ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 20 novembre 2015
ultima lettura sabato 22 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Capitolo I- Sorrideva

di Aria. Letto 883 volte. Dallo scaffale Amore

Primo capitolo di quella che spero possa diventare una bella storia, emozionante e ricca di colpi di scena. Una storia di amore giovanile ma non solo.


"È buono? Ti piace?"mi chiese un ragazzo con un sorriso rassicurante.
Guardai il mio bicchiere di vino, un calice elegante con dentro un liquido rosso e trasparente. Le bollicine si staccavano dal vetro sottile ed emergevano, come per prendere fiato. -Non mi piace, non sono abituata a bere alcolici credo.-
"Si, è un buon vino..." Risposi comunque, un po' imbarazzata.
C'era qualcosa di strano in quel ragazzo. Era giovane, gli avrei dato 18 o 19 anni al massimo, nonostante la barba. Aveva un viso leggermente squadrato, le labbra rosee e ben disegnate, gli occhi azzurri, o verdi, con quella luce non capivo. La barba, corta e ben curata, incorniciava un sorriso da bambino. Mi chiesi come fosse possibile che le due cose non facessero a pugni. I capelli, di un biondo scuro, erano un po' lunghi per un ragazzo. Continuava a sorridermi e non capivo perché. In realtà, erano molte le cose che non capivo. Non ricordavo niente. -sono Miranda, ho 16 anni e non mi piace il vino. Queste sono le uniche cose che so di me- pensai. Non sapevo in che luogo mi trovavo, ero confusa, ma per qualche motivo sapevo che era esattamente li che dovevo restare. Dovevo fingere di essere nel posto giusto e continuare a sorridere nel mio abitino nero, che ovviamente non riconoscevo.
"Non ti piace vero? Si capisce dalla tua espressione..." Disse dopo qualche secondo di silenzio. Il sorriso dolce di prima divenne beffardo, sprezzante, e devo ammettere che mi sembrò incredibilmente sexy.
"Davvero?" Chiesi io
"Chi sei? Sembra che tu sia stata catapultata qui. Sei completamente fuori posto, impacciata, sembri imbarazzata. È vero, sei molto elegante e sensuale in quel tubino nero, ma la tua espressione ti tradisce."
Mi sentii avvampare, in pochi secondi mi aveva letto dentro, mi sentivo completamente esposta e vulnerabile, ma quello che mi dava più rabbia era che ci aveva azzeccato.
"Come ti permetti?!" Risposi io indispettita "non so chi tu sia, ma sei un gran maleducato, non ti sembra di avermi dato un po' troppa confidenza? E poi..." " okay, okay, calmati, non volevo farti arrabbiare" mi interruppe lui "sei molto più carina quando sorridi..."
"Si... Trova una frase più originale..."
"Io sono Jason"
"Io sono Miranda" risposi seccata.
"Che ci fai qui?" Mi domandò lui.
"Che ti importa?" Chiesi aspramente io, ancora un po' agitata. Lui sorrideva.
"Hai un bel caratterino sai? Ma dovresti calmarti. Ti ho visto in difficoltà e ho pensato di aiutarti"
"Cosa ti fa pensare che io sia in difficoltà?"
"Si evince dal tuo comportamento, dal modo di fare" fece una pausa.
"Voglio davvero aiutarti, ti va di uscire? Sai, questo palazzo è dotato di un bellissimo giardino"
Io annuii. In quella stanza mi mancava l'aria.

Andammo fuori. Era sera, ma le stelle non si vedevano per via delle nuvole.
"Raccontami qualcosa di te Jason" dissi io
"Tu non mi hai detto niente di te..." Obiettò lui
"Già, e non ti dirò niente." Risposi. Lui sorrise.
"Ok, Mmm vediamo; io sono Jason, ho 22 anni e sono ricco. Ricco da fare schifo. Questo posto è mio, e come questo tanti altri, tante altre cose.
Dovrei esserne felice, ma non è così. Sono circondato di persone affette dalla sindrome da zerbino."
"Sindrome da zerbino?"
" si, è una malattia molto diffusa. Gente pronta a farsi calpestare e a perdere ogni briciolo di dignità pur di arrivare ai miei soldi"
"Magari alcuni ne hanno bisogno. Ci hai mai pensato? Non tutti nascono ricchi sfondati." Risposi io, un po' infastidita da quell'inutile lamentarsi. Lui sorrise.
"Non mi aspetto che tu possa capire, non sei mai stata nella mia situazione, credo"
"E io non mi aspetto che TU capisca. Dio, lo sai che al mondo ci sono persone con problemi veri? Sei mai uscito da questo tuo piccolo regno? Ci sono persone che soffrono. Mentre tu te ne stai qui, te la ridi di tutto e di tutti nella tua testa.
Me ne vado." E feci per andarmene. Quel ragazzo mi faceva innervosire, ma, nonostante in quel momento non lo avrei mai ammesso, mi sentivo anche molto attratta da lui.
"No aspetta, dove vai..." Mi prese il braccio e cercò di convincermi a restare, ma io me ne andai comunque.
Quando fui un po' lontana mi voltai. Lui era ancora li. Mi guardava divertito. Che rabbia.
-Le persone soffrono- come lo sapevo? Perché la ricchezza di quel ragazzo mi infastidiva così? -perché non ricordo niente? Dove vado adesso?-
Uscii da un enorme cancello in ferro battuto. Dopo pochi passi però me ne pentii. Mi ritrovai a camminare per delle strade malandate. Vicoli sporchi e maleodoranti. Persone che mi fissavano. Accelerai il passo. Il cuore batteva a mille, avevo paura.
Iniziai a sentire dei passi dietro di me. Accelerai ancora, ma con quelle scarpe era difficile camminare. I passi erano sempre più vicini, sembrava che qualcuno mi seguisse e iniziai a correre. Non era solo una sensazione, davvero qualcuno mi stava seguendo. Correvo quanto più veloce potevo ma non bastava, mi tolsi le scarpe e iniziai a correre a piedi nudi sulla pietra. Sentii qualcuno afferrarmi e sbattermi contro il muro. Un uomo. Con le sue mani luride mi staccò la collana dal collo. Poi tento di baciarmi e chissà cos'altro aveva in mente. Gli diedi un calcio là sotto e lui si staccò dolorante. Vidi Jason correre nel vicolo e venire verso di me.
Una volta arrivato riprese fiato. Sembrava davvero preoccupato. Poi guardo quel delinquente che si contorceva a terra come un verme e scoppiò a ridere.
"Devi scurarmi!" Disse tra una risata e l'altra " non so proprio come abbia fatto a pensare che tu potessi avere bisogno d'aiuto!"
Continuava a ridere.
"Oh piantala! Dissi io ancora scossa! Sono morta di paura, ti dispiacerebbe evitare di ridere?"
"Okay, okay, hai ragione...sono un cretino"
Si piegò sul malvivente e gli sfilò la collana dalle mani.
"Tieni, questa é tua." Disse porgendomi la collana.
La presi.
"Senti, mi dispiace..." Tentò di scusarsi lui.
"Per cosa" lo interruppi io " per la mia disavventura o per essere un cretino?"
"Entrambe le cose" disse lui sorridendo ancora.
"Torniamo alla festa, ti va?"
Annuii. Camminammo in silenzio, ripercorrendo a ritroso i passi in quel vicolo scuro. Una volta arrivati riprese a parlare.
"Senti... Non sono stupido,
okay? So che al mondo di sono persone con problemi veri che io con i miei soldi potrei aiutare. Ma mi sono ormai troppo distaccato dalla mia famiglia. Io... Non li sopporto. Giocano con la vita delle persone come se fossero loro burattini. Convinti di poter comprare tutto e tutti. Sai... Una volta mi hanno arrestato. Ero ubriaco, ho rubato una macchina... Insomma... Era un brutto periodo, ero confuso, arrabbiato, per poco non investivo un ragazza. Ovviamente mi hanno messo in cella. Ma sai che cosa è successo dopo? Non hanno pagato la cauzione, no non si sono limitati a questo. Hanno pagato la ragazza per negare che qualcosa fosse mai successo e hanno pagato un poliziotto per cancellare ogni prova dell'accaduto. Quando mi hanno tirato fuori... Hanno detto che andava bene, potevo fare quello che volevo chi se ne frega della vita degli altri, ma... Dovevo salvare le apparenze. Dio mio, potevo uccidere quella ragazza e loro si preoccupavano solo dell'apparire.
Andavo molto d'accordo con mio padre sai? Lui era un uomo buono. Faceva beneficenza, aveva costruito mense per i poveri, un ospedale e altre cose così, sai. La mia famiglia... Loro... Facevano affari con gente losca, malviventi, cose brutte insomma. Mio padre fece arrestare quei criminali e minacciò di fare lo stesso con i suoi stessi familiari, se avessero continuato ad arricchirsi sulla tristezza altrui. Sai, mi portava a scalare, in montagna. Una volta arrivati in cima, stanchissimi, almeno io, ci alzavamo in piedi, guardavamo giù dallo strapiombo lasciando che il senso inebriante dell'altezza, delle vertigini ci impregnasse. Poi guardavamo in avanti e urlavamo. Più forte che potevamo. Diceva che era il suo modo di liberarsi dalla rabbia e dalla frustrazione. E funzionava, sai? Credo di non averlo mai visto arrabbiato. Non l'ho mai sentito urlare, non mi ha mai sgridato. Era una persona gentile."
"Era?"
"Era, si. Ora non c'è più. E morto... Anzi no, non è morto, l'hanno ucciso, che è ben diverso."
"... Mi dispiace, io... Io non... Come è successo?"
"Ufficialmente, in furto finito male... Sai, succede quando si hanno i soldi.
Ma in realtà sono stati loro. La mia famiglia... Non sono altro che avidi figli di puttana."
"Mi dispiace... Jason davvero io..."
"Tu cosa? Non hai fatto niente, non scusarti" disse riaccendendo il suo sorriso disarmante.
"No, davvero Jason... Ti ho trattato come un bambino viziato, tu invece..."
"Miranda, non hai niente di cui scusarti. Sei assolutamente perfetta"
Arrossii.
"Ora raccontami qualcosa di te" disse poi mettendomi in gran difficoltà.
"Non se ne parla..." Dissi io in modo scherzoso, cercando di tirarmi fuori da quella situazione.
"Oh andiamo, io ti ho praticamente raccontato la mia vita..."
"E quindi? Non è colpa mia se non sai essere riservato..."
"Scommetto che non vuoi dirmi niente perché la tua
vita è molto poco emozionante e temi di non poter raccontare una storia all'altezza della mia."
"Ah! Touche!"
All'improvviso sentii le sue mani cingermi la vita e stringermi forte a lui, e le sue labbra morbide poggiarsi delicatamente sulle mie. Rimasi stupefatta, pietrificata, ma poi mi lasciai andare, chiusi gli occhi e mi abbandonai a quel bacio, a quell'abbraccio. Sentivo le sue mani salire dai fianchi su per la schiena, fino ad accarezzarmi i capelli, e poi scendere, seguendo il disegno del mio corpo, lungo la colonna vertebrale, ancora sui fianchi per poi finire a disegnare con le dita il profilo dei glutei. Mi stringeva forte a lui e io glielo lasciavo fare, mi piaceva. Con le mani accarezzavo il suo viso ispido e giocavo con i capelli.
Tutte le preoccupazioni erano sparite, ero come trasportata in un felice nirvana.
Mi staccai, e guardai i suoi occhi, ancora non capivo di che colore fossero. Lui sorrise e si morse il labbro.



Commenti

pubblicato il sabato 21 novembre 2015
Aria, ha scritto: Grazie mille!! È vero, forse ho messo troppe cose in un solo capitolo... Mi farò perdonare (; Scriverò al più presto il secondo capitolo
pubblicato il sabato 21 novembre 2015
whitelord, ha scritto: ;) grazie a te! Mettiti al lavoro!
pubblicato il giovedì 28 gennaio 2016
Aria, ha scritto: Volevo scusarmi con whitelord per essere scomparsa dopo aver promesso un secondo capitolo, ma purtroppo, nonostante il lungo periodo passato, il capitolo due ancora non c'è. Ma arriverà, presto o tardi. (Non che interessi più di tanto in realtà...)
pubblicato il martedì 8 marzo 2016
Cest97, ha scritto: Ok, si, non ti ricordi di me con tutta probabilità. Sono quello che scriveva Flussi, la storia che ti ricordava Death Note. E... sono in ritardo :) Lo sono sempre. Ti mando questa mail per scusarmi di non averti risposto, e ti vorrei dire che ci saranno altri capitoli. Il problema è che sto scrivendo anche un libro, a cui sto dando tutte le mie attenzioni al momento, ed è l'opera che un giorno vorrei vedere pubblicata, quindi non c'è da sorprendersi se perdo di vista le mie opere secondarie. Sono stato così preso da ignorare una delle uniche lettrici che abbia mai avuto. Non so neanche se leggerai questa mail, se la vedrai, se ti ricorderai della mia storia. Comunque sia ti chiedo scusa, e ti dico che se ti interessa scriverò altri capitoli di Flussi, saranno pochi perché la trama è breve ma li renderò interessanti. Beh... alla prossima :)
pubblicato il martedì 8 marzo 2016
Cest97, ha scritto: E ho scritto 'mail' perché ho fallito anche nel scrivertene una (grazie ewriters) e ho pensato di risolvere copiando e incollando il testo in un commento sotto ad un tuo racconto

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: