un’altra parte, lungo la strada perdeste pezzi di voi stessi lasciaste cascarvi i peli, tutti quegli aspetti che ritenete così orribili.

Ed ora, disperati, nudi delle tanto odiate brutture estetiche, eretti su due maestose gambe che vi conducono ovunque, ora che tenete in trappola il mondo e i suoi abitanti!

Siete i più forti! Ovunque la vostra presenza e risolutezza è indiscussa, ora siete i padroni del mondo, re di questo ma sudditi di voi.

La chiamate evoluzione!

È buffo quanto doloroso, vedervi ora cercare in ogni modo la soluzione all’insaziabile baratro di dubbi e domande che vi si è ormai incastonato tra le ossa e i muscoli.


Guardatevi ora, guerrafondai e pazzi dominano il mondo, pochezza ed infelicità sono bandiere delle vostre giornate, ora!

Ora che eravate riusciti ad essere così importanti, ora che il mondo era vostro non lo volete più!

Ora che potete viaggiare e conoscerne ogni anfratto, sedete di fronte a schermi, la staticità dell’insaziabilità è indomabile, la peggior bestia era dentro di voi, forse nascosta da tutto quel pelo tanto odiato.

Qual è ora la soluzione miei lontani parenti, quanto ancora volete scavare?

Ditemelo cosicché io possa mettermi il cuore in pace, quanto ancora dovrò vedervi lontani da noi.

Quanto ancora la paura farà da padrona nelle vostre vite?


Guardatemi!

Non è forse brutale rabbia animale la vostra?

Quella chi vi porta ad uccidervi tra di voi, i vostri territori non sono marchiati con il sanguigno piscio della guerra tanto quanto quelli di un cane.

E ditemi se l’amore per i vostri figli non è poi così estraneo a quello per il quale ogni animale sarebbe disposto a donare la vita.

Gli “animali” che si lasciano andare alla consapevolezza della morte esattamente come i vostri parenti.

Soffrite nella solitudine, i gruppi, i branchi, le coccole, le fusa, e Dio mio perché non la serenità.

Perché non potete gioirne anche voi!

Se a parer vostro riuscite sempre ad ottenere tutto e di più di quello che noi misere bestie abbiamo, perché non vi prendete anche la nostra serenità. Perché non riuscite!


Guardatemi più attentamente, osservatemi meglio, gettate le macchine fotografiche e la presunzione di essere incompresi e diversi.

Ponetevi le domande giuste al momento giusto e vedrete che il mio silenzio, accompagnato da quei gesti che ritenete tanto stupidi e sconclusionati, sapranno forse darvi la risposta.

Ve lo leggo negli occhi, quelli che vi dicevo essere così diversi tra forme e colori ma che, alla fin fine sono uguali nelle gioie e nelle sofferenze

Guardatemi perché io lo faccio con voi, siate scimmie come me, uccelli, piante ed ogni animale e forma che vi possa venire in mente.


Come vi guardo

Se servirà scrutarmi dietro queste sbarre per altri cento anni, fatelo! il tempo non è altro che una vostra paura, non la mia.

Se servirà odiarvi ancora altri mille per accorgervi dell’amore che vi muove. Odiate!

Se servirà dimenticarvi di voi stessi, per rimembrare. Dimenticate!

E non pensate che non ci sia invidia nei confronti vostri, il modo di comunicare che avete è così affascinante e articolato che potreste descrivere il mondo con il solo gesticolo, potreste dipingere l’aria delle vostre idee con il sol sguardo, avete la capacità di pizzicare le corde dell’aria con il vostro sentimento.

Allora pizzicate e disegnate tutto quello che vi possa essere utile, mischiate e costruite la cellulosa di questa realtà, errate tra la semplicità di vivere.

Cercatemi tra la mia stupidità, incuriositivi nella mia indifferenza, estraete dal mio essere scimmia.

GUARDATEMI….



KIDANE GRIANTI




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