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lavoro pubblicato venerdì 20 novembre 2015
ultima lettura martedì 17 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Kiruna

di michele79. Letto 382 volte. Dallo scaffale Pensieri

Me l'avevano pur detto in mille modi ma io ero fatto così, non credevo a nessuno per varie ragioni molte delle quali erano per me validissime. ...

Me l'avevano pur detto in mille modi ma io ero fatto così, non credevo a nessuno per varie ragioni molte delle quali erano per me validissime.
Così mi ero ritrovato fra la merda più e più volte, questo succedeva perché non sapevo niente di niente e manco volevo saperlo.
Le pale del vento giravano a Kiruna, nord della Svezia, molto vicino alla fine del mondo. Io ci sono stato, sono l'ultimo della foto partendo da destra.
Mio padre con me c'aveva anche provato ma tra tutt'e due non avevamo combinato niente di buono, solo furiose baruffe in effetti, le uniche isole nere in un mare di inquieti silenzi.
L'umanità è in mano agli idioti, continuava a ripetere parlando col muro, aveva ragione, lo sapeva bene anche lui.
Il suo guaio consisteva nel fatto che diceva soltanto quello che a me, invece, toccava di vedere ogni giorno.
Non era semplice.
Tentavo con alterne fortune di non diventare matto del tutto.
A Kiruna quand'è inverno cadono chilometri e chilometri di neve, un passo ancora e il mondo sparisce inghiottito dalla fine del mondo, le pale del vento giravano al vento, fosse stato per me sarei stato ore e ore a vederle girare.

"Sai qual' è il tuo problema?" la mia amica si vedeva che lo sapeva, le scintillavano gli occhi, doveva aver passato un giorno e una notte a risolvermi alla lavagna, era brava in questo genere di cose, brillante. Era senz'altro arrivata a una soluzione di qualche tipo.
Sapevo che qualunque cosa fosse stata non mi sarebbe piaciuta, sapevo che avrebbe detto qualcosa di terribile. Le ho chiuso la bocca in malo modo prima che combinasse qualche guaio irreparabile.
La sua verità era truccata e felice come lo sono certi cartoni animati, non era colpa sua, viveva in un posto in cui non pioveva quasi mai, non riusciva a capire che per me non avrebbe funzionato.
Aveva coraggio, ma era un coraggio sventato che io non mi potevo permettere per nessuna ragione. Mi avrebbe fatto male come una tonnellata di panna montata.
Lei però diceva di volermi bene. Così quando la mandavo a cagare mi toccava di starci anche molto attento.

A Kiruna d'estate non fa mai notte, le pale del vento girano, sono bellissime e non si riesce capire perché.
L'aria è molto fredda, anche d'estate, il sole è un incidente di fuoco.

Ero molto piccolo quando e' successo, io e mio cugino avevamo trovato una rondine in giardino, ma questa rondine era malconcia, doveva essersi rotta un ala o qualcosa del genere, l'abbiamo tirata su, l'abbiamo messa in un fazzoletto e l'abbiamo portata a mio zio che si faceva passare da esperto.
"Bisogna darle il primo slancio, poi vedrete che vola via da sola" così aveva detto, io non ero molto convinto, mi pareva una stupidaggine, una vera scemenza.
Però mio zio passava da esperto e io ero molto piccolo, solo un bambino, sicché alla fine l'ha spuntata lui. L'ha presa in mano e l'ha lanciata molto forte così come si potrebbe fare con un aereoplanino di carta. La rondine naturalmente non c'ha manco provato, è atterrata a piombo sull'asfalto qualche metro più in là, sono corso a vedere e intanto piangevo, l'ho presa in mano che stava tirando gli ultimi, aveva il becco scheggiato e uno spavento incredulo negli occhietti, una cosa che non avevo ancora mai visto ne tantomeno mi sarei aspettato di trovare dentro la sensibilità di una bestia. Spezzava il cuore a metà.
Il mondo era diventato struggente, bellissimo e triste in un colpo solo. Era fragilissimo, mi si stringeva addosso e non avrebbe volato mai più.
Io avrei voluto parlarle, alla rondine, farle almeno sapere che non era stata colpa mia, ma naturalmente non potevo. Oramai non si poteva fare più niente.
La rondine è durata un altro po', un paio di minuti, forse meno, poi mi è morta fra le mani perché nessuno era in grado di aiutare nessuno.
Io l'avevo saputo così, in un pomeriggio di maggio inoltrato. Avevo un piccolo cadavere in mano. Non avrebbe volato mai più.
Girano le pale del vento, a Kiruna. Se la cercate sta dalle parti della fine del mondo, quando arrivate mandate una cartolina al vostro amore perduto e poi buttate via tutto, non voltatevi più. Pochi passi e siete alle porte della fine del mondo.

Qualche parola sul mio gatto.
E’ nero, ha la coda mozza e le orecchie mangiucchiate, ormai comincia ad avere una certa età, perde qualche dente ma lo stesso conserva abitudini da killer. Non ho mai visto un gatto girare tanto lontano da casa, quello in cui sembra perennemente occupato è scazzottarsi con gli altri gatti, scopare, e poi mangiare cagare e dormire. Non credo abbia mai sentito parlare di Dio.
In molti mi dicono che dovrei farlo castrare per preservarlo da qualcosa, cosa non so, forse si tratta di fargli schivare la sua intensissima vita da rocker.
Mi domando dove questa gente riesca a trovare il coraggio necessario per propormi la rovina di un' esistenza che a mio giudizio è dir poco perfetta.
Ma a ben pensarci deve essere una qualche forma strisciante di invidia, una meschinità sterilizzante ancora troppo poco nota agli studiosi del settore e al grande pubblico idiota.
A Kiruna girano le pale del vento, lo fanno come se non ci fosse più un domani per nessuno, nemmeno per Dio.
Il sole d'estate a Kiruna, arriva fino ad un certo punto e poi si rimette immediatamente in piedi. Torna su dall'orizzonte come se si fosse improvvisamente ricordato qualcosa di urgente.

Mi vengono a trovare ogni tanto, sono molto gentili con me, molto premurosi, ma pensano anche cose sgradevoli dentro i loro occhi, non posso fare a meno di notarlo e cerco di non prendermela, non avrebbe senso, non è mica colpa loro. Il mondo li ha convinti che deve per forza essere così.
In effetti vengono soprattutto per misurare i loro progressi, confrontarli con la mia immobilità ostinata e per certi versi dura, che loro sputtanano e deprecano dolcemente ma che però in qualche modo segreto, come a distanza, ammirano anche. Vai a capire perché.
Io di fatto mi sento solo un po' scemo.
Comunque fanno la sottrazione tre me e loro e quello che avanza lo impacchettano e se lo portano via. Quando se ne vanno sembrano davvero sollevati, con i numeri dei loro progressi esistenziali ben incolonnati in qualche loro circuito contabile interno. In cambio di un efficiente pompaggio alla loro autostima mi regalano scatoloni di consigli usati, io prometto che ci guarderò dentro senz'altro ma poi naturalmente non lo faccio mai. Li saluto con la mano prima di chiudere la porta.
Fatto sta che ultimamente per qualche motivo vengono a trovarmi molto più spesso, la cosa, devo dire, mi preoccupa un po'. Può darsi benissimo che non gli tornino i conti, i tempi su cui scivoliamo sono quelli che sono.
Hanno l'aria preoccupata, in effetti, gli occhi abbottati, se dormono ancora, dormono male.
Non riescono nemmeno più a essere gentili come si deve.
Allora spero proprio di non essere io a dovergli spiegare cos'è che non va.

A Kiruna c'ero stato in quel periodo in cui non si è più giovani abbastanza da non capire mai niente, allora può succedere di pensare un po' troppo spesso alla morte. Non c'è niente di peggio di un vecchio che non ha ancora compiuto 30 anni, dovete credermi sulla parola, lo so molto bene.
Ma comunque Kiruna era lì, a due passi dalla fine del mondo e io mi dicevo qualcosa che però adesso non mi ricordo quasi per niente.

Eccolo là, è sera e lui è un'altra volta terribilmente ubriaco. Tutta quell'energia e solo un paio di idee nel suo super-alcolico cervello-week-end. Il riassunto visivo della sua personalità sotto spirito è un candelotto di dinamite rossa, lui si piazza da qualche parte, si accende la testa, conta fino a dieci e poi dopo il dieci esplode.
Con varie conseguenze, a seconda della situazione e di chi c'è intorno.
Così butta per aria torte di matrimonio, insulta molte e molte persone, si sbuccia gomiti e ginocchia, straccia vestiti e maroni.
Poi
Cade dalle bici in corsa, bozza la macchine con una frequenza allarmante, bestemmia come se volesse fare lo scalpo a Dio.
Fa tante cose, le fa tutte insieme, si ribalta dai muretti e sbatte la testa.
Si rialza e canta.
Alcune volte mi risulta molto simpatico, altre volte mi rendo conto che l'unico modo per poterlo affrontare è quello di essere armati.
Ma soprattutto in quei casi bisogna vedere come gli gira e come gira a me, tante volte è andata a finire che ci siamo trovati piuttosto bene.
A dire il vero abbiamo passato delle belle serate a base di chiacchiere e vino e se altre lo sono state un po' meno pazienza. Ho notato che quando arriva il mattino niente ha più molta importanza.
Quello che mi piace in lui è che nonostante tutto quello può combinare intuisce con una certa lucidità sotterranea che davvero qualcosa in continuazione non quadra ne vuole quadrare, allora bisogna impegnarsi a scavare tra le urla dei matti.
Alcune volte prova perfino a parlarmene.
Bisogna ammettere che ha molto coraggio.
Per questo sono sempre riuscito a perdonarlo anche quando il suo bersaglio annebbiato ero io.
In più mi dicono che una volta mi salvò la vita.
Kiruna è dentro il circolo polare artico, l'ultimo posto abitato dagli uomini, poco prima della fine del mondo. Più avanti ci sono solo le renne. Più avanti c'è un paesaggio da luna e quel paio di cose che probabilmente non sapremo mai.
Girano le pale del vento, sono l'unica cosa che ancora si muove durante i mesi di notte perpetua.
Cosa fanno a Kiruna in inverno? Mi piacerebbe saperlo, però non lo so.

Pensieri della notte:
A conti fatti mi accorgo che io, come del resto tanti altri, sono fuori di troppe domande, non sono stato abbastanza svelto o forse semplicemente non ho avuto il coraggio per prendere, alzarmi e andare a vedere da me.
Pazienza, sarà per il prossimo viaggio, per adesso fumo un po' troppo e aspetto qualcosa che ancora non c'è.
I giorni nel frattempo arrivano rapidi e altrettanto rapidamente volano via, le notti sono tornate ad essere tiepide e belle. E' Aprile. l'aria ci tocca la faccia e le mani con la grazia gentile dell'acqua.

Erano promesse grandiose, un tempo.
Ci passavamo attraverso tornando con gli zaini in spalla da scuola, io me lo ricordo ancora bene, me lo ricordo perché pedalavo dritto nel il sole.
Quel tempo naturalmente non c'è più, è sparito nel vento, adesso tutto è cambiato, tutto è diverso, siamo alle prese con troppe scuse da fare o accettare, per il momento a quanto pare non ci possiamo permettere altro.

Ho parlato con un mio amico molto attento alle cose che ci girano minacciosamente attorno.
Al-quaeda, Bush, nuovi oscurantismi mediatici, ragazzini cannibali, inquinamento diffuso, esaurimento dell'acqua, esaurimento energetico, esaurimento nervoso, bruttissime malattie, epidemie, pandemie, giornalisti idioti, calciatori analfabeti, gente matta da tutte le parti.
Abbiamo dovuto smettere, la lista veniva lunga un chilometro
Viviamo tempi agitati, questo è poco ma è sicuro.
A dar retta ai giornali che leggo, ogni giorno che arriva può essere quello giusto perché si salti tutti per aria.
Non sapendo cosa farci, non riesco proprio a far niente.

Il mare sbanda e urla, sbanda, urla e travolge, sta lì anche lui come lei, lui però non ha occhi perciò non ha dubbi, lei si, e belli anche. Sia gli occhi che i dubbi.
E' così che ha travolto anche me, questione di occhi, ci guardi dentro e ci trovi l'azzardo. Poi però ci impieghi un sacco di tempo a capire davvero cos'è.
Ti tiri su un momento e sono passati dieci anni. Ci provi di nuovo e scopri che ti eri sbagliato di grosso
Intanto di anni ne sono passati altri due.
Cartolina all'amore perduto:
“A te piacevano il mare e l'attesa, un trucco che è la fine del mondo, c'hanno scritto sopra migliaia di libri, c'hai scritto anche il tuo. E’ solo venuto un po' peggio di come avresti sperato.
A me piacevi te, ma così tanto che neanche adesso saprei come dirlo senza suonare per forza un po' scemo, allora sto zitto, ti lascio passare e mi giro soltanto una volta, mi giro a guardarti, mi giro, voglio sperare, per l'ultima volta.
Adesso che torni nell'ombra e ci resti sei davvero più bella che mai. Io non ho mai saputo chi sei."
Corre la notte, portata dal vento, abbraccia tutto quello che incontra e lo trascina via. Ci risputerà domani, la notte, umidi e tutti tremanti. Ancora una volta non ci avrà spiegato un bel niente, ancora una volta dormivamo con la faccia rivolta alla parte sbagliata del cielo.
Kiruna è nel nord della Svezia, è un piccolo villaggio piazzato tra due nulla distinti, se vai da una parte ti ricongiungi con gli uomini, se vai dall'altra invece no.
Kiruna è una piccola città con diciotto mila abitanti, d'inverno è sempre buio, d'estate c'è il sole per tutto il giorno tutti i giorni. Kiruna sta dentro il circolo polare artico ed è l'ultimo posto abitato dagli uomini poco prima della fine del mondo.
Le pale del vento girano sempre, perché c'è sempre vento. Quando le guardi per qualche motivo ti prende come una sterminata voglia di piangere.



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