ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato giovedì 19 novembre 2015
ultima lettura venerdì 21 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Aylan

di Th3ap. Letto 622 volte. Dallo scaffale Generico

Quel giorno indossavo una magliettina rossa, un paio di pantaloncini e di scarpette blu scuro, come il mare che presto avremmo affrontato. Eravamo in quattro: il mio papà, la mia mamma, mio fratello ed io. In realtà non eravamo solo ...

Quel giorno indossavo una magliettina rossa, un paio di pantaloncini e di scarpette blu scuro, come il mare che presto avremmo affrontato.
Eravamo in quattro: il mio papà, la mia mamma, mio fratello ed io. In realtà non eravamo solo in quattro, eravamo molti di più. Erano giorni, mesi, che in tanti come noi si immergevano nei flutti scuri per poi non ritornare.
Nel nostro paese, sentivo, non era più sicuro restare. Era meglio raccogliere le ultime gocce del nostro coraggio e partire. Spesso, negli ultimi tempi, ero stato svegliato dal pianto acido di mia mamma e dagli occhi bui di papà. Era da tanto che mio fratello ed io non giocavamo senza sentire un urlo rotto in un singhiozzo, giù per le strade polverose di quella che noi chiamavamo casa.
Sentivo dire in giro che non era più possibile restare.
Vedevo lacrime impastate dalla polvere, vedevo giochi dimenticati sotto l'ombra di porte sgangherate, vedevo persone sparire dietro sguardi tetri.
Sentivo dire in giro tante cose e sentivo la paura scorrermi nelle vene al posto del sangue, ma in fondo avevo tre anni, cosa ne potevo capire io.
Quel giorno partimmo, in quattro e in molti, la mia maglietta rossa e i calzoncini blu notte come il mare. Mi stringeva papà, ma ci stringevamo tutti. La barca era stretta, non avevamo neanche lo spazio per agitare le gambe stanche dal viaggio.
Mio fratello era accanto a me, lo stringevo con la mia manina morbida. Qualche schizzo iniziava a bagnarci la pelle. Avevamo i capelli velati di granelli bianchi di sale. Mia mamma in un angolo si rinchiudeva nella sua tristezza.
La mia maglietta rossa si iniziava a bagnare, lì, più verso il basso. Le mie scarpette erano ormai zuppe.
Le onde diventavano sempre più alte. Mio papà ci stringeva. Sentivo mio fratello tremare affianco a me. Non capivo più se fosse lui a far muovere così la barca o se si fosse alzato anche il vento.
La mia manina lo stringeva forte.
Un attimo e non vedevo più la mamma, non vedevo più nulla, solo il blu notte dei miei pantaloncini.
Eravamo in molti, sì, ma eravamo soli.
Il sale che prima era sui miei capelli, ora entrava dalle narici fino alla gola, acido come il pianto di mia mamma. E lei? La mia mamma? Dov'era finita? Non lo so.
Eravamo in molti, ma eravamo soli.
Eravamo soli appena partiti, eravamo soli in quella barca e sono solo ora io mentre ascolto il mare accarezzarmi. Pochi giorni fa una ninna nanna sussurrata, un buonanotte Aylan. Adesso il mare.
La mia manina non stringe più la maglietta di mio fratello, stringe ora la sabbia della spiaggia.
Chissà se veramente doveva servire tutto questo per far capire che sì, eravamo in molti, ma siamo sempre stati soli.


Commenti

pubblicato il giovedì 19 novembre 2015
cri52, ha scritto: Magnifico lavoro anche questo, emozionante e carico di pathos quasi sussurrato ma che sa narrare esplodendo nell'anima più di mille foto.
pubblicato il giovedì 19 novembre 2015
whitelord, ha scritto: condivido e faccio mio il commento di cri52. Magnifico lavoro.
pubblicato il giovedì 19 novembre 2015
pepper, ha scritto: Mi unisco e mi complimento :-) Sai cosa penso? Nel momento in cui si dà un nome, un'identità, siamo in molti ad accorrere pieni di pathos e sentimenti. Della moltitudine facciamo un insieme informe e non meritevole di pietà. Sulle carrette del mare c'eravamo noi meno di un secolo fa. La rimozione, che comoda cosa...
pubblicato il venerdì 20 novembre 2015
Aria, ha scritto: Concordo con gli altri, un gran bel lavoro. Emozionante e commovente, per nulla banale.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: