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lavoro pubblicato venerdì 20 novembre 2015
ultima lettura mercoledì 2 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Flussi. Capitolo 1

di Cest97. Letto 468 volte. Dallo scaffale Fantasia

J è un Mixcoatl, un trapassato al servizio della Morte condannato a lavorare in un ufficio nel Mondo Ultraterreno per l'eternità. Durante le ferie viene incolpato dell'omicidio di un'umana, questa è la storia della sua fuga. Tema: morte e aldilà......

“Pronto?”
“Come va da quelle parti?”
“Ah, lo sai, gente che nasce, gente che muore, come al solito”
“Sai, le tue vacanze non dureranno ancora a lungo, ti consiglio di tenertene un po’ per il futuro: se le usi tutte ora finisce che te ne resti a lavorare per i prossimi secoli senza mai un’interruzione”
“Lascia che sia io a decidere per le mie ferie”
“Sono anni che non andiamo a pesca assieme”
“Raggiungimi…” mentre con una mano regge il telefono, con l’altra si tiene appeso al palo della luce, da un’altezza di cinque metri le cose sono sempre più chiare “…non ti costa nulla, un giorno in meno a lavoro”
“No, in questo momento non posso staccare, sai com’è, stanno per scoppiare un po’ di guerre qua e là, hanno costretto tutti coloro che ancora non erano partiti a restare e fare gli straordinari”
“Non mi dire…” gli è difficile ascoltare, non vuole pensare al lavoro, in questo momento si sta rilassando.
“Che stai facendo? Ti sento abbastanza distratto”
“Un tamponamento”
“Non è che…”
“No, no, scherzi, non centro nulla io, è da quando sono giovincello che non faccio simili cazzate; saranno passati si e no… duecento anni dall’ultima volta”
“Se lo dici tu… senti, io devo andare, tu divertiti, non fare stronzate, e… sta lontano dalla Francia”
“Che fai sul serio?”
“Io non ti ho detto niente”
“Va bene, ciao”
“Ciao” chiude la chiamata.
Sotto di lui cinque macchine sono state sbalzate fuori dalla strada, e dopo essersi schiantate contro il guardrail lo hanno trapassato come un proiettile che va contro un pezzo di carne; il camion che ha causato l’incidente, forte delle sue tonnellate di peso, è rimasto praticamente illeso e non si è spostato dalla sua traiettoria.
L’autista si guarda attorno senza capire, non esce neanche dall’abitacolo, sembra sia intontito.
“Che gran cazzata che hai fatto…”
Una strada in mezzo al nulla, le cinque macchine probabilmente viaggiavano assieme, un convoglio fatto a pezzi da un ubriaco, a prima vista gli verrebbe da dire… otto persone, tre maggiorenni, tutte morte.
Chissà dove stavano andando, come si chiamavano, cosa volevano fare. Questa è una delle poche restrizioni a cui è costretto, non conoscere i morti, può solo vederne trapassare l’anima; all’inizio non era nulla di importante, non ci faceva quasi caso, tanto grande era l’euforia dell’immortalità, ma quella sua reazione faceva parte di una serie di emozioni che tutti quelli che finiscono come lui subiscono. Prima lo ignori, poi ti interessi a quel flusso luminoso, e quando capisci che si tratta di un essere umano appena ridotto in poltiglia di colpo cambi prospettiva; all’inizio non capiva come potesse essere una punizione ciò che gli facevano fare, vedere gente che muore, e restare, vedere le persone passare, e non doversi preoccupare di dover fare la stessa fine.
Ma l’eternità è una punizione che solo il tempo può chiarire, lui ci ha messo tre anni, relativamente pochissimo considerando quanto ci mettono altri condannati, il che è stata una sfortuna: sarebbe stato più bello se avesse passato due o trecento anni nella più totale disillusione.
Due macchine si sono schiantate l’una contro l’altra, una è rotolata fino alla riva del fiume, si sarebbero salvati con le cinture, se solo le avessero indossate, mentre le restanti due vetture riposano nel fiume.
Un po’ di birra, riflessi poco reattivi, mancanza di sicurezza, guardrail fissati a terra con viti scadenti, se solo qualcuno fosse stato appena più minuzioso, attento, o avesse pensato a delle possibili conseguenze… ma i mortali sono così, così fragili, così stupidi, così… umani. Forse lo pensa perché, dopo tutto il tempo che ha passato a guardare persone morire, ha imparato infiniti modi per evitare simili tragedie, ma ovviamente nessuno se non uno come lui può avere la sua esperienza sul campo. Abbastanza ingiusto il fatto che gli unici a sapere come non morire siano proprio coloro che non se ne devono preoccupare.
Il camionista mette in moto, aveva lasciato che il motore si spegnesse ma ora lo ha riacceso.
“Che diavolo vuoi fare?” l’uomo preme l’acceleratore e scatta in avanti “Non oserai scappare? Dopo quello che hai fatto?”
Dieci metri, venti metri, trenta metri…
- Figlio di puttana, dopo aver fatto una strage scappa. Non si è nemmeno fermato per vedere se qualcuno fosse ancora vivo… - è tentato di rimediare e portare ordine alle cose… mette il telefono in tasca, tende la mano destra e prende la mira, cinque metri di altezza, ottima visuale, alla luce dei lampioni come a fotogrammi il camion si fa sempre più lontano, alla loro destra un fiume, a sinistra campi; chiude l’occhio sinistro, pronto ad agire, la mano mima una pistola, non gliene serve una vera per fare danni.
“Vediamo se ci so ancora fare…” sta per colpire, quando si ferma: interferire nel destino degli uomini, a meno che non richiesto, è illegale, rischia una punizione peggiore dell’immortalità a lavorare per la Morte “Ti è andata bene, stronzo. Scappa pure”
In lontananza si sente una sterzata brusca, osserva con attenzione, duecento metri al buio, nessun problema per i suoi occhi. Il camion perde il controllo, le ruote slittano, una sgommata nera sull’asfalto, l’ammasso di metallo finisce per sfondare e uscire di strada, crolla nell’acqua in un insieme di frammenti di ferro, vetro e sangue.
Senza parole, l’osservatore resta a guardare, finché non vede il flusso vitale del mortale spirare fuori dalle sue spoglie terrene ormai prive di vita; il cadavere si sta inabissando. Si lascia andare e atterra in strada, cammina tra i detriti dell’incidente; una ruota staccatasi giace a terra, ci cammina sopra senza problemi, fa lo stesso con specchietti rotti e una portiera. Al suo passaggio non si spostano i granelli di terra e di polvere, neanche saltandoci sopra rischia di interferire con ciò che lo circonda se non è lui a volerlo. Arrivato al luogo del secondo incidente guarda l’acqua scura dalla strada, mentre delle bolle di ossigeno salgono dal fondo e rompono il monotono ondeggio; guarda la strada, i resti di un qualche animaletto notturno giacciono spalmati sull’asfalto, marmellata su un toast.
“Ironia” esclama l’uomo, si gira ad osservare la linea vitale, quel raggio di luce che si curva nell’aria e senza meta resta lì, fermo a mezz’aria, per poi scomparire un po’ alla volta.
- Talvolta dimentico quanto all’Universo piaccia riequilibrare le cose. Talvolta… -
“Spero vivamente che tu finisca in un sudicio, lurido, schifoso sotterraneo a riempire moduli per il passaggio all’altro mondo di persone che non siano dei pezzi di merda come te o me” punta la mano verso il fiume, mima una pistola con le dita, spara un colpo immaginario, dal fondale un flash rosso e l’acqua si alza formando una torre di tre metri di altezza “Non ti riconosceranno nemmeno ricomponendo i brandelli del tuo corpo”
Si gira e comincia a camminare verso la notte, un po’ è riuscito a calmarsi, un po’ è riuscito a tornare al proprio stato normale, di fatto vedere certi comportamenti lo mandano in bestia, significa sprecare un’intera vita, in un istante, e trattare altre vite come spazzatura.
Mentre cammina pensa a dove andare adesso, per passare gli ultimi mesi di ferie che gli restano lontano dalle preoccupazioni e da scempi come questo, ma mentre si allontana, dal fondo del fiume, appena visibile, breve, un piccolo flusso luminoso inaspettato si alza e fuoriesce dall’acqua.
Lui non ci fa caso, crede di aver concluso qui, di non aver altro da fare, non ha interferito, non c’era nessuno nel camion oltre al guidatore, non c’era nessuno di certo. E anche se ci fosse stato, sarebbe morto. Sicuramente.
Ma lontano da qui, in un posto talmente lontano da non risiedere nemmeno in questo mondo, sullo schermo nero di un computer di un ufficio buio e silenzioso, il suo nome lampeggia nell’oscurità.
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Puntualizzo che questo lavoro fu scritto un anno fa, la Francia non viene menzionata in base agli avvenimenti degli ultimi tempi.


Commenti

pubblicato il venerdì 20 novembre 2015
Aria, ha scritto: Grande! Mi piace! Mi piace la storia, mi piace lo stile... Ti credi intelligente? Bhe questo non lo so ancora, ma di sicuro hai talento nella scrittura
pubblicato il venerdì 20 novembre 2015
Cest97, ha scritto: Grazie mille! Mi hai fatto forse il miglior complimento che potessi ricevere. Questa storia l'ho pubblicata su un altro sito, ma non mi è mai stata commentata e non mi dava grande soddisfazione, questo era un test per capire se valesse qualcosa o meno. Spero che i capitoli successivi possano sembrare altrettanto ben scritti.

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